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Emergenza decoro scolastico


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loureediano

Vedo che come al solito si danno le colpe sempre alle cose sbagliate, non c'entrano un fico secco i vostri pipponi intellettuali 

In tutto questo sfascio c'è un unico e solo responsabile, i genitori 

Da quando hanno invaso la scuola tutto è degenerato

Mio padre e mia madre manco li conoscevano i miei maestri prima e i miei professori dopo.

E questo valeva per quasi tutti.

Perché poteva succedere che il giorno dopo ti dovevi presentare accompagnato dai genitori, ma si finiva dal preside ed erano penēs amari

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https://melius.club/topic/28590-emergenza-decoro-scolastico/page/3/#findComment-1707006
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Mah, io ho fatto le elementari a cavallo dei '70-'80 (classe '71); ho avuto la fortuna di avere una singola maestra per tutto il quinquennio, donna davvero votata alla "missione" che insegnò a tutti noi a pensare, la cosa più importante. L'epoca delle bacchettate era già per fortuna solo un ricordo, c'era la giusta severità, unita alla volontà di far capire col ragionamento le cose, non con la sola ripetizione mnemonica (ma c'era anche quest'ultima: debbo a lei se conosco il 90% delle Province italiane e delle capitali europee, ricordo ancora le gare in aula a chi rispondeva prima...). La scuola era una struttura assolutamente non fatiscente, su due piani (orrore!) e con aule grandi e spaziose, palestra e refettorio per chi faceva il "doposcuola".

Tutti gli alunni di quella maestra andavano alle medie con una solida preparazione di base e un vero amore per la lingua italiana scritta e parlata (che mi è rimasto).

Non so se imputare ad un unico fattore, come fa @loureediano, le cause del generale decadimento attuale (anche se è indubbio che tantissima gente non dovrebbe proprio riprodursi per evitare danni...); mi sentirei di affermare che è più frutto del combinato disposto di molteplici elementi che si sono succeduti e accumulati negli anni.

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2 ore fa, loureediano ha scritto:

i genitori

A mio parere da quando si è rotta, non incrinata, rotta, l'alleanza tra scuola e famiglia le cose sono degenerate. Ci sono intere generazioni che non sono mai riuscite a fare il passaggio da dietro al banco a davanti, vedono ancora oggi i professori come i nemici di quando erano adolescenti, essendo rimasti tali.

Rimango basito quando ai bambini in età prescolare, soprattutto ai più vivaci, viene presentata la scuola sotto una luce negativa, come se fosse la punizione per qualsiasi marachella, del tipo "vedrai come ti metteranno in riga quando andrai a scuola!". A parte farli partire col piede sbagliato, con diffidenza, si danno la zappa sui piedi da soli, visto che dovranno mandarceli per un decennio abbondante. Oltre al fatto che è una dichiarazione di resa sul piano educativo, ci penserà la scuola, ma quando mai.

In parte c'entra anche il discorso di @PL-L1000, anni di denigrazione e disprezzo di qualsiasi istituzione usati come clava per arrivare alla torta, come si fa a pensare che non portino a conseguenze.

.

3 ore fa, loureediano ha scritto:

Mio padre e mia madre manco li conoscevano i miei maestri prima e i miei professori dopo.

E questo valeva per quasi tutti.

Questo non so quanto sia positivo, nel senso che anche oggi per molti è così, ma per la ragione sbagliata, il totale disinteresse nei confronti di figli e scuola. Porto un esempio capitato nei giorni scorsi nella classe di mio figlio. Una compagna di classe va male, molto male, e come succede in questi casi alla fine del primo quadrimestre le hanno inviato una lettera a casa per spiegare la situazione e convocare i genitori. Nessuna risposta dalla famiglia. Sono riusciti a contattarli solo per vie traverse, non ufficiali, attraverso conoscenze comuni. Nessuna risposta a lettere, comunicazioni sul registro elettronico o sul diario (hanno ammesso candidamente davanti al dirigente che non hanno mai letto né l'uno né l'altro in 7 anni di scuola della figlia), telefonate dalla segreteria, comunicazioni verbali alla figlia, comunicazioni tramite il rappresentante di classe, ecc... Due convocazioni andate a vuoto, con gli insegnanti che sono ancora la che li aspettano, prima di riuscire a contattarli. Anche al colloquio totale disinteresse, se va male bocciatela e rifarà l'anno, noi certo non abbiamo tempo da perdere con compiti e studio. Lui è occupato dal club della squadra di calcio, lei dai vestiti per il carnevale e le coreografie del gruppo di danza. Due adolescenti. Ed è quasi la norma.

E potrei raccontarne tante altre.

  • Melius 1
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loureediano

Forse non hai letto bene

Ho detto che poteva capitare che non entravi in classe se non accompagnati dal genitore, ed andavi dal preside, e non erano carezze.

Mai un genitore che abbia accusato un professore, ma il ragazzo poi a casa se la vedeva brutta.

Adesso è sempre colpa del professore che non capisce il pargolo che è un genio incompreso, generalmente un caprone, ma i genitori sono anche peggio 

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@Savgal Sai cosa vedo che non è cambiato rispetto ai lontani anni in cui frequentavo io? Non è cambiata la preparazione e quindi la sostanziale differenza sia in italiano ma soprattutto in matematica tra Istituti Professionali e Istituti tecnici, ricordo la fatica che feci io passando dall'Ipsia del mio paesello all'Itis di Parma nel recuperare il gap che c'era tra noi delle professionali e loro del tecnico, praticamente un abisso, tanto che di ben 15 di noi che si iscrissero al 4-5 anno di Itis solo in cinque arrivammo a completare gli studi, gli altri quando videro questa notevole differenza di preparazione gliela diedero su senza nemmeno provare a combattere. 

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best_music
18 ore fa, PL-L1000 ha scritto:

Che occorre reintrodurre le punizioni corporali non lo scrivi? 🙃

E'chiaro che il concetto di base ti è scivolato addosso: se a me (insegnante) non importa NULLA che tu impari o no, se non studi e quindi ti auto escludi e ti togli così di torno, io sono più che felice, perché dovrei punirti? Molti grandi come Jobs hanno lasciato la scuola, magari sei uno di loro, chi può dirlo? Basta che ti togli di mezzo e lasci spazio agli altri, poi fai quello che ti pare.

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4 ore fa, UpTo11 ha scritto:

A mio parere da quando si è rotta, non incrinata, rotta, l'alleanza tra scuola e famiglia le cose sono degenerate. Ci sono intere generazioni che non sono mai riuscite a fare il passaggio da dietro al banco a davanti, vedono ancora oggi i professori come i nemici di quando erano adolescenti, essendo rimasti tali.

Rimango basito quando ai bambini in età prescolare, soprattutto ai più vivaci, viene presentata la scuola sotto una luce negativa, come se fosse la punizione per qualsiasi marachella, del tipo "vedrai come ti metteranno in riga quando andrai a scuola!". A parte farli partire col piede sbagliato, con diffidenza, si danno la zappa sui piedi da soli, visto che dovranno mandarceli per un decennio abbondante. Oltre al fatto che è una dichiarazione di resa sul piano educativo, ci penserà la scuola, ma quando mai.

In parte c'entra anche il discorso di @PL-L1000, anni di denigrazione e disprezzo di qualsiasi istituzione usati come clava per arrivare alla torta, come si fa a pensare che non portino a conseguenze.

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Questo non so quanto sia positivo, nel senso che anche oggi per molti è così, ma per la ragione sbagliata, il totale disinteresse nei confronti di figli e scuola. Porto un esempio capitato nei giorni scorsi nella classe di mio figlio. Una compagna di classe va male, molto male, e come succede in questi casi alla fine del primo quadrimestre le hanno inviato una lettera a casa per spiegare la situazione e convocare i genitori. Nessuna risposta dalla famiglia. Sono riusciti a contattarli solo per vie traverse, non ufficiali, attraverso conoscenze comuni. Nessuna risposta a lettere, comunicazioni sul registro elettronico o sul diario (hanno ammesso candidamente davanti al dirigente che non hanno mai letto né l'uno né l'altro in 7 anni di scuola della figlia), telefonate dalla segreteria, comunicazioni verbali alla figlia, comunicazioni tramite il rappresentante di classe, ecc... Due convocazioni andate a vuoto, con gli insegnanti che sono ancora la che li aspettano, prima di riuscire a contattarli. Anche al colloquio totale disinteresse, se va male bocciatela e rifarà l'anno, noi certo non abbiamo tempo da perdere con compiti e studio. Lui è occupato dal club della squadra di calcio, lei dai vestiti per il carnevale e le coreografie del gruppo di danza. Due adolescenti. Ed è quasi la norma.

E potrei raccontarne tante altre.

Ma che lo facciano apposta sapendo di avere dei figli somari? Preferiscono non interagire con la scuola e far ricorso quando arriva la bocciatura?

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37 minuti fa, Paolo 62 ha scritto:

Ma che lo facciano apposta sapendo di avere dei figli somari? Preferiscono non interagire con la scuola e far ricorso quando arriva la bocciatura?

No, no, proprio non gliene può fregare di meno della scuola. Per loro è solo una seccatura, un obbligo inutile e incomprensibile.

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@ferrocsm

La matematica è una disciplina impegnativa, richiede capacità intellettive adeguate, autodisciplina e concentrazione.

E' divenuta purtroppo prassi che dinanzi alle difficoltà per la matematica si ricorra alle ASL per farsi rilasciare una certificazione medica per discalculia ai sensi della L. 170/2010, da cui dovrebbe conseguire per genitori e studenti un "esenzione", quindi una promozione in automatico pur in presenza di valutazioni ampiamente insufficienti. Peraltro la stessa legge recita: "disturbi specifici di apprendimento, di seguito denominati «DSA», che si manifestano in presenza di capacita' cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali".

Ma siamo fuori tema del thread.

Tornando in topic, la sciatteria nei comportamenti è divenuta purtroppo un atteggiamento diffuso, generata da un iperindividualismo porta alla convinzione di essere il centro del mondo, che pertanto si devono manifestare senza filtri i propri impulsi, senza autocontrollo e disciplina nei comportamenti.

Nel mio territorio le manifestazioni più evidenti assenza di attenzione agli ambienti scolastici è particolarmente evidente negli istituti professionali. Oltre un estratto di un articolo scritto a suo tempo per una rivista on-line.

...

 

Gli adolescenti in situazioni di svantaggio economico e culturale e che in non pochi casi hanno già subito l’etichettamento di cui sopra nella secondaria di I grado (la scuola media), si trovano dopo i 14 anni quasi tutti negli istituti professionali per assolvere l’obbligo scolastico e devono quindi reciprocamente gestire e consolidare l’etichetta loro attribuita e la loro “reputazione” nel nuovo ambito. Gli adolescenti vivono quell’età in piccoli gruppi che si costituiscono per affinità, in cui ci si conosce bene, e questi gruppi sono in relazione tra loro. All’interno del gruppo e verso gli altri gruppi il singolo adolescente deve dare un’immagine di sé il più possibile coerente su come si rappresenta e lo fa gestendo più o meno consapevolmente le interazioni. I comportamenti fuori dalle regole e il loro ripetersi sono il mezzo con cui quel ragazzo comunica qualcosa di sé a chi conosce. Il comportamento censurato diviene quindi espressione di una scelta finalizzata a costruire e mantenere una certa reputazione con i pari del suo e di altri gruppi. Sono scelte intenzionali, difatti quasi mai certi comportamenti sono tenuti nascosti, anzi devono avvenire dinanzi ad un pubblico e spesso sono commessi in gruppo. Ne è prova indiretta il fatto che non si tende a nascondere i comportamenti censurati. Ciò che si dice sul comportamento ha la funzione di presentare sé a chi ha di fronte e trasgredire le regole ha significato perché consente al soggetto di presentare sé al suo gruppo di riferimento. È una scelta consapevole e quindi significativa dell’identità di chi compie la trasgressione. Questa manifesta e definisce l’orientamento dell’adolescente nei confronti della scuola e delle istituzioni e quale il suo rapporto con l’autorità formale. L’orientamento nei confronti dell’autorità consegue dalle esperienze che l’adolescente ha avuto verso le istituzioni, in particolare verso la scuola. L’immagine di sé che ha interiorizzato determina i suoi comportamenti nei confronti dell’istituzione. Se questa è stata vissuta come fonte di discriminazioni e pregiudizi, la relazione con la scuola sarà di diffidenza e sfiducia. La relazione negativa fra adolescente ed istituzione si esprime in comportamenti con cui si sfida la capacità dell’istituzione di difendere se stessa, sia sul piano concreto che simbolico, ed i suoi rappresentanti, consegue dalla valutazione negativa della scuola e di chi rappresenta l’autorità legale. Chi si percepisce come emarginato con i suoi comportamenti devianti cerca di conservare la propria reputazione nel gruppo di appartenenza, in opposizione all’autorità legale, in questo caso la scuola. Questi gruppi hanno delle loro regole non espresse e i comportamenti di sfida e violazione delle regole scolastiche definiscono l’appartenenza al gruppo. Le minacce di punizioni e le punizioni paradossalmente rafforzano la scelta di assumere comportamenti di sfida e violazione delle regole.

L’esperienza scolastica già dagli inizi troppo spesso conferma il divario di risorse, di capitale familiare, che precede l’ingresso a scuola, tra chi proviene da ceti svantaggiati e i ragazzi provenienti dalle classi medie e alte. Il divario di risorse, materiali e culturali, purtroppo viene difficilmente colmato. Chi proviene da famiglie svantaggiate incorre più facilmente in sanzioni, con l’etichettamento che ne consegue, ha esiti scolastici penalizzati dalla carenza di risorse, spesso vive in classi con coetanei che provengono anche loro da famiglie svantaggiate e con loro avverte la limitatezza di prospettive. Tali situazioni alimentano diffidenza e sfiducia verso la scuola che sono parallele alla diffidenza e sfiducia verso le istituzioni.

 

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