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L'importanza dell'alimentazione sulle prestazioni del dac


Messaggi raccomandati

11 ore fa, antonew ha scritto:

Se un disturbo RFI/EMI arrivasse a -70 dB ai morsetti

scusa ma i -70 dB a cosa sono riferiti?

Se parliamo di 0 dbU , 0,75 volt, parliamo di un disturbo il cui valore  è

0,75 / 3200  ( -70 dB) = 0,23 mV, 230 microvolt.

direi che ci possiamo stare

a meno che tu non abbia un diffusore con 140 dB di efficenza direi che non si sente.

Se invece di ti riferisci ai 100 w dell'ampli alla massima potenza

28 volt (100 w su 8 ohm)  / 3200 = 8,75 mV  

Ma anche in questo caso alcune valutazioni andrebbero fatte e non è il caso di farlo qui.

Ma sono due questioni differenti.

E poi di quale frequenza parliamo? 

Si deve sempre riferire ad un valore di base, se non si confondono le cose

E questo sarà un argomento, già previsto, dell'articolo che verrà.

 

Walter

 

 

  • Melius 2
ascoltoebasta
6 ore fa, ildoria76 ha scritto:

le misure sono in grado di spiegare certamente alcune dinamiche del suono...ma non tutte.

Il nostro apparato uditivo non è solo un microfono, ma un sistema di conversione che ha analogie incredibili con il mondo digitale, anche se con una "tecnologia" biologica che farebbe impallidire qualsiasi ingegnere elettronico.

Quando si ascolta un sistema che "suona bene", non si sta sentendo la perfezione tecnica, ma un segnale che si incastra perfettamente con le modalità di decodifica del nostro cervello....e tutto questo non è misurabile.

Non si ascolta quindi con le orecchie, ma con un potentissimo processore centrale che fa un "upsampling" costante della realtà...

 

6 ore fa, ildoria76 ha scritto:

Cosa faccio? semplice...passo all'ascolto, è quello il verdetto finale, non le misure esse sono solo dei riferimenti

 

2 ore fa, Gall ha scritto:

Alla fin fine si finisce sempre nella polemica e si fanno scappare gli appassionati, e il risultato è che le esperienze condivise che sono importanti si riducono al minimo e rimangono i commenti dei soliti sapientoni.

In queste tre sagge considerazioni son racchiusi i concetti fondamentali di queste discussioni,rese monotone dai teorici,e talmente logici che mi par inverosimile che li si ripeta da molto molto tempo,senza che sortiscano effetti scontati,noi siamo molto più che strumenti di misura,utilissimi, ma misurano quello a cui son preposti.

  • Thanks 1
jackreacher
37 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Io ho tagliato la testa al topo e uso due dac commutandoli alla bisogna.

Esatto, se si desiderano sfumature diverse in base al contenuto musicale si possono usare diversi DAC (o players e DAC nel mio caso) in modo da personalizzare l'ascolto di volta in volta.

.

Ps: povero topo :classic_laugh:

.

.

18 minuti fa, walge ha scritto:

sarà un argomento, già previsto, dell'articolo che verrà

Siamo in attesa 

17 ore fa, Ggr ha scritto:

Credo che l!effetto delle alimentazioni, sia quello più miaurabile in assoluto.  Se gira sporcizia, è roba elettrica,  si vede quindi si misura. Non sono opinioni in questo caso. Se neanche questo lo consideriamo un dato di fatto, parliamo di magia nera, che è la stessa cosa.

Un dac 5v 2A é facilmente alimentabile con un power bank. Io a volte lo uso, a volte uso il suo alimentatore e differenza non ne sento.

jackreacher
1 ora fa, fabbe ha scritto:

dac di Hegel il d50

Potrebbe essere interessante ma non lo vedo costruito meglio di un semplice Teac, inoltre quando sulla pagina del sito web del distributore italiano leggo:

"Hegel D50: Il DAC definitivo per un suono puro e coinvolgente"

La cosa mi irrita in partenza come se finora avessimo ascoltato DAC piatti senza vita molto scarsi mentre questo Hegel è definitivo, mah......

jackreacher
7 minuti fa, home ha scritto:

Un dac 5v 2A é facilmente alimentabile con un power bank. Io a volte lo uso, a volte uso il suo alimentatore e differenza non ne sento.

Se non senti differenze le principali cause sono due:

1) il tuo DAC ha un ottimo filtraggio e isolamento interno tra alimentazione e dati, per cui suona uguale.

2) le differenze sono così piccole da essere totalmente inudibili.

Morale della storia --> stiamo facendo una discussione (divertente ed interessante) che alla fine non cambierà le convinzioni dei molti dei vari schieramenti pro/contro importanza alimentazione nei DAC.... :classic_biggrin:

 

44 minuti fa, walge ha scritto:

scusa ma i -70 dB a cosa sono riferiti?

Se parliamo di 0 dbU , 0,75 volt, parliamo di un disturbo il cui valore  è

0,75 / 3200  ( -70 dB) = 0,23 mV, 230 microvolt.

direi che ci possiamo stare

a meno che tu non abbia un diffusore con 140 dB di efficenza direi che non si sente.

Se invece di ti riferisci ai 100 w dell'ampli alla massima potenza

28 volt (100 w su 8 ohm)  / 3200 = 8,75 mV  

Ma anche in questo caso alcune valutazioni andrebbero fatte e non è il caso di farlo qui.

Ma sono due questioni differenti.

E poi di quale frequenza parliamo? 

Si deve sempre riferire ad un valore di base, se non si confondono le cose

E questo sarà un argomento, già previsto, dell'articolo che verrà.

Walter

 

calcoli che riporti sono corretti dal punto di vista elettrotecnico statico, ma il punto che sollevavo è un altro e riguarda la natura stessa del disturbo e la sua interazione dinamica.

Quei -70 dB non sono un ronzio fisso a 50Hz che deve far muovere il woofer per essere 'sentito'. Parlo di monnezza impulsiva (RFI/EMI) che entra dalle masse e viaggia ovunque. Ragionare in microvolt come se fosse un segnale statico è un errore di prospettiva: quegli 8 mV di sporcizia non 'suonano' da soli, ma intermodulano con il segnale musicale.

Il risultato non è un 'fischio' che senti a 3 metri, ma un velo che ti mangia il micro-dettaglio e sporca la scena. Se un DAC ha un tappeto di rumore a -120 dB e poi gli inietti millivolt di disturbi dalle masse comuni, hai voglia a fare calcoli sull'efficienza dei diffusori: hai appena piallato la risoluzione reale del sistema.

Aspetto il tuo articolo, ma spero che non sia la solita teoria da laboratorio. Perché qui non stiamo misurando una resistenza, stiamo parlando di integrità del segnale in un ambiente reale, dove i disturbi ad alta frequenza se ne fregano dei calcoli fatti col righello.

 

  • Melius 1
ilmisuratore
44 minuti fa, walge ha scritto:

scusa ma i -70 dB a cosa sono riferiti?

Se parliamo di 0 dbU , 0,75 volt, parliamo di un disturbo il cui valore  è

0,75 / 3200  ( -70 dB) = 0,23 mV, 230 microvolt.

direi che ci possiamo stare

a meno che tu non abbia un diffusore con 140 dB di efficenza direi che non si sente.

Se invece di ti riferisci ai 100 w dell'ampli alla massima potenza

28 volt (100 w su 8 ohm)  / 3200 = 8,75 mV  

Ma anche in questo caso alcune valutazioni andrebbero fatte e non è il caso di farlo qui.

Ma sono due questioni differenti.

E poi di quale frequenza parliamo? 

Si deve sempre riferire ad un valore di base, se non si confondono le cose

E questo sarà un argomento, già previsto, dell'articolo che verrà.

Walter

Scriveva cose a casaccio

Tra uno Spike narrowband e il "rumore a -70 dB" ci passa di mezzo il mare

Poi per dirla tutta non sempre un disturbo viene amplificato

Se scorrelato può anche rimanere alla stessa ampiezza quindi mascherato dal segnale 

ilmisuratore
2 minuti fa, antonew ha scritto:

calcoli che riporti sono corretti dal punto di vista elettrotecnico statico, ma il punto che sollevavo è un altro e riguarda la natura stessa del disturbo e la sua interazione dinamica.

Quei -70 dB non sono un ronzio fisso a 50Hz che deve far muovere il woofer per essere 'sentito'. Parlo di monnezza impulsiva (RFI/EMI) che entra dalle masse e viaggia ovunque. Ragionare in microvolt come se fosse un segnale statico è un errore di prospettiva: quegli 8 mV di sporcizia non 'suonano' da soli, ma intermodulano con il segnale musicale.

Il risultato non è un 'fischio' che senti a 3 metri, ma un velo che ti mangia il micro-dettaglio e sporca la scena. Se un DAC ha un tappeto di rumore a -120 dB e poi gli inietti millivolt di disturbi dalle masse comuni, hai voglia a fare calcoli sull'efficienza dei diffusori: hai appena piallato la risoluzione reale del sistema.

Aspetto il tuo articolo, ma spero che non sia la solita teoria da laboratorio. Perché qui non stiamo misurando una resistenza, stiamo parlando di integrità del segnale in un ambiente reale, dove i disturbi ad alta frequenza se ne fregano dei calcoli fatti col righello.

Se intermodulano con il segnale lo vedi, e se alcuni disturbi sono annegati nel rumore lo vedi anche tramite cross-correlazione (impostando determinati parametri di analisi)

Comunque la differenza fra dac a parita’ di impianto da me si avverte, non tanto nella commutazione a/b che a mio avviso non serve a niente perche’ non da indicazioni sulla fatica d’ascolto ne’ sulla ricchezza tonale complessiva della riproduzione, quanto nell’ascolto prolungato. E’ difficile per me capire a che si deve questa differenza. Paradossalmente potrebbe risultare migliore alle misure un dac rispetto all’altro. Ma per me conta il risultato sonoro in rapporto alle innumerevoli registrazioni disponibili nella discografia.

Quindi una imperfezione che portasse (dico per dire) a un leggero loudness o a un roll off in zona acuta in un determinato ambiente potrebbe risultare vincente con certe registrazioni. E viceversa.

Insomma conta la verosimiglianza finale e l’assenza di fatica d’ascolto.

Non mi ha mai interessato il discorso: deve riprodurre cio’ che c’e’ nella registrazione. E’ uno scioglilingua.

  • Melius 1
ilmisuratore

Prendiamo i disturbi che vengono immessi nel segnale audio generati dagli inverter del fotovoltaico 

Hanno ampiezza fissa e amplificando 

2 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Comunque la differenza fra dac a parita’ di impianto da me si avverte, non tanto nella commutazione a/b che a mio avviso non serve a niente perche’ non da indicazioni sulla fatica d’ascolto ne’ sulla ricchezza tonale complessiva della riproduzione, quanto nell’ascolto prolungato. E’ difficile per me capire a che si deve questa differenza. Paradossalmente potrebbe risultare migliore alle misure un dac rispetto all’altro. Ma per me conta il risultato sonoro in rapporto alle innumerevoli registrazioni disponibili nella discografia.

Quindi una imperfezione che portasse (dico per dire) a un leggero loudness o a un roll off in zona acuta in un determinato ambiente potrebbe risultare vincente con certe registrazioni. E viceversa.

Insomma conta la verosimiglianza finale e l’assenza di fatica d’ascolto.

Non mi ha mai interessato il discorso: deve riprodurre cio’ che c’e’ nella registrazione. E’ uno scioglilingua.

L'interfacciamento con il setup può determinare una scelta e far pendere l'ago della bilancia a favore di uno o dell'altro...ma non si tratta di qualità in questi casi 

Ospite
Questa discussione è chiusa.



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