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L'importanza dell'alimentazione sulle prestazioni del dac


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44 minuti fa, walge ha scritto:

scusa ma i -70 dB a cosa sono riferiti?

Se parliamo di 0 dbU , 0,75 volt, parliamo di un disturbo il cui valore  è

0,75 / 3200  ( -70 dB) = 0,23 mV, 230 microvolt.

direi che ci possiamo stare

a meno che tu non abbia un diffusore con 140 dB di efficenza direi che non si sente.

Se invece di ti riferisci ai 100 w dell'ampli alla massima potenza

28 volt (100 w su 8 ohm)  / 3200 = 8,75 mV  

Ma anche in questo caso alcune valutazioni andrebbero fatte e non è il caso di farlo qui.

Ma sono due questioni differenti.

E poi di quale frequenza parliamo? 

Si deve sempre riferire ad un valore di base, se non si confondono le cose

E questo sarà un argomento, già previsto, dell'articolo che verrà.

Walter

 

calcoli che riporti sono corretti dal punto di vista elettrotecnico statico, ma il punto che sollevavo è un altro e riguarda la natura stessa del disturbo e la sua interazione dinamica.

Quei -70 dB non sono un ronzio fisso a 50Hz che deve far muovere il woofer per essere 'sentito'. Parlo di monnezza impulsiva (RFI/EMI) che entra dalle masse e viaggia ovunque. Ragionare in microvolt come se fosse un segnale statico è un errore di prospettiva: quegli 8 mV di sporcizia non 'suonano' da soli, ma intermodulano con il segnale musicale.

Il risultato non è un 'fischio' che senti a 3 metri, ma un velo che ti mangia il micro-dettaglio e sporca la scena. Se un DAC ha un tappeto di rumore a -120 dB e poi gli inietti millivolt di disturbi dalle masse comuni, hai voglia a fare calcoli sull'efficienza dei diffusori: hai appena piallato la risoluzione reale del sistema.

Aspetto il tuo articolo, ma spero che non sia la solita teoria da laboratorio. Perché qui non stiamo misurando una resistenza, stiamo parlando di integrità del segnale in un ambiente reale, dove i disturbi ad alta frequenza se ne fregano dei calcoli fatti col righello.

 

  • Melius 1
44 minuti fa, walge ha scritto:

scusa ma i -70 dB a cosa sono riferiti?

Se parliamo di 0 dbU , 0,75 volt, parliamo di un disturbo il cui valore  è

0,75 / 3200  ( -70 dB) = 0,23 mV, 230 microvolt.

direi che ci possiamo stare

a meno che tu non abbia un diffusore con 140 dB di efficenza direi che non si sente.

Se invece di ti riferisci ai 100 w dell'ampli alla massima potenza

28 volt (100 w su 8 ohm)  / 3200 = 8,75 mV  

Ma anche in questo caso alcune valutazioni andrebbero fatte e non è il caso di farlo qui.

Ma sono due questioni differenti.

E poi di quale frequenza parliamo? 

Si deve sempre riferire ad un valore di base, se non si confondono le cose

E questo sarà un argomento, già previsto, dell'articolo che verrà.

Walter

Scriveva cose a casaccio

Tra uno Spike narrowband e il "rumore a -70 dB" ci passa di mezzo il mare

Poi per dirla tutta non sempre un disturbo viene amplificato

Se scorrelato può anche rimanere alla stessa ampiezza quindi mascherato dal segnale 

2 minuti fa, antonew ha scritto:

calcoli che riporti sono corretti dal punto di vista elettrotecnico statico, ma il punto che sollevavo è un altro e riguarda la natura stessa del disturbo e la sua interazione dinamica.

Quei -70 dB non sono un ronzio fisso a 50Hz che deve far muovere il woofer per essere 'sentito'. Parlo di monnezza impulsiva (RFI/EMI) che entra dalle masse e viaggia ovunque. Ragionare in microvolt come se fosse un segnale statico è un errore di prospettiva: quegli 8 mV di sporcizia non 'suonano' da soli, ma intermodulano con il segnale musicale.

Il risultato non è un 'fischio' che senti a 3 metri, ma un velo che ti mangia il micro-dettaglio e sporca la scena. Se un DAC ha un tappeto di rumore a -120 dB e poi gli inietti millivolt di disturbi dalle masse comuni, hai voglia a fare calcoli sull'efficienza dei diffusori: hai appena piallato la risoluzione reale del sistema.

Aspetto il tuo articolo, ma spero che non sia la solita teoria da laboratorio. Perché qui non stiamo misurando una resistenza, stiamo parlando di integrità del segnale in un ambiente reale, dove i disturbi ad alta frequenza se ne fregano dei calcoli fatti col righello.

Se intermodulano con il segnale lo vedi, e se alcuni disturbi sono annegati nel rumore lo vedi anche tramite cross-correlazione (impostando determinati parametri di analisi)

Comunque la differenza fra dac a parita’ di impianto da me si avverte, non tanto nella commutazione a/b che a mio avviso non serve a niente perche’ non da indicazioni sulla fatica d’ascolto ne’ sulla ricchezza tonale complessiva della riproduzione, quanto nell’ascolto prolungato. E’ difficile per me capire a che si deve questa differenza. Paradossalmente potrebbe risultare migliore alle misure un dac rispetto all’altro. Ma per me conta il risultato sonoro in rapporto alle innumerevoli registrazioni disponibili nella discografia.

Quindi una imperfezione che portasse (dico per dire) a un leggero loudness o a un roll off in zona acuta in un determinato ambiente potrebbe risultare vincente con certe registrazioni. E viceversa.

Insomma conta la verosimiglianza finale e l’assenza di fatica d’ascolto.

Non mi ha mai interessato il discorso: deve riprodurre cio’ che c’e’ nella registrazione. E’ uno scioglilingua.

  • Melius 1

Prendiamo i disturbi che vengono immessi nel segnale audio generati dagli inverter del fotovoltaico 

Hanno ampiezza fissa e amplificando 

2 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Comunque la differenza fra dac a parita’ di impianto da me si avverte, non tanto nella commutazione a/b che a mio avviso non serve a niente perche’ non da indicazioni sulla fatica d’ascolto ne’ sulla ricchezza tonale complessiva della riproduzione, quanto nell’ascolto prolungato. E’ difficile per me capire a che si deve questa differenza. Paradossalmente potrebbe risultare migliore alle misure un dac rispetto all’altro. Ma per me conta il risultato sonoro in rapporto alle innumerevoli registrazioni disponibili nella discografia.

Quindi una imperfezione che portasse (dico per dire) a un leggero loudness o a un roll off in zona acuta in un determinato ambiente potrebbe risultare vincente con certe registrazioni. E viceversa.

Insomma conta la verosimiglianza finale e l’assenza di fatica d’ascolto.

Non mi ha mai interessato il discorso: deve riprodurre cio’ che c’e’ nella registrazione. E’ uno scioglilingua.

L'interfacciamento con il setup può determinare una scelta e far pendere l'ago della bilancia a favore di uno o dell'altro...ma non si tratta di qualità in questi casi 

8 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Paradossalmente potrebbe risultare migliore alle misure un dac rispetto all’altro. Ma per me conta il risultato sonoro in rapporto alle innumerevoli registrazioni disponibili nella discografia.

Quindi una imperfezione che portasse (dico per dire) a un leggero loudness o a un roll off in zona acuta in un determinato ambiente potrebbe risultare vincente con certe registrazioni. E viceversa.

Hai centrato il vero focus :

L'importanza dei setting dei vari DAC, cioè tipologia di filtro, pendenza dello stesso, upsampling, tipologia di upsampling, ecc.

Queste cose determinano il "carattere" del suono finale di ogni DAC (e player) , perché molti brand impostano di default in modo diverso i loro apparecchi, pur avendo stessi chip di altri costruttori e questo si sente eccome all'ascolto, però non significa che un "suono" è giusto e l'altro è sbagliato, sono soltanto approcci e sfumature diverse molto soggettive.

.

Ps: la produzione musicale non è omologata e piatta (e meno male) ci sono differenze nel modus operandi dei vari tecnici che portano a risultati diversi partendo dalle stesse identiche registrazioni microfoniche.

  • Melius 2

Un ruolo importante sul risultato finale lo fa lo stadio d'uscita, non solamente l'unità vera e propria di conversione. Chi usa op, a discreti, valvole ecc. Tutto deve essere chiaramente ottimizzato. Alimentazione,  conversione e amplificazione.

6 minuti fa, fabbe ha scritto:

Un ruolo importante sul risultato finale lo fa lo stadio d'uscita, non solamente l'unità vera e propria di conversione. Chi usa op, a discreti, valvole ecc. Tutto deve essere chiaramente ottimizzato. Alimentazione,  conversione e amplificazione.

Certo, io ho fatto il mio ragionamento considerando tutto il resto in "ordine" ed adeguato, quindi semplificando per chiarire come chip uguali danno risultati all' ascolto diversi con settaggi interni differenti.

33 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Insomma conta la verosimiglianza finale e l’assenza di fatica d’ascolto.

Non mi ha mai interessato il discorso: deve riprodurre cio’ che c’e’ nella registrazione. E’ uno scioglilingua.

Posizione condivisibile e di grande equilibrio; anche perchè se gli stessi che esaltano il valore dell'attinenza al contenuto della registrazione poi considerano di maggiore qualità il dac che non faccia sentire differenze tra un wav e un mp3, lo scioglilingua assume i contorni della supercazzolina pseudotecnicamente orientata

9 minuti fa, Atticus ha scritto:

Posizione condivisibile e di grande equilibrio; anche perchè poi se gli stessi che esaltano il valore dell'attinenza al contenuto della registrazione poi considerano di maggiore qualità il dac che non faccia sentire differenze tra un wav e un mp3 lo scioglilingua assume i contorni della supercazzolina pseudotecnicamente orientata

È il formato, il tipo di encoder che camuffa bene la differenza tra lossless e lossy ad alto bitrate

Il DAC deve soltanto convertire e replicare nel migliore dei modi il segnale digitale senza alterarlo troppo 

38 minuti fa, ilmisuratore ha scritto:

L'interfacciamento con il setup può determinare una scelta e far pendere l'ago della bilancia a favore di uno o dell'altro..

In rapporto a questa o quella registrazione, non all’impianto in se’.

Credo che poi sia la ragione per la quale attraverso i filtri e il settaggio della rif sia possibile agire sul risultato sonoro finale. Questo non tanto per correggere la risposta in funzione dell’ambiente, quanto per ottimizzare la resa della registrazione imperfetta. Se quest’ultima e’ tonalmente sbilanciata che ti metti a seguire la risposta piatta, non ha alcun senso sonoro. Ecco perche’ la riproduzione presuppone conoscenza della direzione verso cui si vuole andare non si tratta solo di inserire il pilota automatico delle misure.

13 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Ecco perche’ la riproduzione presuppone conoscenza della direzione verso cui si vuole andare

Se ti riferisci all' intento artistico sono perfettamente d'accordo, ma ripeto che questo si deve azzeccare in fase di produzione musicale (registrazione, mixaggio, mastering) poi si può fare un fine tuning a casa giocando con vari DAC e settaggi.

La stessa identica cosa avviene con i film (soprattutto in 4k HDR) il risultato da perseguire deve essere chiaro in fase di produzione, però poi a casa c'è chi stravolge la "fotografia" con impostazioni di luminosità, contrasto, colore e gamma completamente assurdi perché per lui/lei l'immagine è sbagliata....:classic_biggrin:

14 minuti fa, Atticus ha scritto:

...si parlava di nessuna differenza percepita tra lossless e lossy a basso bitrate ....tanto per precisare

A basso bitrate concordo 

Ci ho svolto anche test ABX superandoli 

17 minuti fa, mozarteum ha scritto:

In rapporto a questa o quella registrazione, non all’impianto in se’.

Credo che poi sia la ragione per la quale attraverso i filtri e il settaggio della rif sia possibile agire sul risultato sonoro finale. Questo non tanto per correggere la risposta in funzione dell’ambiente, quanto per ottimizzare la resa della registrazione imperfetta. Se quest’ultima e’ tonalmente sbilanciata che ti metti a seguire la risposta piatta, non ha alcun senso sonoro. Ecco perche’ la riproduzione presuppone conoscenza della direzione verso cui si vuole andare non si tratta solo di inserire il pilota automatico delle misure.

Si, comunque registrazione e setup di riproduzione alla fine sono sinergici e complementari, oltretutto basta anche poco per indirizzare il "giusto suono"

Ad esempio mezzo dB nella parte medioalta incide come una mazzata

 

  • Melius 2
20 ore fa, ilmisuratore ha scritto:

Le misure non sono pareri...ma fatti 

Penso tu abbia ragione ......... ma ......... in audio , pippe a parte , ritengo che , sì , si debba partire dalle misure che identificano la correttezza di un progetto , poi , verificate le misure , subentrano altri fattori .

Ne sparo due che possono iscrivermi nella lunga lista dei pippaioli , ma :

- stesso schema , SS , si sostituisce una coppia di 5551 con una coppia di Toshiba dalle prestazioni , data sheet , eccezionali , e i 5551 sono gli antenati dei BJT , tanto sono vecchi come produzione , ma .......... il finale cambia radicalmente , riscontri strumentali non in grado di quantificare la differenza

non si vuole credere a quanto rilevato , poi , alla fine , si riprovano i 5551 e .......... riecco il finale 

- stadio linea , polarizzo a 20 , 30 e 50 milliampere , mosfet di uscita in TO 220 , roba che potrebbe erogare 17 watt ..... ebbene , con 20 ma ho un evidente sound , con 50 un altro evidente sound con 30 tutto sembra okay -

Lo so , lo so , illusioni da pippaiolo , ma si accettano scommesse ..... :classic_biggrin:

Circuit maker diceva di polarizzare a 9 na ( nove nanoampere ) e le misure erano critica esente

1 ora fa, mozarteum ha scritto:

Comunque la differenza fra dac a parita’ di impianto da me si avverte

Concordo,cosa praticamente sempre accaduta anche a me,e il DAC che alcuni considerano inarrivabile è stato da me rivenduto e sostituito dopo qualche settimana.Ma le stesse differenze da te,me e da altri sentite,possono non esserlo da altri ascoltatori,o sentirle in modo più lieve e quasi insignificante.E' provato che persone che suonano e/o cantano, all'ascolto della musica riprodotta attivano parti di cervello in porzione maggiore,così anche chi  frequenta abitualmente concerti,e a cascata chi ha grande esperienza di ascolti,tutto ciò nessuno strumento di misura può farlo,se poi a quanto descritto aggiungiamo le diverse sensibilità,il diverso udito e reazioni allo stimolo sonoro,capiamo perfettamente perchè non può esserci alcun metro di misura che sia migliore di noi stessi.

  • Melius 1

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