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Iran. Si comincia


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ascoltoebasta
23 minuti fa, saperusa ha scritto:

Forse Ti sfugge che l'Iran ha nella costituzione la distruzione di Israele e Stati Uniti.

Non è nella costituzione,certo che se siamo ancora a questi livelli è alquanto preoccupante,e forse fa chiarezza riguardo certi interventi.Ma mi piacerebbe sapere come mai è andato bene a tutti il genocidio e 60 anni di oppressione,torture,uccisioni,e appropriazione di territori,da parte dello Stato più terrorista esistente.Ripeto,fate pure il tifo,ma che non si faccia riferimento a morali o sentimenti.

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ascoltoebasta
Adesso, saperusa ha scritto:

quindi sei tu a stabilire cosa posso scrivere?

Certo che no,ma sarebbe opportuna una certa coerenza,se sostieni lo Stato più terrorista e orgogliosamente genocida,che esista,è alquanto difficile credere che sian sinceri i riferimenti ad una morale.

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aldofranci

@saperusa

Come immaginavo, facevi meglio a tacere.

I morti innocenti funzionano per razza o simpatia.

Israele non ha bisogno di scriverlo nella costituzione, il genocidio è parte della sua costituzione materiale e lo sta mettendo in atto.

Uno stato che commette genocidio è l'ultimo che può arrogarsi il diritto di mettere il becco in casa d'altri per... salvare migliaia di giovani (solo tu ci puoi credere).

Quanto a te c'è poco da aggiungere: sei solo un povero ipocrita, mestatore e a quanto abbiamo visto pure gagliardo cazzaro.

E se ne non te ne fott'uncazzo di un genocidio, di certo non te ne fott'uncazzo manco dei giovani iraniani.

Non la dai a bere a nessuno.

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saperusa

@aldofranci Se non ci fosse un fronte comune contro Israele, con i tuoi interventi a membro di segugio ti avrebbero già bannato.

Ma evidentemente alla direzione @Admin sta bene il tuo modo di porti con chi non è allineato, giusto Bruno?

Io non sono d'accordo con le Tue affermazioni.

Se al posto di Israele ci fosse stata la Francia (un esempio a caso) oppure gli Emirati accanto agli Stati Uniti non avreste avuto nulla contro l'azione militare in Iran.

E' proprio un odio contro Israele e contro il popolo israeliano.

 

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Amedeo.R.

Vorrei chiedere anche io ad @Admin come mai certi interventi non siano moderati, ci sono utenti che continuamente insultano e bullizzano altri utenti che non la pensano come loro.  

Ci sono interventi che sono palesemente OT ed oltremodo offensivi, per non parlare dei commenti che vanno oltre la semplice critica delle istituzioni e dei rappresentanti. 

 

  • Melius 1
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aldofranci
4 minuti fa, widemediaphotography ha scritto:

Etichettare odiosamente ogni dissenso non è pensare...

Che un nazi si metta a discettare se io penso o non penso non è cosa che mi intriga particolarmente.

E basta con sta manfrina del dissenso.

Io non etichetto il dissenso ma l'odio e il razzismo mascherati da libera opinione.

 

  • Melius 2
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Amedeo.R.
8 minuti fa, max ha scritto:

nel  caso meglio palesemente ot che palesemente falsi .... e in quanto a offese ......

 

perdonami quali offese? chiamare Teo-fasci il regime iraniano, quando sono proprio i loro esponenti, filosofi ed anche i giornalisti che li definiscono cosi, in luogo dei loro modo di operare, con gli indici di democrazia accreditati dagli istituti, preposti a valutare, ai minimi termini? 

Oppure chiamare dittatore Putin, terminologia sostenuta da analisti ed osservatori internazionali? 

 

  • Melius 1
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28 minuti fa, saperusa ha scritto:

E' proprio un odio contro Israele e contro il popolo israeliano.

Hai qualche osservazione in merito da fare su queste dichiarazioni rilasciate da questa feccia ? Direi che ce ne e' per tutti i gusti e per tutti i periodi storici @Amedeo.R. vale anche per te scegli a caso la dichiarazione che vi piacciono di piu' e facci sapere qualcosa.

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  • Melius 1
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vediamo di ritornare sulle notizie:

US-Israeli bombs strike dangerously close to civilian sites, CNN Investigates finds

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fonte cnn

 

32 min ago

US-Israeli bombs strike dangerously close to civilian sites, CNN Investigates finds

By Katie Polglase, Allegra Goodwin and Pallabi Munsi

The impact of the US and Israeli airstrikes across Iran has extended beyond hitting security infrastructure, also damaging nearby civilian sites including hospitals, a CNN investigation has found.

CNN found one impact crater measuring at least 40 feet (12 meters) wide at the offices of Iran’s state broadcaster IRIB in Tehran. Seen on satellite imagery, its diameter is consistent with those left by 2,000-pound bombs. On detonation, this weapon sprays white-hot metal fragments that can be lethal up to 1,000 feet away.

That crater lies just 100ft away from the Gandhi Hospital. Verified videos from the strike’s aftermath show shattered glass, collapsed walls and patients – including babies – being evacuated from the facility. Satellite imagery shows a communications mast at the broadcasting complex wiped out after the attack.

CNN Investigates: US-Israeli strikes hit dangerously close to hospitals

03:28

Wes Bryant, a former US special operations tactical air controller, told CNN there’s “no way this was not at least something equivalent to a 2,000-pound bomb.”

Strikes also hit the police headquarters, flattening buildings, per satellite images. Videos show damage to several other hospitals in the immediate neighborhood. Bryant assessed this indicated the use of multiple munitions with a payload of 500 pounds or lower.

On Thursday, the World Health Organization confirmed it had verified 13 strikes on Iranian healthcare facilities.

A school in southern Iran was also directly struck, killing more than 160 students and staff, state media reported. It sits roughly 200ft from an Iranian military base, which was also hit. Neither the US nor Israel has acknowledged responsibility for that strike. A gymnasium in Fars province was also struck; Iranian media reported around 20 volleyball players were inside at the time. The target was unclear, but a police station lies nearby.

CNN has approached the US and Israeli militaries for comment on these strikes and asked what steps they are taking to prevent civilian harm.

 

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aldofranci

https://www.lastampa.it/economia/2026/03/06/news/guerra_in_iran_extraprofitti_compagnie_del_gas_usa-15533959/

 

Questi sono i nostri cari alleati, benefattori, nonché indefessi liberatori degli studenti iraniani.

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Guerra in Iran, il grande affare per le compagnie americane del gas: un miliardo in più a settimana

Secondo lo studio di EnergyFlux, ogni società Usa ha raddoppiato i prezzi del gnl esportato in Europa dall’inizio del conflitto

 

Sara Tirrito

06 Marzo 2026Aggiornato alle 21:15

3 minuti di lettura

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Extra profitti per almeno 870 milioni di dollari a settimana. È il margine aggiuntivo che le esportazioni americane di gas naturale liquefatto sono destinate a generare agli attuali prezzi di mercato, secondo i calcoli del centro studi indipendente EnergyFlux. Un ritmo che potrebbe superare il miliardo nelle prossime settimane, mentre i prezzi del gas continuano a salire e lo Stretto di Hormuz - da cui transita circa il 20% dell’energia mondiale - resta in panne. Gli effetti sui consumatori non sono ancora evidenti ma alcune stime parlano di bollette più salate del 15% in un anno per gli italiani rispetto a uno scenario precedente al conflitto.

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Il contraccolpo sul gas arriva soprattutto dopo che QatarEnergy ha sospeso le attività per via di un attacco di droni iraniani che ha danneggiato gli impianti di liquefazione di Ras Laffan, complesso responsabile di circa un quinto dell’offerta globale. Senza una data certa per la ripresa dei flussi, i mercati hanno reagito con rialzi immediati. Il prezzo di riferimento europeo del gas ha guadagnato il 70% in due giorni, stabilizzandosi tra i 52 e i 54 euro per megawattora. Il riferimento asiatico del gnl spot è schizzato del 96% nello stesso arco di tempo. Ieri, raggiunto dal Financial Times, il ministro dell’energia del Qatar ha avvertito che un conflitto prolungato potrebbe «far crollare le economie del mondo».

Quanto vale la crisi

Il calcolo dei guadagni analizzato da Seb Kennedy su EnergyFlux si basa sul cosiddetto netback: per ogni carico di gas naturale liquefatto americano, si parte dal prezzo di vendita in Europa o in Asia, si sottraggono il costo del gas di alimentazione - moltiplicato per il consumo energetico della liquefazione - e i costi di trasporto marittimo. Prima del conflitto, il margine medio su un carico diretto in Europa era di 22,1 milioni di dollari, verso l’Asia, di 21,6 milioni. Dal 2 marzo, con il prezzo europeo del gas a 54 euro per megawattora, il margine su un carico europeo ha superato i 50 milioni di dollari. L’extraprofitto è stimato in circa 28 milioni di dollari per carico. Questi guadagni non vanno necessariamente ai soli produttori americani. Chi ha contratti a lungo termine a prezzo fisso vede i propri clienti - trader, grandi compagnie petrolifere, utility - trattenere parte della rendita. Chi invece opera sul mercato spot incassa direttamente. Le Borse hanno già reagito a questa prospettiva, con i titoli di società come Venture Global e Cheniere Energy che sono balzati in rialzo dall’inizio del conflitto.

I guadagni per le compagnie energetiche, e quindi i costi per i cittadini dipendono in parte dalla durata del conflitto. Secondo le analisi di EnergyFlux, un mese di interruzione vale 3,8 miliardi di dollari, tre mesi arrivano a 19,8 miliardi; sei mesi a 69,4 miliardi. In uno scenario estremo - che prevede ad esempio forniture bloccate per un anno - i guadagni accumulati potrebbero avvicinarsi ai 170 miliardi di dollari, quasi il doppio degli 84 miliardi stimati per l’intero ciclo della guerra in Ucraina.

Tutti gli analisti del mondo stanno guardando con attenzione lo scenario, che cambia di ora in ora. Unicredit prevede che il prezzo di riferimento europeo del gas si attesti in media attorno a 40 euro per megawattora nel 2026 e che il Brent - ieri a 90 dollari al barile - si fermi a 73 dollari.

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Chi paga il conto

Dietro i numeri c’è chi legge una strategia geopolitica. «L’intervento militare americano in Iran è un tentativo di ristabilire la supremazia di Washington su Cina e Russia - spiega Giulia Giordano, direttrice Strategia Mediterraneo e Globale del think tank sull’ambiente Ecco -, non attraverso uno scontro diretto ma isolandole da un alleato chiave, in linea con la dottrina della cosiddetta energy dominance», ovvero il controllo diretto o indiretto sulle risorse fossili globali come strumento di potere geopolitico. Secondo S&P Global, Iraq, Bahrain, Qatar e Kuwait sono i Paesi più esposti a una chiusura prolungata dello Stretto, per via della dipendenza da quella rotta. Al contrario, Oman, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita possono mitigare l’impatto attraverso rotte alternative. Gli analisti di Allianz tuttavia sottolineano che l’economia globale è progressivamente meno sensibile agli shock. L’intensità energetica - spiegano - si è ridotta del 60% negli Stati Uniti e di quasi due terzi in Germania rispetto agli anni Sessanta.

Se gli Stati Uniti guadagnano, l’Europa paga. Anche sul petrolio. Pictet ricorda che un aumento permanente di 10 dollari del prezzo al barile può incrementare l’inflazione di 0,2-0,3 punti percentuali nell’arco di un anno. Secondo Ing, circa il 20% dell’offerta globale di gas naturale liquefatto è a rischio e le riserve europee sono al 30% o meno della capacità, con una concorrenza sempre più intensa tra Europa e Asia per i carichi alternativi.

l’analisi

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In questo scenario, l’Italia è tra i Paesi più esposti. Stando a uno studio di Facile.it, nei primi 5 giorni del conflitto si stimavano per i consumatori aumenti di 278 euro per il gas (contro i 121 euro del giorno precedente).

«Il nostro Paese - spiega Vittorio Chiesa, presidente di Polimi Graduate School of Management e direttore del Master in Energy Management - importa 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno, le conseguenze possono essere significative. Gli stoccaggi europei sono sufficienti per far fronte ad un problema immediato, ma se il conflitto dovesse perdurare la tensione sui prezzi crescerà in modo strutturale». A rendere più fragile il nostro Paese (ad esempio rispetto a Spagna, Francia e altri membri dell’Ue), è anche l’arretratezza sulle fonti verdi. «Una delle strade per gestire crisi energetiche di questa portata è l’elettrificazione - spiega Chiesa - puntando sulle rinnovabili per ridurre una dipendenza che oggi ci espone inevitabilmente alla volatilità dei mercati internazionali».

 

 

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