gibraltar Inviato 26 Aprile Inviato 26 Aprile 2 ore fa, piergiorgio ha scritto: non ne ho compreso il motivo Succede a molti, ma non disperare...
best_music Inviato 26 Aprile Autore Inviato 26 Aprile Purtroppo pochi hanno colto il tema della "multiculturalità"... : ... la storia di una canzone popolare festaiola - o quanto meno ballabile - che nasce in Europa centro-orientale che per vie a noi non note - bastava comunque un viaggiatore armato di fisarmonica - arriva in Italia e probabilmente (come citato da qualcuno) approda tra le mondine che poi in qualche modo acquista un nuovo testo che celebra il mondo partigiano ha un suo fascino ricorda quel concetto esposto dal personaggio del Postino (Troisi) nel film omonimo al personaggio del "poeta": quando l'opera d' arte è rilasciata al pubblico acquista una vita propria che trascende le intenzioni dell' artista così che una canzone usata per le feste matrimoniali può poi diventare canto di lavoratrici agricole e finire come una sorta di inno di chi protesta contro un potere che ritiene opprimente. : Eccola in versione afghana / remix (!): : 1
Fabio Cottatellucci Inviato 26 Aprile Inviato 26 Aprile 3 ore fa, best_music ha scritto: quando l'opera d' arte è rilasciata al pubblico acquista una vita propria che trascende le intenzioni dell' artista Bella frase!
Fabio Cottatellucci Inviato 26 Aprile Inviato 26 Aprile 15 ore fa, best_music ha scritto: Non dici se non hai letto l'articolo o se, avendolo letto, non lo ritieni sufficientemente documentato. Scusa non avevo visto il tuo post: l'articolo l'ho letto e non sono convinto. Per favore non mi seppellire di link 1
Fabio Cottatellucci Inviato 26 Aprile Inviato 26 Aprile 15 ore fa, best_music ha scritto: Detto per inciso credo che un combattente (e quindi i partigiani in armi) ami più cantare la morte del nemico che non la propria. Infatti mi viene in mente quella bellissima canzone che cantano i protagonisti in "C'eravamo tanto amati", credo che si intitolasse "Io ero Sandokan", scritta anche lei tanti anni dopo i fatti, per il film. 1
appecundria Inviato 27 Aprile Inviato 27 Aprile 21 ore fa, best_music ha scritto: @appecundria non ti facevo così fuori dal mondo, possibile che non sai nulla di Netflix e Bella Ciao? E Cannavacciuolo è diventato famoso da quando ci sono andato a mangiare io 🙃
appecundria Inviato 27 Aprile Inviato 27 Aprile Comunque, @best_music carissimo, questo è uno dei temi che ricorrono il 25 aprile. Anche qui si è discusso delle origini della canzone, anche più di una volta, le conclusioni sono ovvie: nessuna opera dell'ingegno umano compare dal nulla, ciascuna ha ascendenti e discendenti. Disciamoci la verità: Bella Ciao è stata per decenni il parafulmine del 25 aprile. Tutti quelli che volevano criticare la Liberazione senza averne il coraggio si davano alla critica musicale. Poi, per lo stesso scopo, c'è stata quella geniale invenzione teatrale della Brigata ebraica e le elucubrazioni su Bella Ciao sono passate di moda. Adesso è una polemica che sembra invecchiata tantissimo. 1
Fabio Cottatellucci Inviato 27 Aprile Inviato 27 Aprile 10 minuti fa, appecundria ha scritto: Tutti quelli che volevano criticare la Liberazione senza averne il coraggio si davano alla critica musicale. Alle elementari nella mia classe era nel normale programma delle lezioni di canto, quindi la cantavamo molte volte l'anno e non mi è mai parso che ci fossero particolari attriti, con tutto che non era una scuola di sinistra. 1
appecundria Inviato 27 Aprile Inviato 27 Aprile 7 minuti fa, Fabio Cottatellucci ha scritto: non mi è mai parso che ci fossero particolari attriti Ma sì, queste non erano cose per la gente comune, restavano su certi giornali... poi arrivarono i social
best_music Inviato 28 Aprile Autore Inviato 28 Aprile 20 ore fa, appecundria ha scritto: Bella Ciao è stata per decenni il parafulmine del 25 aprile. Tutti quelli che volevano criticare la Liberazione senza averne il coraggio si davano alla critica musicale. A volte ti (vi) invidio: in fondo tutto si riduce a fascismo ed antifascismo, inutile struggersi nella ricerca della verità quando quella che conta è linea politica, magico strumento che inquadra qualsiasi fatto e che spiega tutto... il mondo - di cui si rivendica l'esser "complicato" rispetto alle spiegazioni semplicistiche degli avversari - è tuttavia già stato spiegato da pensatori e filosofi morti da più di 100 anni e via così... 1
Roberto M Inviato 28 Aprile Inviato 28 Aprile 33 minuti fa, best_music ha scritto: A volte ti (vi) invidio: in fondo tutto si riduce a fascismo ed antifascismo Si chiama reductio ad hitlerum, ed e’ un comportamento violento perché provoca la violenza verbale (insulti, aggressioni, campagne di odio) e a volte anche fisica, verso chi non ha il pensiero coincidente con il proprio. Spesso dipende da frustrazioni e insoddisfazioni individuali, senso di superiorità culturale o morale (perché magari si ha uno straccio di laurea) cui si abbinano le tasche vuote o una posizione inferiore nella scala sociale. Lo spiega bene Rampini in questo articolo. https://www.corriere.it/oriente-occidente-federico-rampini/26_aprile_27/teoria-violenza-politica-usa-f1cdd43b-9cd1-41d8-9238-84e0e7d30xlk.shtml
appecundria Inviato 28 Aprile Inviato 28 Aprile 39 minuti fa, best_music ha scritto: inutile struggersi nella ricerca della verità quando quella che conta è linea politica, magico strumento No, e perché inutile? Struggiamoci. 1
appecundria Inviato 28 Aprile Inviato 28 Aprile 4 minuti fa, Roberto M ha scritto: tasche vuote o una posizione inferiore nella scala sociale. Tu non ti struggi?
extermination Inviato 28 Aprile Inviato 28 Aprile @Roberto M Fotografia meritevole di cornice “ Per decenni, negli Stati Uniti, la laurea è stata venduta come il passaporto sicuro verso la stabilità: studia, indebitati se necessario, investi su te stesso, e il mercato ti ricompenserà. Quella promessa oggi appare a una parte dei giovani come una truffa. Il costo dell’università è salito, il debito studentesco è un fardello, gli affitti nelle città dove si concentrano i lavori qualificati sono esplosi, l’accesso alle professioni prestigiose si è ristretto. L’intelligenza artificiale è una minaccia aggiuntiva, per l’ecatombe di certe mansioni. Così il giovane laureato scopre di non essere entrato nella borghesia, ma in una nuova condizione di dipendenza: barista con master, giornalista sottopagato, codificatore informatico candidato al licenziamento, sceneggiatore intermittente, creativo senza tutele, impiegato di Apple Store o Starbucks con credenziali culturali superiori al proprio salario. Scheiber chiama questa condizione «proletarizzazione» dei laureati 1
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