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Guerra o pace


simpson

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Buongiorno a tutti, un pensiero veloce.. sto leggendo, finalmente (ma non tutto il sale vien per cuocere, a 50 anni i libri si capiscono meglio), Guerra e pace. Sono a metà, circa. Nell'alternanza tra la descrizione delle campagne di guerra e i momenti di stasi, l'autore sembra quasi preferire la guerra alla pace, per quel senso di verità che i momenti tragici portano con sé, perché allontanano la mollezza e il vizio degli ambienti aristocratici (chiaramente ai servi della gleba guerra o pace cambiava poco). Mi ero preparato alla lettura, quindi so che Tolstoj detestava la guerra.

Però mi chiedo: la sentite anche voi, tra la gente, oggi, questa fregola per lo scontro, questo vento di guerra come forma di igiene che curi le debolezze dei tempi moderni? Mi pare di avvertire un diffuso sentimento di nostalgia per i tempi in cui c'erano meno diritti ma anche meno incertezze: il mondo era diviso in categorie nette, da una parte quello che va bene, dall'altra ciò che é sconveniente. Anche il diffondersi di strampalate teorie complottiste é segno di uno scollamento di una parte di società dalla direzione che questa cerca di imporre (a me i complottisti stanno anche simpatici, perché rivelano, quando non totalmente idioti, il desiderio di sfuggire all'omologazione, anche a costo di dire qualche vaccata).

Ma soprattutto, dovendo costruire un bunker antiatomico, consigliate di fare una linea dedicata per l'impianto? I cavi vanno schermati contro le radiazioni?

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gibraltar

Due generazioni di gente cresciuta in un ambiente sicuro, protetto e agiato, con ampie possibilità di realizzazioni personali e patrimoniali e una buona agiatezza generale (si generalizza, naturalmente, che' i poveri disgraziati ci sono sempre stati e sempre ci saranno...) hanno fatto sì che molti di queste persone, lungi dal benedire di essere nate nel dopoguerra e non aver dovuto passare ciò che hanno attraversato i loro nonni e genitori, si siano via via riempite la testa di idee e schemi di "ragionamento" che pensavamo e speravamo ormai relegati alla storia.

Triste, molto triste. E pericoloso...

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52 minuti fa, simpson ha scritto:

Mi pare di avvertire un diffuso sentimento di nostalgia per i tempi in cui c'erano meno diritti ma anche meno incertezze: il mondo era diviso in categorie nette, da una parte quello che va bene, dall'altra ciò che é sconveniente.

Condizione auspicabile per chi non vuole usare la capoccia se non per frizzi e lazzi.

Il pensare costa una fatica enorme: se poi ti interessa pure la comprensione, sei fritto.

Il sapere non fa altro che alimentare dubbi e incertezze e, conseguentemente, stati d'ansia.

E poi un certo tipo di pensiero, qui bene la male, tende alla semplificazione estrema di problemi complessi, proponendo soluzioni non esattamente adeguate e piuttosto sbrigative.

La libertà non è un pasto gratis.

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1 ora fa, simpson ha scritto:

Però mi chiedo: la sentite anche voi, tra la gente, oggi, questa fregola per lo scontro, questo vento di guerra come forma di igiene che curi le debolezze dei tempi moderni?

Qui da noi siamo pronti ad arrenderci a chiunque ci faccia buh!

Equamente divisi tra destra e sinistra, la paura non conosce ideologie.

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