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Il fattaccio di Ceuta


Roberto M

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3 ore fa, Roberto M ha scritto:

“Il geniale Sánchez, come si vede in questi giorni, non era altro che un piccolo Joe Biden in salsa iberica. Più giovane sì, più lucido no.”

A noi che ce ne frega di Sanchez?

Noi abbiamo Giorgia e infatti da noi va tutto benissimo.

Chissà perché dell'Italia alla Spagna sono emigrati 300.000 giovani registrati più altrettanto non registrati ancora.

Si vede che non leggono Rampini.

Oppure sono tifosi del Real.

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4 ore fa, Roberto M ha scritto:

Fino a pochi mesi fa Pedro Sánchez veniva celebrato come il leader progressista capace di impartire lezioni all’Europa: ambientalismo radicale, immigrazione senza complessi, crescita economica superiore alla media.

Oggi quella narrazione sta crollando su tutti i fronti.

Prima gli scandali e le inchieste per corruzione, che hanno coinvolto familiari stretti del premier ed esponenti del suo partito. Poi il fallimento dell’ambientalismo ideologico: blackout, incendi devastanti e la necessità di ricucire precipitosamente i rapporti con l’Algeria per aumentare le importazioni di gas naturale.

Il governo che voleva presentarsi come campione della transizione verde ha dovuto riscoprire l’utilità delle fonti fossili. Nel frattempo, la sua confusa politica mediterranea, oscillante tra Marocco e Algeria, ha contribuito a creare le condizioni della nuova crisi di Ceuta.

Ma il mito più importante che si sta frantumando è quello delle frontiere spalancate.

La Spagna veniva indicata come la dimostrazione che l’immigrazione di massa produca automaticamente prosperità.
Gli stranieri hanno ormai raggiunto il 15% della popolazione residente e il PIL spagnolo cresce più della media europea.

La propaganda progressista aveva già emesso il verdetto: miracolo economico, formula Sánchez, esempio da imitare.

Peccato che si tratti in larga misura di un trucco statistico.

La crescita del PIL e’ “drogata dall’arrivo di migranti”.
Il PIL, infatti, è la somma dei redditi e della produzione di tutti gli abitanti: se la popolazione aumenta rapidamente, cresce quasi inevitabilmente anche il prodotto complessivo.

Ma mettere più persone dentro un Paese non significa renderle più ricche.

La domanda decisiva è quella posta nell’articolo: “Ma è una crescita desiderabile, di qualità?”

Se aumentano gli abitanti, ma il reddito pro capite ristagna, la produttività non migliora, i salari vengono compressi e i servizi pubblici si deteriorano, non siamo davanti a un miracolo economico. Siamo davanti a un aumento quantitativo del PIL pagato con un peggioramento delle condizioni reali di una parte della popolazione.

L’immigrazione irregolare, inoltre, offre manodopera disposta a lavorare nel sommerso e ad accettare salari inferiori. Il risultato è brutalmente sintetizzato da Rampini: gli immigrati “arricchiscono i padroni che li reclutano ma impoveriscono le classi lavoratrici locali”.

Altro che politica di sinistra.

I vantaggi vanno agli imprenditori che comprimono il costo del lavoro; i danni ricadono sui lavoratori meno qualificati, sugli affitti, sulla sanità, sulle scuole, sulle periferie e sui ceti medio-bassi che sopportano materialmente i costi dell’accoglienza.

A questo si aggiunge il messaggio prodotto dalle regolarizzazioni ripetute: chi entra illegalmente può ragionevolmente sperare che, prima o poi, una scelta politica trasformi l’ingresso clandestino in permanenza legale. È un evidente pull factor: non scoraggia nuove partenze, ma alimenta l’aspettativa che la violazione iniziale della frontiera venga successivamente sanata.

Ceuta mostra il punto di arrivo di questa politica: quando uno Stato trasmette all’esterno l’idea che le frontiere siano negoziabili e che l’irregolarità possa essere premiata, la pressione migratoria non diminuisce. Aumenta.

Poi c’è la favola più irresponsabile: “salveranno le nostre pensioni!”

Anche qui la tesi si regge su un’astrazione.

Per finanziare la previdenza, gli immigrati dovrebbero lavorare regolarmente e versare tasse e contributi. Ma una quota rilevante dell’immigrazione clandestina viene assorbita dal lavoro nero e dal sottosalario.

Inoltre, gli immigrati invecchiano, maturano pensioni e, una volta integrati, tendono anch’essi a fare meno figli. Per mantenere artificialmente in equilibrio il sistema bisognerebbe quindi importare nuova popolazione senza fine, “fino a sovvertire completamente ogni equilibrio sociale, etnico, culturale dei Paesi riceventi”.

Eppure la propaganda continua a presentare l’immigrazione di massa come una necessità economica inevitabile.

Non lo credono però Paesi demograficamente in declino come Giappone, Corea del Sud e Cina, che non hanno scelto di sostituire indefinitamente la propria popolazione attraverso flussi migratori incontrollati.

Affrontano il problema puntando, con risultati diversi, su automazione, tecnologia, produttività e riorganizzazione del lavoro.

Dunque l’equazione “meno nascite uguale più immigrazione” non è una legge economica. È una scelta politica e ideologica.

Naturalmente esiste un’immigrazione che può arricchire una nazione: quella legale, selezionata, qualificata e fondata sull’integrazione. È il modello che per decenni ha alimentato la Silicon Valley, attirando persone che aderivano all’etica del lavoro, alla meritocrazia e alle regole del Paese di destinazione “Questa è immigrazione che funziona e arricchisce il Paese”.

Il “modello Spagna”, quindi, non era una formula economica vincente. Era un’operazione propagandistica: crescita demografica scambiata per sviluppo, PIL complessivo scambiato per benessere, lavoro povero scambiato per integrazione, sanatorie scambiate per umanità e perdita del controllo delle frontiere scambiata per progresso.

“Il geniale Sánchez, come si vede in questi giorni, non era altro che un piccolo Joe Biden in salsa iberica. Più giovane sì, più lucido no.”

Standing ovation: la dura realtà

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57 minuti fa, campaz ha scritto:

allora perché si appendevano i cartelli “non si affitta ai meridionali”? Chiedo per mio papà, classe 1918, che faceva il lavoro (a Sestri Ponente ai tempi della Michelangelo) che fanno oggi i bangladini:

Anche mio padre ha visto (e subìto) i cartelli che menzioni, anche se nel frattempo il mondo è leggermente cambiato!

Però mio padre, e, mi sbilancio, sono sicuro anche il tuo anche senza averlo conosciuto, di sicuro non aveva problemi con:

- la democrazia;

- i gay;

- il maiale (e i cani, per motivi diversi);

- la musica;

- il natale, la pasqua, ecc.;

- il crocifisso nelle aule di scuola;

- le altre religioni in genere o con chi decide di cambiare religione;

- le donne che mostrano i capelli o che semplicemente reclamano gli stessi diritti;

- varie ed eventuali.

Ma sono discorsi vecchi e andiamo OT.

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briandinazareth
2 ore fa, Roberto M ha scritto:

ci offrono uno stile di vita che presto sarà uno stile di vita molto diffuso per tutti noi. Loro sono l’avanguardia di quello… dello stile di vita che presto sarà uno stile di vita per moltissimi di noi.»


forse non vuoi capire a questo punto.

 

ho riportato il virgolettato boldrini che spiega il significato del “lo stile di vita” 

la gente é molto meno stanziale, anche gli italiani lo sono

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briandinazareth
1 ora fa, mozarteum ha scritto:

a me lo stile immigrato non piace proprio e spero che non sia quello futuro


 Ho l’impressione che non sia passato il significato

 

 

«Ho definito spesso i migranti come l’avanguardia umana della globalizzazione. E penso che nel futuro lo stile di vita delle persone sarà sempre meno legato allo stesso fazzoletto di terra per tutta la vita e saranno sempre di più coloro che nasceranno in un Paese, studieranno in un altro e lavoreranno in un altro ancora.»
 

non ha niente a che vedere con le cose belle o brutte

 

 

 

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cioè questi qua con il sederone al super caldo vogliono la mobilità, si ma per gli altri.

eh ma sono andata in missione. si tesoro, però superpagata, superprotetta, superassistita

e poi te ne sei comunque tornata qua a casetta col posto asicurato a roma.

invece per gli altri, ma che si fottano e che vadano in roulotte se non trovano di meglio

visto che tralaltro appartamenti in affitto non ce ne sono più. bravi.

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Le posizioni mi sembrano chiare ed evidenti per moltissimi se non per tutti, per fortuna siamo in democrazia in Italia e fra meno di un anno si vota, ovvero si affida democraticamente agli italiani aventi diritto se ne ne vogliono usufruire di esprimere cosa ne pensano a riguardo con un semplice voto 

Ovvero:

- se a Bologna viene eletto Lepore tutti i bolognesi se lo tengono democraticamente fino alle successive elezioni, perché la maggioranza si é espressa in tal modo e "non se 'ngrugna"

- se in Italia viene eletta la Meloni PdC tutti gli italiani se la tengono democraticamente fino alle successive elezioni perché la maggioranza si é espressa in tal modo e "non se 'ngrugna"

La regola vale per tutti e non é asimmetrica :classic_biggrin:

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1 minuto fa, indifd ha scritto:

Le posizioni mi sembrano chiare ed evidenti per moltissimi se non per tutti, per fortuna siamo in democrazia in Italia e fra meno di un anno si vota, ovvero si affida democraticamente agli italiani aventi diritto se ne ne vogliono usufruire di esprimere cosa ne pensano a riguardo con un semplice voto

Geniale! Nessuno ci aveva pensato...

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Anche a me piace l’avanguardia dello stile di vita Boldriniano come interpretata da Brian.

Due mesi in giro per il mondo, principalmente in Africa, alberghi a 5 stelle all’interno dei parchi, e quando c’è da camminare in salita il portatore che ti trasporta lo zaino.

E si, una bella avanguardia dello stile di vita.

:classic_biggrin:

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briandinazareth
12 minuti fa, audio2 ha scritto:

cioè questi qua con il sederone al super caldo vogliono la mobilità, si ma per gli altri.


la maggiore mobilità é un fatto, molti più giovani ad v esempio non hanno problemi a trasferirsi o studiare e lavorare da altre parti.

 

 La boldrini ha detto una cosa evidente, ma leggendo solo una frsetta non avevi capito il significato . 

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