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I prigionieri del paradosso quantistico


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1 ora fa, Savgal ha scritto:

@gibraltar

A destra-destra sono convinti che l'uguaglianza si raggiunga in un sistema economico composto da piccolissimi produttori. Che le ricerche concordino che l'essere il nostro sistema economico composto da microimprese sia la causa principale della bassa produttività dello stesso è ignorata 

Al pari vi è la infondata convinzione che tutti possano essere imprenditori, che quindi costoro sarebbero soggetti privilegiati di particolari qualità.

Errata corrige, non privilegiati, intendevo privi di particolari qualità.

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Gaetanoalberto
29 minuti fa, audio2 ha scritto:

attività a suo rischio e pericolo non lo

vedo così sprovveduto

Audio, io apprezzo molto il lavoro e ho due fratelli lavoratori autonomi e meglio riusciti. Sono stati più bravi di me. Quindi nessuna prevenzione.

Il cognato invece è fallito, nonostante abbia assorbito tutte le risorse dei poveri genitori per salvarlo, senza metterci una lira sua.

Oggi tra l'altro il fallimento è

residuale, e ci sono meccanismi come l'esdebitazione per cui a rimanere col cerino in mano sono i creditori (di solito i piccoli sono fregati), ed il nostro "imprenditore" s'è sukato energie buone altrui.

Per non parlare del risico politico bancario per il quale c'è gente che fa impresa sempre a rischio altrui e senza metterci un tolino.

Dal punto di vista generale, che poi conta, un sistema di microimprese è meno efficiente: un conto è poi il vecchio artigiano onesto che suda con i suoi e li paga bene, pagando anche tasse e contributi.

Altro sono quelle sottospecie di caporali autonomi che sfruttano e sottopagano.

Merito e partita iva non sono sinonimi.

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34 minuti fa, senek65 ha scritto:

I piccolini nel modo di oggi sono destinati all'oblio.

Conosci i dati di export italiani, hanno dell'incredibile pur con tutti i nostri problemi, secondo te da chi sono stati ottenuti, tutte grandi multinazionali italiane?

Controlla i settori che ci sei dentro anche tu. ma lo saprai meglio di me

NB un piccolo imprenditore parte da zero (tipico a casa nostra) negli anni 60, garantisce ora lavoro a circa 60/70 persone, é una PMI, ma garantisce risultati = qualità lavorazioni/costi competitivi con tutti gli altri a livello mondiale, la sua azienda lavora con altre PMI emiliane (una modenese) nella catena del valore di componentistica che viene acquistata da clienti finali USA, da poco più di un paio di anni é stata acquisita da una multinazionale USA che prima aveva acquisito la PMI modenese perché ritenuta strategica, ovviamente l'imprenditore iniziale ha garantito non solo il lavoro/reddito a 60/70 famiglie negli anni (retribuzioni sempre più alte dei minimi sindacali e in linea con la fascia alta di retribuzione del settore a casa nostra), ma ha garantito a tutta la sua seconda e ora terza generazione il benessere economico/tranquillità

Certi investimenti (elevati), alcune barriere all'ingresso e altri fattori richiedono grandi o enormi dimensioni ok, altro conto é avere una base produttiva che sviluppa competitività sia sull'innovazione, che sulla qualità e anche sul contenimento costi non giocato solo sul fattore costo lavoro da terzo mondo (operazione facile che non richiede ingegno o talento)

P.S. IMHO é' sempre molto interessante leggere tutti gli interventi anche in un piccolo microcosmo come il lounge, è molto più efficace che leggere testi di sociologia

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3 ore fa, Savgal ha scritto:

Che le ricerche concordino che l'essere il nostro sistema economico composto da microimprese sia la causa principale della bassa produttività dello stesso è ignorata 

Ecco la verità assoluta da scolpire nella pietra da non dimenticare mai quando si parla di temi economici. Che poi di tirano dietro le scelte politiche, come è stato e come sempre sarà. Tutti possono farsi da soli i conti, che mi vergogno a chiamarli calcoli, i numeri sono sotto gli occhi di tutti. Basta contare i lavoratori privati e poi i pubblici, che sono meno di 3 milioni su 23 milioni di lavoratori totali. Poi si prendono i lavoratori della "locomotiva", ed è facile capire da dove viene la "scarsa" produttività. E sono una valanga di voti....

Ciao

Dm

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Gaetanoalberto

Una visione completa, che tenga conto degli effetti sui consumi della spesa pubblica per trasferimenti e della spesa del settore pubblico allargato, spiega come il 60/65 % del PIL italiano, dipende dalla spesa pubblica.

Il 28/30 % dipende dall'export, esposto alla concorrenza internazionale. Non poco comunque, a merito delle imprese che riescono.

Alcune di queste imprese sono comunque grandi imprese ex pubbliche, che peraltro sono state alla base del successo di molto indotto poi divenuto media impresa.
L'insieme comprende un grosso indotto, dal pubblico e dal privato, che fa sopravvivere il piccolo. Da verificare però se le piccole dimensioni non siano una delle ragioni di scarsa produttività e bassi salari.

Certamente non è quel 28/30 % già sano, o il 60 % del settore pubblico allargato,  che sono influenzati dalla presenza o meno dell'immigrato.

L'immigrazione, ma solo quella irregolare, alimenta e tiene in vita la fascia più debole e sommersa dell'economia domestica.

I salari italiani sono bassi a causa di problemi strutturali di produttività, tassazione e dimensione industriale.

 

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