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Caos in Nazionale: l'intervista-bomba di Maldini, i veti politici di Malagò e il "caso Pirlo". Cosa ne pensate?


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Avete letto l'intervista di oggi a Paolo Maldini sul Corriere della Sera? Se ne parla ovunque. Praticamente svuota il sacco sul perché lui e Leonardo si sono dimessi dalla FIGC dopo appena 16 giorni di mandato, prima ancora di firmare il contratto ufficiale.

Se volete capire perché il calcio italiano è in questo stato, i retroscena che racconta sono a dir poco allucinanti:

Il sogno Guardiola: Pep era la prima scelta assoluta. Maldini e Leonardo sono andati a trovarlo a Barcellona e hanno parlato un giorno intero. Guardiola era tentatissimo, tanto che si era messo a scrivere le formazioni sui fogli di carta. Questione economica? Zero. Ha detto: "Datemi un euro in meno di quello che prendeva l'ultimo ct e sono a posto". Ha rifiutato solo perché era esausto dopo 10 anni di Premier e una recente operazione alla schiena.

 

 

I veti su De Rossi e Grosso: Oltre ad Ancelotti (che ha rifiutato per rispetto al Brasile), gli altri candidati giovani erano Daniele De Rossi e Fabio Grosso. Ma Malagò ha posto il veto: a causa degli accordi politici presi con i club per farsi eleggere, non poteva toccare gli allenatori sotto contratto in Serie A.


La scusa delle scommesse su Pirlo: Sfumati gli altri, si è andati su Andrea Pirlo. Ma è scoppiata la polemica per la sua sponsorizzazione con la società di scommesse russa Fonbet. Maldini dice chiaramente che in FIGC nessuno lo sapeva, ma che la cosa è stata cavalcata politicamente come un pretesto esagerato per non farlo firmare, anche perché Pirlo era pronto a rescindere quel contratto.

 

 

I patti traditi da Malagò: La goccia che ha fatto crollare tutto è stata una telefonata di Malagò. Nonostante l'accordo iniziale prevedesse autonomia nella scelta tecnica ("voi decidete e io avallo"), il presidente ha chiamato dicendo: "Pirlo non si può più prendere. Da oggi le regole cambiano: io decido il ct e voi avallate". Maldini l'ha ritenuto inaccettabile e si è dimesso in 24 ore.


La finta "carta bianca" dei club: Maldini ha rivelato di aver parlato con vari dirigenti di Serie A (tra cui Luca Percassi e Marotta). A parole gli avevano garantito massima autonomia, ma nei fatti la Federazione si è mossa solo per mantenere il controllo politico.

 

Maldini coerente o presuntuoso? Ha fatto bene a andarsene subito per difendere la dignità del proprio ruolo, oppure è stato troppo intransigente e poco elastico di fronte alle prime inevitabili dinamiche politiche?

 

La scelta di Pirlo: Voi lo avreste voluto come CT? Passare da Guardiola/Ancelotti a un allenatore con pochissimo curriculum non vi sembra comunque una scommessa azzardata da parte di Maldini?


Il sistema calcio: Questa vicenda dimostra per l'ennesima volta che la FIGC e la politica sportiva italiana sono una "palude" irriformabile, dove contano solo le poltrone e le alleanze elettorali dei presidenti delle squadre.

 

 

 

 

L’intervista di Paolo Maldini a Il Corriere della Sera

 

Il carattere e la concezione del proprio ruolo

"Sono gli altri a giudicarmi; e non si può piacere a tutti. Io tengo a fare le cose per bene. E tengo a dire le cose chiaramente. Le persone che hanno lavorato con me, i miei compagni di squadra, i colleghi di cinque anni al Milan da dirigente, mi conoscono bene. Se un uomo che cerca di far valere il proprio ruolo e di difendere le proprie mansioni è intransigente, io sono intransigente. Se una persona che si prende le proprie responsabilità, che cerca di vincere e di accettare le sconfitte è intransigente, allora io sono intransigente".

"Non sono attaccato alla poltrona. Mi sento molto libero nelle mie scelte. Grazie a Dio non ho necessità economiche, ma se vengo indicato come responsabile, mi sento in dovere di esserlo".


La chiamata di Malagò e il coinvolgimento di Leonardo

"Malagò mi ha chiamato a Pasqua, dicendo: c'è la possibilità che io diventi presidente della FIGC; tu sei la persona che vorrei avere con me. Io gli ho dato la mia disponibilità. Nel calcio per me esistono solo due cose: il Milan e la Nazionale. Poi non l'ho più sentito. Il giorno prima delle elezioni, Malagò richiama: domani si vota, ci sono buone possibilità, ti vorrei a bordo. Rispondo: parliamone".

"Mi ha chiesto di diventare presidente del Club Italia. Non si trattava solo di rilanciare la Nazionale. C'era da rifondare il calcio italiano".


"[Su Leonardo] Condivido con lui amicizia, valori, principi. Leo ha una grande capacità organizzativa, oltre che una grande intesa con me. Così siamo partiti. E abbiamo pensato a un nuovo ruolo: la direzione tecnica. La direzione tecnica non è mai stata nell'organigramma della Nazionale: l'allenatore faceva riferimento direttamente al presidente. Però non era giusto: l'allenatore ha bisogno di confrontarsi".


"Per prima cosa avevo chiesto: il CT chi lo sceglie? Malagò mi ha risposto: l'allenatore lo decidete voi, e io lo avallo. Questo era l'accordo".

 

Il retroscena su Pep Guardiola e la smentita sull'ingaggio

"[Guardiola] È l'allenatore che più incarna il gioco tecnico e offensivo. Attraverso qualche amico aveva manifestato l'idea di allenare una Nazionale. Siamo andati a trovarlo a Barcellona, abbiamo pranzato insieme, abbiamo parlato per un'intera giornata. Era molto tentato. È andato molto vicino ad accettare. Si era messo anche a scrivere formazioni sui fogli".

"Assolutamente no [sulla richiesta di 20 milioni di euro]. I soldi non sono mai stati un tema. Pep ci ha detto chiaramente: datemi un euro in meno di quello che prendeva l'ultimo ct, e io sono a posto".

"Ha rifiutato per stanchezza. Guardiola viene da dieci anni massacranti in Premier. Si è operato alla schiena. Vuole riposarsi. Ma è stata una discussione molto seria, abbiamo studiato le rose, dagli under 17 in su... Così siamo andati su Andrea [Pirlo]. Malagò sapeva tutto, l'abbiamo informato passo dopo passo".

 

L'idea tecnica: Pirlo e i veti politici su De Rossi e Grosso

"La nostra idea era legata alla tecnica. Al gioco offensivo. A un cambiamento. In Italia siamo rimasti indietro su tante cose. Volevamo che la formazione dei ragazzi fosse basata non sull'esasperazione tattica, ma sulla tecnica, l'uno contro uno, la mentalità offensiva".

"E volevamo un allenatore giovane, che avesse avuto una storia in Nazionale. Una telefonata al migliore allenatore italiano di sempre, al mio fraterno amico Carlo Ancelotti, l'abbiamo fatta. Ci ha risposto che il Brasile gli ha ribadito la completa fiducia, ci ha salutati dicendoci in bocca al lupo. Una telefonata doverosa".

"I nomi erano tre. C'erano anche Daniele De Rossi e Fabio Grosso, non Thiago Motta. Tre campioni del mondo. Ma il presidente ci ha detto che in base agli accordi che l'hanno portato all'elezione, con l'appoggio di tutti i club tranne la Lazio, non potevamo toccare gli allenatori delle squadre di Serie A. Quindi De Rossi e Grosso erano esclusi. E noi siamo andati avanti con Pirlo".


"Noi volevamo un allenatore giovane, che sposasse il progetto e avesse una carriera di alto livello. Tecnicamente quando parlo con Pirlo lo trovo preparatissimo. Accompagnato e sostenuto da un direttore tecnico e da un advisor, sarebbe stato l'allenatore ideale. Che curriculum avevano gli ultimi due allenatori che hanno vinto il Mondiale, Scaloni e de la Fuente?".

 

La verità sul caso scommesse di Pirlo

"Non sapevamo della storia delle scommesse. L'opinione pubblica ha fatto il suo lavoro. Ma non c'era nulla sul piano giuridico che avrebbe potuto impedire ad Andrea di fare l'allenatore della Nazionale. Direi che è stato un pretesto. Di sicuro lo si è cavalcato in modo assolutamente esagerato. Pirlo era disposto a chiudere i rapporti con la Bet company russa. È una persona correttissima, non meritava questo clamore. Hanno tirato fuori il codice etico, il decreto dignità. Ma se ci fosse stata la reale volontà di farlo firmare come CT, non ci sarebbero stati ostacoli legali

 

 

 

@claravox su questo sono d'accordo con te. Come in tante cose, se non si tocca il fondo e non si toglie un po' di vecchiume (marcio) di mezzo, non se ne esce. D'altra parte il calcio (serie a) oggi è in mano alla finanza e a una teoria di presidenti-imprenditori ai quali della nazionale non gliene può fregare di meno.

Altrimenti la cosa più semplice era far salire al governo del calcio un Maldini (che mi sembra una persona onesta) anche se nella gestione dell'affaire ct mi è sembrato un po' dilettantesco 

  • Melius 1
17 minuti fa, claravox ha scritto:

Datemi un euro in meno di quello che prendeva l'ultimo ct e sono a posto". Ha rifiutato solo perché era esausto

Era esausto o voleva un euro in meno?

@appecundria

La questione dell' "euro in meno" era legata esclusivamente all'aspetto economico. Maldini ha smentito le voci secondo cui la trattativa fosse saltata per una richiesta astronomica da 20 milioni di euro.
Durante i loro incontri, Pep aveva pronunciato quella frase proprio per chiarire che l'ingaggio non sarebbe stato affatto un problema o un ostacolo per lui.

La "stanchezza" è stato invece il reale e unico motivo del rifiuto finale.

Nonostante Guardiola fosse estremamente tentato dal progetto (al punto da mettersi a scrivere le formazioni sui fogli a pranzo), ha preferito declinare perché esausto dopo dieci anni massacranti in Premier League e reduce da un delicato intervento chirurgico alla schiena, motivo per cui voleva solo riposarsi.

In sintesi: non è stato un problema di soldi ma si è tirato indietro unicamente per motivi fisici e di salute.

 

Si parte male con la decisione di inventare dal nulla due indecifrabili cariche plenipotenziarie per un ente nel quale nemmeno il presidente lo è.

Poi affidarle a due scappati di casa che portano un loro amico dalla serie B dell'Iraq. 

Calenda e Picierno lo azzannano per il contratto con l'oligarca ma lui non ci vede niente di male, altrettanto i due.

Nel frattempo non c'è un commentatore uno che non spari alzo zero sulla qualità del tecnico.

I due scappati di casa si incaponiscono.

Li trombano.

@claravox scopre il terzo complotto rettiliano in una giornata, finalmente tutto si spiega. 

  • Thanks 1
1 minuto fa, claravox ha scritto:

Pep aveva pronunciato quella frase proprio per chiarire che l'ingaggio non sarebbe stato affatto un problema o un ostacolo per lui.

Questo voglio dire. Uno prima tratta il compenso e poi scopre di essere stanco. Io lo avrei detto subito al telefono: non venite proprio perché sto stanco. Però va bene, magari la stanchezza gli è venuta dopo che ha sentito il compenso di Gattuso.

  • Haha 2
18 minuti fa, appecundria ha scritto:

Questo voglio dire. Uno prima tratta il compenso e poi scopre di essere stanco. Io lo avrei detto subito al telefono: non venite proprio perché sto stanco. Però va bene, magari la stanchezza gli è venuta dopo che ha sentito il compenso di Gattuso.

Sono semplicemente uomini di calcio, l'incontro non è stato una classica trattativa fredda sui soldi, ma una giornata di pura euforia tattica finita davanti allo scontro con la realtà fisica.

Io la vedo così.

 

Comunque scavando tra i dettagli di questa storia è venuto fuori un retroscena di cui si parla poco ma che secondo me è un cortocircuito regolamentare clamoroso.

Pare sia scoppiata una mezza polemica sul fatto che i figli di Maldini e Pirlo lavorino come procuratori/agenti senza avere ancora le qualifiche formali complete.

Se ci pensate, questo solleva un potenziale conflitto d'interessi.
Nel 2016 Marcello Lippi non fu nominato direttore tecnico della Nazionale proprio perché il lavoro di suo figlio Davide come agente venne considerato un conflitto d'interessi insuperabile.

 

la nazionali dello sport sono anacronistiche, un retaggio del passato, basate sul nazionalismo di cui si nutrono amplificandolo. 

E il nazionalismo è un sentimento pessimo che ha causato e causa guerre, razzismo ed aggressione. Anche quando scimmiottato dallo sport meno ce n’è meglio è.

 

1 minuto fa, Jack ha scritto:

la nazionali dello sport sono anacronistiche, un retaggio del passato, basate sul nazionalismo di cui si nutrono amplificandolo. 

E il nazionalismo è un sentimento pessimo che ha causato e causa guerre, razzismo ed aggressione. Anche quando scimmiottato dallo sport meno ce n’è meglio è.

 

Vale anche per le squadre di club.




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