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Omero il plagiatore


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Mollicone: “Omero copiò l’epica norrena. Leggete il libro di Felice Vinci”

 

“Tutto il mito omerico altro non è che il riadattamento, in ambito mediterraneo, dei miti norreni dell’età del Bronzo”. Odissea FdI: Il mare brumoso era il Baltico

(Il Foglio)

 

Il fratello d’Italia Federico Mollicone plaude all’iniziativa odisseo- fogliante. “Complimenti per l’idea di pubblicare un libro al giorno”, ci scrive via WhatsApp. Grazie. Dopodiché segnala un testo, invero interessante, che riapre – nientemeno – la questione omerica. Il presidente della commissione Cultura alla Camera è stato sedotto, anni fa, dall’ingegnere nucleare Felice Vinci. Incantato dal suo Omero nel Baltico – così racconta – ancor più che Odisseo da Circe.

“Quel libro è fenomenale”, dice al Foglio Mollicone. “Tutto il mito omerico altro non è che il riadattamento, in ambito mediterraneo, dei miti norreni dell’età del Bronzo”. Addirittura. La tesi è fascinosa ma forse ardita. “All’università di Riga ci hanno aperto un corso di studi perché la teoria è seria.

Con riscontri topografici, etimologici, filologici, antropologici, lessicali”. I greci hanno copiato i baltici? “Il mare brumoso… Le pellicce… Mi scusi, ma dove sta il mare brumoso nel Mediterraneo? E dove stanno le pellicce?”. Chissà. A Omero – per non dire a Nolan – noi quasi preferiamo Pirrone e sospendiamo il giudizio.

Ma intanto, chi è Felice Vinci? E cosa c’entra Odisseo con la Scandinavia, le isole danesi, le acque fosche e ghiacciate dell’Europa nord-orientale? Telefoniamo all’ingegnere nucleare, e ricercatore indipendente, che nel 1995 pubblicò il livre de chevet del nostro deputato. [...]

“Ho scritto Omero nel Baltico – dice Vinci – quando, costretto in casa da Chernobyl, rilessi Iliade e Odissea”. Era la primavera del 1986. “Allora mi accorsi di tanti elementi incongruenti”. Ce ne riporta qualcuno? “Mi accorsi, per esempio, che l’arcipelago di Itaca, descritto nei poemi, era totalmente diverso dall’Itaca ionica. Piuttosto, se stiamo alle indicazioni di Omero, ne ritroviamo uno solo al mondo con quella conformazione ma in Danimarca”. [...]

“be', penso al viaggio di Telemaco da Pilo a Sparta. Una traversata che il figlio di Odisseo compie agilmente ma che prevederebbe l’attraversamento della catena del Taigeto, alta duemila metri. Per intenderci, un viaggio come quello che da Roma a Pescara passa per il Gran Sasso o per la Maiella, e che però Telemaco compie molto velocemente perché nell’arcipelago danese c’è un’isola pianeggiante che corrisponde al Peloponneso”.

Recapitiamo la domanda dell’onorevole Mollicone: “Dove stanno le pellicce, nel Mediterraneo? E il mare brumoso?”. “Eh… Bella domanda. Gli eroi omerici, nudi sui vasi attici, in realtà combattevano intabarrati nella lana come Nestore col montone rovesciato. Il mare, poi, color del vino quand’è tempestoso o bianco-canuto quand’è calmo, corrisponde al mar Baltico e all’Atlantico. Ma vede, l’Odissea è piena di contraddizioni geografiche tutte coerenti tra loro”. [...]

Un mondo perduto ma ben conservato, evidentemente, tra gli scaffali di Colle Oppio. E riesumato adesso dalla destra al governo. “Molti studiosi – chiosa Mollicone – hanno individuato tracce, intorno ai Castelli, risalenti alle popolazioni preromane: urne cinerarie con simboli solari molto simili alle urne e ai simboli baltici”. Ulteriore indizio di un Omero che cantò Itaca e Lyø... Di uno strano (ma vero?) Omero che piacerà forse alla mediterranea Meloni e alla baltica Frederiksen. Indizi di un’epica europeista? Forse, chissà."

.

Segue dibattito.

È gradito il maglione a rombi.

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Fabio Cottatellucci
48 minuti fa, UpTo11 ha scritto:

È gradito il maglione a rombi.

No, è gradita la conoscenza di Omero.

Ho letto il libro di Vinci quando è uscito, oltre vent'anni fa.
Per inciso, Vinci oltre ad essere un ingegnere nucleare e un ricercatore è anche membro del MENSA.
Il suo libro è un tentativo assolutamente affascinante, rigoroso e pesantemente documentato di trovare una collocazione geografica plausibile all'Iliade e all'Odissea.
E' molto apprezzato dagli stessi studiosi di Omero, fra cui una professoressa di latino e greco mia amica, un tipo che su Omero ha poca voglia di scherzare.

Non stiamo parlando delle teorie sugli egiziani extraterrestri, tanto per capirci.

Nessuno ha mai veramente trovato la collocazione di Troia; lo stesso Schliemann ha trovato una città che coincide solo in parte e, per di più, lo strato che ha scavato (su, mi pare, dodici) non è compatibile con l'epoca in cui sono ambientati i lavori di Omero.

Tanto per dirne una, intorno ad Hissarlik (la Troia di Schliemann) ci sono solo rocce e dirupi, quindi era difficile immaginare manovre di truppe e i giri a tutta velocità di Achille col proprio carro con il cadavere di Ettore agganciato dietro.

La collocazione nel Baltico è molto attendibile, peraltro gli eroi biondi dagli occhi azzurri di Omero quadrano poco con la genetica delle popolazioni locali; ma. ovviamente, la tesi di Vinci (che non la pone mai come oro colato) andrebbe a sua volta assoggettata alla serie infinita di riscontri a cui è stata assoggettata l'Iliade. 

La lettura è comunque da consigliare, ma dopo aver letto almeno un'IIiade e un'Odissea in italiano "a lettura guidata", cioè con selezione antologica dei brani e commento (nessuno ha commesso peccati tali da doversi sopportare brani  come, ad esempio, il Catalogo delle Navi dell'Iliade).

Poi c'è la questione del "perché se ne parla qui ed ora".

 

 

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Antonio Posalaquaglia

Quelli del Foglio si confermano dei gionalisti fenomenali. Notizia che risalirà ai mondiali del 2006.

Ho letto e straletto il libro a suo tempo. Che dire? Come disse Strabone, Omero era poeta divino, ma non era un gran geografo, Potrebbe, però, obiettarsi che il bardo era cieco e che, pertanto, non avesse un corretta percezione dei luoghi.

Battute a parte, la corrispondenza geografica è, effettivamente, impressionante. Da ragazzo mi chiedevo poi come fosse possibile che nello stretto dei Dardanelli si verificassero bufere, cadesse la neve e i combattenti fosserto spesso biondi e vestissero  abiti pesanti, visto che avrebbe dovuto splendere il sole.

Per il resto, le soprendenti assonanze toponomastiche mi lasciano perplesso: nomi molto simili a distanza di più di 3000 anni, così come il fatto che Troia sarebbe da identificarsi nella piccolissima cittadina finlandese di Toja e Atene, se mal non ricorso, con  l'odierna Kalskrona. Non parliamo delle appendici, nelle quali Vinci semplicemente delira

  • Melius 2
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Antonio Posalaquaglia

Il libro è ben conosciuto dagli specialisti. Il punto è che sinora non mi risulta siano state trovate prove archeologiche.

Aggiungo che Vinci sostiiene che davvero la guerra fu scatenata per il rapimento di Elena e che le mura della vera Troia, ossia di Toja, non erano altro che una palizzata di legno, materiale abbondante in Finlandia, mentre la pietra scarseggiava.

Scilla e Cariddi sarebbero stati in realta i maelstrom. Molte cose sono fascinosamente plausibili; altre no

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Fabio Cottatellucci
20 minuti fa, Fabio Cottatellucci ha scritto:

Poi c'è la questione del "perché se ne parla qui ed ora".

Ovviamente Omero non ha copiato nulla dai norreni, semplicemente perché se la vicenda si fosse svolta nel Baltico la ricollocherebbe geograficamente mam non la collocherebbe nell'ambito della mitologia norrena, famosa soprattutto perché gli autori romantici tedeschi l'hanno posta al centro dei propri lavori ma, di per sé, neppure paragonabile agli impianti mitologici greci, mesopotamici, egiziani o indiani.   
Il fenomeno di turno che ha scritto il pezzo probabilmente non sa neppure qual è stato il processo di formazione dei poemi, poi sistematizzati da Omero, e sarebbe stupito di sapere che di materiale epico sulla guerra di Troia & proceeding ce ne sta per scrivere altre cinque Iliadi, più quello che si è perso.

Ma la volontà è abbastanza chiara: il loro elettorato e loro stessi non hanno frequentato scuole dove la mitologia greca si studiasse davvero e, se del caso, hanno masticato amaro per uno stentato 36.
Basta dire che i loro riferimenti mitologici sono, appunto, la mitologia norrena e Tolkien.

Poi, un bel giorno, che succede?
Inciampano per sbaglio nel libro di Vinci, ne capiscono il 3%, non hanno alcun background culturale sulla mitologia che non siano i disegni di Frazetta, e dicono:
"Finalmente avemo trovato uno che ce capisce e che dice che 'sti caxxo de Greci, (che me c'hanno pure rimandato du' volte pure se l'ho portati in Italiano) hanno copiato da Odino!" E spara la notizia.
Ai loro lettori quintelementaristi la cosa piace, e nasce il caso.


Ribadisco: Vinci è studioso di livello e il libro è scientificamente molto accurato.

Ho scritto di corsa perché ho un impegno, spero di non aver commesso errori, nel caso scusatemi. 

  • Melius 1
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Fabio Cottatellucci
6 minuti fa, Antonio Posalaquaglia ha scritto:

Molte cose sono fascinosamente plausibili; altre no

Certo, ma se ci pensi è come il racconto di Omero con Troia collocata ad Hissarlik.

Poi c'è tutta la parte del mito e della lotta al mito, teatro di scontro fra visioni filologiche e, guarda caso, politiche. Ma questo è altro argomento.

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Antonio Posalaquaglia
12 minuti fa, Fabio Cottatellucci ha scritto:

Peraltro, esistono altre interpretazioni "non ortodosse" dei libri di Omero, fra cui una molto suggestiva su Ulisse, "ma non rientra nello stretto margine di questa pagina".
(stra-cit. :classic_biggrin: per dire che è off topic)

Quella di Filottete?

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In realtà, a mio modesto parere,la cosa importante non è tanto stabilire se le narrazioni tramandate nelle opere di Omero possano essere accadute nel Baltico o nel Mediterraneo. Certamente alcune riflessioni e ipotesi proposte da Felice Vinci, possono essere intriganti e suggestive. E'vero anche che esistono molte similitudini tra alcuni miti greci  e norreni e tra alcune divinità greche e nordiche. Risultano infatti  evidenti,  funzioni, poteri  e caratteristiche che  spesso si equivalgono o sono complementari nelle due categorie divine in questione . Cambiano i nomi degli dei, ma non i loro attributi o la gerarchia delle divinità stesse. Tutto questo non deve però meravigliare più di tanto perché, entrambe le due popolazioni, hanno origini comuni rintracciabili nella civiltà indoeuropea che include italici, greci, slavi, germani, galli, britanni, norreni. popoli delle steppe, russi, ucraini, iraniani e indiani. Tutti questi popoli hanno una lingua, una mitologia, una religione e un'organizzazione socioculturale simile, basata sulla suddivisione in classi della popolazione che non ha possibilità di passare da una classe all'altra e  dove, ogni classe ha la sua funzione specifica ineludibile. Tutte le popolazioni del vecchio mondo narrano, quindi, sempre la stessa storia, pur tenendo conto delle possibili variazioni culturali apportate da ogni specifica etnia che, nel tempo si  è differenziata ed evoluta autonomamente dal comune ceppo originario. 

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Antonio Posalaquaglia
7 minuti fa, MaurilioMc ha scritto:

 Tutte le popolazioni del vecchio mondo narrano, quindi, sempre la stessa storia, pur tenendo conto delle possibili variazioni culturali apportate da ogni specifica etnia che, nel tempo si  è differenziata ed evoluta autonomamente dal comune ceppo originario. 

Tutto giusto. Ciò che però è "inquietante" nella ricostruzione di Vinci è  la apparente perfetta coincidenza goegrafica e climatica dei luoghi, ad eccezione dell'orografia di Itaca (e non solo), che è montuosa e piuttosto arida, come dice Ulisse stesso, mentre l'omologa danese è decisamente piatta, come tutta la Danimarca

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