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Aumento dei giovani laureati che lasciano l'Italia


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33 minuti fa, Velvet ha scritto:

Ma la predica di che? Si dialoga sui grandi numeri

Ma che numeri??

36 minuti fa, Velvet ha scritto:

È il paese ad aver preso una deriva turboliberista per cui oggi chi ha i dane' (suoi, del babbo, del nonno, del trisavolo) fa tre master e due lauree e chi non li ha va in pizzeria a fare lo sguattero. 

Un'altra perla

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2 ore fa, ediate ha scritto:

Quando lavoravo, per trent'anni abbiamo avuto un turnover bassissimo e l'azienda si lamentava perché "invecchiava" inesorabilmente;

Certo che fare un turnover pretendendo che la gente lavori fino a quasi 70 anni non è che sia una cosa intelligente; o c'è una soluzione?

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7 minuti fa, pfsoft ha scritto:

Certo che fare un turnover pretendendo che la gente lavori fino a quasi 70 anni non è che sia una cosa intelligente; o c'è una soluzione?

Infatti, non c'è soluzione. Anche perché se esci dal mondo del lavoro a 50 anni, in Italia, non ci rientri più.

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3 ore fa, Gaetanoalberto ha scritto:

io farei già parte della fascia dei contribuenti che paga un po' tutto agli altri

magari sarebbe il caso di approfondire meglio come funziona il giro del fumo.

dopo esco, farò scrivere l' assistente cino-filippino, così bannano lui e non me.

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La situazione in Italia meridionale è anche peggiore.

Cena di fine anno, su sei coppie di amici solo una aveva i due figli nella nostra città

La prima una figlia in Germania ed una a Torino, la seconda un figlio a Torino ed una figlia in Portogallo, una terza una figlia a Milano ed un figlio a Pisa a terminare gli studi, una quarta la figlia a Milano, infine la nostra, un figlio a Milano e la figlia sempre a Milano per terminare gli studi. Tutti sono laureati (tranne ovviamente chi sta terminando gli studi).

L'elenco dei mie ex studenti residenti fuori al mia città sarebbe interminabile.

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Parliamo di "cervelli", ovvero di professionisti (ingegneri, tecnici laureati e affini) e di situazioni di cui io sono al corrente.

Ormai il "mercato dei cervelli", in Italia e penso altrove, al di fuori della cerchia dei liberi professionisti, è in mano a un certo numero di grandi società multinazionali di consulenza che assumono figure professionali a tempo indeterminato, in una sorta di regime di monopsonio, per poi "affittarli", temporaneamente, per la realizzazione di determinati progetti, alle aziende che ne hanno bisogno. 

Le aziende pagano (alla società) la prestazione del consulente molto di più di quanto costerebbe loro se lo assumessero direttamente, ma naturalmente sono libere da vincoli di assunzione e, al termine del progetto, lo restituiscono alla società, senza ulteriori impegni.

La società di consulenza guadagna sul lavoro del consulente n volte il costo del consulente stesso. Lo stipendio netto del consulente stesso, normalmente non è esaltante, le possibilità di fare carriera dipendono abbondantemente anche dagli umori dei capi, dai fatturati e dalle congiunture economiche. Soprattutto c'è un problema di precarietà logistica. Il consulente, può trovarsi a lavorare per un tot di mesi in un posto, per essere poi inviato, per esempio, a 300 km di distanza su un altro progetto e così via. Il consulente teoricamente potrebbe rifiutare quel determinato incarico ma, inutile dire, che se non si dimostra abbastanza "collaborativo", non mancando la possibilità di rimpiazzarlo facilmente, può essere indotto a licenziarsi o viene tenuto in una sorta di limbo ("in bench"). 

L'altra faccia della medaglia è che in questo modo si ha la possibilità di acquisire esperienze abbastanza variegate, di fare carriera all'interno della società stessa o di essere assunto dalle aziende per le quali si lavora. Tuttavia è evidente che queste società sono i classici elefanti nella stanza del mercato del lavoro professionistico. 

Lavoro all'estero: innanzi tutto non è vero, come ho letto in precedenza, che all'estero assumono pure i ciucci purché titolati, e non è neanche vero, dopo l'impulso post COVID, che ci siano moltissime opportunità, specialmente per professionisti alle prime esperienze. 

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extermination

Che poi diciamolo, per quelli freschi di laurea ( magari anche con una esperienza lavorativa di qualche anno alle spalle) si verificano le posizioni aperte, si inoltra il curriculum, si aspetta di essere chiamati al primo colloquio e di superarlo, di andare in finale superando il/i successivi ( anche tra centinaia di contendenti) e classificarsi al primo posto ( vale a dire essere scelti) Insomma non è come suonare al campanello ed avere il posto di lavoro in tasca

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