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Cani e condomini.


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Chiedo per un'amica in difficoltà.

La signorina abita in un appartamento di proprietà al primo piano di un condominio di tre. Sopra di lei abita una signora con padre anziano e malato, più immancabile cagnolino formato tascabile e rompicoglioni.

Ora, questa ha l'abitudine di far fare i bisogni dell'animale in balcone, con relativo "percolato" maleodorante che sgocciola inesorabilmente sul balcone della sventurata; questo le impedisce, di fatto, qualunque tipo di utilizzo del proprio terrazzino (stendino, affaccio, caffè al fresco, etc.) per ovvie ragioni, costringendola, al contempo, ad una continua opera di pulizia e igienizzazione.

Nonostante le rimostranze più volte manifestate di persona, ottenendo la risposta che siccome deve occuparsi del papà non ha tempo di portare sempre fuori il cane, e le lettere più volte inviate dall'amministratore, il quale sostiene di non poter andare oltre a quelle, la situazione permane da diversi anni.

Domanda: escludendo il prendere a fucilate la porta della signora di sopra o, peggio, l'incolpevole rompic... ehm, cagnolino, quali sono le possibilità legali a disposizione della mia amica per addivenire ad una soluzione?

Grazie a chiunque vorrà darmi dei suggerimenti concreti da girarle.

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se si trattasse di abbai non avrebbe speranza
ma qui siamo nel campo di immissioni intollerabili e, vado a a memoria, il codice civile protegge in questo senso
quindi odori, fumo, calore, esalazioni e ci sta dentro direi
fagli raccogliere prove (foto, video dello sgocciolamento) e testimoni
e poi fagli fare diffida formale tramite avvocato

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11 minuti fa, Renato Bovello ha scritto:

Soluzione non semplice . Non è possibile montare una tettoia per proteggersi almeno in parte ? Ovviamente con possibilità tecnica per lavarla periodicamente 

A parte che dubito otterrebbe l'autorizzazione, ma poi capisci l'assurdità di dover spendere dei soldi e affrontare dei lavori per proteggersi dall'inciviltà di uno/a che se ne frega?

9 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Art.844 codice civile e azione in via d’urgenza.

Con un 5000 euro d’avvocato la signorina dovrebbe cavarsela

Ottenendo cosa, se posso?

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Sapendo che è possibile rivolgersi all'ASL e ai Vigili Urbani di zona, ho interrogato l'AI che ha riassunto per me questa possibilità:

 

"La tua amica si trova in una situazione insostenibile, ma fortunatamente la legge italiana offre diversi strumenti per tutelarsi, sia per le vie brevi (sanitarie e amministrative) sia, se necessario, per vie legali più formali. Lo sgocciolamento di deiezioni animali e urina sul balcone sottostante non è solo una violazione del decoro, ma configura un vero e proprio illecito.

Sì, è assolutamente possibile far intervenire l'ASL di zona e le autorità locali senza dover necessariamente avviare una causa civile, e spesso questa è la strada più rapida ed efficace per risolvere il problema.

1. L'intervento dell'ASL e delle Autorità (Senza causa legale)

Per evitare le lungaggini e i costi di un tribunale, la tua amica può attivare immediatamente i canali di controllo igienico-sanitario:

Esposto all'ASL (Servizio di Igiene Pubblica / Servizio Veterinario): La tua amica può presentare un esposto scritto all'ASL competente per territorio, segnalando la gravità della situazione. L'ASL ha il potere di effettuare sopralluoghi per verificare le condizioni igienico-sanitarie del balcone di sopra e di quello di sotto. Se viene accertato un rischio per la salute pubblica o l'esalazione di odori nauseabondi oltre la normale tollerabilità, l'ASL può emettere prescrizioni nei confronti della proprietaria del cane.

Segnalazione alla Polizia Locale (Vigili Urbani): Quasi tutti i Comuni italiani prevedono all'interno del proprio Regolamento di Polizia Urbana o del Regolamento per il Benessere Animale il divieto assoluto di far espletare i bisogni ai cani sui balconi se questo causa disturbo o sporcizia alle proprietà altrui. I Vigili, su segnalazione, possono venire a verificare (meglio se colti sul fatto o con prove fotografiche) e comminare sanzioni pecuniarie amministrative anche salate.

Ordinanza Sindacale contingibile e urgente: Nei casi più gravi, se il verbale dell'ASL o della Polizia Locale evidenzia un reale pericolo per l'igiene e la salute pubblica, il Sindaco può emettere un'ordinanza per costringere la signora a cessare immediatamente la condotta e a igienizzare i locali.

2. Le tutele in ambito Civile e Condominiale

Anche se l'amministratore sostiene di non poter fare altro che mandare lettere, in realtà il contesto condominiale offre altri appigli:

Regolamento di Condominio: Molti regolamenti condominiali (specialmente quelli di natura contrattuale) contengono clausole specifiche che vietano di sporcare le parti comuni o i balconi altrui, e possono prevedere sanzioni pecuniarie interne (fino a 200 euro, o fino a 800 euro in caso di recidiva) che l'amministratore può irrogare se autorizzato dall'assemblea.

Azione civile per Immissioni Intollerabili (Art. 844 c.c.): Se si volesse percorrere la via civile, si può richiedere al giudice un provvedimento d'urgenza (Art. 700 c.p.c.) per far cessare immediatamente le immissioni di odori e liquidi sul balcone, oltre al risarcimento dei danni per il mancato utilizzo del terrazzino e le spese di pulizia continua. Prima di andare in tribunale, sarebbe comunque obbligatorio un tentativo di Mediazione civile, che costa molto meno di una causa e spesso spinge la controparte a più miti consigli.

 

Strategia pratica consigliata

Per muoversi con efficacia e senza spendere un patrimonio, ecco i passi che la tua amica dovrebbe fare da subito:

Raccogliere le prove: Scattare foto e video datati del percolato, delle gocce e dello stato del proprio balcone.

Inviare l'esposto all'ASL e alla Polizia Locale: Depositare la segnalazione scritta allegando le prove fotografiche. La prospettiva di un controllo in casa da parte delle autorità e di una multa è spesso il deterrente più rapido.

Mettere l'amministratore davanti alle sue responsabilità: Chiedere formalmente che la questione venga posta all'ordine del giorno della prossima assemblea per valutare l'applicazione di sanzioni condominiali (se previste dal regolamento"

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