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Vandalizzate diverse scuole italiane


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PL-L1000
Inviato

Per inciso, i danni maggiori procurati al mio liceo durante le occupazioni, per dolo e sconsideratezza, furono prodotti da pochi rampolli di famiglie molto benestanti. Mi spiace ribadire quelli che sembrano topi, ma già lo erano in adolescenza, seppur camuffati.

Inviato
1 ora fa, CarloCa ha scritto:

Le casse dello stato sono beni pubblici?

Perché le hanno vandalizzate bene bene con i soldi di un merdoso carro armato si mettono a norma tutte le scuole del Lazio.

E con i soldi del superbonus si sarebbero messe a norma e installato cessi d’oro in tutte le scuole d’Italia. Ma questo fa parte di come la politica orienta la spesa, non vedo il nesso con giovanotti che decidono dì danneggiare gli arredi e distruggere i computer per rivendicare presunti diritti ignorando sempre i doveri. 

Gaetanoalberto
Inviato

Le peggio cose nel mio liceo i missini

Inviato
3 ore fa, nullo ha scritto:

Dipende, magari qualcuno il futuro glielo ha garantito.

Però questa visione dei giovani che occupano scuole per i destini del mondo invece che per il cazzeggio, è una cosa straordinaria, una strana forma di distorsione cognitiva.

Ma qui oltre al cazzeggio c'è vandalismo e distruzione.

E credo anch'io che siano i soliti gruppi organizzati tipo 'black block'.

Discopersempre2
Inviato

Iniziano da giovani, poi, più grandi, s' infileranno nei cortei -naturalmente belli bardati, per non farsi riconoscere- e da vigliacconi, in gruppo, vai a demolire tutto ciò che incontrano....tanto sanno che, "qualcuno", troverà qualche cavillo per non fargli fa' la galera e, a maggior ragione, fargli paga' i danni:classic_dry:.

"So' ragazzi" (cit.)🙃.

Inviato

 

La generazione del patto rotto
Vincenzo Galasso | 14 ottobre 2026

Il patto tra generazioni non si ricostruisce mettendo giovani contro anziani, ma rimettendo al centro casa, lavoro e opportunità per chi comincia

La Francia è scossa da un'ondata di proteste studentesche che mette sotto accusa un sistema d’istruzione sottofinanziato e sovraffollato. La Spagna si è indignata per lo sfratto di Maricarmen Abascal, una donna di 87 anni, dalla casa in cui viveva da settant'anni. I giovani hanno trasformato Puerta del Sol in una tendopoli per protestare contro il caro-affitti. In Italia, nessuna tendopoli, niente licei occupati. I giovani italiani stanno meglio dei loro coetanei francesi o spagnoli? Sono meno arrabbiati, o semplicemente più rassegnati? I dati raccolti dall'Osservatorio Monitoring Democracy dell'Università Bocconi (Monitoringdemocracy.it) raccontano un'altra storia.
I giovani italiani non sono contenti. Soprattutto quelli nella fascia tra i 25 e i 34 anni, alle prese con l'ingresso nel mercato del lavoro e la ricerca di una casa, sono convinti che il sistema economico li penalizzi. E individuano negli anziani i principali beneficiari delle politiche pubbliche. Il 51% dei 25-34enni ritiene che siano gli anziani a trarre i maggiori vantaggi dall'intervento pubblico, contro il 29% della popolazione complessiva. Solo il 7% pensa che a essere favoriti siano i giovani. Questa percezione di ingiustizia emerge anche nel confronto con la generazione dei genitori: i giovani ritengono di avere minori opportunità di acquistare una casa e temono di non potersi permettere di continuare a vivere nella zona in cui abitano.
Ma il malessere economico non è l'unico segnale preoccupante. Se il sistema economico non include i giovani, la loro fiducia nelle regole democratiche potrebbe vacillare. Nel 2016 Roberto Foa e Yascha Mounk lanciarono l'allarme sul possibile indebolimento delle convinzioni democratiche tra le nuove generazioni. I dati italiani non indicano necessariamente un rifiuto della democrazia, ma suggeriscono una maggiore disponibilità ad accettare comportamenti che ne mettono in discussione le regole. Il 21% dei 25-34enni ritiene che la violenza per raggiungere obiettivi politici possa talvolta essere giustificata, contro il 9% della popolazione. Solo il 40% considera inaccettabile gioire per la morte di un avversario politico, rispetto al 60% del totale. E quasi la metà dichiara, in una domanda ipotetica, che accetterebbe mille euro per votare un candidato indicato da altri. Eppure, i giovani non sono radicalizzati sui grandi temi sociali. I 25-34enni sono meno ostili all'immigrazione, si sentono più sicuri nelle proprie città, sono meno pessimisti sugli effetti dell'intelligenza artificiale sul lavoro.
Più che una rabbia ideologica, sembra emergere la convinzione di trovarsi dalla parte sbagliata di un patto intergenerazionale che non funziona più. A questo disagio si accompagna una fragilità personale. Il 32% dei 25-34enni dichiara di utilizzare strumenti di supporto psicologico, contro il 14% della popolazione. Più della metà considera molto diffuso il malessere psicologico tra gli studenti. E pensando alla propria vecchiaia, i giovani temono la solitudine molto più delle altre generazioni.
Ma allora perché i giovani italiani non scendono in piazza? Forse è mancata la scintilla, un episodio capace di trasformare la frustrazione individuale in protesta. Ma esiste anche un'altra possibilità. Quando le cose non funzionano, si può scegliere di andar via. E molti giovani italiani se ne vanno. Secondo l’Istat, tra il 2019 e il 2024 l’Italia ha perso, al netto dei rientri, 161 mila cittadini tra i 25 e i 34 anni, quasi la metà dei quali laureati. Sono circa 27 mila giovani all’anno. La Spagna, nel 2024, ha perso in tutto circa 25 mila persone nate nel Paese, di tutte le età. In un anno, quindi, l’Italia perde più giovani di quanti cittadini perda la Spagna. Parte soprattutto chi ha più risorse e più capitale umano. Chi resta spesso può contare sulla famiglia, che attenua le difficoltà economiche e contribuisce a evitare che il disagio si trasformi in conflitto aperto. E poi c’è la demografia. In un Paese che invecchia, i giovani rappresentano una minoranza sempre più piccola dell’elettorato e hanno meno peso nel determinare le scelte politiche.
Ma l'assenza di protesta non equivale al consenso. Può bastare un episodio per trasformare il malessere in protesta. In Spagna il volto della protesta non è stato quello di un giovane, ma di un’anziana sfrattata. Perché il patto tra generazioni non si ricostruisce mettendo giovani contro anziani, ma rimettendo al centro casa, lavoro e opportunità per chi comincia. 

 

Inviato

Ogni scusa è buona per non andare a scuola. Si rimboccassero le maniche, come fecero i nostri nonni, i nostri genitori, noi. Queste generazioni, cresciute nella bambagia, nel tutto é dovuto, alla prima salita si buttano a terra a invocare le scale mobili. Non tutti per fortuna: chi ha volontà e capacità andrà avanti, gli altri popperanno alla pensione di mamma e papà. Sbraitano contro i privilegi mentre mungono.

Sognatore
Inviato

I giovani per definizione sono ribelli, sapete com’è in quell’età, contro tutto e tutti a partire dai genitori fino ai governi…ci siamo passati anche noi qui, qualcuno c’è ancora dentro!! 😉

PL-L1000
Inviato
7 minuti fa, LeoCleo ha scritto:

Sbraitano contro i privilegi mentre mungono.

Finalmente dei commenti brillanti, ora posso andare a dormire sereno.

  • Haha 1
Inviato
4 ore fa, mozarteum ha scritto:

Gli adulti fessi da qualche parte sono stati giovani

Pensa che ci sono adulti nati con la camicia e alcuni addirittura nati già adulti con addosso un gessato.

Inviato
18 minuti fa, Sognatore ha scritto:

siamo passati anche noi qui, qualcuno c’è ancora dentro!!

La maggior parte di quelli che stanno qui dentro , sono venuti al mondo con una ventiquattrore in mano.




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