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Il Brasile può permettersi di disboscare la foresta amazzonica


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16 minuti fa, briandinazareth ha scritto:

Il problema è che il riscaldamento globale ha costi sociali molto alti che potrebbero diventare insostenibili in breve tempo. 

Non posso certo darti torto: 'ste correnti d'aria fredda fuori stagione fan salcicce anche del turismo (e, soprattutto, dei miei zebedei che adoro il caldo torrido). 🙂

Per quello sarei per lo studio di soluzioni drastiche e che diano risultati in tempi brevi (impossibili): è un delirio...

Quel che temo di più è che non appena ci mollerà la seppur molla alta pressione che ci ripara adesso con alti e bassi (per restare in tema audiophile), verrà giù una roba mostruosa, stile novembre 2014...

  • Melius 1
cactus_atomo

@briandinazarethi costi sociali ci saranno sia se si contrasterò con misure efficaci il riscaldamento globale che se non si farò nulla. la situazione è quella di una famiglia che viveva negli agi e del lavoro altrui, cambia bil contorno, dovrebbe semplicemente ridurre un poco il tenore di vita e ricominciare a rimboccarsi le maniche, ma come dire do no all'estate alle maldive, all'inverno a cortina, all'abbonamento in tribuna allo stadio, come non comprare la macchina nuova ai figli e non dargli quel che serve per frequentare i locali alla moda? e' più facile rinviare e spendere quello accumulato.

tutti vogliamo tutti, in temi di sacrifici siamo altruisti (i sacrifici li facciano gli altri), in economia si dice che o di adeguamo le uscite alle entrate o si adeguano le entrate alle uscite, in tema di clima la seconda strada non è percorribile, è folle il concetto che il pil possa crescere sempre ed indefinitamente. non si tratta di tornare ad una vita monastica ma bloccare una corsa  alla distruzione delle risorse, sono finiti o stanno finendo ferro rame sabbia da ostruzione marmo, persino il silicio, usiamo per i prodotti h9itech utilizziamo le terre rare (che si chiamano così non a caso). i cambiamenti si possono subire o accopagnare, noi abbiamo scelto di subirli

 

  • Melius 1
3 ore fa, enzo966 ha scritto:

in inverno tengono 298 K ed, in estate, tengono 290 K.

la cosiddetta "inversione stagionale" è ben  nota ai gestori di impianti di condizionamento con termostati a disposizione degli utenti.  Altro fenomeno da contenere è quello dei megagalattici che devono permettersi l'incazzatura in riunione con abito sartoriale senza che il colletto della camicia si appiccichi al collo...

Ci sarebbe, in teoria, una norma: La temperatura minima del condizionamento estivo deve essere di 26°C con tolleranza di -2°C.   Peccato che la norma parli di "temperatura ponderata". Ponderata in base a cosa ? Metri quadri ? Numero di persone ? Potenza dissipata nel locale ? Orario giornaliero ? Giorni per anno termico ? Punto di misura ?... E sopratutto, chi fa i controlli ? 

cactus_atomo

@Martin i controlli non servono, non dico buongiorno e buonasera perchè lo impone la legge. il clima riguarda tutti e anche la salute, certe temperature salutari non sono

nei racconti di poirot, quandolui saliva su un trno prima di accendere un sigaro domandava se il fumo disturbase. negli anni 80 al lavoro se chiedevo al collga ciminiera di fare una pausa tra una sigaretta e l'altra mi rispondeva fumare non è vietato. e si è arruvati al bando del fumo per la maleducazione dei fumatori

2 ore fa, cactus_atomo ha scritto:

i controlli non servono, non dico buongiorno e buonasera perchè lo impone la legge.

Nel paese del "e che sarà mai" e del "perché devo essere più fesso degli altri" è dura sperare in  una presa di coscienza collettiva.  

 

Il 18/7/2021 at 13:05, Velvet ha scritto:

idiota sia la civiltà contemporanea rispetto all'epoca del ferramenta che ti pesava le stesse 10 viti e te le incartava in un ritaglio di giornale

e' solo questione di quanto si vuole spendere in comodita ( al brico trovi tutto e non solo la ferramenta) e in termini di costo del prodotto

 

7 minuti fa, Velvet ha scritto:

si parla di sostenibilità credo, non di comodità 

il senso della mia frase e' che e' facile dire che lo scartoccino con le viti dentro ha meno impatto ambientale

ma ci sono due cose da verificare

- che questo sia vero sotto tutti i punti di vista 

- che questo minor impatto (da dimostrare) non comporti aggravi di costo anzi comporti enormi sravi dato che ne perdi in comodita

 

perche una cosa che abbiamo capito e' che la tutela all'ambiente non passa nella testa del consumatore a meno che ne abbia un vantaggio economico.

.

Quanti coppotti si farebbero sulle case senza i vari 65/110% ?

Quante auto ibride, o plug in si venderebbero senza incentivi ?

E chi accetterebbe l'incomodo di un tempo ricarica di ore rispetto ai minuti di una elettrica senza un ancor piu robusto contributo pubblico ?

 

 

2 minuti fa, stefanino ha scritto:

perche una cosa che abbiamo capito e' che la tutela all'ambiente non passa nella testa del consumatore a meno che ne abbia un vantaggio economico.

Falso.

Basta vietare le cose alla radice.

Come fatto con ottimo successo per le buste in plastica non riciclabile dei supermarket che tutti sembrano aver già dimenticato.

briandinazareth
1 minuto fa, Velvet ha scritto:

Basta vietare le cose alla radice.

Come fatto con ottimo successo per le buste in plastica non riciclabile dei supermarket che tutti sembrano aver già dimenticato.

 

a volte la resistenza psicologica è molto più forte dell'effettivo disagio reale.

4 minuti fa, stefanino ha scritto:

allora basterebbe vietare le auto non ibrude/plug in o elettriche

o cietare  di abitare in case senza cappotti termici

E' un processo già in atto che si concluderà a breve. Gli incentivi sono giustamente pensati per la sostituzione/miglioramento del "vecchio" non certo per il nuovo.

Se costruisci nuovo devi sottostare alle classi energetiche più virtuose, idem se compri l'auto nuova.

Certo, se tu preferisci puoi sempre girare con la sportina dell'Esselunga del 1997 in puro PVC, è una tua libera scelta.

3 minuti fa, Velvet ha scritto:

Come fatto con ottimo successo per le buste in plastica non riciclabile

40

40 anni

ci son voluti 40 anni e il cambio e' stato fatto quando le tecnologie per le compostabili erano  diffuse e con costi analoghi

6 minuti fa, briandinazareth ha scritto:

a volte la resistenza psicologica è molto più forte dell'effettivo disagio reale.

Ma infatti, ricordo perfettamente lo stracciarsi di vesti nelle settimane successive all'introduzione delle buste riciclabili. Pareva dovesse venire giù il mondo.

Oggi non se ne cura più nessuno.

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