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Percezione e Appercezione


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@senek65 sicuramente la predisposizione mentale e fisica nel percepire  musica è importante, ma anche la qualità elettrica, concorre al risultato finale. L’ascoltare musica, coinvolge innumerevoli variabili, che influenzano il risultato, quella percettiva, è forse la più grande.  

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8 ore fa, Titian ha scritto:

Non esiste la reale udibilità per quanto riguarda l'ascolto di musica perché è il suono è molto complesso e il cervello ogni volta si concentra solo su una piccola parte del suono e questa parte cambia ogni volta si sente questa fonte complessa. La "realtà" in questo caso è soggettiva e dipende dalla mente che a sua volta è influenzata da tanti fattori, molti esterni e non concernenti il suono sentito. Ascoltanto suoni semplici (un paio di frequenze) il discorso cambia

 La trovo un’interessante riflessione ... ma, nutro qualche dubbio sulla capacità del cervello di concentrarsi solo su un piccola parte del suono ... forse questa è una propensione più audiofila che naturale. Vero anche che un maggior “distacco percettivo” dagli strumenti di riproduzione aiuta a concentrarsi maggiormente e forse meglio, sul messaggio musicale nel suo complesso ... godendone in modo meno condizionato, da altre variabili.

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8 ore fa, Titian ha scritto:

ti credo, prima di qualsiasi sezione d'ascolto cerco di rilassarmi il più possibile, distaccarmi da tutto quello che ho vissuto durante le ore precedenti e di abituarmi all'acustica del posto d'ascolto...

Se, come me, passi molte ore a giorno in un luogo estremamente rumoroso,  ti serve davvero molto tempo per eliminare le scorie e essere ben predisposto. 

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31 minuti fa, iBan69 ha scritto:

nutro qualche dubbio sulla capacità del cervello di concentrarsi solo su un piccola parte del suono ...

È noto che sentendo una melodia con più parti (voci) una persona segue (coscientemente) solo una o due, certi malapena un terzo. Questo semmai anche solo in parte. Non tutte le note vengono coscientemente percepite.

Si sa anche che sentendo una melodia la mente non si concentra esattamente su quella melodia che viene suonata / emessa ma in base alla sua esperienza va oltre e si aspetta la continuazione. Se arriva poi un suono non aspettato c'è una reazione nel corpo / mente. In molti casi conoscendo già la melodia la mente la interpreta a suo modo (come gli piace) e non si limita ad ascoltarla nel modo in cui viene suonata.

Si sa che la mente non è un computer multitasking, ci sono persone che sono capaci di poter fare 2-3 cose alla volta ma lo devono allenare in modo molto intenso: non si è nati così e non lo si diventa senza una lotta "contro la natura".

Stessa cosa succede anche se si vuole concentrare sulle caratteristiche sonore. Neanche concentrarsi su una caratteristica durante tutto un pezzo è nè facile nè naturale e ha bisogno di allenamento. A dipendenza del suono il cervello si concentra e reagisce su quello che ritiene più importante per la sopravvivenza del corpo: quindi su rumori non conosciuti (eventuali pericoli), rumori che dano un senso di piacere (armonie, ritmo, dinamica), ecc.

Inconsciamente succede molto di più, vengono attivate regioni celebrali che prima non erano molto attive e la musica viene anche usata per sostenere la guarigione di diverse malattie. Questo non avviene coscientemente però.

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@senek65 no per fortuna ho la possibilità di cercarmi l'ambiente che più mi si addice. Da tempo avevo scelto di andare via dalle città, via dai rumori (a parte sale da concerto o quando mi alleno al ballo). Da tempo cerco il silenzio ma anche interiore quindi reagire negativamente a quello che mi succede intorno, quindi anche a quello che mi dicono.

Sono comunque consapevole che essendo tutto il giorno in ambienti rumorosi è difficile rilassarsi anche dopo.

Quando vado alle mostre hifi o faccio una visita e faccio magari 1-3 ore di macchina ho bisogno di tempo per"calmarmi", anche 30-60 minuti. Io arrivo ai concerti almeno 45 minuti prima, mi bastano però circa 30 minuti sedermi nella sala vuota (appena aprono le porte) per rilassarmi nell'ambiente nuova con caratteristiche acustiche ben diverse. Definitivamente godo di più la musica.

  • Melius 1
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Ascoltare il brano musicale ed ascoltare la qualità della riproduzione sonora sono attività completamente diverse, soprattutto dal punto di vista "mentale".

 

Analizzare la qualità, oltre ad una attitudine innata, richiede conoscenza e pratica.

 

Conoscenza perché è necessario "dare un nome alle cose", dargli un nome serve non solo a parlarne con gli altri ma anche ad immagazzinare il relativo concetto nella propria memoria.

 

Pratica perché l' ascolto analitico richiede un percorso di crescita, di affinamento del gusto (al di là, appunto, dell' attitudine).

 

Inciso: le differenze si colgono più facilmente quando sono "In peggio". Se mi alzano lo stipendio di cento euro al mese ringrazio ma ho la sensazione che non mi cambi nulla. Se me lo abbassano di cento euro mi accorgo immediatamente di cosa mi viene a mancare.

 

Ergo: se ascolti un impianto peggiore del tuo te ne accorgi subito e molto probabilmente sai anche dire perché. Se ne ascolti uno migliore probabilmente ti accorgi che è meglio ma è più difficile dire in cosa.

 

Per il passo "dare un nome alle cose" ho pensato a suo tempo ad un apposito Chesky Records demonstration disk ma a parte l'essere in inglese non sono sicurissimo che la terminologia sia la stessa in uso correntemente da noi.

 

Ci vorrebbe comunque un corso, così come ci sono i corsi per i sommellier si può immaginare un corso per "sommellier audio" dove ti si insegna a riconoscere (metaforicamente parlando) profumi e sapori del suono ed a dargli il nome giusto.

 

Chiosa finale: io sono comunque per la goduria istintiva, pensate che sfiga ad un poveraccio che, ammesso a godere delle grazie di una bella donna, invece di godersele e basta sta li a calibrare forma, dimensioni, consistenza dei seni (per non parlar del resto) ed talmente preso dal suo compito "metrico" da dimenticare lo scopo principale per cui è lì. 😉

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