Jump to content

Gennaio: poesie e altro


mom
 Share

Recommended Posts

 

Ode al primo giorno dell’anno

.

Come se fosse un cavallino
diverso da tutti i cavalli.
Gli adorniamo la fronte con un nastro,
gli posiamo sul collo sonagli colorati,
e a mezzanotte lo andiamo a ricevere
come se fosse un esploratore
che scende da una stella.

Come il pane assomiglia al pane di ieri.
Come un anello a tutti gli anelli: i giorni
sbattono le palpebre
chiari, tintinnanti, fuggiaschi,
e si appoggiano nella notte oscura

Vedo l’ultimo giorno
di questo anno
in una ferrovia, verso le piogge
del distante arcipelago violetto,
e l’uomo
della macchina,
complicata come un orologio del cielo,
che china gli occhi
all’infinito
ripetersi delle rotaie,
alle brillanti manovelle,
ai veloci vincoli del fuoco.

Oh conduttore di treni
fuggiasco
verso stazioni
nere della notte.
Questa fine dell’anno
senza donna e senza figli,
non è uguale a quella di ieri, a quella di domani?

Dalle vie
e dai sentieri
il primo giorno, la prima aurora
di un anno che comincia,
ha lo stesso ossidato
colore di treno di ferro:
e salutano gli esseri della strada,
le vacche, i villaggi,
nel vapore dell’alba,
senza sapere che si tratta
della porta dell’anno,
di un giorno scosso da campane,
fiorito con piume e garofani.

La terra accoglierà questo giorno
dorato, grigio, celeste,
lo dispiegherà in colline,
lo bagnerà con frecce di trasparente pioggia
e poi, lo avvolgerà nell’ombra.

Così è:
piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell’anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare, a fiorire, a sperare.

Ti metteremo
come una torta
nella nostra vita,
ti infiammeremo
come un candelabro,
ti berremo come
un liquido topazio.

Giorno
dell’anno nuovo,
giorno elettrico, fresco,
tutte
le foglie escono verdi
dal tronco
del tuo tempo.

Incoronaci con acqua,
con gelsomini
aperti,
con tutti gli aromi
spiegati,
sì,
benché
tu sia solo un giorno,
un povero giorno umano,
la tua aureola palpita
su tanti cuori stanchi
e sei,
oh giorno nuovo,
oh nuvola da venire,
pane mai visto,
torre permanente!


Pablo Neruda

 

  • Thanks 1
Link to comment
Share on other sites

Per l’anno nuovo.
[…] Oggi ognuno si permette di esprimere il suo augurio e il suo più caro pensiero: ebbene, voglio dire anch’io che cosa oggi mi sono augurato da me stesso e quale pensiero quest’anno, per la prima volta, m’è venuto in cuore – quale pensiero deve essere per me fondamento, garanzia, dolcezza di tutta la vita futura! Voglio imparare sempre di più a vedere il necessario nelle cose come fosse quel che v’è di bello in loro: cosi sarò uno di quelli che rendono belle le cose. Amor fati: sia questo d’ora innanzi il mio amore! Non voglio muover guerra contro il brutto. Non voglio accusare, non voglio neppure accusare gli accusatori. Guardare altrove sia la mia unica negazione! E, insomma: quando che sia, voglio soltanto essere, d’ora in poi, uno che dice sì!
Friedrich Nietzsche

Link to comment
Share on other sites

Anno nuovo 

.

A noi che siamo
tra il vecchio e il nuovo,
la sorte dona
queste ore liete;
e il passato impone
d’aver fiducia
a guardare avanti
e a guardare indietro.

Johann Wolfgang Goethe

 

Link to comment
Share on other sites

 

L’inverno è la stagione della comodità, del buon cibo e del calore, del tocco di una mano amica e delle chiacchiere accanto al fuoco: è il momento della casa.
Edith Sitwell

 

Link to comment
Share on other sites

 

Leggere una poesia a gennaio è bello come fare una passeggiata a giugno.
Jean-Paul Sartre

.

.

p.s. @mozarteum io, però, ho perso 5kg in tre mesi facendo tutti i giorni passeggiate di almeno 5km, fresche e gelate come oggi. ( e anche stando a dieta! ). Spero proprio di non recuperarli in primavera!  😛

 

Link to comment
Share on other sites

 

Canzone dell’inverno

.

Nella notte d’inverno
galoppa un grande uomo bianco
galoppa un grande uomo bianco

è un omone di neve
ha una pipa di legno
un omaccione di neve
inseguito dal freddo

arriva in paese
arriva in paese
vedendo la luce
si sente sicuro

in una casetta
entra e non bussa
in una casetta
entra e non bussa

e per riscaldarsi
e per riscaldarsi
si siede sulla stufa arroventata
e d’improvviso ecco che scompare

e rimane solamente la sua pipa
proprio nel mezzo di una pozzanghera
e rimane solamente la sua pipa
e il suo vecchio cappello.

 Jacques Prévert

 

Link to comment
Share on other sites

Etimologia e un po’ di curiosità relative a gennaio:

 Il nome gennaio (in latino Ianuarius) deriva dal dio romano Giano (Ianus). Giano è raffigurato con una testa bifronte e, proprio perché da un verso guardava davanti e dall’altro didietro, rappresentava il trapasso e il contatto da un anno  all’altro. Non a caso, del resto,  la janua in latino era “la porta”.
Giano era comunque quella specifica divinità chiamata in causa  per ogni tipo di passaggio, sia pragmaticamente edilizio come le porte delle città, i ponti, i valichi e i traghetti, sia in senso metaforico attinente comunque sempre a qualche passaggio,mutazione o cambiamento in genere.

.
Fu papa Gregorio XIII che, seguendo un’usanza diffusa in Francia, fissò definitivamente la data di inizio del mese e la sua durata con la riforma del calendario nel 1582. 
In precedenza, in altri Paesi europei questo mese aveva altre denominazioni : in Sassonia questo era il mese del lupo: Wulf-monath, mentre nella lingua ceca era il mese del ghiaccio: Leden.  Da segnalare anche il mese della farnia (una particolare quercia con ghiande nordiche): Tammikuu.

🙂 

 

 

Link to comment
Share on other sites

 

Preghiera in Gennaio 

 

Lascia che sia fiorito

Signore, il suo sentiero

Quando a te la sua anima

E al mondo la sua pelle

Dovrà riconsegnare

Quando verrà al tuo cielo

Là dove in pieno giorno

Risplendono le stelle

 

Quando attraverserà

L'ultimo vecchio ponte

Ai suicidi dirà

Baciandoli alla fronte

Venite in paradiso

Là dove vado anch'io

Perché non c'è l'inferno

Nel mondo del buon Dio

 

Fate che giunga a voi

Con le sue ossa stanche

Seguito da migliaia

Di quelle facce bianche

Fate che a voi ritorni

Fra i morti per oltraggio

Che al cielo ed alla terra

Mostrarono il coraggio

 

Signori benpensanti

Spero non vi dispiaccia

Se in cielo, in mezzo ai Santi

Dio, fra le sue braccia

Soffocherà il singhiozzo

Di quelle labbra smorte

Che all'odio e all'ignoranza

Preferirono la morte

 

Dio di misericordia

Il tuo bel paradiso

L'hai fatto soprattutto

Per chi non ha sorriso

Per quelli che han vissuto

Con la coscienza pura

L'inferno esiste solo

Per chi ne ha paura

 

Meglio di lui nessuno

Mai ti potrà indicare

Gli errori di noi tutti

Che puoi e vuoi salvare

 

Ascolta la sua voce

Che ormai canta nel vento

Dio di misericordia

Vedrai, sarai contento

 

Dio di misericordia

Vedrai, sarai contento

.

 Fabrizio De André 

.

Fabrizio De André ha scritto questa canzone al rientro dal funerale di Luigi Tenco ed è a lui che questa è dedicata.

.

 

 

Link to comment
Share on other sites

Oggi, lunedì 17 gennaio, viene considerato da qualcuno il blue monday. Questa giornata è stata individuata da uno psichiatra nel 2005. Il medico ricercatore l’ha individuata considerando diverse cause: sensi di colpa per le troppe spese e abbuffate nel periodo delle feste, le giornate di gennaio sono, nel nostro emisfero, le più buie e fredde, e senso di inadeguatezza e ansia per il raggiungimento degli obiettivi. In realtà pare che questa giornata non sia altro che un ennesima occasione per fare marketing e sponsorizzare agenzie che propongono viaggi di sogno.

Oggi è anche la giornata in cui si celebra la pizza. Se il termine inglese “blue” oltre al colore, sta a indicare uno stato d’animo malinconico e triste, la pizza, si posiziona esattamente al contrario perché evoca gioia e allegria e momenti di relax possibili per tutti e nell’immediato.  🙂 

Link to comment
Share on other sites

Strenna :”… L'usanza delle strenne, deriva da Romolo. Avendo dato origine a quella che, all'inizio, non era che un piccolo centro abitato, e averla protetta cingendola con mura, gli abitanti, come simbolo di gioia e prosperità, regalarono al fondatore un grande fascio di rami verdi, provenienti da un bosco vicino dedicato alla dea Strenia, divinità di origine sabina; dea della fortuna e della potenza. Apprezzando il gesto dei concittadini, Romolo, volle che la cosa si ripetesse ogni anno, a ricordare la fondazione di Roma. Col tempo, si perse il significato originale dell'uso delle strenne. I romani, usavano scambiarsele il 1° del mese, ovvero, alle calende di gennaio. Le strenne, non erano che rami d'alloro e ulivo, all'epoca sacri, ornati da fichi e mele, per augurare un anno dal sapore dai quei frutti. Dalla dea Strenia, simbolo di prosperità, strenia divenne il nome di questa antica usanza. Un altro testo indica, invece, la verbena (Verbena officinalis) come prima strenna . Col tempo, il nome Strenia, si trasformò in  strenna e, alloro, ulivo,mele e fichi, divennero doni di altro tipo, da scambiarsi il giorno di Natale.  …” ( Enciclopedia Treccani).

Usanze:
Il giorno di Capodanno, i Sabini offrivano al Dio Giano un dolce simile al panforte toscano composto da datteri, fichi e miele chiamato Janual. 
Sempre in quella precisa giornata venivano iniziati tutti i lavori e le attività importanti perché si pensava che la cosa portasse fortuna e denaro.

 I sudditi di Tazio, re dei Sabini congiuntamente a Romolo, si scambiavano visite, doni e auguri. Guai invece a lanciare  maledizioni!

 

 

 

 

Link to comment
Share on other sites

 

L’ albero nudo

.

Un albero secco
fuori dalla mia finestra
solitario
leva nel cielo freddo
i suoi rami bruni:
Il vento sabbioso la neve e il gelo
non possono ferirlo.
Ogni giorno quell’albero
mi dà pensieri di gioia,
da quei rami secchi
indovino il verde a venire.

 

Wang Ya-Ping

 

 

Link to comment
Share on other sites

 

Tradizioni: Der was im Jänner geboren ist ( Chi è nato in gennaio): questo antico e tradizionale canto conviviale, già noto nel 1774, è molto conosciuto e ancora oggi viene intonato in coro nelle lunghe tavolate familiari e nelle Stube, osterie tipiche tedesche, austriache e ungheresi. Capita di sentirlo anche nelle regioni francesi confinanti e in Svizzera. 

La canzone inizia proprio invitando chi è nato nel mese di gennaio ad alzarsi in piedi e a brindare con i convitati. Seguirà il turno di coloro che sono nati in febbraio e cosi via scorrendo tutti i mesi e alzando il bicchiere ogni volta…fino a dicembre ( sperando di aver mantenuto un po’ di… lucidità!) 😁

.

“Der was im Jänner geboren is,

steh auf, steh auf, steh auf,

da steht a Glasel Wein auf dem Tisch,

trink aus, trink aus, trink aus.

 

Wer jetzt im Jänner geboren ist,

steh auf, steh auf, steh auf,

do steaht a Glasel Wein auf dem Tisch,

trink aus, trink aus, trink aus.

 

Dann zog er in Frieden, in Frieden nach Haus

 

(Segue: Wer jetzt im März, Mai, Juni etc.)

 

Ernst Anschuetz

 

 

Traduzione :

Chi è nato in gennaio,

si alzi, si alzi, si alzi,

c'è un bicchiere di vino sul tavolo,

bevilo, bevilo, bevilo.

 

Chi adesso è nato in gennaio,

si alzi, si alzi, si alzi,

c'è un bicchiere di vino sul tavolo,

bevilo, bevilo, bevilo.

 

Poi se ne va in pace, in pace a casa.

 

(Segue: Chi adesso è nato in febbraio, marzo, ecc.) »

.

Nota: Per chi fosse interessato ad avere info più dettagliate e filologiche rimando a questo ottimo link:

https://www.museosanmichele.it/apto/schede/der-was-im-janner-geboren-ist/

.

Tutti gli altri sono invitati all’ascolto… vi regalerà qualche minuto di buon umore. 

.

 

Link to comment
Share on other sites

Le stagioni umane

Quattro stagioni fanno intero l'anno,
quattro stagioni ha l'animo dell'uomo.
Egli ha la sua robusta Primavera
quando coglie l'ingenua fantasia
ad aprire di mano ogni bellezza;

ha la sua Estate quando ruminare
il boccone di miel primaverile
del giovine pensiero ama perduto
di voluttà, e così fantasticando,
quanto gli è dato approssimarsi al cielo;

e calmi ormeggi in rada ha nel suo Autunno
quando ripiega strettamente le ali
pago di star così a contemplare
oziando le nebbie, di lasciare
le cose belle inavvertite lungi
passare come sulla siglia un rivo.

Anche ha il suo Inverno di sfiguramento
pallido, sennò forza gli sarebbe
rinunciare alla sua mortal natura.

(John Keats)

  • Thanks 1
Link to comment
Share on other sites

Etimologia: L'area su cui sorge Rio de Janeiro venne raggiunta il 1º gennaio del 1502 da esploratori portoghesi nel corso di una spedizione, guidata da Gaspar de Lemos, che comprendeva anche l'italiano Amerigo Vespucci. Poiché gli europei inizialmente credettero che la Baia di Guanabara fosse la foce di un fiume, la chiamarono di fatto "Rio de Janeiro" (ossia "fiume di gennaio" in portoghese). Gli Indios di etnia Tupiche abitavano la baia di Guanabara chiamarono i nuovi arrivati carioca (kara' iwa = uomo bianco e oka = casa, da cui carioca = casa dei bianchi).

(Wikipedia).

 

4D79E922-2884-408E-882B-02A9D58ABD17.jpeg

Link to comment
Share on other sites

 

Proust e la madeleinette Freddo gennaio 1909: il giovanissimo Marcel Proust, cagionevole di salute, tornando da una passeggiata, cedette alle insistenze della mamma e accettò di fare merenda bevendo una benefica tisana di tiglio nella quale inzuppò dei biscotti a forma di conchiglia. Quel particolare sapore lo riportò a un ricordo specifico e questo folgorante momento, riportato anni dopo nella sua Recherche, è rimasto il simbolo della memoria involontaria e uno dei passi più celebri della letteratura francese del ‘900.

.

« Un jour d’hiver, comme je rentrais à la maison, ma mère, voyant que j’avais froid, me proposa de me faire prendre, contre mon habitude, un peu de thé. Je refusai d’abord et, je ne sais pourquoi, me ravisai. Elle envoya chercher un de ces gâteaux courts et dodus appelés Petites Madeleines qui semblent avoir été moulés dans la valve rainurée d’une coquille de Saint-Jacques. Et bientôt, machinalement, accablé par la morne journée et la perspective d’un triste lendemain, je portai à mes lèvres une cuillerée du thé où j’avais laissé s’amollir un morceau de madeleine. Mais à l’instant même où la gorgée mêlée des miettes du gâteau toucha mon palais, je tressaillis, attentif à ce qui se passait d’extraordinaire en moi. […]

Et tout d’un coup le souvenir m’est apparu. Ce goût c’était celui du petit morceau de madeleine que le dimanche matin à Combray […] ma tante Léonie m’offrait après l’avoir trempé dans son infusion de thé ou de tilleul La vue de la petite madeleine ne m’avait rien rappelé avant que je n’y eusse goûté […]. Mais, quand d’un passé ancien rien ne subsiste, après la mort des êtres, après la destruction des choses, seules, plus frêles mais plus vivaces, plus immatérielles, plus persistantes, plus fidèles, l’odeur et la saveur restent encore longtemps, comme des âmes, à se rappeler, à attendre, à espérer, sur la ruine de tout le reste, à porter sans fléchir, sur leur gouttelette presque impalpable, l’édifice immense du souvenir.

Et dès que j’eus reconnu le goût du morceau de madeleine trempé dans le tilleul que me donnait ma tante […] aussitôt la vieille maison grise sur la rue, où était sa chambre, vint comme un décor de théâtre […] et avec la maison, la ville, la Place où on m’envoyait avant déjeuner, les rues où j’allais faire des courses depuis le matin jusqu’au soir et par tous les temps, les chemins qu’on prenait si le temps était beau […] et les nymphéas de la Vivonne, et les bonnes gens du village et leurs petits logis et l’église et tout Combray et ses environs, tout cela qui prend forme et solidité, est sorti, ville et jardins, de ma tasse de thé. »

Marcel Proust: « Combray », Du coté de chez Swann, À la Recherche du temps perdu.

 

 

Link to comment
Share on other sites

Oggi, 23 gennaio 2022, La Settimana Enigmistica , frutto di un’ardita iniziativa del nobile sardo, Giorgio Sisini e continuata dai suoi discendenti, compie 90 anni. È la rivista che vanta più tentativi di imitazioni ma, alla fine è sempre lei che vince. I suoi cruciverba (di Bartezzaghi in testa), i suoi rebus, i  quesiti della Susy, del Corvo Parlante e dei vari ispettori, le rubriche come “Forse non tutti sanno che…” e tante altre, hanno tenuto e tengono compagnia a milioni di lettori generando anche divertenti e appassionanti sfide e confronti tenendo allenata la mente e la memoria di tanti lettori. Una maniera intelligente anche per diffondere cultura e ricchezza di lessico. 

Segnalo un articolo del Corriere della sera  sulla sua storia molto completo e interessante:

https://www.corriere.it/tecnologia/22_gennaio_22/settimana-enigmistica-compie-90-anni-storia-passatempo-piu-popolare-sempre-9d983000-7b0d-11ec-bb07-072210d17db2.shtml

Link to comment
Share on other sites

 

I Fasti di Publio Ovidio Nasone sono un’opera poetica che, purtroppo è rimasta incompiuta. L’intenzione era quella di scrivere una sorta di calendario che riportava, in forma di distici elegiaci, tutte le ricorrenze e le feste romane, i loro riti e le relative origini. Non mancano racconti mitologici, aneddoti e i riferimenti astrologici delle costellazioni relative ai diversi mesi. L’opera è un omaggio e un tributo ad Augusto e alla sua famiglia. Un vero peccato che esilio, dolori e dispiaceri non gli abbiano consentito di terminare quest’opera che è una delle più importanti testimonianze del primo secolo d. C.

Ecco un bellissimo passo che tratta del primo mese dell’anno: quello dedicato a Giano, il dio di ho già scritto qualche giorno fa:

.

”Guarda, Germanico, sta arrivando Giano: è il primo, nel mio poema, e ti annuncia un anno felice. Giano bifronte, con cui inizia il silenzioso corso dell'anno, sei l'unico dio che vede alle proprie spalle: sii propizio a quei principi grazie al cui impegno la fertile terra ha sicurezza e pace, e pace ha anche il mare. Sii propizio ai tuoi senatori e al popolo di Quirino, e con un tuo cenno apri i templi splendenti. È un giorno fortunato quello che sorge: fate attenzione alle parole che dite, in un giorno felice si devono pronunciare solo parole felici. Non si sentano litigi, stiano lontane le folli contese: rimanda le trame, lingua invidiosa! Non vedi come l'aria riluce di fiamme fragranti, e come crepita il fiore della Cilicia nei bracieri accesi? L'oro dei templi riverbera il bagliore delle fiamme, sprazzi di luce si irradiano fino alle parti più alte degli edifici. Si sale sulla rocca Tarpea con la veste immacolata e tutto il popolo è vestito con il colore della festa. (...)

«Ma che dio dirò che tu sei, Giano Bifronte? In Grecia non c'è nessuna divinità che sia simile a te. Spiegami perché solo tu, fra gli dèi, vedi sia ciò che accade dietro di te, sia ciò che accade davanti».

Ero intento a riflettere su questi problemi, davanti alle mie tavolette, quando mi parve di vedere la stanza più illuminata di quanto non fosse in precedenza. Improvvisamente apparve davanti ai miei occhi, con i suoi due volti, il divino Giano, splendido nel suo duplice aspetto. Ero sbalordito, mi sentii i capelli diventare ritti per la paura e il cuore raggelato da un freddo improvviso. Lui, tenendo un bastone con la destra e la chiave con la sinistra e rivolgendo verso di me il volto anteriore, pronunciò queste parole: «Non essere spaventato, laborioso cantore dei giorni, ascolta quello che vuoi sapere e tieni a mente le mie parole. Gli antichi mi chiamavano Caos - sono anch'io infatti un essere antico. Pensa di che lontana epoca sono gli avvenimenti di cui ti parlo: quest'aria trasparente e gli altri tre elementi, che sono il fuoco, l'acqua e la terra, costituivano un unico ammasso. Quando esso si scisse per la repulsione delle sue componenti, le masse liberatesi occuparono ciascuna la loro nuova sede, il fuoco salì in alto, l'aria occupò la zona contigua, la terra e il mare si depositarono al centro, nella parte più bassa. Fu allora che io, fino a quel momento massa sferica e senza forma, ebbi un corpo e un aspetto degni di un dio. Ma ancora adesso, ed è un piccolo segno di quel che fu un tempo la mia indistinta figura, la mia parte anteriore ha lo stesso aspetto di quella posteriore. 

Qualsiasi cosa ovunque tu veda, cielo, mare, nubi, terre, tutto incomincia e finisce per mano mia. È a me solo che è affidata la custodia dell'intero universo, è del tutto mio il diritto di farlo girare sui cardini. Quando mi è gradito far uscire la Pace dalla sua tranquilla dimora, essa è libera di percorrere senza ostacoli la sua via; se solide spranghe non tenessero rinchiuse le Guerre, tutto il mondo sarebbe cosparso di sangue e di morte. Assieme alle pacifiche Ore custodisco le porte del Cielo - anche Giove esce ed entra per opera mia. È per questo che sono chiamato Giano; ma quando il sacerdote mi offre in sacrificio la focaccia di grano e il farro mescolato con il sale, riderai dei nomi che egli pronuncia: nell'invocazione sacrificale vengo infatti chiamato ora Patulcio, ora Clusio. Usando ambedue questi nomi i nostri rozzi antenati vollero certo riferirsi alle mie diverse funzioni.

Ti ho esposto quali sono i miei poteri. Ora ascolta la ragione del mio aspetto, del quale peraltro stai già vedendo una parte. Tutte le porte hanno due lati, da una parte e dall'altra: l'una rivolta verso la gente, l'altra verso i Lari. Come il vostro portiere, che siede nella parte anteriore della casa, accanto alla soglia, vede chi entra e chi esce, così io, portiere del palazzo celeste, vedo contemporaneamente le regioni dell'Oriente e quelle dell'Occidente. Guarda i volti di Ecate, rivolti in tre direzioni diverse, per sorvegliare i crocicchi da cui si diramano tre strade diverse: anche a me  è consentito guardare in due direzioni diverse senza muovermi. …”

 

 

Link to comment
Share on other sites

 

La leggenda dei baci sotto al vischio
L'origine di questa tradizione  risale alla cultura pagana: il vischio, essendo una pianta aerea, era considerato dai Celti una pianta sacra poiché non aveva le radici che affondavano nelle terra così come gli dei che vivevano in cielo.  Era anche la pianta cara e prediletta della dea Freya, protettrice dell'amore e degli innamorati, nonchè sposa di Odino, re degli dei e padre di ogni cosa.

La leggenda narra che Freya avesse due figli: Balder e Loki. Balder, come Abele, era buono, generoso e amato da tutti, il fratello Loki,  come Caino, era molto cattivo, odiava il fratello, era geloso e voleva ucciderlo. Scoperte le intenzioni di Loki, Freya cercò dunque di proteggere Balder chiedendo ad Acqua, Aria, Terra, Fuoco e a tutti gli animali e le piante di impegnarsi a garantire l’incolumità del figlio. Freya non si rivolse però al vischio, pianta che non appartiene né al cielo né alla terra; così Loki potè creare un dardo appuntito intrecciando i rami di quest’arbusto e portare a termine il suo oscuro intento.

Disperati per la morte dell’amato Balder, tutti gli elementi della Terra e del Cielo tentarono per tre giorni e tre notti di riportarlo in vita, senza tuttavia riuscirvi. Freya allora, disperata e rassegnata, pianse tutto il suo dolore sul corpo del figlio, quando, ad un tratto, le sue lacrime sincere presero a trasformarsi in bacche candide a contatto con il legno del vischio e Balder riprese vita. Da quel giorno, in segno di gratitudine e ringraziamento, Freya baciò tutti coloro che passavano sotto la pianta di vischio promettendo pace e amore.

( testo liberamente tratto da: https://www.pianetadonna.it/casa/casalinga-perfetta/vischio-natale-leggenda-bacio.html ).

 

Link to comment
Share on other sites

Create an account or sign in to comment

You need to be a member in order to leave a comment

Create an account

Sign up for a new account in our community. It's easy!

Register a new account

Sign in

Already have an account? Sign in here.

Sign In Now
 Share




×
×
  • Create New...