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Gennaio: poesie e altro


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Oggi è il 27 gennaio: Giornata della memoria.

.

Se questo è un uomo

 

Voi che vivete sicuri

nelle vostre tiepide case,

voi che tovate tornando a sera Il cibo caldo e visi amici:

considerate se questo è un uomo

che lavora nel fango

che non conosce pace

che lotta per mezzo pane

che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,

senza capelli e senza nome

senza più forza di ricordare

vuoti gli occhi e freddo il grembo

 

come una rana d'inverno.

Meditate che questo è stato:

vi comando queste parole.
scolpitele nel vostro cuore

stando in casa andando per via,

coricandovi alzandovi;

ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

la malattia vi impedisca,

i vostri nati torcano il viso da voi.

 

Primo Levi.

 

 

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Non so se molto attinente al tema, ma ci tenevo ora  citare un grande personaggio, venuto a mancare da qualche giorno, come Thich Nath Hanh

 

ESSERE UNA COSA SOLA – ONENESS

Nel momento in cui muoio,

cercherò di ritornare da te

il più veloce possibile.

Prometto che non ci vorrà molto tempo.

Non è forse vero che

sono già con te,

mentre muoio in ogni momento?

Ritorno da te

in ogni momento.

Basta guardare,

sentire la mia presenza.

Se vuoi piangere,

piangi pure.

E sappi

che piangerò con te.

Le lacrime che versi

ci guariranno entrambi.

Le tue lacrime sono le mie.

La terra che calpesto questa mattina

trascende la storia.

La primavera e l’inverno sono presenti entrambi nel momento.

La foglia giovane e la foglia morta sono in verità una sola.

I miei piedi toccano l’assenza di morte,

e i miei piedi sono i tuoi.

Cammina ora con me.

Lascia che entriamo nella dimensione di essere una cosa sola

e che vediamo il ciliegio fiorire in inverno.

Perché dovremmo parlare della morte?

Non ho bisogno di  morire per essere di nuovo con te.

 

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50 anni fa, il 28 gennaio 1972, è mancato, a 66 anni, Dino Buzzati.
.

in STAGIONI

“Vorrei che tu venissi da me in una sera d'inverno e, stretti insieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle favole, dove si visse insieme senza saperlo.”

Dino Buzzati

 

 

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Leggenda e tradizione sulla locuzione dei Giorni della Merla

Oggi, 31 gennaio, finisce il primo mese dell’anno lasciandoci tante storie e leggende relative a quegli ultimi tre giorni che, come vedremo, pare abbia sottratto a febbraio.

Iniziamo dalla più antica che si trova nel compendio  “Modi di dire toscani ricercati nella loro origine” scritto da Sebastiano Pauli nel 1740.

«Si narra che un manipolo di soldati piemontesi dovesse trasportare un pesante cannone di ghisa, soprannominato la Merla per via del suo colore nero, da una parte all’altra del Po.

Era gennaio e le acque del fiume scorrevano gelide e impetuose. i soldati non riuscivano in nessun modo a costruire un ponte di barche per far passare il cannone.

Poi, durante gli ultimi giorni di gennaio, giunse un vento talmente gelido che perfino le acque del Po gelarono: il ghiaccio era talmente spesso che nemmeno le spade e gli archibugi dei soldati riuscivano a tagliarlo.

Così, gli uomini d’arme decisero di trasportare il cannone facendolo passare sul Po ghiacciato: lo legarono con delle corde robuste e lo trascinarono fino all’altra sponda.

Fu così che gli ultimi giorni di gennaio vennero soprannominati i giorni della Merla, in onore del grande cannone e di quelle giornate tanto gelide da aver ghiacciato perfino le acque del Po».

Dalla bergamasca, invece, si narra di una giovane promessa sposa, la Signora di Caravaggio, detta de’ Merli che ha dovuto aspettare che, arrivasse il grande freddo, che il Po gelasse e che lei potesse attraversare a piedi il fiume per raggiungere finalmente il suo amato. In queste due storie, come nell’ultima, non sono presenti animali.

Qui invece la protagonista è una merla, dal bel piumaggio candido, che si scontra con il burbero Gennaio in persona, mese dispettoso che le rende sempre molto difficile la possibilità di trovare il cibo poiché ricopre il terreno di neve e di ghiaccio. Tuttavia un anno, per ovviare al problema, l’astuta merla decise di fare per tempo una bella  scorta di cibo in quantità sufficiente per resistere tutto il mese standosene poi comodamente con i suoi piccoli nel nido. Allora gennaio durava solo 28 giorni.  Sicura di aver beffato quel mese tanto antipatico,  alla data giusta, la merla uscì dalla tana e cominciò a schernire gennaio dicendogli che era riuscita a gabbarlo. Mal gliene incolse! Gennaio, permaloso e vendicativo, andò da suo fratello, febbraio, che allora contava 31 giorni,  e gli chiese tre giorni in prestito. Febbraio sulle prime non era d’accordo ma, alla fine cedette  così gennaio preparò la sua vendetta scatenando, durante tutti e tre quei suoi nuovi ultimi  giorni, tremende bufere di neve, vento ghiacciato e incessante freddo polare. Il nido si distrusse e, per sopravvivere, la povera merla fu costretta a trovare riparo in un tiepido camino.  Ne uscì, finalmente, il primo febbraio insieme ai suoi piccoli merlotti: stavano tutti bene ma…. erano tutti ricoperti di fuliggine ed erano diventati neri come il carbone!

Gennaio non restituì più al fratello i tre giorni e da allora, il mese  dura 31 giorni ma, in realtà, quelli sono ricordati come i Giorni della Merla.

Di molto simili a questa leggenda se ne trovano altre, sparse soprattutto in Lombardia e lungo il corso del Po  dove, infine,  si trova anche quella triste dei due sposi: questa è una storia profondamente legata al territorio e alle sue usanze: i protagonisti, Merlo e Merla, sono una giovane coppia, che, dopo le nozze celebrate nel paese della sposa, oltre il Po, a causa del cattivo tempo, non potevano raggiungere il tetto coniugale che si trovava dall’altra parte del fiume. Dopo aver atteso inutilmente per tre giorni, vinti dall’ impazienza, decisero di avventurarsi lo stesso attraversando il fiume ghiacciato. La lastra di ghiaccio però cedette sotto il peso di Merlo che, sprofondò e sparì  nell’acqua gelida lasciando disperata la povera Merla.  Questa leggenda è diventata, col tempo, una ballata che si canta in questi giorni attorno a grandi falò, sugli argini, poiché si dice che il lamento di Merla riecheggia ancora oggi sul Po nelle gelide notti di fine gennaio mentre le fanciulle da marito cantano tutte in coro: "E di sera e di mattina la sua Merla, poverina, piange il Merlo e piangerà “.

 

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