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Pier Paolo Pasolini (5 marzo 1922 – 2 novembre 1975 )


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analogico_09
Il 10/3/2022 at 16:02, claudiofera ha scritto:

Se invece ti aspetti commenti e critiche,per me è impossibile :  sono un tutt'uno con il film e amo troppo i suoi personaggi

 

Torno un attimo su questa cosa.., ti capisco, sono opere cinematografiche quelle pasoliniane sulle quali è stato detto tutto, magari senza dire "niente".., nel senso.. niente di quello che solo il "terzo occhio" potrebbe vedere o leggere e "il terzo orecchio" ascoltare.., cose così personali frutto dell'esperienza intima che collocano lo spettatore "attivo" e "complice" fuori dalla mera logica del cinema come "spettacolo", come forma d'arte industriale od elitaria, autoreferenziale benchè d'alto lingnaggio in fondo fatta di "concessioni" e compromessi che all'estetica vanno stretti e che la poesia rigetta.
Pasolini non si limita a "rivoluzionarie" la "norma", bensì la sovverte, la scandalizza, la strattona, la violenta con la forza della sua pacifica, bontà di cuore, con il suo appassionato amore per l'arte, per la cultura, per il "pensiero".., per la bellezza delle cose della vita e dell'arte, con la lucida, implacabile lama della sua mente affilata come un bisturi.

Non a caso l'estrema opera cinematografica fu "Salò o le 120 giornate di Sodoma".., un film dell'"anticinema" spartiacque, che voleva essere "incompreso" e che tale ancora resta.
Forse uno dei rari film della storia, se non l'unico, tra le grandi opere cinematografiche "scardinatrici" degli ordini estetici, culturali, psichici, sociali, costituiti, politici, che seguita ancora a scandalizzare, a fare paura, a "disgustare".

Tornerò in altro scritto su questa cosa - neppure a Luis Bunuel, ad esempio, riuscì di fare altrettanto; anzi, il vecchio aragonese, gran satiricone, navigato volpone, borghese "illuminato" ed iconoclasta, non volle farlo, si accontentava in modo genialmente spietato senza troppo parere di rovinare di soppiatto la "digestione" alla borghesia retrograda, senza spargimenti di sangue, la quale, ridendo in realtà di se stessa, pensando di assistere a delle divertenti barzellette, applaudiva i suoi film.

(Ma si.., asciamo stare.., non censuriamo il film tanto son "cistes para tontos... - barzellette per stupidi - Così il dittatore Franco definì le terribili scene di Viridiana mentre lo avvertivano dello scandalo che Bunuel, ufficialmente in autoesilio, portava in Spagna... La censura arrivò invece puntuale dal vaticano.., e a quelli, tutto gli si potrà rimproverare, più di una nefandezza atribuire, meno che siano tontos... come lo era invece il raffinato caudillo... )

Salò, opera definitiva, lapidaria, senza compromessi, del non ritorno, è il Requiem che Pasolini "girò" per la sua morte "annunciata" e forse anche da egli stesso desiderata. Forse anche per la morte dell'"umanità" che rinunciava alla vita...
Difficile per lo spettatore comunicare le impressioni del profondo che vanno oltre la "recensione", l'analisi critico-formale del film, si rischia di non essere (pasolinianamente) "compresi". Mi riferisco a tutti i film "scandalizzatori" di Pasolini.
Meglio raccontare cose sparse.., piccole e grandi impressioni personali che pervadono lo spettatore di fronte ai fatti che sono della vita, delle memorie, riflessi delle cose di ieri e di oggi che si avvolgono intorno alla figura del poeta assassinato: poeta del prima e del dopo morte. Una morte che non ha creato nessuna cesura tra le due osmotiche epoche temporali.
Al contrario, la morte prematura di Pasolini ha universalmente sugellato l'immortalità del poeta e dell'uomo fusi insieme. Una sorta di Cristo laico, "secolare", figlio del mondo non già della divinità..  immolatosi per la salvezza dell'umanità.

 

 

3 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Bologna è sempre all'avanguardia.., qui a Roma mi sembra che non si sia ancora mosso nulla.., ma è la norma.., mai come ora

Non conosco la situazione di Roma, però va detto che Pasolini è nato e cresciuto a Bologna, oltre ad aver dichiarato che è stata la città che gli ha dato l'imprinting  culturale... Le celebrazioni attuali mi sembrano il minimo per un bolognese della sua grandezza.

analogico_09

 

 

 

 

Il 10/3/2022 at 16:02, claudiofera ha scritto:

Con il mio amico del cuore, di notte andavamo a cercare le inquadrature di Accattone.Un giorno uscì la copertina del fù Espresso con Franco in copertina : raccontava della sua vita a Fiumicino,insieme a una donna del nord Europa più giovane di lui.Si decise di partire per andare a salutarlo (che,data la nostra e sopratutto mia totale insignificanza, significava solo rompergli le scatole...).Purtroppo se ne andò prima che noi trovassimo il coraggio di essere inopportuni.


Citi Franco Citti e mi risvegli ricordi di tanti anni fa legati ai fratelli Franco e Sergio Citti, l'attore e il regista cosceneggiatore di "Accattone" e di "Salò" di Pasolini, di "Brutti sporchi e cattivi" di Ettore Scola, e non ricordo di cos'altro. Vado al dunque, la memoria del mio computer mi restituisce ciò che scrissi il 2 giugno 2005, al computer non sfugge nulla, c'è anche l'orario.., minuti e secondi, un dato che vi risparmierò...


Cronaca rivista e accorciata di un'anteprima svoltasi al cinema Embassy di Roma tra aprile/maggio 2005, sei mesi prima della morte di Sergio Citti.

 

"I poveri si rivelano, non nascondono niente. La loro povertà è la loro rivoluzione. Io parlo dei poveri di un tempo, dell'allegria che avevano. A questi poveri è stata tolta anche l'allegria con la televisione, l'inganno, le promesse, la speranza. Paolo diceva che non c'è mai disperazione senza un filo di speranza, io invece dico alla romana: chi vive di speranza muore disperato." (Sergio Citti)


Sono le frasi riportate nell'intervista di Silvana Silvestri a Sergio Citti per Il Manifesto del 1 giugno 2005, le stesse pronunciate dallo stesso regista, in termini più o meno analoghi, all'anteprima stampa (e "mondana") del suo ultimo film FRATELLA E SORELLO alla quale ero accreditato.

Lui sulla sedia a rotelle vetusta, pesante, da cassa mutua anni ’60, mostrava con grande dignità la sua fragilità fisica. Semisordo, un po' frastornato, ma pronto all'ironia, mi avvicinai a lui per salutarlo prima che la cerimonia avesse inizio (Maestro, io nun so' nessuno, una volta ero un pischello de torpignattara, bazzicavo la maranella, la certosa...).
Sergio Citti un po' sorpreso, circondato da tanta gente bella ed elegante dell'alta società, scarrozzato nientemeno che dall’assessore alla cultura in persona, non finiva di ripetermi con uno sguardo che sembrava perdersi verso altre direzioni (riporto testualmente): "che cacio ho passato, che cacio ho passato!".
Suo fratello, Franco Citti, l’attore, non aveva l'aspetto di chi se la passasse meglio. Mi avvicinai anche a lui per salutarlo e dirgli di quando, appena adolescente, lo vidi insieme a Pasolini sul set di "Accattone", per dirgli che sarebbe rimasto l'(anti)eroe di un cinema unico e irripetibile, l'indimendicabile, umanissima icona storica di un'arte semplice ma autentica capace di lasciare l'indelebile segno.
Mi venne del tutto spontane fare così, raramente mi mostravo "ossequioso" con le "star" del cinema.
Ma i fratelli Citti rappresentavano un tassello importantissimo della memoria cinematografica, culturale, sociale, di un'Italia – non solo filmica - che non c'è più e alla quale non si può fare a meno di guardare con nostalgia "attiva".
Perlomeno Franco cammina con le proprie gambe. Insomma, rimasi colpito, commosso, indignato! Era noto che entrambi, dimenticati, attraversassero un periodo di difficoltà economiche, di salute precaria che veniva da lontano.
Fu promossa una sottoscrizione in loro favore: i verdi lanciarono l'appello al governo per un vitalizio.
Non ricordo cosa ne venne fuori, qualsiasi cosa giusta fosse infine per giustizia arrivata, Sergio Citti ne avrebbe giovato per poco tempo. Questo è l'italico modo di ripagare i propri cittandini di ingegno, di aiutare a vivere con dignità chi ha dato ricevendo poco o nulla in stato di difficoltà.
Nella sala pariolina c'era tutto il bel mondo del cinema e dello spettacolo che si è mossa per organizzare la loro bella serata di gala. Assessori, politici, critici, giornalisti, la gran diva di grido - ivi capitata come un pavone pavoneggiante a merenda. Signore e signori incartapecoriti, ma più "garantiti"..., dormienti durante la proiezione, ossequiosi - e in quanti erano a fotografare, manco si fosse trattato di Muccino! -, tutti pronti a intervistare, salutare. omaggiare i fratelli redivivi. Soprattutto Sergio, in "sequenze" di compassionevolezze pelosa che ricordavano i film di Fellini, Ferreri, Pasolini, Bunuel. Quale involontaria e grottesca comicità, se non di fosse trattato di una messinscena tragica e patetica! Sergio, come Franco, sembrava felice, eccitato, ma anche provato.
E come non esserlo, non più soli per una sera dopo i disagi così a lungo vissuti!
Ad essere sicuri che in quella sala gremita di gente gaudente, Franco e Sergio si sentissero nel profondo davvero in compagnia.
Con il suo film - applausini finali che ad ogni clap sembrava corrispondere uno sbadiglio represso -, bello, una favola (ma non intendo parlare di questo, ora), volgare, kitsch, eccessivo, sboccato, secondo il comune senso moralistico del sentire pudoroso.., forse un po' fuori tempo ma con sincerità e orgogliosa coerenza, in continuità con la propria idea sulla vita esulla rapprsentazione
E come ridevano, soprattutto (di se stesse) le signore di grande eleganza, buongusto, in profumi e belletti, alle battutacce da borgatari! Il brivido dell'esotico va ancora di gran moda presso la bella gente! Gran bel divertimento osservare il mondo degli "altri" - precario ma poetico, poesia ultima che sopravvive alla fine dell'utopia - seduti su una poltrona riservata. Si fa presto a calarsi nei loro panni: "siamo tutti uguali e democratici", sembrava volessero dire con quelle risa, con i compiaciuti sorrisi. Con l'elemosina. Il "Petrolio" di Pasolini seguita a bruciare.

Chissà se passato il lancio filmico con una distribuzione a "tiratura limitata" che però accresce il valore cinefilo-collezionistico esclusivo dell'opera, vuoi mettere.., Franco e Sergio non verranno ricacciati nell'oblio.
Allora, mentre guardavo il film di Sergio Citti, " Fratella e Sorello" con un groppo nello stomaco nell’udir "ridere" quella gente così pietosa e generosa (qualcuno al microfono ha fatto capire non troppo tra le righe che ne è valsa la pena, per due amici così.., organizzare la propina.., offrire loro l'aiutino che mette in pace le coscienze degli elargenti), pronta ad applaudire per auto-diletto di fronte alle scene zozzone, mi è tornata urgentemente in mente ciò che scrisse Ado Kyrou nel suo straordinario saggio critico sui primi due film della trilogia surrealista, "Un Chien Andalou" e "L'Age d'or", a proposito del mordace ed iconoclastico humor sberfeffante e"negro" di Don Luis Buñuel:
... questa volontà di scandalizzare era talmente spinta che andò oltre il suo scopo. I borghesi, masochisti famosi, applaudirono dopo essere stati disturbati nella digestione. Fortunatamente i loro applausi erano accompagnati dallo stridore dei loro denti ..."

 

C'era anche Enrigo Ghezzi alla proiezione... Ci ritrovammo fermi al semaforo rosso sui nostri scooter... Non lo conoscevo,  mi faccio coraggio e gli chiedo dopo averlo salutato in modo cordialmente ironico: "salve maestro", le è piaciuto  il film?" mi rispose cordialmente che gli è piaciuto; io rilancio: mi è sembrato un film un po' bunueliano.., al che lui gentilmente e un po' divertito dalla situazione - sono cose che avvengono nell'intima avvolgenza della notte... - mi fa: rosselliniano.... Ma scatta il verde.., non ho il tempo di chiedergli perchè lo trova rosseliniano.., un rapido  saluto e ciascuno per la sua strada. Riflettendo con la mente dentro il casco mentre tornavo a casa decisi che aveva ragione Ghezzi sul film di Sergio Citti...  ☺️ 😄 

 

 

analogico_09
3 minuti fa, Guru ha scritto:

Non conosco la situazione di Roma, però va detto che Pasolini è nato e cresciuto a Bologna, oltre ad aver dichiarato che è stata la città che gli ha dato l'imprinting  culturale... Le celebrazioni attuali mi sembrano il minimo per un bolognese della sua grandezza.

 

 

Vero, ma Bologna, cosa che gli fa onore, è molto presente, promotrice di ogni tipo di offerta cinematografica, anche di un cinema che non riguarda in qualche modo la città.
Comunque se Bologna è l'imprinting culturale, è a Roma che esplode il genio pasoliniano, città nella quale sono ambientate le storie filmiche e letterarie, dalla quale Pasolini trae la sua quasi sempre tragica ispirazione.
Soprattutto la Roma delle periferie sottoproletarie dove si mischiano gli operai e la piccola borgesia, luogo delle sue amicizie elettive, intellettuali persone del popolo, persone invisibili.., emarginate, città del "potere" nella quale si annidano i suoi nemici. Roma della "politica" reazionaria, moralistica e ottusa, ottusità del "potere" che lo perseguita.., anche il PCI in seguito dovrà riconoscere e ammettere la sua ostilità verso questo "capitano legato dalla morte". 
Roma è "il suo "letto di morte".

E' per questo che Roma, fino a prova contraria.., vedremo quali iniziative fioriranno.., se fioriranno, non vorrà far troppo riemergere e celebrare la questione "pasoliniana"... città nella quale resta solo il "potere" della politica peggiore perfino di qualla di ieri.., ascomparsi oramai tutti sporchi e i brutti ma non cattivi.., persone costrette dall'urgenza di vivere il male di vivere.., una piccola delinquenza che aveva un suo codice d'onore e non danneggiava la società come fanno invece i signori perbene della politica fatta per il potere e per la speculazione d'ogni tipo.., azz.., a proposito, a quanto siamo arrivati col caro benzina? Dovesse, a causa dell'alto costo dell'oro nero, spegnersi anche la fiamma alimentata dal "Petrolio" di Pier Paolo Pasolini! Ci siamo.., questo vergognoso silenzio è troppo tumoroso...

@analogico_09 Come non essere d'accordo. Credo che quando le cose funzionano spesso dipenda da un'unica persona, che ci mette la passione. La Cineteca di Bologna ha avuto un grande impulso da quando è retta da Gian Luca Farinelli, appassionato vero e sincero, grande amante del cinema e della sua città. Nonostante sia una persona molto in vista nel panorama culturale bolognese, mai ho avuto l'impressione che si dia da fare principalmente per farsi bello.

analogico_09

C iriporovo.., e propongo un'intervista di Pupi Avati che parla di Salò e le 120 giornate di Sodoma , di Pasolini, del suo cinema, di alcuni aspetti ordinari della sua quotidianità... 

Non mancano spunti che inviterebbero a parlare dell'estremo, controverso film di Pasolini che ho sempre definito, nel momento stesso in cui seppi della morte del grande poeta fino ad ora, anche nel forum in tempi lontani, credo anche in questo topic, dovrei ripassarlo, come una sorta di l'(auto) requiem accomunabile idealmente, metafisicamente,  al "preveggente" (auto) requien di Mozart. Questo senza aver ancora letto l'analoga osservazione di Avarti che è persona indubbiamento molto più autorevole di me e che comunque anche i comuni mortali qualche volta hanno una tossetta... 😄

 

Battute a parte, suggerisco la visione  di questa interessante intervista,  senza la pretesa di fare il dibattito.., ci mancherebbe.., ma uno scambio di idee sulle enormi basi artistiche non solo cinematografiche su cui poggia il meglio della cultura e della poesia italica, la migliore identità estetica e valoriale  italiana, sarebbe asuspicabile in una sezione dedicata al cinema

 

 

 

  • Thanks 1
analogico_09

Stasera, passaggiando pe_roma.., ho letto su un manifesto fotografato al volo col cell, una buona novella.., a quanto pare anche la capitale si sta svegliando circa le "celebrazioni" anniversariche pasoliniane.., cercherò al più presto di scoprire quali saranno le proposte navigando nel sito segnato sul manifesto che ha uno stile un po' "vintage".., vagamente un mix di pop all'andywarhol e stile  ventennio.., o sbaglio?



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