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Sulla corretta timbrica dell'impianto hi-fi


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Abbiamo già la moglie che per contratto dobbiamo trascorrerci una vita 😀, perché non apprezziamo almeno in campo Hi-Fi la possibilità di cambiare da Accuphase a Mark Levinson a McIntosh a Luxman a Bryson e Krell  e tantissimi altri non se la prenda nessuno se non ho messo la sua marca🤣.

Ognuno ha dei punti di forza diversi per fortuna é il cambiamento che rende meraviglioso l'ascolto.

 

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Da questa faccenda non se ne esce, se non avendo molta esperienza di ascolti dal vivo (io dico di musica acustica, ma non entriamo in troppi dettagli).

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La pretesa di conoscere come dovrebbe essere la timbrica originale di un'incisione è, a mio modesto modo di vedere, pura utopia, che rischia di farci entrare in un loop autoreferenziale. Fanno (parzialissima) eccezione quei rari casi in cui si è potuto assistere all'evento dal vivo, registrato ipso facto, ma anche qui ci sarebbe da discutere.

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Quindi, secondo me, è preliminarmente necessario farsi un'idea "platonica", ideal-tipica di come debba essere un suono naturale, vero, per mezzo di tanti ascolti dal vivo. Quando questa consapevolezza l'avremo interiorizzata a sufficienza, in modo tale che diventi per noi un riferimento stabile (sebbene mnemonico), allora potremo discutere della maggiore o minore verosimiglianza timbrica. Il riferimento deve essere quindi sempre la realtà, sebbene anch'essa sia sempre mutevole e dipendente da moltissime variabili (gli strumenti suonati, gli esecutori, l'ambiente e la tua posizione rispetto agli esecutori) e deve essere dato da un inviluppo di molte esperienze diverse, ché riferirsi ad una sola e pretendere di ricordarsela perfettamente per giudicare un impianto è per me impresa quasi disperata.

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Insomma, dobbiamo esserci formati nel tempo all'ascolto della timbrica reale, per poi essere in grado di riconoscerne la verosimile essenza quando è riprodotta da un impianto in un certo ambiente.

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Il resto per me è sforzo di autoconvinzione (la "timbrica giusta" sarà quella che di volta in volta più ci esalta, per varie ragioni, in un certo periodo), se non basato su consistenti esperienze di ascolto reale.

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ascoltoebasta
1 ora fa, diego_g ha scritto:

Insomma, dobbiamo esserci formati nel tempo all'ascolto della timbrica reale, per poi essere in grado di riconoscerne la verosimile essenza quando è riprodotta da un impianto in un certo ambiente.

Questo sarebbe vero se tutti ricercassimo dal nostro impianto la timbrica reale, il che presuppone che quella timbrica debba piacere a tutti, ma cosi non è, più volte mi è capitato di assistere a concerti acustici con amici accanto a me entusiati del suono e io invece che non avrei voluto ascoltare tale suono dal  mio impianto, altre volte è capitato il contrario.

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De gustibus non est disputandum

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In tema di timbrica l' unica di cui si possa discutere con oggettività è quella neutra.

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Al di fuori di quella tutto è soggettivo e discutere di ciò che dovrebbe piacere agli altri in tempi in cui in ogni campo dell' essenza umana si rifiuta l' idea stessa dell' esistenza di una "normalità", è un atteggiamento di tipo religioso-moralistico.

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L' accusa di "religiosità" non vi stupisca, d' altro canto dire  "questo impianto non è hi-fi  perché la timbrica è chiara / scura / ecc" è o non è una scomunica?

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E chi preferisce un impianto "diverso" è o non è eretico?

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6 ore fa, veidt ha scritto:

la voce umana: non deve essere mai stridula o pungente anche quando si esagera con il volume; se la voce risulta anche leggermente chiara allora c'è qualcosa che non va nell'impianto

 

Secondo me è proprio così. E' un indicatore importante la voce.

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@senek65 @veidt  @audio_fan in Velut Luna facemmo anche dei CD dal titolo How and Why dove veniva spiegato per filo e per segno come avrebbe dovuto "suonare" quel brano.


La timbrica di un impianto di riproduzione imho dovrebbe essere una e una sola, quella più fedele possibile a quella voluta in fase di produzione di quel brano. Ovvero neutra. In altre parole un impianto idealmente fedele non dovrebbe avere alcuna timbrica propria, che altro non farebbe che aggiungerla a quella degli strumenti del brano in riproduzione.

 

Son del tutto consapevole che questo sia molto, molto difficile da realizzare, dato che è quasi impossibile sapere cosa volevano artisti e produttori.

 

Purtroppo, o per fortuna, tutto il resto è my fy... io amo my fy quanto amo la fedeltà (timbrica in questo caso), basta sapere di cosa si sta parlando
 

Per corollario, come dico spesso: se un brano contiene un basso lungo e poco articolato, perché così si è voluto (dunque, non a causa di marchiani errori in registrazione/produzione), l'impianto DEVE rirpodurre un basso lungo e poco articolato (impianto fedele).

A me però magari piace ascoltare QUEL basso come corto, e ben articolato (my fy)...

Quel che importa a mio modo di vedere, è la consapevolezza, ovvero: SO come dovrebbe essere quel basso ma preferisco che venga riprodotto in altro modo

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Domanda un po'provocatoria , perdonatemi si fa per scambiare un opinione .

Secondo voi un unico impianto, ammesso che io ascolti svariati generi musicali , é in grado di riprodurre fedelmente : Glenn Gould plays Bach Goldberg Variations, dopo sempre come fossi dal vivo i Pink Floyd : The Dark Side of the Moon, poi Gli AC/DC  Highway to Hell , poi mi ascolto la Quinta di Beethoven diretta da Carlos Kleiber, e magari Miles Davis : Big Fun e potrei continuare con un trio Jazz  ed anche Circles by Mac Miller che é l'unico disco Rap che ho😁 

Tutto rigorosamente come se  dal vivo ascoltassi queste diversissime performance musicali.

Se pensate di avere questo, datemi la lista dei componenti che mi adeguo😁.

Mi ricordo tempo fa ho avuto la fortuna di ascoltare a casa( chiamiamola casa) di un signore appassionato di musica sia Rock che classica  e  Jazz ,usava tre impianti  diversi in tre locali diversi per dimensioni, trattamento  ed acustica.

 

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@ascoltoebasta

Non è sul caso singolo che si deve fondare la nostra consapevolezza del reale, ma su di un numero sufficientemente ampio di eventi da consentirci di farci un'idea tipica di come dovrebbe essere la musica.

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Ci sarà l'evento in po' sfigato, ma ci sarà anche quello perfetto: interpolando, ci costruiamo un "libreria" mnemonica abbastanza ricca da farci giudicare in modo sicuro circa la bontà di un impianto, bontà nel senso di verosimiglianza (e non mai di pretesa perfetta identità, ché l'originale è nella maggior parte dei casi ignoto e inconoscibile).

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8 ore fa, veidt ha scritto:

ma se la ascoltiamo a 3-4 metri di distanza (che è la distanza tipica di ascolto negli ambienti medio-piccoli) la voce tenderà ad essere pungente se parliamo di un incisione realizzata allo stato dell'arte.

 

Mah...  per me dipende molto:

a) dal soprano - ad esempio trovo la Georghiu con la voce mediamente più tagliente della Netrebko - grandissime entrambe intendiamoci.

b) dal canto che esegue e che cosa esprime o vuole esprimere in quel momento - 

 

suggerisco questi dischi/ CD con delle arie meravigliose e credo di poter dire ben registrate:

 

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@scroodge

Ma fuori dal novero delle registrazioni cui hai preso parte, per le quali puoi ben dire come debbano suonare, per tutto il resto delle incisioni, come fai a dire se suonano in modo "neutro" o meno?

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Tu stesso hai giustamente detto che chi ha realizzato il disco potrebbe avere avuto delle intenzioni particolari circa il suono (es. il basso un po' "lungo", come dicevi). Ma chi ci viene a dire queste cose? Nessuno. Quindi quello di rifarsi ad una presunta "neutralità" è una pia illusione, perché in molti casi, la maggioranza, noi ignoriamo la volontà di chi ha realizzato il disco.

.

Mi verrebbe da dire che una buona produzione dovrebbe mirare a imitare la realtà nei limiti del possibile (e la riproduzione di una timbrica realistica, argomento del 3ad, per la mia esperienza è ancora qualcosa di ottenibile), almeno quando il riferimento sia la musica acustica.

.

Ecco perché l'unico modo per capire la bontà di un impianto, fermo restando di avere a che avere con un'incisione "onesta", è quello di avere accumulato abbastanza esperienza del reale.

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@senek65 Volevo esprimere il concetto che un singolo impianto stereo formato da un amplificatore che può avere una miriade di caratteristiche diverse (da 3 Watt a 500 e così via),  diffusori anche qui un milione di caratteristiche diverse (da pavimento,da scaffale ad alta efficienza a bassa efficenza e chi più ne ha più ne metta) finisco con il lettore CD ed anche quello gioca la sua parte.

Ci permettono al massimo di avere un ascolto sul genere che preferiamo o su determinate performance dal vivo.

 

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