Grancolauro Inviato 2 Aprile 2021 Condividi Inviato 2 Aprile 2021 Vorrei fare anch'io i complimenti a @Don Giuseppe per questo bellissimo thread, pieno di notizie e osservazioni molto interessanti. Grazie davvero!! Ho imparato un sacco di cose. Con rigardo invece all'osservazione di @Alpine71 sui compositori e le opere neglette del repertorio pianistico, credo abbia senz'altro ragione. Non voglio "inquinare" i post di @Don Giuseppe con cose che non c'entrano. A scrivere di questo tema, poi, dovrebbe essere qualcuno che ne sa qualcosa per davvero. Quello che posso dire è che la letteratura pianistica è vastissima e se ne ascolta oggi una porzioni molto ridotta. Solo per fare qualche esempio, tutta la letteratura che fino al 1850 andava per la maggiore nelle sale da concerto oggi non si ascolta più. Chi si ricorda oggi di compositori come Dussek, Hummel, Field, Moscheles, Cramer, Ries, Kalkbrenner, Czerny, Thalberg, Bennett, Hallé, solo per citarne alcuni? Credo nessuno o quasi. Eppure, nella loro vastissima produzione ci sono opere di grande valore artistico. C'è da dire che l'oblio coinvolge anche autori di prima grandezza. Se oggi si continua ad eseguire tutto o quasi quello che ha composto Chopin, lo stesso non accade con Beethoven, ad esempio. Il catalogo delle opere di Beethoven è molto più ampio di quello che si potrebbe pensare, e una porzione non irrilevante di queste opere non viene più eseguita (a volte per buone ragioni, a dire il vero). Ci sarebbe poi il capitolo dei compositori italiani. Le opere clavicembalistiche di Scarlatti hanno sempre trovato un discreto successo tra i pianisti e il pubblico, anche se a fasi alterne. Ma si tratta, appunto, di opere nate per il clavicembalo, e quindi il discorso è in parte diverso. Se restiamo alla letteratura strettamente pianistica, è un peccato che le opere di Muzio Clementi siano uscite dalle sale da concerto, eppure alcune sue sonate per pianoforte sono magnifiche (l'op. 26 n. 1 e l'op. 33 n. 3, ad esempio, che Horowitz ogni tanto eseguiva). Poi si sa che il grandissimo successo della musica operistica ha tenuto lontano molti compositori italiani dalla musica strumentale nel corso dell'800. Ma anche qui le eccezioni non mancano, come quelle di Martucci e Sgambati, che hanno scritto alcune pagine pianistiche molto interessanti. C'è poi tutta la ricca letteratura italiana post-romantica che resta in buona parte sconosciuta: compositori come Castelnuovo-Tedesco, Malipiero, Pizzetti, Casella, Dallapiccola, Nielsen, Petrassi hanno scritto moltissime opere quasi mai eseguite. Un timido tentativo di recupero è stato fatto da Pollini padre e figlio, e in modo più sistematico da Prosseda, ma si tratta di una goccia nel mare. Certo, si potrebbe dire che se queste opere non vengono eseguite un motivo ben ci sarà. Vero. Eppure se si scava un po' qualche perla si trova, ed è un peccato lasciarla sepolta nella sabbia. Sperando di non essere troppo OT, posto qui sotto una rara esecuzione del concerto per pianoforte e orchestra in re minore di Carl Czerny. Già solo ascoltando l'incipit, si può capire la qualità dell'orchestrazione di Czerny, oggi ricordato solo per i suoi noiosi studi per pianoforte e che invece era un musicista molto raffinato (basta ascoltare i preludi e fuga dell'op. 856 per rendersene conto). Scusate della divagazione, spero di essere stato utile 1 Link al commento https://melius.club/topic/772-pergolesi-operista/page/2/#findComment-22339 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
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