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Pergolesi operista


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Membro_0013

L'avevo promesso qualche tempo fa, e adesso eccomi a raccontarvi del Pergolesi operista. Sarò "prolisso", ma è necessario, data l'importanza storica e musicale dell'argomento. Non dimenticate che sono un editorialista disoccupato a causa della messa in stand-by della mia rivista online "Operadisc", e quindi ho l'abitudine di largheggiare 😄

A tutti, tranne che agli estranei al mondo della musica classica, sono universalmente note soltanto due composizioni del Nostro: lo Stabat Mater e l'intermezzo La Serva Padrona. Ma Pergolesi, nella sua brevissima esistenza, compose 6 opere, che qui elencherò di seguito in ordine cronologico:

- La Salustia (opera seria)

- Lo Frate 'nnamorato (commedia pe' mmusica)

- Il Prigionier superbo (opera seria), contenente l'intermezzo La Serva Padrona

- Adriano in Siria (opera seria su libretto di Metastasio), contenente l'intermezzo Livietta e Tracollo

- L'Olimpiade (opera seria su Libretto di Metastasio)

- Il Flaminio (commedia pe' mmusica).

 

Fino a quasi dieci anni or sono queste opere erano note solo attraverso esecuzioni mediocri, non informate storicamente, spesso edite da case discografiche dalla qualità sonora discutibile come Bongiovanni, e soltanto della commedia "Lo Frate 'nnamorato" esisteva una produzione famosa ma teatralmente molto convenzionale diretta da Riccardo Muti, che aveva avuto anche l'onore di essere edita in DVD, anche se (IMHO) Muti non è certo il massimo per quanto riguarda la resa del linguaggio teatral-musicale del '700.

 

L'evento che rese disponibili queste opere, in esecuzioni per lo più di grande valore, fu il trecentenario della nascita di Pergolesi, che fu celebrato a Jesi - nel corso del "Pergolesi-Spontini festival" - tra il 2010 ed il 2011. Furono coinvolti grandi nomi della direzione barocca come Fabio Biondi, Ottavio Dantone ed Alessandro De Marchi, e con eccellenti compagnie di canto. L'anno dopo furono messi in commercio i relativi DVD, tuttora reperibili, che hanno potuto fornirci un quadro preciso delle qualità (trascendentali invero) del Pergolesi operista.

Si tratta, vorrei ricordarlo, di opere composte dal Nostro tra i 22 ed i 25 anni. Per fare un paragone con un altro precocissimo, vorrei sottolineare come il primo vero capolavoro di Mozart, l'Idomeneo, fu composto all'età di 25 anni, e forse solo Rossini, nel corso della storia, riuscì a comporre capolavori in un'età così giovane. Parlo di capolavori perché - di queste 6 opere - almeno 4 sono capolavori assoluti. Pergolesi, invece, riuscì già a comporre un capolavoro certo (il suo primo) a soli 22 anni, con la commedia "Lo Frate 'nnamorato", dopo un esordio incerto come "La Salustia". "Lo Frate 'nnamorato" è opera assolutamente esplosiva, non solo per la resa delle situazioni comiche, ma anche nell'espressione dei sentimenti e nelle sfumature psicologiche dei personaggi. Già da questo suo esordio nel campo del genere tutto napoletano della "commedia pe' mmusica", Pergolesi sbaraglia letteralmente il campo, lasciandosi indietro di alcune leghe i suoi colleghi napoletani come Vinci e Leo.

Ma che cos'è la "commedia pe' mmusica"? E' essenzialmente l'archetipo della moderna "commedia borghese": i personaggi non sono di classe altolocata, ma sono borghesi (che cantano in italiano) e popolani, alcuni dei quali arricchiti (che cantano in napoletano). Le classi sociali si mescolano, i popolani danno del tu - e spesso danno lezioni di vita - ai loro padroni borghesi, e l'amore coi suoi intrighi naturalmente è al centro di tutto. Le trame sono spesso ingenue, ma danno l'occasione ai compositori di esprimere appieno il loro talento grazie alla varietà di situazioni comiche e sentimentali che si susseguono. "Lo Frate 'nnamorato" è già almeno un ventennio avanti rispetto alla produzione coeva: un capolavoro dove tutto è appropriato, dove ogni aria ed ogni concertato ha il suo senso teatrale e psicologico, dove non ci sono mai momenti di stanca. Pergolesi dimostra già da questo suo esordio di avere le idee chiare: verità dei sentimenti, musica che bada al sodo senza annoiare mai, grande disinvoltura nel passaggio dal registro sentimentale a quello comico e viceversa. Già in quest'opera parecchie arie potrebbero essere inserite di soppiatto in un'opera di Mozart o Salieri o Cimarosa (compositori di 50 anni dopo) e quasi nessuno si accorgerebbe dello jato stilistico. Per capire il salto di qualità, confrontatela con "Li zite 'ngalera" di Vinci, che fu registrata da Antonio Florio: sono passati dieci anni, ma sembrano almeno 30 o 40. In quest'opera siamo fortunati: il DVD è diretto in maniera magistrale da Fabio Biondi, che è un grande concertatore, e gode di una regia appropriata come poche, che la situa nella Napoli dell'immediato dopoguerra ed è illuminata da eccellenti trovate.

 

"Il Prigionier Superbo" è il ritorno all'opera seria di Pergolesi. Buona opera, sicuramente migliore de "La Salustia", ma il linguaggio serio va maturato con gli anni, e Pergolesi è solo parzialmente pronto. Tuttavia "Il Prigionier Superbo" passerà alla storia perché il suo intermezzo è nientemeno che "La Serva Padrona", che una quindicina d'anni dopo scatenerà in Francia la "querelle des bouffons", gigantesca polemica tra sostenitori della musica italiana e di quella francese. Non siamo fortunati, stavolta: il DVD presenta una regia assolutamente cervellotica, con il protagonista in sedia a rotelle (ma dopo misteriosamente si alza e cammina come Lazzaro) e tutti i personaggi in abiti femminili, uomini compresi, per cui si trasforma in un'incomprensibile commedia LGBTQ senza che ve ne siano i presupposti nella trama. Oltretutto la direzione di Rovaris è monotona e poco attenta alle sfumature.

 

Ma Pergolesi dimostrerà di aver maturato in pieno il linguaggio dell'opera seria solo due anni dopo, con il capolavoro "Adriano in Siria", su libretto del grande Pietro Metastasio. Qui Pergolesi dimostra di essere letteralmente nato per musicare Metastasio: la commovente limpidezza di linguaggio del poeta cesareo trova magicamente riscontro nella musica del Nostro. In un'epoca come gli anni '30 del '700, in cui imperversavano i capricci dei cantanti e la pretesa di brillare come stelle grazie ai virtuosismi di cui erano disseminate le arie, Pergolesi mette al centro delle sue scelte artistiche l'adesione agli "affetti", o ai sentimenti come diremmo noi oggi, e l'adesione è talmente radicale da dipingere la psicologia dei personaggi allo stesso modo in cui in quegli anni, lontano da Napoli, Handel stava operando a Londra con i suoi ultimi capolavori italiani come Ariodante o Alcina. Non è che manchino i virtuosismi: se vogliamo capire da che archetipi provenga un personaggio come la Regina della Notte del Flauto Magico, avremo la risposta in "Adriano in Siria", ma la differenza con la produzione coeva è che qui le coloriture non sono fini a sé stesse o inserite per permettere al castrato di turno di prendersi l'applauso, ma sono finalizzate all'espressione, proprio come avverrà nella migliore produzione della seconda metà del secolo. Ancora una volta Pergolesi è avanti di qualche decennio, e si dimostra un anticipatore. Per fortuna il DVD è musicalmente eccelso, grazie alla direzione di Ottavio Dantone e ad un'ottima compagnia di canto. La regia è convenzionale, ma nelle opere metastasiane è meglio così: la trama e l'ambientazione non richiedono "stramberie" registiche.

 

Pergolesi tornerà all'opera seria l'anno dopo con "L'Olimpiade" di Metastasio, opera composta a Roma in circostanze difficili e di fretta, nella quale il Nostro sarà costretto a riciclare (cosa d'altronde comune all'epoca) alcune arie da "Adriano in Siria". Eppure quel che ne risulta è il suo capolavoro assoluto nel campo serio. L'Olimpiade è una storia affascinante sul conflitto tra amore ed amicizia, talmente affascinante che sarà musicata circa una sessantina di volte, persino da Donizetti e da Beethoven, che ne metterà in musica una scena. Per quanto - a causa delle circostanze precarie - l'opera fosse passata inosservata all'epoca, ottant'anni dopo Stendhal scriverà che quella di Pergolesi era la migliore tra le intonazioni di questo libretto, a testimonianza di un'eco che nel corso dei decenni sarà enorme. E in effetti questa Olimpiade è un capolavoro ancora maggiore di "Adriano in Siria": qui gli affetti emergono in maniera lacerante, e spesso l'eleganza lascia il posto ad un'intensità sentimentale addirittura incandescente. Per trovare un'opera metastasiana di questo livello, si dovrà aspettare la fine del secolo, con "La Clemenza di Tito" di Mozart. Il DVD è ottimo: lo dirige il bravissimo Alessandro De Marchi, che conosce ed ama quest'opera avendola già registrata in CD, ed i cantanti - anche se non vi sono punte eccelse - danno un'ottima prova. La regia, seppure priva di fantasia, si dimostra funzionale alla resa generale e - insomma - si tratta di un DVD imperdibile per chiunque voglia conoscere quello che è forse il capolavoro assoluto del genere serio metastasiano.

 

Il canto del cigno operistico di Pergolesi sarà, pochi mesi dopo, "Il Flaminio", commedia borghese meno esplosiva di "Lo Frate 'nnamorato", ma molto più incandescente sul piano dell'espressione dei sentimenti. Ormai Pergolesi ha maturato in pieno il suo linguaggio, e tutto quanto è di una perfezione assoluta, sia nell'ambito comico, sia in quello sentimentale, dove - oltre agli ammiccamenti parodistici al mondo dell'opera seria - troveremo, nei dialoghi e nel rapporto tra i due protagonisti, un livello di espressione già protoromantico. Anche qui siamo fortunatissimi: il DVD, oltre alla direzione strepitosa di Ottavio Dantone, conta su eccellenti (e molto coinvolti) cantanti e su una regia che sfiora la perfezione.

 

Pergolesi in pochi anni realizzò una rivoluzione: condusse per mano (forse senza rendersene conto, ma solo seguendo il suo genio che fu tra i maggiori della storia della musica) l'opera lirica dal barocco tardivo all'era classica, anticipandola in pieno. Senza di lui, possiamo dirlo, non ci sarebbe stato il Mozart che conosciamo, perché è da lui che viene il primato della verità dei sentimenti sulle esigenze dei virtuosi. Il livello delle sue opere è all'incirca pari a quello dei coevi ultimi capolavori italiani di Handel. Ma Handel all'epoca aveva 50 anni, mentre Pergolesi ne aveva poco più di 20, ed avrebbe avuto ulteriori margini di miglioramento che purtroppo non possiamo neppure immaginare. Inoltre Handel, con la sua derivazione scarlattiana, era "l'ultimo degli antichi", mentre Pergolesi fu "il primo dei moderni", perché la sua lezione guarda al futuro e lo segna definitivamente.

 

Non inserisco link da Youtube. Vi invito a cercarli ed a goderli. Chiudo invece con una frase-tributo del 1746 (dieci anni dopo la morte di Pergolesi) di Jean Philippe Rameau, che all'epoca della "querelle des bouffons" fu tirato in ballo come esponente dell'"antiquato gusto francese": "Si j'avais trente ans de moins, j'irais en Italie, Pergolèse serai mon modele; j'assujettirais mon harmonie à cette vérité de déclamation qui doit etre le seul guide des musiciens".

 

Saluti 

Giuseppe

 

 

 

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Membro_0013

@rock56 per darti un'idea: "La serva padrona" è simile alle due "commedie pe' musica", ma lo è in scala ridotta. Le due commedie hanno una completezza strutturale maggiore, arie più ampie e maggiore varietà. Un motivo in più per procurartele 😉

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Membro_0013

@caricolimite , praticamente nessuna, tranne l'Olimpiade diretta da Alessandro De Marchi. Il resto del reperibile è poca cosa sul piano interpretativo.

Ma non dimentichiamo che l'opera è teatro oltre che musica, e va vista oltre che ascoltata, quindi - se è un problema - lo è soltanto sul piano culturale, perché è assurdo che di capolavori come quelli d Pergolesi non esista un ampio numero di registrazioni.

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Membro_0013

@caricolimite , dimenticavo: esiste anche un "Adriano in Siria" piuttosto recente, eseguito in maniera storicamente informata da un'orchestra polacca a me del tutto sconosciuta, ma non mi sono sentito di consigliarlo allo stesso modo dell'Olimpiade di De Marchi perché il ruolo del protagonista è affidato ad un cantante del quale non acquisterei neppure una registrazione: Franco Fagioli. So che a qualcuno piace, ma io lo ritengo assolutamente inascoltabile. Già è del tutto inopportuno affidare a falsettisti un qualche ruolo nelle opere napoletane del '700: il motivo è nell'altro grado di virtuosismo che le contraddistingue, e che è di fatto inaccessibile - per motivi puramente fisiologici - a controtenori e sopranisti vari, che invece hanno il loro campo d'azione in generi quali il canto elisabettiano, Monteverdi, Cavalli, Stradella, Purcell e '600 in genere. Ma l'aggravante di Fagioli è la sua impostazione vocale del tutto forzata (mi sembra il cuginetto invidioso di Cecilia Bartoli, che tenta di imitare senza riuscirci), che lo rende uno dei cantanti più sgradevoli del panorama vocale barocco.

Poi... se vuoi rischiare, puoi sempre prendere questa versione, perché "Adriano in Siria" è pur sempre un capolavoro.

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caricolimite

@Don Giuseppe L'Adriano in Siria della Capella Cracoviensis, si, lo possiedo in versione...liquida. Opera anche questa molto interessante, ma concordo ,purtroppo, sul Fagioli 😣😜

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5 ore fa, Don Giuseppe ha scritto:

è assurdo che di capolavori come quelli d Pergolesi non esista un ampio numero di registrazioni.

Quando ho acquistato l'opera c'era solo la versione RCA con Anna Moffo, nessuna scelta....

Per le opere "minori" purtroppo è così...

Le si vedono anche poco a teatro.

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Al momento, l'unico che si sia dedicato in maniera articolata ed appassionata alla musica di Pergolesi, anche se non a quella operistica, è stato Claudio Abbado.

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Membro_0013

@Gabrilupo fra l'altro va dato atto a Claudio Abbado di aver operato in maniera eccellente sulla musica sacra di Pergolesi, offrendoci registrazioni eccellenti e storicamente informate... a tal punto da lasciarci in eredità il rimpianto di cosa ci siamo persi per il fatto che Abbado non si sia dedicato più spesso all'esecuzione di musica barocca con strumenti ed organici d'epoca.

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questo post è bellissimo, grazie, davvero non si finisce mai di imparare; mi è bastato saggiare l'introduzione dell'Olimpiade nel versione di De Marchi per acquistarne una copia, usata, sulla Baia.

Che splendore, musica bellissima e mi domando com'è possibile che non vi siano praticamente registrazioni mentre, ad esempio, sul pur splendido Rameau le interpretazioni si moltiplichino.

 

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Membro_0013

@Alpine71 innanzitutto ti ringrazio di cuore per l'apprezzamento del post.

Ti sei posto una domanda essenziale, che mette a nudo una triste realtà che ci riguarda da vicino come italiani: perché Rameau sì e Pergolesi no?

La risposta mi è rimasta in mente dall'ormai lontano 2000, quando Harmonia Mundi pubblicò la splendida esecuzione, condotta da Renè Jacobs, del capolavoro operistico "Griselda" di Alessandro Scarlatti (altro compositore che meriterebbe una piena riscoperta). Nelle note scritte sul booklet, Jacobs meditava sulla mancata riscoperta delle opere di Scarlatti, e concludeva scrivendo che - trattandosi di un compositore italiano - la rinascita di interesse attorno a Scarlatti era compito degli italiani.

 

La morale è tutta qui: Rameau viene eseguito nei teatri francesi; Pergolesi viene ignorato dagli enti lirici italiani, che non solo mettono in scena sempre i soliti 40 o 50 titoli, ignorando il Barocco, ma non hanno neppure il coraggio culturale di pescare nel nostro immenso patrimonio. 

Non a caso la riscoperta di un altro genio italiano come Francesco Cavalli (che in Italia si mette in scena al massimo una volta ogni 10 anni) la dobbiamo ai francesi, agli svizzeri, ai belgi. 

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@Don Giuseppe grazie a te per questi ulteriori ragionamenti.

Ecco, essendo appassionato di musica pianistica trovo che questa debolezza si trovi, seppur senza problematiche nazionalistiche, anche nel repertorio pianistico che vedo, sia nelle sale che in "disco", iper-inflazionato in pochi Autori, e dimenticato, negletto e relegato a nicchia quanto ad altri, sottovalutati compositori.

Ognuno per i propri talenti mi piacerebbe sentire il parere di @Grancolauro e @analogico_09; di quest'ultimo, seppur non c'entri con aspetti pianistici, ricordo sempre come mi abbia fatto scoprire Dietrich Buxtehude, del quale fino a pochi mesi fa ignoravo completamente l'esistenza. Che spettacolo!

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analogico_09
2 ore fa, Alpine71 ha scritto:

@analogico_09; di quest'ultimo, seppur non c'entri con aspetti pianistici, ricordo sempre come mi abbia fatto scoprire Dietrich Buxtehude, del quale fino a pochi mesi fa ignoravo completamente l'esistenza. Che spettacolo!

 

Sei pronto allora ad ascoltare, se non li conoscessi già, altri grandi musicisti "ante-Bach", o coevi però di grande carattere e personalità... Proverei ad asoltare innanzitutto Johann Kuhnau.., poi Franz Tunder, Nicolaus Bruhns, ecc.., scusate l'OT breve...

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  • Moderators
analogico_09
13 ore fa, Don Giuseppe ha scritto:

(mi sembra il cuginetto invidioso di Cecilia Bartoli, che tenta di imitare senza riuscirci)

 

 

Questa è geniale.. 😆😁    da incorniciare.., quasi quasi me la metto in firma.., il cuginetto invidioso della bartoli potrebbe essere il protagonista di un film horror!! ☺️

 

Battute a parte, complimenti vivissimi per il tuo intervento, e grazie, ho lacune da colmare con il Pergolesi operista.., leggerò avidamante e se mi venisse un'idea in mente proverò a contribuire alla discussione

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Grancolauro

Vorrei fare anch'io i complimenti a @Don Giuseppe per questo bellissimo thread, pieno di notizie e osservazioni molto interessanti. Grazie davvero!! Ho imparato un sacco di cose.

Con rigardo invece all'osservazione di @Alpine71 sui compositori e le opere neglette del repertorio pianistico, credo abbia senz'altro ragione. Non voglio "inquinare" i post di @Don Giuseppe con cose che non c'entrano. A scrivere di questo tema, poi, dovrebbe essere qualcuno che ne sa qualcosa per davvero. Quello che posso dire è che la letteratura pianistica è vastissima e se ne ascolta oggi una porzioni molto ridotta. Solo per fare qualche esempio, tutta la letteratura che fino al 1850 andava per la maggiore nelle sale da concerto oggi non si ascolta più. Chi si ricorda oggi di compositori come Dussek, Hummel, Field, Moscheles, Cramer, Ries, Kalkbrenner, Czerny, Thalberg, Bennett, Hallé, solo per citarne alcuni? Credo nessuno o quasi. Eppure, nella loro vastissima produzione ci sono opere di grande valore artistico. C'è da dire che l'oblio coinvolge anche autori di prima grandezza. Se oggi si continua ad eseguire tutto o quasi quello che ha composto Chopin, lo stesso non accade con Beethoven, ad esempio. Il catalogo delle opere di Beethoven è molto più ampio di quello che si potrebbe pensare, e una porzione non irrilevante di queste opere non viene più eseguita (a volte per buone ragioni, a dire il vero). Ci sarebbe poi il capitolo dei compositori italiani. Le opere clavicembalistiche di Scarlatti hanno sempre trovato un discreto successo tra i pianisti e il pubblico, anche se a fasi alterne. Ma si tratta, appunto, di opere nate per il clavicembalo, e quindi il discorso è in parte diverso. Se restiamo alla letteratura strettamente pianistica, è un peccato che le opere di Muzio Clementi siano uscite dalle sale da concerto, eppure alcune sue sonate per pianoforte sono magnifiche (l'op. 26 n. 1 e l'op. 33 n. 3, ad esempio, che Horowitz ogni tanto eseguiva). Poi si sa che il grandissimo successo della musica operistica ha tenuto lontano molti compositori italiani dalla musica strumentale nel corso dell'800. Ma anche qui le eccezioni non mancano, come quelle di Martucci e Sgambati, che hanno scritto alcune pagine pianistiche molto interessanti. C'è poi tutta la ricca letteratura italiana post-romantica che resta in buona parte sconosciuta: compositori come Castelnuovo-Tedesco, Malipiero, Pizzetti, Casella, Dallapiccola, Nielsen, Petrassi hanno scritto moltissime opere quasi mai eseguite. Un timido tentativo di recupero è stato fatto da Pollini padre e figlio, e in modo più sistematico da Prosseda, ma si tratta di una goccia nel mare. Certo, si potrebbe dire che se queste opere non vengono eseguite un motivo ben ci sarà. Vero. Eppure se si scava un po' qualche perla si trova, ed è un peccato lasciarla sepolta nella sabbia.

Sperando di non essere troppo OT, posto qui sotto una rara esecuzione del concerto per pianoforte e orchestra in re minore di Carl Czerny. Già solo ascoltando l'incipit, si può capire la qualità dell'orchestrazione di Czerny, oggi ricordato solo per i suoi noiosi studi per pianoforte e che invece era un musicista molto raffinato (basta ascoltare i preludi e fuga dell'op. 856 per rendersene conto). 

Scusate della divagazione, spero di essere stato utile

 

 

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