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qual è il primo segno di civiltà di una cultura?


Gaetanoalberto
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damiano

Sono d'accordo sul fatto che la capacità di stare vicino a qualcuno in difficoltà sia un segno di civiltà. Non sono (molto) d'accordo sull'interpretazione antropologica della cosa. La capacità di mutuo soccorso (universale) implica qualche passo avanti nella scala evolutiva, tant'è che nemmeno oggi è un principio universale, gli Usa ci sono arrivati con Obama, non prima. 

Ciao 

D.

 

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LaVoceElettrica

Vedi titolo: per esempio scrivere "qual è" risparmiando un apostrofo.

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eduardo
1 minuto fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Anche se mi pare un passo avanti rispetto al femore

E'  la civilta'  che deriva da wikipedia ...... 😂

Vuoi mettere ?

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@Gaetanoalberto ma il senso di comunità non è il senso dello stato meno ancora se si vuole sovrapporlo a patria. Stato e patria sono concetti politici, artificiali, che non meritano la splendida risposta emozionale di M Mead

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Gaetanoalberto
36 minuti fa, Jack ha scritto:

senso di comunità non è il senso dello stato

Ancora una volta siamo d'accordo. Lo Stato, che tra l'altro anche oggi ha varie forme, è però uno strumento di organizzazione della comunità. 

Quando realizza un'istruzione pubblica ed una sanità pubblica relativamente ben funzionanti, come dice l'amico @Savgal, aiuta la comunità ad avere un senso che va oltre la mera sopravvivenza, e quindi aumenta il grado di civiltà, che raggiunge livelli di complessità altrimenti impossibili. 

Abbiamo già parlato di pluralismo: pur nella sua sovranità, uno Stato è veramente democratico e civile quando riconosce e lascia spazio alla famiglia, alle altre forme di associazionismo, cooperazione, impresa collettiva. 

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senek65
26 minuti fa, damiano ha scritto:

arrivati con Obama,

Dissento: non ci sono nemmeno vicini.

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31canzoni

Grazie per aver ricordato Margaret Mead. La cura dell'altro con tutto quello che ne consegue dovrebbe essere la pietra angolare della società e quindi della democrazia. Pensare alla libertà democratica come faccio quel che cacio che voglio mi viene sempre in mente Guzzanti quando satireggiava la casa delle libertà di berlusconiana memoria. Va molto di più l'homo homini lupus ahimè. Vero anche che la Mead parlava di società antropocentriche più che antropoemetiche.

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3 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto:

è però uno strumento di organizzazione della comunità

purtroppo

3 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Lo Stato però, che  appunto si è nella storia mostrato con diverse facce, quando realizza un'istruzione pubblica ed una sanità pubblica relativamente ben funzionanti etc

questa è un’opinione politica quindi di parte che ovviamente non condivido

4 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto:

quando riconosce e lascia spazio alla famiglia, alle altre forme di associazionismo, cooperazione, impresa collettiva. 

non serve altro, lo stato si puo togliere di mezzo

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Il tipo di cooperazione tra individui di cui parla l’antropologa è valida per comunità di individui a « tiro di vista » e pur con la migliore volontà traslarne il valore nelle grandi comunità imposte di oggi con leggi omogenee sul territorio (gli stati appunto) ne fa solo perdere l’alto significato. Le comunità « a vista » di oggi restano rette ancora da spinte cooperatrici e solidaristiche ma la società (termine che trovo orrendo ma tant’è) è fatta da una miriade di comunità a vista che non si possono basare su questo profondo senso di empatia ma possono basarsi solo su due cose: l’imperio delle leggi imposte dagli stati tramite l’esclusiva della violenza oppure la negoziazione reciproca, continua e libera tra individui e comunità (intese come sopra) che porta ad una società davvero libertaria.

Putroppo temo serva “un uomo” che ora ancora non c’è e pochi vogliono “costruire”

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31canzoni

Credo che l'intento e  il focus della Mead fosse nel portare ad esempio l'antropocentrismo delle società (per noi primitive!)che non conoscevano il concetto di proprietà privata e quindi nemmeno la distinzione tra individui economicamente attivi o meno: essere e non avere.

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Gaetanoalberto

Segue... 

Come personaggio pubblico si interessò di razzismo, identità di genere, cultura, giustizia, educazione, salute e nutrizione, psicologia evolutiva, femminismo, emancipazione sociale delle minoranze, spiritualità e sovrappopolazione. Credeva che fossero gli aspetti culturali a portare al razzismo, alle intolleranze, alle guerre, a causa di pregiudizi appresi, e che i membri di una società potevano/dovevano lavorare insieme per modificare i loro pregiudizi e costruire nuove istituzioni. Il suo slogan in proposito era: “Never doubt that a small group of thoughtful, committed citizens can change the world.” In una società sempre più pessimista riguardo alle capacità umane di cambiamento, lei insisteva sull’importanza di favorire e supportare tale motivazione nelle persone di buona volontà.

Tratto dal sito psicolinea.it, online dal 2001: https://www.psicolinea.it/margaret-mead/

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Gaetanoalberto

@appecundria Devo dire che io al momento sono solo stato attirato da un post visto altrove e dalla citazione che ho portato su Melius. 

Sto leggendo adesso, e credo approfondirò... La personalità originale e anticonvenzionale dell'antropologa, ed i suntini del suo pensiero sul net, mi hanno incuriosito molto. 

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Gaetanoalberto
40 minuti fa, Jack ha scritto:

questa è un’opinione politica

È quale non lo è? 

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