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qual è il primo segno di civiltà di una cultura?


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cactus_atomo

in realtà, oltre alle cure pe chi è in difficoltà (in natura non solo che si azzoppa viene mangiato, ma se è un carnovoro muore di fame o sbranato da carnivori più forti) l'altro segno di civiltà e cultura è la cucina in senso lato, ossia la conservazione e trasformazione del cibo. In natura il leone al massimo nasconde la sua preda ma deve stare attento che sciacalli iene e avvoltoio non si mangino quello che ha lasciato per nil giorno dopo, la conservazione del cibo cn procedimenti tutto sommato semplici (salatrura, affumicatura ecc) ha creato una scolta alimentare

Adesso, Gaetanoalberto ha scritto:

S'abbina con la sazizza c'o finucchieddu (sapiens sapiens sapiens sicilianensis)? 

Non solo o principalmente con la carne, la melanzane sott'olio e valorizzatrice delle monumentali "marenne", mezzi palatoni di pane cunzati (homage) con salsiccia, o provola o tonno o prosciutto o frittata di cipolle o polpetta al sugo o qualsiasi cosa commestibile,  tipico pranzo del muratore o dello studente ipoglicemico,  accompagnato da peroni familiare o coca cola

  • Melius 1
Gaetanoalberto
4 ore fa, Jack ha scritto:

Ho avuto cūlus, tanto, ma mi sono accorto che valeva la pena di sfruttarlo il cūlus. 

Questo vorrei che facessa la gente del mio paese. E questo vorrei che insegnasse

Scusa, ma tu questa cosa dove l'hai fatta? In Polinesia o in Italia? 

Perché se l'hai fatta qui confermi quello che dico. 

Sai cosa insegnavo io?

Ai tanti allievi che, in pieno boom leghista, sottolineavano i privilegi del bidello etc. o I famosi 3 mesi di ferie degli insegnanti, ricordavo che godiamo di libera scelta. 

Ricordo il Presidente di un partito di tifosi, che diceva, a fronte dei bassi stipendi: ma si, la sera si arrotonda con un lavoretto in nero, ma non era socialista, anzi, lo era stato. 

Quindi anche in questo paese si può lavorare in proprio, creare impresa, fare il lavoratore subordinato...

Insomma, non è la pianificazione centralizzata che ti educa a libro e moschetto o falce e martello. 

Dov'è sta scritto che l'obiettivo del singolo è di accontentarsi? 

Poi i salari li fissano quelli che hanno avuto culus. 

Potrò essere contento del fatto che, quantomeno, siamo un filo meglio degli USA, dove tu non avresti preso quel diplomino aggratis? 

È comunque mettere foto da diffondere a polizia, vigili del fuoco, infermieri, insegnanti, camerieri e altri miserabili che si accontentano... 😝

 

Un mio piccolo contributo, tornando al tema iniziale del thread.

Mead era una antropologa, studiava le società primitive, in cui vi erano legami tra i suoi componenti che si sono dissolti. Le società primitive erano fondamentalmente delle comunità. Per l'analisi delle caratteristiche della comunità (contrapposta alla società) un riferimento fondamentale è il sociologo tedesco Ferdinand Tönnies (1855-1936). Per Tönnies la comunità è una struttura associativa caratterizzata da relazioni tra i partecipanti basate su un ethos e un’identità comuni. Il concetto è usato soprattutto in contrapposizione a quello di società. Mentre in questa l’ordine poggia su relazioni di tipo contrattuale, nelle comunità l’ordine è assicurato dall’integrazione morale del gruppo, tanto che identificazione, dedizione, abnegazione e altruismo sono considerati atteggiamenti tipici, funzionali al perseguimento di interessi e fini collettivi, cui subordinare gli interessi e i fini individuali. Nonostante queste caratteristiche, la comunità non ha tuttavia necessariamente costituzione egualitaria, così che spesso vi si è l’esistenza di un ordinamento gerarchico e di una stratificazione del prestigio, del potere e del reddito. Specifiche di questa struttura associativa sono le forme di allocazione delle posizioni di autorità e la distribuzione dei compensi sociali (status), definite in base al contributo fornito dagli individui nell’esercizio dei ruoli, quasi sempre in relazione al servizio reso alla collettività.La comunità è una collettività dotata generalmente di una certa continuità nel tempo e la cui dimensione può variare anche di molto: dalla famiglia alla nazione e alla classe. Nelle scienze sociali e nella storiografia il riferimento alle comunità concrete va solitamente alle collettività di dimensione limitata: il villaggio, il quartiere, la comunità di fabbrica, la parrocchia, ecc. Questa identificazione della comunità con le comunità intermedie – intermedie tra il cittadino e lo stato – si spiega con l’attribuzione alle relazioni comunitarie di tratti peculiari, quali il carattere intimo dei rapporti personali, il coinvolgimento morale, l’interazione quotidiana, la condivisione di un luogo.

  • Thanks 1
Gaetanoalberto

@Jack Miiiiiiiiiiiiiiiinxia! Eqquantosiamodifficili...

Allora calo sul piatto la libertà di emigrazione e gli accordi transfrontalieri (se si tratta della Svizzera), oppure la fondazione della Cee è quindi della UE (se si tratta di Spagna) 

Attendo foto segnaletica! 

Gaetanoalberto

@Savgal Grazie dell'intervento, che riporta la discussione in alveo interessante. 

Tönnies propone una visione di comunità limitata alle società intermedie. 

Sull'istante, mi viene da pensare che queste preesistano allo Stato, abbiano consistenza mutevole, e che esse trovino piena realizzazione in uno Stato pluralista, che le riconosce e le promuove, amplificandone il valore. 

Direi che la più bella del mondo, la nostra Costituzione, è da questo punto di vista esemplare, così come il sostegno di cui spesso godono il movimento associativo, cooperativo, la famiglia, le chiese... 

Certo, tutto è perfettibile, ma anche le comunità, per svuppare il loro spirito solidaristico, abbisognano o di un terreno di coltura favorevole, garantito dallo Stato pluralista. 

Faccio per dire: dovessero anche soltanto difendersi dai nemici esterni ed interni, avrebbero molto meno tempo per dedicarsi a sviluppare i propri legami. 

Quindi, indipendentemente dalla finezza delle distinzioni sociologiche, che pure hanno fondamento, lo Stato avrebbe un ruolo fondamentale anche e semplicemente perché è l'argine che consente al brodo di coltura primordiale tempi e condizioni utili a svilupparsi meglio (o...peggio, a seconda dello Stato e delle comunità di cui si parli). 

Con tutto il rispetto per il sociologo di fine ottocento, il superbo tuttologo@Gaetanoalberto, sostiene però nei suoi interventi nel famoso bar di Melius, che nel tempo il concetto di comunitá si sia evoluto, e che l'uomo, per meglio coltivare i suoi fini, nel suo universo plurale,abbia creato comunità di più livelli, che si articolano ed integrano per affrontare la complessità dei bisogni.

Lo Stato è una organizzazione, con caratteristiche sue proprie, che ha un elemento comunitario costitutivo principale, senza il quale perderemmo l'orizzonte di senso, e cioè il popolo.

Tenere distinti stato e comunitá, popolo e comunità, in primo luogo nasconderebbe un fenomeno che è parte della evoluzione naturale, che porta a creare comunità più grandi che mantengono in sé le piccole senza cancellarle ed anzi promuovendole; in secondo luogo dimenticherebbe erroneamente che il popolo, ovvero uno dei tre elementi costitutivi dello stato, è esso stesso una comunità; in terzo (e più pericoloso) luogo, sarebbe la radice del senso di estraneità che alcuni provano per lo stato, quasi che fosse altro dalla piccola comunità in cui i semplici unicamente si riconoscono. 

Anzi, direi che lo spunto che hai fornito, è un altro elemento importantissimo per valutare i tempi che viviamo. 

Alle volte le microcomunitâ hanno interesse a coltivare il senso di appartenenza. 

Possono farlo secondo una visione ampia di integrazione con le altre, oppure puntando xenofobicamente ad una certa esclusivitá e contrapposizione. 

Non citiamo la mafia o la ndrangheta per non allargari troppo. 

Una certa visione della comunitá, può essere nemica della comunità più ampia. 

Quindi gli studi e le citazioni sono sempre uno stimolo interessante, ma ricordiamo che abbeverarsi alla fonte della tuttologia @Gaetanoalbertoaiuta ad inquadrare le interpretazioni del mondo nella giusta dime sione. 

Perciò, tornando alla giusta dimensione, è proprio una visione antinomica di Stato e comunitá che potrebbe essere vista come concausa di quel disagio che leggiamo nella società. 

Nostro compito di cittadini o politici illuminati, di educatori, potrebbe forse essere quello di aiutare a sanare una visione di antitesi, e condurla ad una più corretta sintesi. 

Le comunità, o almeno alcune comunità (alleanze), si integrano tra loro e non si escludono. 

L'uomo è plurale per sua natura, e fa parte contemporaneamente di più comunità, ugualmente importanti per il suo benessere. 

Incollo un breve testo, copiato dalla libreria della migliore facoltà mondiale di giurisprudenza, quella di UniCt. 

Sezione

2 LO  STATO E I  SUOI  ELEMENTI  COSTITUTIVI SOMMARIO: 2.1.  Stato “istituzione”, Stato “apparato”, Stato “comunità”. – 2.2. Gli elementi essenziali dello Stato.  – 2.3. Il territorio:  a) la terraferma;  b) lo spazio aereo e il mare territoriale;  c) extraterritorialità e ultraterritorialità.  – 2.4. Il popolo:  a) la popolazione;  b) la cittadinanza;  c) la Nazione. – 2.5. La sovranità.  2.1.  Stato “istituzione”, Stato  “apparato”, Stato “comunità” Lo Stato è un ordinamento giuridico originario composto da un gruppo sociale, ordinato da regole e stanziato su un determinato territorio. Il termine Stato ha assunto molteplici significati. Innanzitutto, con l’espressione  Stato “istituzione”  si suole indicare l’ordinamento giuridico statale come  corpo sociale e politico organizzato e onnicomprensivo di tutte le altre realtà  intermedie ad esso sottoposte. È bene sin da subito precisare che la Costituzione italiana designa sovente lo Stato istituzione con il termine Repubblica. Così, nella disposizione contenuta nell’art. 114 afferma che «La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città Metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato». Con il termine  Stato “apparato”, o anche  Stato “persona” si intende l’insieme dei governanti, ossia di organi  ed enti  cui è attribuito il potere di approvare ed applicare le norme  attraverso cui lo Stato esprime la propria supremazia e persegue le proprie finalità.  È  denominato anche  Stato “persona”  perché esso possiede personalità giuridica ed è sottoposto, parimenti agli altri soggetti pubblici e privati, al diritto stesso. Infine, per  Stato “comunità”  si definisce la c.d.  “società civile”, ossia l’insieme dei governati, cittadini e non  cittadini, sottoposti all’autorità dello Stato “apparato” e descrive quel processo  di continua integrazione della sfera dell’autorità con quella della libertà (MARTINES).




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