OTREBLA Inviato 16 Giugno 2024 Autore Condividi Inviato 16 Giugno 2024 Io mi chiedo come si faccia a scrivere "ce l'ho infila sempre..."...e l'ho riletto varie volte eh... Sarà l'età? Bah... Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/10/#findComment-1226576 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Gaetanoalberto Inviato 18 Giugno 2024 Condividi Inviato 18 Giugno 2024 Il 17/06/2024 at 00:13, OTREBLA ha scritto: Io mi chiedo come si faccia a scrivere "ce l'ho infila sempre..."...e l'ho riletto varie volte eh... Sarà l'età? Bah... Lo avevo notato subito infatti, e mi sono molto sorpreso Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/10/#findComment-1227363 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 18 Giugno 2024 Autore Condividi Inviato 18 Giugno 2024 Io no...... Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/10/#findComment-1227512 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. OTREBLA Inviato 28 Luglio 2024 Autore Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 28 Luglio 2024 E' quasi Agosto e come ogni quasi Agosto, fa un gran caldo. "Col gran caldone, c'è la doppia recensione", dice l'adagio popolare. Una di qua e una nel thread Lo Stato Del Vinile. Ecch’allà! Un altro OJC di Craft. E mo’ questo attacca su quant’è bello, su quanto è spettacolare, e il capolavoro di qua e il capolavoro di là…e che due balle Alberto! Eh ma ragazzi, se sono tutti eccellenti gli OJC è colpa mia? Il catalogo OJC di Craft Records, per quanto mi riguarda, è la principessa delle serie Jazz audiophile . Comunque avete ragione, si finisce per ripetersi ed annoiare. Comprerò i dischi mezzi modali e mezzi free, belli indigesti, che dopo trenta secondi stai già pensando se non è il caso di prenotare quel tale intervento dolorosissimo ai denti che hai sempre rimandato…così almeno mi diverto a stroncarli, e ci si diverte tutti assieme. Recensione alla veloce per chi non ha voglia di leggere: ennàmo…allora non mi ascoltate! Ron Carter Where? - Prestige Records (1962) – AAA Craft Recordings (2024) . . Ma guarda lì che bellezza! Where? è l’album di debutto del bassista Ron Carter nel mondo discografico. Il teorema Duvivier si può applicare anche se nel disco George Duvivier suona in un solo brano (in duo con Carter)? E’ una questione spinosa. Pensiamoci un po’… Momento…chi è questo tizio qua? Eric Dolphy? Ah va be’ se c’è se c’è anche Dolphy il problema non si pone…ragazzi…non lo apro nemmeno, lo lascio sigillato. Voto artistico: 10 e lode. Recensione terminata. Così, senza neppure ascoltarlo. Non serve. Come dite? Volete proprio che lo ascolti? E’ 10, fidatevi. Carter + Duvivier + Dolphy? Sarà come minimo un’opera sublime. Visto che mi guardate in quel modo, con aria di rimprovero, lo ascolterò. Ma c'avevo qua un disco di free-jazz da recensire... E va be', perdiamo tempo, come volete voi. Però questa volta intendo essere più severo, sobrio ed avaro di complimenti. ME-RA-VI-GLIO-SA, SPET-TA-CO-LA-RE, PO-DE-RO-SA gemma datata 1961, che a trovarle un difetto diventa un esercizio di spiritismo. Vede schierati il titolare dal Michigan, una lunghissima carriera alle spalle ed infinite collaborazioni con il gotha del Jazz mondiale, il citato tizio del teorema (che fa una comparsata), Mal Waldron al piano e Charlie Persip alla batteria (tutto spazzole e ritocchi di fino). E poi c’è Eric Dolphy. Vale a dire Mennea alla campestre della parrocchia. Il primo brano, composizione dello stesso Carter, intitolato Rally, pare davvero un rally tra le note, col titolare dal Michigan al violoncello e Mennea che parte in direzione iperurano tornando indietro giusto per il caffè. Segue sfida di contrabbassi, Carter-Duvivier. The winner is…non lo so ma cavolo che pezzo stellare! E poi viene lui…tra i miei standard preferiti…quasi mi commuovo…Softly As In A Morning Sunrise, rivisitato a colpi di archetto e sax contralto…è una cosa…una cosa…indescrivibile. Finisce il lato A. Ma come? E’ già finito? Via, lato B subito…una ballad di Randy Weston (colui che voleva essere Thelonious Monk) che da il titolo al disco; Ron Carter ancora al violoncello e via di tremolio da far appunto tremolare le vene all’ascoltatore. Si giunge ad una marcia Gospel, Dolphy al flauto, che è come dire Houdini al torneo di briscola della bocciofila…giustamente la gente si alza e se ne va; Ron Carter per l’occasione suona la chitarra…no, volevo dire il contrabbasso…ma è come se suonasse la chitarra. Si chiude con un altro bel brano del vice di Monk Randy Weston, Dolphy ancora al flauto, che è come dire Gal Gadot in curva allo stadio. Capirete che la partita non la guarda più nessuno. Vogliamo parlare della registrazione? La solita spada Prestige (by Rudy Van Gelder), che cala inesorabile sulle orecchie dell’audiofilo esigente. Trasparenza, dettaglio, dinamica, tutto a puntino; forse un po’ lontanuccio il pianoforte, ma tanto Waldron suona con la sordina di suo, quindi va bene così. Copertina tipo Stoughton dalla finitura goffrata; il vinile RTI è la fossa delle Marianne. E secondo lorsignori io cosa dovrei dargli di voto? Ma potrà mai essere che io dia il voto ad un disco del genere? D’altro canto non volevo nemmeno aprirlo. Voi fate un po’ come vi pare. Voto tecnico: 9 + Alberto. 6 Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/10/#findComment-1256586 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Gaetanoalberto Inviato 28 Luglio 2024 Condividi Inviato 28 Luglio 2024 La mia è molto più originale https://melius.club/topic/484-il-disco-in-vinile-che-state-ascoltando-ora/?do=findComment&comment=1208317 Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/10/#findComment-1256885 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 28 Luglio 2024 Autore Condividi Inviato 28 Luglio 2024 E bravo Gaetano, ti ho dato un Melius per l'originalità. Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/10/#findComment-1256957 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
GioSim Inviato 1 Settembre 2024 Condividi Inviato 1 Settembre 2024 Buongiorno ragazzi, questo di Ron Carter l’avevo ascoltato e forse non gli avevo dato la giusta attenzione. Oggi incuriosito dalle vs recensioni l’ho riascoltato e devo dire che invece mi è piaciuto molto, sicuramente lo prenderò non appena mi capiterà un buon prezzo. @OTREBLA @Gaetanoalberto grazie Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/10/#findComment-1285631 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
GioSim Inviato 15 Novembre 2024 Condividi Inviato 15 Novembre 2024 Come scritto sul mio precedente post ho acquistato da Feltrinelli Ron carter where? Questa è la terza copia (su due ordini) che devo rimandare indietro per una evidentissima deformazione, un lato concavo e l’altro convesso, praticamente una scodella. Oggi con il servizio clienti ho insistito perché volevano farmi il rimborso (per ogni ordine si possono fare Max due sostituzioni) e gli ho proposto di verificarmelo prima di rispedirmelo. Cosa veramente strana, mai successo prima, per chi l’ha preso come è la vs copia. Grazie, Giorgio Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/10/#findComment-1353392 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. OTREBLA Inviato 17 Novembre 2024 Autore Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 17 Novembre 2024 Cannonball Adderley – Know What I Mean? - Riverside (1962) – AAA OJC-Craft Records (2024) Recensione alla veloce per chi fa lo sciopero della lettura: Bill Evans Imperator Augustus! . . Con l’OJC-Craft di Mal Waldron ho voluto scherzare, dicendo che se non lo comperate scatta l’ammonizione, ma in questo caso sono serio: ‘sto disco bisogna proprio cercare di averlo in collezione. Non ci sono storie. Un conto è un eccellente disco Jazz come ce ne sono moltissimi, un conto è un mezzo capolavoro come Know What I Mean?. Premetto che darei non so cosa per sapere chi ne ha scritto gli arrangiamenti: se sono di Adderley allora mi devo inginocchiare umilmente di fronte a cotanta arte. Ciò non di meno l’estrema bravura del sassofonista, la cui voce aperta lo colloca dalla parte dei chiaristi, alla Coltrane e Dexter Gordon, con un tono tuttavia più dolce e spigliato, viene in parte adombrata da un convitato di pietra che semplicemente sovrasta ed annichila, con la sua personalità musicale, l’intero gruppo; il quale comprende Percy Heath al contrabbasso e Connie Kay alla batteria; quest’ultimo più che altro si limita ad accompagnare, tranne che nel brano del titolo, Know What I Mean?, in cui ha un ruolo più di primo piano. Come dicevo c’è un’ombra che incombe e dilaga: mi riferisco allo stregone Bill Evans. Anche il più timido appassionato di Jazz sa che è arduo sfuggire al fascino del pianismo di Evans; questo ragazzo lo vendi a chiunque, pure a chi ascolta soltanto Marilyn Manson. Impossibile resistere al suo mondo fiabesco, onirico, introspettivo, di un Jazz atemporale, evocativo e denso di malinconico lirismo. Miles Davis si diceva pronto a convenire sul fatto che il suo repertorio ebbe a subire un netto miglioramento con l’acquisizione di Bill Evans nel gruppo. Personalmente non credo di aver mai ascoltato un disco di Bill Evans che non mi abbia convinto al 100% o quasi, ma per qualunque artista, anche il più bravo, possono esservi lavori riusciti un poco meglio di altri. Know What I Mean? è molto al di sopra della perfezione e lo potete tranquillamente considerare come parte della discografia di Bill Evans, più che di quella di Cannoball Adderley. Il quale comunque è altrettanto fenomenale e da lodare in maniera incondizionata; se poi gli arrangiamenti sono suoi, be’…allora bisogna assegnargli il Nobel postumo; Adderley si presentava in studio di registrazione carico di spartiti musicali, su cui poteva aver annotato tre differenti approcci per ogni singolo pezzo in scaletta. E camminava avanti e indietro indeciso su quale preferire. Basterebbe e avanzerebbe quanto detto finora per decidersi all’acquisto, tuttavia ‘sto bel frisbee solcato è pure registrato da pazzi. Trasparenza, dinamica, dettaglio…non c’è un parametro che difetti. Bella l’immagine, coerente e bilanciata. Know What I Mean? si colloca ai primissimi posti nella classifica delle ristampe sinora licenziate da Craft per la serie OJC, assieme a Thelonious Monk e Coltrane, che essendo un disco di Monk è un CATS senza discussioni (Capolavoro Assoluto Trascendentale e Stratosferico). Appena terminato di ascoltare Know What I Mean? ho subito pensato: “Questo è proprio un CATS di disco, non c’è il minimo dubbio”. Il voto artistico non lo do, perché finché si tratta di una certa ordinarietà nel novero dell’eccellenza, molto volentieri mi presto al giochino un po’ scemo dei voti…ma per roba così, non esiste che mi metto ad assegnare punteggi. Siamo troppo fuori della mia portata. Mi limito a consigliarvelo caldamente e se ci dovete spendere un po’ più di soldi del normale, pazienza. Il vinile RTI è un nastro di seta impregnato di oli essenziali. Avesse fatto un minimo crick avrei maledetto in eterno Thomas Edison. Pagato 37 Euro su IBS. Voto tecnico: 10. Alberto. 2 1 Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/10/#findComment-1355062 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. OTREBLA Inviato 22 Dicembre 2024 Autore Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 22 Dicembre 2024 Questa domenica parlerò di due lavori dello stesso musicista: Art Blakey. Uno dei due è stato pubblicato nella serie Craft-OJC e quindi inserisco la recensione qua. Anzi, le recensioni. Recensione alla veloce numero uno, perché per una questione di spendig-review non possiamo dilungarci: buono, ma non quanto quell’altro. Recensione alla veloce numero uno di nuovo, perché tu' is megl che uàn: molto più buono questo di quell’altro, perlomeno io lo preferisco. . Art Blakey – Caravan – Riverside (1963 – R. 1962) – AAA Craft Records Serie OJC 2024 . . Art Blakey – Mosaic – Blue Note (1962 – R. 1961) - AAA Blue Note Classic (2023) . . Uno dei due dischi in esame mi ha un po’ spiazzato; c’è qualcosa di meno blakeiano rispetto agli altri dischi che ho del batterista di Pittsburgh e sicuramente rispetto all’altro recensito. E’ più moderno, a tratti modaleggiante. Inoltre è come se, a differenza dell’altro, non fosse Blakey a condurre il gioco. Lo trovo meno ispirato. Nell’altro invece riconosco il mio Art Blakey sinfonico, pieno e definitivamente Hard-Bop, che non anticipa nulla e va diritto sul suo binario. Eppure la formazione è più o meno la stessa, cambia soltanto il contrabbassista, Jymie Merritt in un caso e Reggie Workman nell’altro. Sono due dischi diversi e separati ed io preferisco di gran lunga quello meno sperimentale. Che è anche meno rigido dell’altro ed include del Jungle anni ’40 , con quell’effetto tipico della batteria, giocato sui tom e sul rullante, un pezzo Latino, uno Swing ed un gran bel pezzo con tre melodie incastrate l’una nell’altra ed il giro armonico del basso che fa da collante. La registrazione però non è all’altezza di quello più moderno, con la batteria più sottile ed in generale un suono più secco. C’è anche un effetto stereo tipo ping-pong, col tom sulla sinistra ed il charleston sulla destra. L’altro disco come ho detto è registrato meglio, anzi è registrato benissimo. Sul secondo brano del lato B c’è una sciabolata di Hubbard da seimila decibel da far esplodere i tweeter. Una bellezza di registrazione con tromba olografica, ottimo il pianoforte e dinamica da far scattare l’impianto d’allarme. Circa la musica, come ho detto, tutti i brani si connotano per un taglio molto moderno, dissonante e modaleggiante in taluni aspetti. Entrambi i vinile risultano silenziosi. Voto artistico disco Uno: 9 + Voto tecnico disco Uno: 10 Voto artistico disco Due: 10 Voto tecnico disco Due: 9 /12 Come? Non avete capito qual è il disco Uno e qual è il disco Due? Certo, non ve l’ho detto. Scopritelo da voi. Ho pagato Mosaic 22 Euro su Amazon.fr e Caravan 33 Euro su IBS. 3 Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/10/#findComment-1384965 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. OTREBLA Inviato 5 Gennaio 2025 Autore Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 5 Gennaio 2025 Thelonious Monk – Monks Music – Riverside Records (1957) – AAA Craft Recordings (2024) Recensione alla veloce perché davvero per certe opere non c’è da farla tanto lunga: uno dei dischi Jazz più belli che abbia mai ascoltato e che abbia in collezione. . . Non ho altro da dire. Per una volta la recensione alla veloce coincide con la recensione alla lenta. Tuttavia, per non farla davvero troppo corta, vi racconterò come andò che Monk fu immortalato sulla carriolina da bambini. In realtà i grafici della Riverside lo volevano fotografare vestito da monaco con un bicchiere di whisky in mano, dietro ad un pulpito, ma Monk, che aveva imparato i rudimenti del pianoforte in chiesa, non ne voleva sapere di mischiare il sacro col profano e ne nacque una discussione. Dopodiché il pianista si rintanò dall’altra parte dello studio fotografico, ove era stato allestito un set con vari giocattoli; visto il carrettino rosso vi si sedette e mise il broncio. Paul Weller, il fotografo, guardandolo lì seduto ebbe l’ispirazione, gli chiese rispettosamente il permesso e fece il famoso scatto. Questa pietra miliare della storia del Jazz inizia con un inno tradizionale della religione anglicana, Abide With Me, che Monk suonava all’organo a Rocky Mountain durante le predette funzioni domenicali. Il primo brano originale è il famoso Well, You Needn't durante il quale si sente Monk che urla due volte il nome di Coltrane. Il pianista non aveva stabilito la successione delle parti soliste ed il povero Coltrane non aveva la più pallida idea di quando fosse il suo turno di improvvisare, così fu Monk stesso a dargli il segnale in quella strana maniera. Sia Coltrane che Coleman Hawkins ebbero non poche difficoltà a seguire Monk nelle sue intenzioni musicali, e per tale ragione furono aspramente rimproverati: “Siete o non siete uno l’inventore del sax tenore e l’altro il grande Coltrane? Allora trovate la musica nei vostri strumenti, fra tutti e due dovreste riuscire a trovarla no?”. Pensa te che modo di ragionare…. Anche il trombettista Ray Copeland e l’alto-sassofonista Gigi Gryce ebbero la loro parte di rimbrotti. L’unico che ne uscì indenne fu il batterista Art Blakey il quale, avendo già lungamente collaborato con Monk, sapeva esattamente quello che il pianista si aspettasse da lui. La registrazione, a 67 anni di distanza, sfodera una freschezza e completezza sonora da lasciare di stucco. Il pianoforte è ripreso benissimo ed in tutti i parametri Hi-Fi Monk’s Music sorprende per la qualità generale del suono. In Monk’s Time Thelonious Monk compone un’opera che una volta di più dimostra che la sua musica rappresenta il passato, il presente ed il futuro del Jazz. Il classico disco da capsula del tempo. Consigliato a chiunque ami la musica. Alberto. E veniamo alla recensione vera e propria di questa prima Domenica dell'anno. 5 Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/10/#findComment-1396312 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. OTREBLA Inviato 5 Gennaio 2025 Autore Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 5 Gennaio 2025 Harold Land – The Fox – HifiJazz (1960) – Contemporary Records (1969) – AAA Craft Records (2024) . . Recensione alla veloce per chi lo aspetta la fidanzata: convenzionale ma con classe. Harold Land da Houston imbracciò il sassofono tenore all’età di diciassette anni, facendosi in seguito le ossa nelle band rhytm-and-blues della sua città. Spostatosi a Los Angeles conobbe l’amico Eric Dolphy ed entrò a far parte del gruppo di Clifford Brown e Max Roach. Le collaborazioni si susseguirono per tutti gli anni ’50 con Curtice Counce, Bobby Hutcherson e Blue Mitchell; infine costituì diversi gruppi di cui fu leader egli stesso. Il suo stile deriva da Charlie Parker nel fraseggio nonché da John Coltrane nella voce ed in talune scelte stilistiche. The Fox, registrato nell’Agosto 1959, fu rimasterizzato dieci anni dopo dalla Contemporary che lo ripropose al pubblico di allora. Offre un Jazz di derivazione Be-Bop, abbastanza classico, anche un po’ prevedibile, però eseguito in maniera che nessuno al mondo possa avanzare il minimo rilievo. The Fox è uno di quei dischi anni ’50 che non ti fanno sobbalzare dalla poltrona ma che ti danno un’idea precisa di ciò che all’epoca fosse il canone jazzistico nei giorni feriali; ovvero il prodotto buono per ogni occasione, garantito dai migliori bopper in quel momento sulla piazza. The Fox è come uno di quei campionari che gli agenti di commercio si portavano appresso nei loro giri aziendali, e che riproducevano perfettamente, su scala ridotta, gli articoli realizzati in fabbrica. Co-protagonista del disco è il trombettista Dupree Bolton, la cui voce fresca ed arrotondata, nonché la notevole agilità tecnica, determinano il colore dell’esibizione. Una caratteristica del disco sono i ripetuti dialoghi serrati e ritmici tra sax e tromba. In queste ultime settimane sto ascoltando soltanto capolavori, dischi realmente eccezionali, e ciò ha condizionato le mie aspettative circa i dischi che ancora dovevo ascoltare. Per rientrare in ambiti più ordinari ho dovuto ascoltare The Fox più volte, in modo tale che il mio giudizio non fosse influenzato dagli ascolti precedenti. Sulle prime difatti non mi aveva per nulla conquistato. I brani in scaletta escono dalla penna di Harold Land e del pianista Elmo Hope; questi ultimi si connotano per la presenza di elementi dissonanti alla Thelonious Monk. Anche la registrazione è abbastanza standard per i tempi, ovvero mediamente dettagliata, dinamica e trasparente. Considerando poi che risale al 1959 non si può non darle il massimo dei voti. Dischi come The Fox arricchiscono la collezione di un appassionato di Jazz, magari non le fanno fare un deciso passo avanti, ma sicuramente la completano. Eccellente come al solito il trasferimento AAA di Kevin Gray. Vinile silenziosissimo e senza difetti. Pagato 26 Euro su IBS con lo sconto “Boyscout”, che viene accordato a chi è capace di accendere un fuoco in terrazzo usando le tende del salotto, della polvere da sparo trafugata e lo SME 3009. Voto artistico 9+ Voto tecnico 10 Alberto. 3 1 Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/10/#findComment-1396316 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 11 Febbraio 2025 Autore Condividi Inviato 11 Febbraio 2025 In arrivo per il 2025 nuove ristampe della collana Craft-OJC 1. The Musing Of Miles Davis - Prestige (1955) 2. Thelonius Monk - Himself - Riverside (1957) 3. Miles Davis - Walkin' - Prestige (1957) 4. The Incredible Jazz Guitar Of Wes Montgomery - Riverside (1960) 5. Joe Pass: Virtuoso - Pablo (1973) Praticamente mi interessano tutti. E pure tanto. Accidenti... Alberto. 1 Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/10/#findComment-1433870 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
bear_1 Inviato 14 Febbraio 2025 Condividi Inviato 14 Febbraio 2025 ....io ho preso questa 1 Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/10/#findComment-1436913 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
gabel Inviato 14 Febbraio 2025 Condividi Inviato 14 Febbraio 2025 Il 11/2/2025 at 17:27, OTREBLA ha scritto: Praticamente mi interessano tutti. E pure tanto. Accidenti... Alberto. Preparati ad una trasfusione di 🩸🤣 Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/10/#findComment-1436993 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
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