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Jazz!


analogico_09

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@analogico_09 sempre grato per i tuoi interessanti e personali post!

Per Mingus non posso che dire splendido sia per l'autobiografia e l'ottima edizione Marcos y Marcos che per il classico Tijuana Moods.

Ne approfitto per segnalare l'ultimo live pubblicato da Resonance, The Lost Album From Ronnie Scott's, puro distillato del suono mingusiano, inciso a meraviglia per di più.

E che dire della foto della Holiday!

È bellissimo fare risuonare la sua voce con quell'immagine negli occhi!
Ma deraglio su Charles Tolliver; a quei tempi suonava col suo gruppo Music Inc. ed incideva dischi per la sua casa discografica Strata East insieme al pianista Stanley Cowell.

Dischi bellissimi, in particolare i live!

Ci dici qualcosa di più su di lui, su quella serata? Grazie!

 

  • Melius 1
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analogico_09
16 ore fa, Progressive ha scritto:

C'è chi lo definisce Jazz Rock.

A prescindere da questo il disco è bello.

 

 

In effetti nella musica deil WR confluiscono tutta una serie di generi musicali: jazz, rock, pop, forme varie di "avanguardia" elettonica outsider del '900, musica word,  fascinazioni  "esotiche" afro-orientali, ecc.
E' la musica degli dei suoi anni, della "fusion" che esplodeva massivamente in forme più o meno (con)fusionarie...

Direi che l'etichetta lascia il tempo che trova.., quel che conta è che la musica del WR vada dall'eccellenza segno di originalità fino a momenti di manierismo che pure imperava all'epoca della "diaspora" davisiana.

Potremmo convenzionalmente azzardare l'etichetta "fusion", che dice tutto e niente, di sicuro la musica del WR formato da musicisti provenienti anche dal jazz (Zawinul, Shorter, ecc) non è storicamente ed esteticamente assimilabile al jazz della tradizione musicale afromericana. Per apprezzarla non occorre necessariamente affibiargli un'etichetta...

In ogni caso in questo topic dedicato al jazz, al jazz pieno"  (non dico "puro", termine troppo "morale" e "impegnativo") vorrei si seguitasse a parlare di jazz (pieno), non per discriminare le musiche cugine e ciginastre..,bensì per una mera questione di coerenza e di attinenza al tema della discussione. Di musiche "limitrofe", fusionarie, rock/jazz, o jazz/rock.., chi più ne ha ne metta, imparantate più o meno alla lontana anche col jazz, se ne può parlare altrove. A meno che non si vogliano sviluppare anche qui delle discussioni più mirate e circostanziate sugli artisti delle "contaminazioni" per parlare anche di jazz, non solo per citare qualche disco.

Questa è la "ca(u)sa del jazz", delle idee sul jazz. 😉

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Il 29/5/2022 at 15:18, analogico_09 ha scritto:

Grazie a te per aver raccolto le mie considerazioni "erratiche" con la sensibilità e l'attenzione che ti contrattistinguono.

Grande album il Lost Album From Ronnie Scott's di Mingus, lo ascolto da Tidal, non ho ancora preso il CD perchè mi piacerebbe acquistare il trilpo vinile che però costa 90 euretti appena.., e con gli aumenti del gas, benzina e luce, tocca stare un po' al risparmio... 😄

Straordinario recupero che contiene una delle più avvincenti interpretazioni del celebre cavallo di battaglia mingusiano,  quel Fables of Faubus che si dipana per 35 minuti nell'improvvisazione collettiva sanguigna, incalzante, sarcastica e violenta, arrabbiata e appassionata, libertaria, sociale e politica, poetica, riflesso dello spirito musicale ed esistenziale di MIngus. il quale sembra "vendicarsi" dell'edizione del brano stesso edulcorato e "anestetizzato" per volere della Columbia per motivi tecnico-commerciali in fase di  realizzazione dell'album Mingus Ah Um, tra i più celebrati tra quelli usciti nel fatidico 1959 nonostante lo scempio...

Mi fa piacere che abbia apprezzato il ritratto di Billie Holiday dal quale emerge il senso spirituale, musicale ed esistenziale più profondo della irripetibile, autentica bellezza artistica ed unama della somma Signora del Blues. Questo resta racchiuso solo nei suoi dischi, i film .., per lo "spettacolo" a rischio di divulgare delle sconsideratezze...

Musicista molto interessante Charle Tolliver, con la sua tromba scattante, nervosa e lirica, melodie "spezzate", con i rapidi ed evocativi grumi di note, tra il modern mainstream e il modale... Ha collaborato con i grandi del jazz moderno e d 'avanguardia, incidendo anche per la Black Lyon, suggerisco in particolare questo ottimo The Ringer 
 

Tornerò volentieri sulle mie due serata con  C. Tolliver... Lascio un paio di foto del concerto con  l'ottimo batterista Alvin Quenn (fatte col flash.., prima ed ultima volta ai concerti..,  ma la luce del Music inn era davvero impossibile...



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Con ritardo ritorno.

Così mi hai fatto arrossire! Però hai ribaltato il punto, sono le tue considerazioni "erratiche" che destano attenzione!

 

Tolliver lo hai 'pittato' bene...grazie per il suggerimento, recupererò The Ringer, grazie soprattutto per le (bellissime, anche col flash !) foto dal concerto, ci speravo!!

Lo metto un po' da parte, ma mi riprometto di tornarci.

Per quanto riguarda Mingus è vero, Fables of Faubus strepitosa, riesce a non sfigurare con la versione che ho impressa (il primo amore....) del live a Parigi del '64 con Dolphy.

 

Mingus, con quella personalità piena di sanguigne sfaccettature contrastanti ben messe a fuoco nella sua musica mi ha fatto da sempre ritornare alla mente il cinema di Sam Peckinpah, più forte di me...sogno sempre il film meraviglioso che sarebbe potuto uscire da una loro collaborazione.

Il tempo per ora mi è un po' tiranno, così velocemente vorrei attirare l'attenzione sul 'solito' Bill Evans.

Recentemente sono stati pubblicati due suoi live, come quello di Mingus dalla Resonance Records (son riuscito ad acchiappare i vinili ad un prezzo molto inferiore a quello da te segnalato, mentre ho rinunciato per il costo ad un altro live cui tenevo molto, quello di Albert Ayler: Revelations, Fondation Maeght Recordings, testo sacro ayleriano, per il quale abbozzerò all'edizione cd).

I due live di Evans, entrambi fantastici, come immagino già noto, sono 'Morning Glory', del 1973, ed 'Inner Spirit', del 1979.

Sono accomunati dall'essere stati registrati a Buenos Aires e da un evento, luttuoso: nel 1973 morì la fidanzata del pianista; nel 1979 il fratello.

Il primo live trasmette un senso di esuberanza, gaiezza (se la sua autobiografia non fosse lì impietosa a ricordare le sue difficoltà - e l'evento tragico di quell'anno detto prima - direi che tale gaiezza è esteriorizzata da Evans con il look - quei baffetti da sparviero!!) trascinante, la batteria è sempre presente ma l'interplay tra piano e contrabasso, l'alternarsi tra i due strumenti (sin troppo prevedibile, ma con tutto il piacere!), lascia un segno frizzante, come percepiscono bene i presenti in sala (Gomez applauditissimo!) e come emerge dall'ottima registrazione.
Il secondo concerto è più intimista, la parola che me lo fa definire è astrattezza. La presenza del tema dal film MASH (Altman mon amour!!) sembra quasi fuori contesto. La batteria non è più sempre presente, il suono di Evans qui è centrale e si miscela col contrabasso, il gioco dell'alternanza dell'altro disco del 1973 è limitatissimo, il piano vola verso non si sa quali spazi sconfinati (e qui rientra in gioco la biografia: suo fratello scompare quell'anno, lui l'anno successivo). Poco altro da dire su questo concerto, anch'esso registrato benissimo e, come e più dell'altro, imperdibile.


Non pretendo di capire lo Zen come filosofia ma lo trovo confortante e molto simile al jazz. E’ come il jazz che non puoi spiegare a chiunque senza farne l’esperienza.

da sempre m lo ha  

 

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Mi sono accorto di aver dimenticato di togliere dal mio ultimo messaggio quest'ultima parte

Il 3/6/2022 at 19:23, ansonico ha scritto:

Non pretendo di capire lo Zen come filosofia ma lo trovo confortante e molto simile al jazz. E’ come il jazz che non puoi spiegare a chiunque senza farne l’esperienza.

da sempre m lo ha  

Si tratta di una citazione di Bill Evans, che sono comunque contento di avere lasciato e di un refuso.

Finalmente questa notte sono riuscito a vedere il documentario sul Music Inn...mi è piaciuto tanto ed è proprio vero, oltre a far conoscere uno spaccato di vita  da un periodo d'oro per il jazz, personaggi memorabili, offre tantissimi spunti di

riflessione sulla fruizione del jazz, che si ricollegano a mio avviso proprio alla frase di Evans sopra riportata.

 

 

 

  • Melius 1
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analogico_09
5 ore fa, ansonico ha scritto:

Qualcuno ha avuto la fortuna di esserci?

 

Non io, purtroppo. Però Braxton lo ascoltai sempre a Bologna tanti anni fa, prima metà dei '70, ultimo festival del jazz storico della città che proprio quell'anno chiuse i battenti, dopo quella ultima serata nella quale c'era anche Mingus con il suo ultimo quintetto. Un concerto magico di cui ho già parlato.

Dopo tanti anni difficile tentare una "recensione" di Braxton.., mi resta il ricordo di free sanguigno .., totalmente improvvisato, suonato a solo.., musica "mentale" e insieme poetica, intrisa di tradizione, legata alle radici "affettive" del blues. 

 

Forse da due o tre  immagini del concerto che scattai potrebbe  trasparire qualcosa della mia esperienza piiù che dalle parole...
 @ansonico per mancanza di tempo non ho ripreso dai tuoi ultimi interventi, come sempre interessanti e generosi.., mi riprometto di tornare al più presto con autentico piacere... 😉


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