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Jazz!


analogico_09

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Il 28/7/2022 at 21:14, analogico_09 ha scritto:

la vicenda musicale ed esistenziale di Coltrane vive anche senza le "celebrazioni" ufficiali. Per quanto se ne sia tanto parlato e tanto ancora se ne parlerà, seguita a lasciare nelle orecchie e nell'animo dell'appassionato, potremmo dire dell'iniziatico, il dono supremo della Meraviglia musicale che permea in profondità la più "semplice" e "rilassata" interpretazione della "ballad" popolare - la quale ha rietranze di struggente poesia ed epifanici slanci di superiore arte , ben lontani dall'essere "audiofilmente" easy (secondo certe dicerie "consumistiche") - , fino alle estreme , "incendiarie" note del "free modale" (conio banalmente, riduttivamente,  all'impronta) che Coltrane abbraccia nelle ultime svolte della sua enorme parabola creativa avviandosi sempre più verso la strada del "non ritorno", verso una dimensione "metafisica" e "religiosa" se vogliamo, non solo estetica, artistica , poetica, esistenziale.

Più volte, parlando di Coltrane nelle varie discussioni, anche in questa mi sembra, ho cercato di porre l'accento sugli aspetti molteplici e totalizzanti della sua musica "estrema" che diventa anche una sorta di passaggio verso una dimensione spirituale non del tutto umana.., una sorta di "medium" che ci porta le voci delle genti che furono, le genti del blues, del gospel, del jazz, di tutta la musica afroamericana.

Ai tempi (fine anni '60), proveniente da My Favorite Things e da altri epocali album Atlantic, Impulse, ecc, dopo aver felicemente superato il "traumatico" e "sudato" impatto con A Love Supreme, al colmo dell'esaltazione, pensai che quella era e sarebbe rimasta la definitiva, "folgorazione" coltraniana... oltre la quale... cos'altro ancora? ...

Infondate le mie preoccupazioni.., dopo A Love Supreme, il "nostro" iniziò un relativamente breve ma intensissimo percorso pieno di nuove "folgorazioni" che si concluse con la morte e che, azzardo.., solo con la morte si sarbbe potuto concludere.

Al riguardo vorrei riprende le ultime frasi dell'interessantissimo articolo di "Tracce di Jazz", così ricco di notizie, di immagini piuttosto rare, di informazioni toccanti sulla morte del grande musicista così scrivo e riservato.

"John Coltrane ha lasciato uno dei lasciti artistico-sonori più ricchi del XX secolo. Con una carriera che abbraccia poco più di un decennio, ha registrato alcune dozzine di album, lasciando  classici nei diversi stili che comprendono la sua musica, dall’hard bop all’avanguardia, dal modale al free jazz. Blue Train, Giant Steps, A Love Supreme, Ascension, Meditations e Interstellar Space [**] rappresentano e sintetizzano la sua evoluzione espressivo-discorsiva, presentano tutta la trasformazione della sua musica, con alcuni dei dischi più rappresentativi realizzati all’epoca, componendo un imponente pannello musicale e lasciando senza risposta la domanda più pressante: quale sarebbe stato il suo prossimo passo? Dove sarebbe andata a finire la musica di John Coltrane?"

[**mi permetto di includere altri dischi "miliari": il poderoso "Live at Village Vanguard, Again!"; "OM"; "Kulu Se Mama"; Stellar Regions"; "Live in Japan" con la stravolgente interpretazione di My Favorite things; "The Olatunji Concert: the last live recorsing" ... ndr]

La musica di Coltrane è finita nella musica di Coltrane. In tutte le musiche di Coltrane: di "prima" e di "dopo". L'"estrema" musica di Coltrane è la prima musica di Coltrane. Non c'è separazione bensì un "pensiero", un"espressione" ed una "spiritualità" che discendono da un progetto mentale e trasfiguratore antico ed unitario, fusi insieme a tutte le "voci" della storia del jazz, della musica afroamenicana. La forma si fa sempre contenuto in Coltrane, come dicevo sopra: forma organica - corpo ed anima in mirabile equilibrio tra di loro - la qule è molto di più di una "semplice" benchè grande costruzione d'arte: diventa la voce dei padri e dei figli, degli antichi spiriti, degli spiriti che furono e di quelli verranno... Ciò vale per tutti i grandi musicisti, di ogni genere musicle, a cui la morte ha tolto l'ultima parola ma non la prima, non quella di mezzo, neppure parola che verrà dopo affidata alla voce del "silenzio"...

Grazie per queste tue parole, piene di spunti cui riflettere e per chi vuole cui attingere per immergersi nella poetica di Trane...e non solo

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Tre proposte non molto "diffuse" nel bel paese di Jazz vario 

la prima Sons of Kemet quartetto acustico con doppia batteria basso tuba e sax ( e altri strumenti a fiato)

la seconda ( di gran lunga la mia preferita)lo straordinario tastierista "smooth jazz" Brian Culbertson in un paio delle sue jam session nel suo studio con altri esponenti del genere.

la terza jazz-funk elettrico di Thundercat

 

 

 

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analogico_09
Il 7/8/2022 at 00:23, Kouros ha scritto:

In due parole :

con il modale possono bastare anche solo un paio di accordi ...

 

Anche per @luckyjopc Molto interessante questa pagina del web sulla differenza che c'è tra musica tonale e musica modale.  https://www.leoravera.it/musica-tonale-e-musica-modale/ 

Chissà quante volte avremo parlato del modalismo di KOB.., molto meno di quello di Coltrane e di Mingus... magari alle prossime puntate...

 

 


Lessi non ricordo dove che nel rispondere a non ricordo chi gli chiese cosa fosse il "modale", quale attinenza avesse con il suo "modo" di fare musica... Coltrane disse "semplicemente" che lui improvvisava sugli accordi.., che gli bastavano due accordi per costruire interminabili linee musicali modali sulle varie scale, alle quali poneva fine solo a causa delle limitate capienze dei dischi, perchè in concerto non avrebbe voluto "sequestrare" gli ascoltatori... Ad esempio la celeberrima canzonetta canzonetta "My Favorite Things" dir poco "rinobilitata" grazie al travològente trattamento "modale", nella prima e più famosa versione discografica registrata per l'etichetta Atlantic, è relativamente breve, a confronto con altre versioni live (o solo live.., non ricordo in questo momento se ne abbia incise altre in studio di registrazione, ma credo di no) che invece di si dipanano per lunghi, viscerali minuti, in forma lavica.., pura energia che sembra scaturire dalla viscere della terra... Ce ne sono altre, ne ho fatto cenno nell'ultimo post su Coltrane, la mia preferita è la versone contenuta nel "Live at Village Vanguard Again!". Quartettoi cambiato: J. Coltrane; Alice Coltrane sua consorte al piano; Rashied Alì alla batteria; con l'aggiunta di Pharoaha Sanders al sax e flauto; l'immenso Jimmy Garrison al basso, l'unico, fedelissimo, rimasto per compiere un vero miracolo dell'improvvisazione musicale nel lungo intenso, travolgente assolo "spagnoleggiante", "chitarristico", molto "mingusiano" che introduce la versione del brano suddetto.

 


Nel disco: Side A 15:10 Introduction to My Favorite Things  - Side B 21:24 My Favorite Things

 

In realtà è un brano unico, spezzato per esigenze discografiche... Ho segnato già l'inizo dell'introduzione... e non perdetevi la meravigliosa versione versione di Naima (dedicata da C. alla sua prima moglie) che apre il disco

 

 

 

 

 

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analogico_09
22 ore fa, ansonico ha scritto:

A proposito di Clifford Brown, l'altro giorno leggevo questa frase di Lester Bowie "If Clifford had live, I'd be working at the Post Office and Miles would be my supervisor."

 

 

Grande Lester Bowe aveva un gran senso dell'ironia e dell'"umiltà". Ai concerti dell'AEOC  col suo camice bianco da dottore o infermiere era sempre un grande animatore, musicale e "umorale"... 😄 Bei tempi.., fatemelo dire...

 

Dai.., rispolvero una delle foto che scattai a un concerto degli AEOC tanti anni fa.., una musica di oggi... Al basso si intravvede Malachi Favors, mi sfugge il nome del sassofonista...

Era musica, tatro, tribalità...

 

 

 

01AEOC001.thumb.jpg.bd1e242474e4dee561fd56d014666afb.jpg

 

 

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analogico_09
3 ore fa, Kouros ha scritto:

Contemporary Jazz

 

Questa mi sembra un'etichetta artificiosa. Tutto Il grande jazz della tradizione fino alla New Thing,  è destinato ad essere "contemporaneo", ovvero sempre attuale. Senza offesa per nessuno, a mio modesto parere la parola jazz sta molto stretta, oppure eccessivamente larga ai brani che hai suggerito negli ultimi post, i quali appartengono semmai agli indefiniti e confusi territori oramai ultra praticati, se non anche abusati, frutto delle varie forme di contaminazioni afro-world, che attingono alle forme di commistioni musicali oramai diventate storiche e che quindi non portano nulla di nuovo, se non delle accattivanti sonorità anche interessanti a momenti ma già metabolizzate da decenni, diventati di maniera, simulacri confusi e "baroccheggianti" dell'autentico jazz. Il quale, a parte i gruppi più consolidati e di più sicura appartenenza a quella che è la traccia portante della musica afroamericana, la quale è molto anziana , residua, e non si può vivere di rendita con queste poche realtà dtorche.. vive gli ultimi attimi di "agonia". Il mio è un pensiero sicuramente severo ma non chiuso perché riconosco che nel mondo vi siano molti musicisti bravi, virtuosi degli strumenti, delle tecniche, anche capaci di creare un'espressione, ma il problema è che il jazz , lo spirito del jazz, non c'è più.. non c' è più una direzione estetica, psicologica, sociale culturale socio-politica, antropologica condivisa, unificante, creativa, rivoluzionaria sempre in divenire... Potrà sembrare un paradosso, un gioco di parole vano, ma sono convinto che la morte del jazz si è resa necessaria perché il jazz potesse seguitare a vivere per sempre... separate da il travolgente manierismo di cui temo non rimarrà traccia in un futuro più o meno prossimo o remoto.

Discorso da approfondire, volendo.

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@analogico_09 L'etichetta Jazz ha mille sottogeneri col trattino : smooth...rock...funk...nu...contemporary...soul...electro ecc...

Per me si potrebbero chiamare anche in altri modi ma la prassi, per una musica che ha una buona dose di improvvisazione ,è di chiamarla , in ogni caso , Jazz.

Miles Davis arrivò a ripudiare il Jazz acustico che aveva suonato fino a quel momento e si buttò sul jazz col trattino ( rock-funk-fusion ecc...).

Buona parte della storia del Jazz fu anche "pop" ovvero cantata , forse allora non c'era ancora il trattino ma ci siamo capiti, tanto che il Jazz si può affermare che fosse la musica pop (o almeno una delle musiche pop) di quell'era.

Il Jazz esclusivamente acustico dei grandi jazzisti che hanno fatto la storia non è morto di sicuro ma avrei voluto vedere quanti di loro avrebbero continuato a suonare acustico se all'epoca fossero stati già disponibili tanti strumenti elettro/elettronici come alla fine degli anni 60.

Oggi molti continuano a suonare jazz acustico e molti jazz elettrico , c'è una scelta che ai tempi della nascita del jazz non era possibile, bisogna sempre tenere conto che ogni musica è figlia anche della strumentazione della sua epoca, se Bach avesse avuto a disposizione il pianoforte probabilmente non avrebbe più usato il clavicembalo, o per  lo meno, lo avrebbe affiancato.

Riguardo al fatto che non si porta nulla di nuovo dico che ormai questo è il futuro della musica (e di molte altre cose) , tutto quello che si poteva fare è stato fatto , infatti c'è una riscoperta da parte dei giovani di tutta la musica della "belle epoque" (60 70 80)e  tra questa c'è ovviamente tanto Jazz col trattino, io, sinceramente , non sono attratto tanto dal "nuovo" ma dal "bello" , non mi interessa che nasca chissà quale altra musica , anche perchè molta di quella nata negli ultimi 20 anni in molti casi sarebbe stato meglio se fosse rimasta nella pancia dei suoi creatori, mi interessa ascoltare bella musica in svariati generi e di sicuro non si può dire che non  ci sia una valanga di bella musica disponibile.

Comunque se volevi effettuare una maggiore selezione dei video forse sarebbe stato meglio specificare che il Jazz col trattino appunto non era indicato in questo thread indicando magari che Kind of blue e A Love supreme erano aderenti al thread mentre Tutu o I Weather Report calzavano un pò troppo "larghi" per definirli Jazz 🙂

 

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6 ore fa, Kouros ha scritto:

i Contemporary Jazz,

E' music(hetta) piacevole. Ma la chiamerei "lounge" o "soul-jazz" o una qualsiasi dei nomi con cui l'hanno definita:

io la sento da 50 anni. A me piace anche, ma dai primi'70  la trovo un po' (tanto) ripetitiva :

Fra "discoteca fighetta" e "Cafe de Mar"...

-

@analogico_09 Basta non chiamarla "jazz"..

 

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@dariob Faccio notare che per suonare tale "musichetta" devi avere le stesse identiche conoscenze tecniche e teoriche del jazz più tradizionale (i musicisti smooth jazz ti potrebbero suonare ed improvvisare su tutta la musica jazz acustica dalla sua nascita) , a molti il jazz "tradizionale" suona ripetitivo e noioso ecco perchè tanti jazzisti che sono usciti dai conservatori moderni suonano il jazz col trattino .

Tra l'altro per me la prima caratteristica della musica è che sia piacevole come sottolinei tu quindi lo scopo più importante è raggiunto.

Soul-Jazz potrebbe benissimo essere una valida alternativa a Smooth-Jazz...ma JAZZ è sempre li...come la mettiamo? 😏

 

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analogico_09
33 minuti fa, Kouros ha scritto:

Il Jazz esclusivamente acustico dei grandi jazzisti che hanno fatto la storia non è morto di sicuro ma avrei voluto vedere quanti di loro avrebbero continuato a suonare acustico se all'epoca fossero stati già disponibili tanti strumenti elettro/elettronici come alla fine degli anni 60.

Oggi molti continuano a suonare jazz acustico e molti jazz elettrico , c'è una scelta che ai tempi della nascita del jazz non era possibile, bisogna sempre tenere conto che ogni musica è figlia anche della strumentazione della sua epoca, se Bach avesse avuto a disposizione il pianoforte probabilmente non avrebbe più usato il clavicembalo, o per  lo meno, lo avrebbe affiancato.

 

 

Guarda, inizio da questo per dire che trovo forviante e scontato il discorso (devo riproporre la coatta metafora che però credo renda bene l'idea) che se mio nonno avesse avuto le ruote sarebbe stato una carriola. Mio nonno non raggiunse lo stato di carriola ma nella sua realtà di semplice nonno non "meccanico" fu un grandissimo nonno. Così come i muasicisti del jazz "acustico" furono dei geniali creatori di musiche e virtuosi strumentisti.

Ovvio che ogni epoca ha i suo strumenti.., ma con questo sposti il discorso su altri piani che non hanno attinenza con le cose che ho sostenuto io. Su questa cosa di Bach che se avesse avuto il pianoforte  lo avrebbe  usato (cosa di per se ovvia, pleonastica) e magari chissà cosa ci avrebbe fatto di più magnifico assai (cosa assurda) rispetto a quanto non abbia già fatto, è un falso problema. Cmq Bach conobbe e rifiutò i primi esemplari di pianoforti, non gli piacevano.., neppure l'"imperatore" riuscì a farlo innammorare di un fortepiano un po' più evoluto che prospettò al kantor che lo snobbò se non per suonarlo forse qualche volta per compiacere l'imperatore. Su queste faccende spendemmo fiumi d'inchiostri nelle passate discussioni sulla "classica", ritrovarme i la stessa questione qui mi fa un po' sorridere...
 

40 minuti fa, Kouros ha scritto:

Per me si potrebbero chiamare anche in altri modi ma la prassi, per una musica che ha una buona dose di improvvisazione ,è di chiamarla , in ogni caso , Jazz.

Miles Davis arrivò a ripudiare il Jazz acustico che aveva suonato fino a quel momento e si buttò sul jazz col trattino ( rock-funk-fusion ecc...).

 

 

Il problema non è l'etichetta in se, l'etichetta è solo un termine, non esprime la valorialità estetica della musica, ma neppure dovrebbe fungere da sommaria definizione con la quale si vorrebbe far diventare jazz ciò che jazz non è, mentre la definizione jazz prima era profondamente identitaria e segnava i territori musicali entro i quali, ed oltre i quali, la musica afroamenricana traeva il nutrimento spirituale, formale, estetico, tecnico, poetico, sociale, antropologico, ecc, ecc... La musica non è solo "tecnica", bensì essenzialmente spirito delle cose musicali: note, strumenti, spartiti, tecniche, virtuosismi, ecc... Il problema che oggi sotto l'etichetta jazz vengono spregiudicatamente e aribtrariamente catalogate e definite tutte le musiche spurie che non si sa dove esattamente collocarle, mentra la autentica realtà storica ed estetica del jazz , come dicevo sopra, era chiarmante riconoscibile e praticabile in maniera inconfondibile.

 

Ho più volte sostenuto che Davis compì l'utima grande rivoluzione del jazz nel suo periodo elettrico, in particolare con BB.., evito di ripetermi.., e le definizioni jazz-rock, rock-jazz, funky, fusion, ecc, sollo formalmente erano quelle robe lì.., in realtà Davis non ha mai smesso di suonare lo spirito della musica jazz, il beat di quelle stagioni era profondamente jazz, la libera improvvisazione non ingabbiata nei stilemi precostituiti del rock-jazz, era nella sostanza poeertica e musicale in continuità con il jazz del passato. Davis parlava male delle sue musiche acustiche del passato, le defin' W "cacchetta".., mentre invece fino ai dui ultimi estermi concerti, pur "mascherandole", cacciava fuori dalla sua tromba le affilate, taglienti, liriche note, e frasi musicali, di KOB, di Birth od the cool, anzi, perfino delle note be-bob (che in nuce erano già cool) tirava fiuori quando suonava con Charleie Parker già nei  '40... Le parole di Davis erano una "posa"..., ma ci spsteremmo sul personale, nel psiclogico, nella drammatica vicenda unama razziale che anche un divo come Davi fu costretto a patire.., era un modo di riscattarsi, di essere riconosciuto non come un bravo jazzista però "negro".., ma come una rockstar aldifuori di ogni pregiudizio e forma mentale culturale razziale. Il fatto che ripudiasse la sua musca acustica era solo marketing... Non a casa, convinto da Quincy Johnes, Davis diede un concerto al Montreux jazz festival del luglio 1991(**), c'è anche il disco, ne parlo in queato thread, riproponendo acusticamente alcuni dei suopi più celebri brani del passato "acustico".., un Davis "provato", che ci avrebbe lasciati di lì a due mesi...

Dal primo del 1973, periodo funky, al Pescara jazz, fino all'ultimo concerto romano del luglio 1991 (**), uno degli ultimissimi prima della morte avvenuta nel settembre dello stesso anno, ho ascoltato Davis dal vivo poco meno di 10 volte (non so tu)  e ti posso assicurare, anzi testimonaire, che fino alla fine la sua musica "storica" acustica risuonava sempre, più o meno dirattamente o trasversalmente nelle sue taglienti ed arcane frasi... I dischi sono altra cosa.., non dicono tutta la "verità".., idem i markettari che strizzavano l'occhio all'enorme pubblico del pop rock  per incrementare le vendite dei dischi.

 

Per ora mi fermo.., non altro tempo, credo di aver scritto pure troppo.., ma su certe cose mi appassiono... poi riprendo da dove ho lasciato. 😉

 

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analogico_09
59 minuti fa, Kouros ha scritto:

Faccio notare che per suonare tale "musichetta" devi avere le stesse identiche conoscenze tecniche e teoriche del jazz più tradizionale (i musicisti smooth jazz ti potrebbero suonare ed improvvisare su tutta la musica jazz acustica dalla sua nascita) , a molti il jazz "tradizionale" suona ripetitivo e noioso ecco perchè tanti jazzisti che sono usciti dai conservatori moderni suonano il jazz col trattino .

 

 

Ma la musica, tutta la musica, la musica jazz non è solo tecnica, capacità tecniche, di improvisazione "accademica", imparata a scuola e non nelle strade che sono l'università del jazz... Questi musicisti moderni da conservatorio potranno imitare alla pefezione le forme del jazz tradizionale, antico e noioso.., come def gli autemntici giocolieri , ma se manca il soffio vitale della musicalità che è faccenda spirituale, poetica, profonda che non si impara nei conservatori, diventa musica fine a se stessa.., inutile, imitativa. E anche la musica nuova che fanno in larga misura risentono di questi limiti, di una espressione "longue", banale, superficale se non ancne del tutto inesistente... indegna del grande spirito del jazz, della musica afroamericana, della musica soul! Musica col "trattino", per l'appunto.., surrogata...

1 ora fa, Kouros ha scritto:

Soul-Jazz potrebbe benissimo essere una valida alternativa a Smooth-Jazz...ma JAZZ è sempre li...come la mettiamo? 😏

 

 

La mettiamo che lì, nelle musiche degli accademici che dici tu, c'è solo un "fantasma" del JAZZ con maiuscole...

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analogico_09
1 ora fa, dariob ha scritto:

Basta non chiamarla "jazz"..

 

 

Infatti.., era un po' quello a cui volevo arrivare.., a ciuscuno la sua giusta collocazione... ma l'amico @Kouros ha spostato di quasi 180 gradi il piano della discussione... 😄 e ben venga.., almeno questo topic si anima un po' di più

 con nuovi utenti e argomenti sia nuovi che lavati con perlana... 😄 In effetti dove saranno finiti gli storici appassionati di jazz del forum che oramai sono solo a rincorrere i disci.., a dibattere se sono meglio meglio gci AAA, o i CCC...

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@analogico_09

6 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

Per ora mi fermo.., non altro tempo, credo di aver scritto pure troppo.., ma su certe cose mi appassiono... poi riprendo da dove ho lasciato. 😉

Senza Passione (in maiuscolo) manco staremmo qui a scrivere 😉

Su quello che affermi sono d'accordo nella prevalenza delle questioni sollevate ma il problema nacque sulla denominazione "larga" ("jazzisticamente"  parlando) che tu hai attribuito agli artisti che ho postato .

Però mi dici che hai apprezzato l'innovatore Miles Davis quando diventò "elettrico" quindi , in un certo senso, hai accettato "l'intrusione" del rock del funk del soul ecc...nel Jazz.

Io penso che la VERA innovazione di Miles Davis fu la sua vena melodica ...il suo suonare "meno" (modale per es) e "complicato " di tanti suoi illustri colleghi...si era una rockstar nell'anima e gli piaceva piacere .

Conosco persone che odiano il Jazz "puro" ma che accettano Miles Davis e non solo nelle sue varianti col trattino.

Anzi, vado oltre, direi che il jazz col trattino riesce ad attirare a se anche una platea femminile che altrimenti non avrebbe mai manco pensato di avvicinarsi ad una musica improvvisata.

Io sono dell'idea che la principale caratteristica del Jazz sia il fatto che sia una musica basata sull'improvvisazione e  che sia  per questo che tutti i generi col trattino che ruotano intorno ad esso finiscano alla fine per essere denominati in tale contesto.

L'anima del Jazz è l'improvvisazione.

Posto alcuni estratti di un articolo su miles Davis (che piaccia o no è il Jimi Hendrix del Jazz) dove mi ritrovo pienamente nelle argomentazioni esposte:

 

Miles Davis is often credited with changing the sound of jazz for generations to come. Some characteristics of Davis’ music include:

1. Simple: Unlike some of his inspirations and collaborators, Davis kept his tunes less complex, slower, and more melodic. He frequently reworked and polished his solos while still keeping the spirit of the improvisation.

2. Lack of vibrato: Early on in his training, Davis’s music teacher Elwood Buchanan advised him to play without vibrato, a technique that defined the sound of jazz musicians like Louis Armstrong. Playing without vibrato made for a smoother and more emotional sound, which allowed Davis to deliver the message of his music in a more straightforward manner.

 

3. Innovative: Davis had an intimate sound that evolved throughout the decades of his career. Davis experimented with jazz fusion, funk, synthesizers, rock, and African rhythms, fusing a variety of sounds together to leave a lasting creative legacy.

 

Miles Davis was an innovator in jazz music, helping to define jazz fusion, and develop modal jazz. Most notably, Davis used his trumpet as a way to emulate the sound of the human voice by cutting out vibrato, turning his jazz into a smoother and more emotional form of music.

 

 

 

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