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Jazz!


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Vorrei riprendere qui la discussione sul disco di Coltrane, "Blue Trane, iniziata da Gioergio  @giorgiovinyl, e  per cercare di ampliare un po' il discorso troverei più indicato farlo qui, nella modesta ma volenterosa "casetta" del Jazz. 

 

Ripartendo da questo post di Giorgio, https://melius.club/topic/10256-john-coltrane-blue-train/?do=findComment&comment=585544

concordo che Coltrane si trovasse ancora in piena era hard bop, ma il sassofonista "usa" il genere" solo nell'approccio formale, diciamo che lo prende a pretesto per sviluppare la sua forma e la sua poetica musicale alla quale resterà legato fine alla fine, pur con i cambiamenti rivoluzionari ed epocali che si avvicenderanno, seguendo i vari, differenti passi che potrebbero sembrare a volte contrastanti tra di loro e che restano invece legati da un tenace e strettissimo fil-rouge della "miracolosa" continuità formale e spirituale.

Proviamo per esempio ad ascoltare dall'inizio il brano che da' il titolo al disco. Dopo l'"ostinato", quasi "martellante" riff  "corale", bellissimo, in forma blues, che potrebbe apparire convenzionale, mentre diventerà un "paradigma" per molto jazz a seguire, arrivati al minuto 0:37, Coltrane si stacca inaspettatamente dal gruppo col battito d'ali repentino dell'uccello "solitario" capace di volare in alto, molto in altro, ad altezze conosciute e frequentate solo da Trane, accessibili agli altri compagni di volo sotto l'ala "protettrice ed ispiratrice del geniale musicista, strumentista, compositore, "contagiosa" guida musicale e spirituale che seguiterà ad agire anche dopo la morte del Maestro.


 

 

 



Con il lungo assolo Coltrane entra e ci fa entrare in un'altra dimensione musicale che spazza via ogni "norma" costituta. Un assolo formidabile che ha già in se il "modo" musicale formale ed espressivo del Coltrane già pienamente nato e che ritroveremo nelle avventure modali e perfino "free" tendendi alla "triturazione" e ricomposizione dei suoni improvvisando nella massima libertà sugli accordi, e insieme fuggendo durante le ultime avventure del "free" le convenzionali e oramai defunte regole melodiche, armonico-tonali che soffocavano la creatività, l'impulso "mistico"-spirituale ed estetico-formale del "nostro".
Con questo, e con altri analoghi interventi di uno spirito in fuga da un hard bop di "facciata", Coltrane, come dicevo nell'altro post, crea Coltrane assecondato divinamante dai suoi collaboratori, coprotagonisti di altissimo lignaggio,  capaci di esprimere delle grandezze musicali anche quando il leader li metteva in "ombra" con le sue "imperiose" ed insieme "umili" impennate solistiche increate, uniche e irripetibili, per poter sviscerare profondamente, in una sorta di solitudine o di stato di trance "accompagnati", tutte le possibilità espressive e formali di una melodia, di un ritmo, di un'armonia, ed anche le possibilità formali ed espressive che proprie delle ANTI _ melodie, armonie, tonalità, ritmi, ecc..

Con l'assolo di Blue Trane, non una mera ricerca musicale,  lascia fluire in piena libertà la sua anina, la sua spiritualità, la gamma ampia e profonda dei sentimenti.



Mi viene in mente in modo istintivo, quasi "obbligato", ciò che fa Charlie Parker durante la registrazione del celebre standard jazz "All the things you are" nella quale è presente la tromba di Miles Davis.

Anche questo brano ha un breve "intro" suonata all'unisono, poi Parker si sgancia all'improvviso dal gruppo al min 0:17 circa e parte con il tema iniziando l'assolo apparentemente "tradizionale" sul piano melodico (è uno dei brani più "rilassati" e meno "propulsivi" di Parker), tutto preso invero a costruire il linguaggio del BeBop. Anche qui è preziosa la presenza degli accompagnatori comprimari..,  tutti sembrano suonare "canonicamente" e invece stanno facendo la rivoluzione del jazz.., dal canto suo Miles Davis sornione sta già "inventando" nascostamente il "cool" con la sua tromba lirica, priva di vibrato, calda e "siderale"...

 

 

 

 

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Oggi fanno sessant’anni esatti dall’incisione di un disco che amo tantissimo, To My Queen del vibrafonista Walt Dickerson, pubblicato da New Jazz nel 1963. Per me (ma ne capisco poco) un’anticipazione di tanto jazz che arriverà un buon numero di anni dopo. Un disco che trovo ancora modernissimo,  soprattutto nel brano che gli dà il titolo ed occupa tutta la prima facciata. Una composizione sobria, quasi asciutta, dove il leader lascia ampi spazi al pianoforte di Andrew Hill e al contrabbasso di George Tucker (di minor spicco, ma comunque significativo,  il ruolo del batterista Andrew Cyrille). Il brano è dedicato alla moglie di Dickerson, Elizabeth, e anche in copertina giganteggia la sua foto. Sul secondo lato due classici, How Deep Is the Ocean e God Bless the Child, dove stile ed atmosfera rimangono quelle. Perché questo pippone? Perché Dickerson ha inciso poco, e per quanto ne so mai più a questo livello, e quindi potrebbe essere scambiato per una delle tante figure di secondo piano di un periodo pieno di campioni. E invece secondo me questo disco, freschissimo, andrebbe valorizzato... ascoltandolo.

 

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Oggi pomeriggio ho riascoltato dopo tantissimo tempo un album di Red Garland che dire sarà vecchio Jazz ma lo é con la J maiuscola.

Il piano viene accarezzato in modo disarmante da l'impressione a sentirlo che suonare il piano così sia facilissimo.

Red Garland é lì a rassicurarti con il suo tocco delicato e fluido che tutto resterà immutato e che niente potrà cambiare.

Grandissimo pianista ha suonato con Miles in album stellari: Relaxing, Steaming, Working, Round About Midnight .... per citarne alcuni.

 

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  • 3 settimane dopo...
1 ora fa, minollo63 ha scritto:

Posto anche quì, dato che mi sembra più appropriato e permette a questo interessante thread di tornare a galla

 

 

Grazie, anch'hio stato un po' trascurando il topic, grazie del tuo contribuo,  non conosco il progetto musicale che citi, lo ascolterò quanto prima.

 

Ottimi anche gli altri suggerimenti discografici giunti, accompagnati da commenti molto interessanti, che mi sono più noti. Non mancherà occasione di riprenderli.

 

Il 21/9/2022 at 17:07, campaz ha scritto:

Perché Dickerson ha inciso poco, e per quanto ne so mai più a questo livello, e quindi potrebbe essere scambiato per una delle tante figure di secondo piano di un periodo pieno di campioni. E invece secondo me questo disco, freschissimo, andrebbe valorizzato... ascoltandolo.

 

 

Vero che Dickerson sia poco conosciuto e poco inciso, non conosco il disco che segnali che si presenta appetitoso e che presenti molto bene, lo ascolterò; potrei a mia volta suggerirti questo LP, o cd,  del '79 della meritoria casa Steeple Case, realizzato in duo con Sun Ra al piano. Musica formalmente raffinata, "atmosfericamente" e contenutisticamente affascinante. Un jazz in "libertà" , un "free" rarefatto alla portata di tutti, piacerà credo anche agli appassionati di classica per le felici commistioni con la musica "colta" imbastite senza cerebrarismi dal vibrafonista e dal pianista che "estraggono" dai loro strumenti possibilità espressive e sonore, improvvisative, "contemplative", a volte "giocose", non comuni. E' così intima e coesa la "fusione" trai i due straordinari musicisti da evocare una complessità di "voci", anche percussive, che che trascendono le singolarità strumentali.

 

 

Walt Dickerson & Sun Ra – Visions

 



 

 

immagine.png.a288283f58b518088d34dc1c7c71188b.png

 

 

 

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Il 8/4/2021 at 23:58, desmo21 ha scritto:

Ma possibile che a me A Love Supreme di Coltrane mi fa sanguinare le orecchie?

Mi spiego, il jazz non mi dispiace, ultimamente sento una forte attrazione e mi piacciono svariati artisti. Ad esempio Nina Simone Dave Brubeck Quartet, Stan Getz...ma anche la stessa Naima di Coltrane é uno dei miei pezzi preferiti. Ma secondo il mio gusto alcuni strumenti come il sax andrebbero dosati, le alte frequenze e i cambiare nota ogni microsecondo affaticano l'ascolto.

Solo il solo ad avere questo problema?

Io sono abbastanza anomalo. Adoro il sax nei brani pop e rock ma lo tollero assai poco nel jazz quando è preponderante rispetto agli altri strumenti. Per me il sax deve accompagnare. Quando diventa protagonista mi disturba salvo rarissime eccezioni.

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  • 2 settimane dopo...

@rpezzane ognuno hai suoi strumenti e mood più in sintonia o meno

il sax nel jazz può essere carezzevole ma spessp veemente e intrusivo.  a me che vivo di pane e musica. molto jazz.  digerisco poco il sax a livello epidermico e amo alla follia il suono del pianoforte solo o nei classici trii.  però parimenti il rock rumoroso non lo preferisco. mi si addicono atmosfere pop più morbide e sussurrate    

allo stesso modo nella classica preferisco musica da camera a sinfonie da grande orchestra          certo sto tagliando le cose con l'accetta ma credo che i "suoni" stessi siano divisivi. abbiamo forse una predisposizione inconscia ciascuno di noi per certi "suoni" e questo influenza la musica che preferiamo

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Insomma, ragazzi.., tutto legittimo circa i propri personali gusti, ma interessarsi di jazz e non amare o apprezzare il sax jazz, uno degli strumenti principi del jazz, lo strumento attraverso il quale, anche, forse soprattutto, sono state compiute le più rivoluzionarie evoluzioni del "genere", sarebbe come entrare in una pasticceria in cerca di ottima pizza o di goduriosi panini con porchetta detestando o mal sopportando la crema, o il cioccolato, zabajone o panna... Il  jazz senza il sax sarebbe come una pasticceria senza crema, sarebbe altro... Tanto varrebbe, evitando il jazz che ci porterebbe a sbattere contro il sax una volta si e l'altra pure.., dirigersi direttamente in pizzeria oppure nel negozio della premiata ditta "Cioli" in  Ariccia.  😄

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Il 21/10/2022 at 21:40, rpezzane ha scritto:

Io sono abbastanza anomalo. Adoro il sax nei brani pop e rock ma lo tollero assai poco nel jazz quando è preponderante rispetto agli altri strumenti.

Prova ad avvicinarti per gradi partendo dai vecchi sassofonisti, adesso mi vengono in mente, Ben Webster e Coleman Hawkins soprattutto le Ballads riescono a dare al sax un suono dolce e vellutato.

Anch'io in genere lo preferisco poi dipende dagli stato d'animo che hai nel momento che ascolti il Jazz che é come un Oceano può riprodurre qualsiasi increspatura della nostra anima.

 

  • Melius 1
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Il jazz è una realtà musicale e sociale (in senso lato) molto varia, molto dinamica e articolata.  Mi piace come la mette Look1 

 

8 ore fa, Look01 ha scritto:

il Jazz che é come un Oceano può riprodurre qualsiasi increspatura della nostra anima.

 

Lo strumento più "iconografico" del jazz, genere musicale nel quale il sax esprime al massimo grado, più che in altre musiche, le sue più alte potenzialità tecniche, formali ed espressive, è in simbiosi con il jazz, entrambi fatti di sussurri e grida. 

Impossibile separare, si prende tutto o non si prende nulla, oppure ci si accontenta di una sorta di purgatorio sconsolato. Io non saprei cosa consigliate a chi non sopporta e/o non apprezza  il sax nel jazz, non ci sono schemi univoci da seguire in queste faccende, ognuno  potrà sperimentare il miglior metodo più adatto a noi da scoprire e seguire.

Oggi come oggi abbiamo la grandissima facilità, forse troppo facile... - di attingere a riserve di musiche registrate pressoché inesauribili anche a costo zero o modesto, quindi a noi non resta che metterci un po' di impegno cercando di mettere da parte le pur comprensibili prevenzioni e gusti personali altrettanto legittimi ma senza farci condizionare troppo.  Potrei suggerire l'ascolto di un brano nel quale il sax tenore di Dewey Redman  dalla voce ineffabile "imita" in un dato momento, antinaturalisticamente, il "pianto" di un bambino appena nato... È un suono poetico, sbaglieremmo a definirlo 'dolce" o rilassato, peggio easy...  È il canto che accoglie e celebra il miracolo della vita. Ora è "sussurro" pieno di stupori, uun fremito dello strumento e dell'animo di chi lo suona quasi fosse appendice del proprio essere... In altro momento potrebbero essere "grido", ma dovrei pensarne uno.., a rileggerci spero presto. 😄


Un grande disco di K. Jarrett
 

 

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