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AR Acoustic Research... facciamo chiarezza


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lucio6168
1 ora fa, qzndq3 ha scritto:

Tra le AR3 e le 58s hai avuto un c... ehmm una fortuna senza eguali :classic_biggrin:

Ma alla fine come finale cosa preferisci? il MF o il QSC? Sei riuscito a provare il QSC con le 90? Prometto che la prossima volta che capito dalle tue parti passo a trovarti e magari mi porto appresso lo ZZ.

Come ben sai tra lavoro e altro il tempo è tiranno o come diceva qualcuno quando eravamo ragazzi è un "mito".

Nella disposizione sopra seguendo il consiglio di quell'amico ho provato con Il QSC rmx2450a da solo e con vari preamplificatori sempre attonito.

Ma d'altronde la storia della corrente con le AR era già venuta fuori con il Tri-Vista 300 e le 58S, non appena glielo collegai mi fecero fare un salto all'indietro, ero inginocchiato a sistemare il volume dell'ampli, e sentire il palcoscenico che rispetto a prima si era innalzato ed aperto così tanto mi spaventò, mi stavo dicendo "ho combinato un guaio".

Da lì ho capito il discorso della corrente, stiamoci attenti i watt non servono a far baccano, ad alzare il volume, ma a ben altro!!!

Conferma poi con le AR90 e quindi con le AR3 stavolta pilotate da quella bestia.

Quell'esperimento sotto dove stanno le AR90 non l'ho fatto, in compenso ne ho fatto un altro collegando le AR3 anche ai finali Musical Fidelity X-A200 (semper fidelis) ed usando come pre  X-P100 ed il relativo Dac Tri-Vista 21 tube. Complici anche i cavi sono venuti fuori con tutte le combinazioni delle armoniche incredibili, tali da poter ascoltare musica tutto il giorno senza alcun disturbo/stanchezza.

Il mio consiglio è sempre di usare questi diffusori con ampli correntosi. Poi magari su un due vie come il 28S si può usare roba meno potente ad esempio con le 28S ed il Leak Delta Stereo 70 è venuto fuori un bel suono tutto sommato. Il suono del Leak Delta 70 non è da sottovalutare, forse il trasformatore, ed anche il progetto ingegneristico che voleva ottenere un suono valvolare da uno stato solido (in letteratura si è scritto parecchio a riguardo) porta ad un risultato delle voci che in una piccola camera l'accoppiata AR 28s  e Leak Delta 70 la consiglierei, ottimo risultato ad ascoltare ad esempio De André, Guccini, voci femminili o qualche terzetto jazz, è naturale invece che per i gruppi jazz maggiori (dal quartetto in su) preferisco i diffusori maggiori.

Dimenticavo state attenti alla collocazione dei diffusori ed alla scelta dei cavi.

Il collocamento dei diffusori fatelo dedicandovi molto tempo, perché nel momento in cui trovate la giusta collocazione sarete al massimo della soddisfazione.

Per la giusta collocazione mi son servito di brani della lirica. Mi sono accorto che superato l'esame con il Don Giovanni il collocamento andava bene con tutto.

 

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@Amedeo.R. ecco sotto le AR3a improved senza griglie ed il "malefico" interruttore ( il malefico sarà capito più sotto!)

20180603_131636.thumb.jpg.49585ca18cdfa91dfe1818ac2fcdf19f.jpg20180603_131959(1).thumb.jpg.d2254167d514bba136b524c834225546.jpg

sotto il crossover originale delle AR3a ( prima della sostituzione condensatori e revisione pots

20180806_153438.thumb.jpg.b466e4e13b5cac516f853e9e8e208071.jpg

e come promesso il crossover originale delle AR3a improved, assemblate nel 1974 in England con il "malefico" interruttore  completamente annegato nella colla...per sostituire i condensatori...

20181021_162225(1).thumb.jpg.e7ae47765731f2a45c15c741acc60ba4.jpg

...in particolare i due prossimi all' int. è stato molto faticoso liberare una porzione utile di filo per poter saldare i nuovi condensatori!

Dalle foto sopra si intuisce la semplicità e relativa facilità per restaurare i crossover delle AR3a, la sola parte problematica rimane la revisione dei pots che obbliga a dissaldare i cavi del corpo ceramico ed in caso di impossibilità di ripristino il mercato offre pots corretti a 16 ohm che ripristinano perfettamente la funzionalità originaria! 

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lucio6168
17 ore fa, Enre ha scritto:

Ricordo parecchi anni fa una prova confronto in casa di un collega appassionato AR dallanascita (si fa per dire). Lui, non più giovane,  aveva le AR3  e si fece portare a casa da un noto negozio della città un paio di AR 3a improved perchè era intenzionato all'acquisto. Credo fossimo in sette o otto ad ascoltare . La sua casa era ben attrezzata per quei tempi e per le conoscenze che si avevano. Per esempio io nonm conoscevo il rodaggio dei woofer. Cmq la votazione finale fu a largo favore delle "vecchie" AR 3a. Non ricordo il perchè però il suono delle vecchie sembrava a me più grande e potente.

Buongiorno

È una discussione che abbiamo fatto molti anni fa con amici lontani e che si è protratta nel tempo, anche perché nel frattempo cercavo di approfondire sul forum americano e con altri esperti che avevano affrontato questa tematica, taluni anche con la presenza di orecchie di qualche musicista esperto (tralasciamo gli audiofili che cercano sempre di addolcire i suoni, snaturandoli dall'incisione reale, o addirittura dal suono reale).

Sappiamo che la AR3a fosse nata come sviluppo della AR3, e quindi migliore.

Ma ecco che veniva fuori che possessori della AR3 quando ascoltavano le nuove AR3a rimanevano delusi rispetto alla AR3, affermando che non riconoscevano quel suono marchio tipico della Acoustic Research. 

Tom Tyson affermava che bisognava trovare diffusori non manipolati ed in perfetto stato per notare la differenza tra le due AR3 vs AR3a. 

Però quell'affermazione di un violinista che riconosceva il suono del violino più nella AR3 che nella successiva AR3a, e non solo il suono del violino ma lo sviluppo armonico nel complesso continuava a ronzarmi nel cervello e spingermi alla ricerca.

Ricerca che ha dato frutto dopo quasi 25 anni. 

Ora ripeto non ho fatto confronti tra i due modelli ma l'ascolto mi ricompensa. 

Per ultimo restava il pilotaggio, avendole nello studio avevo a disposizione un Nad e vari pre. Però memore di quanto aveva scritto Tom Tyson e l'amico a cui avevo inviato le foto mi misi alla ricerca di un Qsc e presi come spiegavo sopra un Qsc rmx2450a. Il suono cambiò in maniera radicale, non sembravano diffusori da "scaffale" ma diffusori imponenti che scomparvero immediatamente, il suono riempiva la stanza ed i bassi fanno tremare il pavimento mentre i woofer stanno fermi (non hanno il foam bensì la tela). Notare bene che si tratta di diffusori che con tranquillità possono sonorizzare un ambiente superiore ai 100 mq. Escludo categoricamente l'uso dei valvolari per pilotare le AR3, le valvole non possono operare direttamente sulle basse impedenze, lavorano in tensione e non in corrente : per adattarle alle uscite bassa impedenza servono i trasformatori di uscita, che pero' non adeguano impedenza sotto i 4 ohm, e lo dice anche Tom Tyson , che, in AR dal 1955 al 1980, ne sa piu' di tutti gli audiofili messi insieme.

Le AR3 sono meno efficienti delle AR3a ed hanno bisogno di correnti forti su 2,6 ohm di gamma mediobassa dove si concentra il 70% del segnale musicale.

Quindi con un woofer che se non erro arriva a 2,6 di ohm e richiede moltissima corrente va da sé che non siano diffusori per valvolari, controindicati , hanno basso fattore smorzamento , non eccellono in corrente, non lavorano sotto i 4 ohm.

Mi rimangono altre prove da fare come dicevo in post precedenti, ma queste prove riguardano altri aspetti.

Chiudo con una cosa "divertente" ho provato a collegare un pre Carver al Qsc, il Carver come sapete ha un suono neutro riporta quanto offre la sorgente, ebbene aumentando i bassi ho dovuto smettere altro che effetto surround stavano cedendo i vetri della finestra ed il pavimento al primo piano sembrava quello di un traghetto con mare mosso, ma nessuna distorsione e woofer con movimenti limitati.

Il bello è che anche ad alti volumi non reca disturbi (assenza di rumore e dominio di armoniche pari).

Mi sono dilungato, buona domenica.

 

 

 

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lucio6168
21 minuti fa, Enre ha scritto:

@lucio6168molto bello. Grazie

DI nulla, la condivisione delle proprie esperienze serve ad apportare miglioramenti futuri.

In quanto scritto sopra ho fatto un errore nella fretta: mi riferivo all'effetto Sensurround degli anni '70, non surround. Ma non mi riesce di modificare.

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@lucio6168e mie AR 90, ma ne ho anche altre: 6, 915, 11 e 28 hanno cambiato letteralmete "faccia" dopo che le ho collegate al mio Plinius da 200 watt su 8 ohm per canale. Ora sono curioso di provarle con un ampli PA  tipo Qsc rmx2450a come hai scritto tu. Unica incertezza la qualità del suono visto che Plinius mi ha ammaliato e che molti mi dicono di non cambiare nulla. Se qualcuno vuole aggiungere un parere lo ringrazio anticipatamente.

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lucio6168
7 minuti fa, Enre ha scritto:

@lucio6168e mie AR 90, ma ne ho anche altre: 6, 915, 11 e 28 hanno cambiato letteralmete "faccia" dopo che le ho collegate al mio Plinius da 200 watt su 8 ohm per canale. Ora sono curioso di provarle con un ampli PA  tipo Qsc rmx2450a come hai scritto tu. Unica incertezza la qualità del suono visto che Plinius mi ha ammaliato e che molti mi dicono di non cambiare nulla. Se qualcuno vuole aggiungere un parere lo ringrazio anticipatamente.

Leggo che anche tu hai notato questo particolare e parliamo delle 90 dove la resistenza non scende così in basso come nelle AR 3. Le AR 90, come ho scritto, qui da me sono collegate ad un Musical Fidelity Tri-Vista 300, a monte un Dac Musical Fidelity Tri-Vista 21, cavi Van den Hul The Gold Hybrid per il segnale verso l'amplificatore, e cavo Van den Hul The Digi-Coupler 75 tra sorgente e dac, cavi di potenza Van den Hul The Revelation e The Revolution, cavi di alimentazione sempre Van den Hul The Mainsstream.

Non penso toccherò più nulla perché è tutto perfetto: tridimensionalità del palcoscenico, aria tra gli strumenti, voci carnali così presenti che di più non si può. Mi basta!!!

Eppure con un brano di rock, un live dal vivo, mi era venuto il pensiero: chissà come sarebbe con un pizzico di dinamica in più? Ebbene la prova di spostare il QSC rmx2450a sotto, per collegarlo, ed ascoltare con pazienza non l'ho potuta fare, ed ho anche la curiosità di vedere se ci sta un buon palcoscenico. Ma per quanto riguarda la qualità del suono penso non dovrebbe differire da quella riscontrata con le AR3. Non ho mai sentito il sassofono tenore così vivo, il violino di Heifetz fantastico, i live dei concerti di Pino Daniele, De André, etc.. perfetti. Ecco il QSC ho notato che porta ad una maggiore presenza scenica, è come entrare in un jazz club, o essere presente all'evento. Psicoacustica come dicevo prima? Mia impressione non è, in quanto anche gli altri che hanno ascoltato confermano.

Per quanto riguarda l'uso del QSC con le AR troverai video sia su Facebook, i relativi social dove l'argomento sono le Acoustic Research, che su forum Usa.

Naturalmente dovessi prenderlo stai attento alle manopole del volume, come scrivevo, la potenza serve per gestire la dinamica, non per fare discoteca.

Ed alla fine nel QSC il segnale ho preferito farlo entrare direttamente, senza l'uso di preamplificatori, ho capito che non ne avevo bisogno.

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lucio6168
3 minuti fa, Fabio Cottatellucci ha scritto:

Lo ricordo all'esordio al cinema ne "La battaglia di Midway" del 1976, impressionante.

Io invece lo ricordo in "Terremoto" che era del 1974, fu il primo con quella tecnica. E ragazzini quando lo portarono andammo più curiosi di questo effetto che del film

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lucio6168
31 minuti fa, paolosances ha scritto:

@lucio6168 amplificazione BGW,per quel che è dato sapere. 

Bravo! L'ho considerato, e se lo hai citato vuol dire che conosci la storia del connubio con le AR al teatro Alla Scala.

Ma ho desistito, i vecchi corri il rischio di prendere roba manomessa, ed il problema delle ventole, i nuovi non sono importati.

Perciò visto l'esperienza degli altri tra cui Tom Tyson ho optato per il Qsc vero cavallo da battaglia e con le AR3 non mi ha deluso, inoltre è silenzioso, non si avverte la ventola.

Alla fine degli anni '70 vi erano 30 coppie di AR LST nel teatro.

Le AR LST presentano un autotrasformatore interno collegato a un commutatore a 6 posizioni che modifica la risposta in frequenza; questo rendeva il carico molto complesso per gli amplificatori dell'epoca, richiedendo macchine professionali capaci di erogare molta corrente. Ed a svolgere questa funzione erano proprio loro.

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