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Pollini - sonate 101 e 106


maverick

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analogico_09

 

 

 

 

3 ore fa, maverick ha scritto:

Pressler .... a oltre 90 anni, suonava ancora bene.

 

Davvero, fenomeno

Rubinstein ad 80 e più anni suonati, ascoltato due volte dal vivo, "cantava" ...

 

 

3 ore fa, maverick ha scritto:

Però una Hammerklavier è roba da brividi, che annienta chiunque.

 

 

Ho ascoltato Pollini nelle due sonate. Parliamo della Hammer, mi pare che il pianista ne esca "provato" ma non annientato. Di più non saprei dire di tecniche pianistiche.., ma mi sembra che la musicalità e la qualità espressiva del "nostro" siano ancora molto apprezzabili, quindi le speculazioni tecniche le lascio agli addetti ai lavori.., le "magagnette" più evidenti si possono perdonare. 

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Il 1/1/2023 at 15:51, Lolparpit ha scritto:

Forse Pollini vuole dare un messaggio controcorrente: rispetto alle tante letture iperanalitiche, a lavoro di cesello esasperato, al culto estremo del suono, il pianista milanese vuole dare una lettura più diretta, franca, che non si 'perde' in edonismi sonori, che non teme di prendere rischi, di osare, che mostra non essere la precisione l'obiettivo dell'esecuzione, che non teme di mostrare i propri limiti, la propria umanità.

Condivido in pieno tutte le tue osservazioni, espresse davvero un modo efficace.

Resta il fatto che le scelte di questo ultimo Pollini conservano per me qualcosa di inspiegabile e misterioso. Se devo essere sincero fino in fondo, ascoltare questo disco mi ha fatto arrabbiare. Probabilmente perché non riesco a coglierne il senso profondo, la ragion d’essere.

Quando uscì il disco dedicato all’ultimo Chopin, penso fosse il 2017 o giù di lì, un illustre recensore aveva scritto che quel disco “parlava” più  di Pollini che di Chopin. Credo lo stesso si possa dire di questo disco, che sembra lo specchio dello stato di inquietudine di un pianista che, nonostante l’età, sembra ancora alla spasmodica ricerca di se stesso.

  • Melius 1
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Il 2/1/2023 at 23:43, Grancolauro ha scritto:

Quando uscì il disco dedicato all’ultimo Chopin, penso fosse il 2017 o giù di lì, un illustre recensore aveva scritto che quel disco “parlava” più  di Pollini che di Chopin

Questa è una evidente “castroneria”, una sciocchezza che non diventa illustre se scritta dall’illustre recensione, solo semplicemente più evidente e imperdonabile! È la base della musica: quello che l’autore scrive sullo spartito deve giocoforza “passare” dall’interprete per trovare “vita reale”! E quindi è SEMPRE l’interprete che ascoltiamo, mai Chopin o Beethoven in persona! Così ovvio, da risultare quasi offensivo il doverlo precisare…

Torniamo però al Pollini di questo ultimo album: ho già sottolineato come a mio avviso il problema non sia “metronomico”.

Chi sostiene che qui Pollini “corre troppo”, 9’31” la durata del primo movimento, si vede non ha mai ascoltato la famosa storica versione registrata da Schnabel: 8’54” signori miei!

 

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Il problema è la “intelligibilità” delle note, la chiarezza che fino ad ora Pollini ha conferito ad ogni singola nota, che qui invece diventa una specie di stella “immersa” in una nebulosa…un vago chiarore indistinguibile o poco più dalla sfumata luminosità diffusa di fondo..

Cosa che, si badi non avviene nel III movimento Adagio sostenuto, che dura ben 15 minuti e passa e consente a Pollini di scolpire bene le note, lasciarle cantare, anche se con uso largo del pedale…ma, ecco, qui si capisce qualcosa! Nei primi due movimenti della 106 invece…no, il mio eroe, Pollini, mi fa perdere in una nebbia frettolosa e indistinta di suono….

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8 ore fa, SimoTocca ha scritto:

Questa è una evidente “castroneria”, una sciocchezza che non diventa illustre se scritta dall’illustre recensione, solo semplicemente più evidente e imperdonabile!

Ma Simo, da te questa uscita non me l’aspettavo! 🙂

Evidentemente non hai colto quello che il recensore (Andrew Clements) intendeva dire, che mi sembrava per altro ovvio. Va da sé che non c’è esecuzione senza interpretazione, non siamo all’asilo. Tuttavia, ciascuna interpretazione può essere più o meno fedele alla partitura e al contesto che la accoglie. Anche questo è abc, mi sembra. Clements semplicemente osservava che le scelte interpretative del Pollini del 2017 erano tali da forzare il testo in un modo del tutto peculiare, assente in precedenti incisioni. Un modo che per la prima volta si allontanava dall’universo chopiniano per dar voce a una esigenza espressiva nuova, molto personale, che si associava al procedere dell’età e al venir meno del controllo assoluto della tastiera che sempre aveva caratterizzato Pollini.

Beh, a mio modo di vedere questo è tanto più vero con riguardo al Pollini del 2022. L’indistinzione del suono nel primo movimento della 106, a cui anche tu fai riferimento, è un esempio delle scelte interpretative di cui sopra. Se di questo risultato Pollini non fosse stato soddisfatto, non avrebbe pubblicato il disco, ti pare? Questo è in realtà il punto chiave della questione. Lui ha voluto quel disco, quel tipo di suono, quel tipo di fraseggio, e ha anche scelto una sala che esaltasse ulteriormente questo aspetto. Perché? Non lo capisco, se non nei termini a cui faceva riferimento @Lolparpit

Riguardo alla velocità di Schnabel, ne avevo accennato in un precedente post. Anche quella, tuttavia, un’esecuzione che non definirei affatto memorabile, sebbene a tratti interessante. IMHO ovviamente.

 

 

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@Grancolauro Ho colto, ho colto…anzi è proprio perché ho colto che rimane una sciocchezza di proporzioni colossali. A maggior ragione se si tiene conto che in realtà, questa ultima interpretazione della 106 da parte di Pollini è forse ancora più aderente allo spartito, in quanto più aderente alla indicazione metronomica di Beethoven! 
Ci sono delle ovvietà dalle quali i critici musicali dovrebbero tenersi alla larga il più possibile.. e invece, come si vede…

Peraltro ho sottolineato, nel mio primo intervento, come fino ad ora, fino a quest’ultimo album, io ho invece compreso bene le intenzioni interpretative di Pollini degli ultimi anni… le ho comprese e le ho apprezzate. Fanno fede le mie numerose segnalazioni positive scritte qui sul Forum e facilmente rintracciabili con un click!

Mi sono addirittura commosso per il penultimo album Beethoveniano, quello dal vivo con le ultime tre sonate.

È a maggior ragione che sono rimasto sorpreso e deluso dall’ascolto di questa ultima fatica: si vede faceva parte di un progetto che Pollini avrebbe ritenuto incompleto….

Ne prendo atto e non contesto o tantomeno mi scandalizzo… solo provo una certa tristezza e malinconia…per i tempi passati…. ma magari questo è solo un problema mio…

Stamani ho voluto riascoltare l’album giovanile, dove anzi la 106 costituisce, delle ultime 5 sonate, forse proprio l’interpretazione “punta di diamante” per la perfezione intellettuale e formale che caratterizza quella sua mitica interpretazione. Per me, anzi, è l’unica Hammerklavier che raggiunge la grandezza concepita da Beethoven…

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Bastano i primi accordi, perfetti, potenti, eseguiti “al fulmicotone”…. Colpiscono il cuore e la mente…

Basterebbe questa registrazione per incoronare Pollini come il più grande pianista beethoveniano di sempre….. e io me la faccio bastare!😉

Buon 2023 a tutti! 

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analogico_09
12 ore fa, SimoTocca ha scritto:

È la base della musica: quello che l’autore scrive sullo spartito deve giocoforza “passare” dall’interprete per trovare “vita reale”! E quindi è SEMPRE l’interprete che ascoltiamo, mai Chopin o Beethoven in persona! Così ovvio, da risultare quasi offensivo il doverlo precisare…



D'accordo con te, Simo, è pleonastico e scontato dire che siano sempre gli interpreti a ridare forma alla musica dei compositori, sia dei vivi, all'occorrenza, sia dei morti, sempre inevitabilmente.

Ma l'interprete (direttore, strumentista, ecc) pur mettendoci del suo, la sua arte, rispettando rigorosamente la partitura,  esegue l'opera creata da altri autori "resuscitando" gli stessi.
Durante l'esecuzione, la grande esecuzione musicale,  "muore" infatti l'interprete e rinasce il compositore. Nelle mediocri o pessime esecuzioni, muoino entrambi, gli esecutor/interprete e gli autori... Muore la musica.

 

 

1 ora fa, SimoTocca ha scritto:

Per me, anzi, è l’unica Hammerklavier che raggiunge la grandezza concepita da Beethoven…

 

 

Infatti.., non è Pollini a suonare, è lo stesso Beethoven, in "persona".
L'arte è così.., un mistero "religioso".

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Il 4/1/2023 at 21:03, SimoTocca ha scritto:

anzi è proprio perché ho colto che rimane una sciocchezza di proporzioni colossali.

Permettimi di dissentire, per le ragioni che ho detto.

Il 4/1/2023 at 21:03, SimoTocca ha scritto:

io ho invece compreso bene le intenzioni interpretative di Pollini degli ultimi anni… le ho comprese e le ho apprezzate

Io invece non sono certo di averle comprese. E qualunque esse siano, non sono riuscito ad apprezzarne il risultato, con rammarico per altro. Questo perché i mezzi non erano adeguato ai fini, come l’ultimo disco in particolare evidenzia.

Il 4/1/2023 at 21:03, SimoTocca ha scritto:

Basterebbe questa registrazione per incoronare Pollini come il più grande pianista beethoveniano di sempre

Anche su questo permettimi di dissentire, sebbene Pollini sia stato senz’altro un grande interprete di Beethoven. Trovo per altro bizzarro pensare che possa esistere un pianista beethoveniano più grande di sempre. Ma tutto questo deriva probabilmente dal fatto che abbiamo concezioni diverse dell’interpretazione e della critica musicale; ci sta ovviamente, ci mancherebbe altro. Siamo qua solo per chiacchierare amabilmente quando uno trova il tempo per farlo 😉

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Arrau e backhaus molto diversi tra loro e da pollini dovrebbero metter d’accordo tutti.

non ho sentito l’ultima fatica di pollini. Viene però di pensare che abbia ricercato novità interpretative ad ogni costo per dire qualcosa di nuovo dopo tante pregresse incisioni.non potrebbe banalmente essere così?

 

 

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9 ore fa, Grancolauro ha scritto:

Trovo per altro bizzarro pensare che possa esistere un pianista beethoveniano più grande di sempre.

Perché bizzarro, scusa? Ciascuno di noi, che sia un ascoltatore, che sia un critico o un musicista, ha la sua sensibilità e le sue preferenze. Non che si debba ridurre tutto per forza ad una banale “classifica”, ma un ordine mentale delle proprie preferenze è utile.
Penso di aver ascoltato davvero tutti i grandi pianisti del passato e del presente. In Beethoven,

Nel mio immaginario e nelle mia esperienza personale, non riesco a trovare un pianista, uno solo!, che abbia lasciato su disco le le ultime 5 sonate e i cinque concerti di Beethoven per pianoforte e orchestra in maniera altrettanto sublime di Pollini…

L’integrale delle sonate di Pollini attraversa un arco di tempo così vasto, 40 anni, che obiettivamente presenta delle disomogeneità tecniche e interpretative che la rendono “non per tutti”, anche se anche la sua integrale è per me quella di riferimento.

Ma i concerti! I concerti! Il quinto e il quarto, con Böhm e i Wiener, sono capolavori di perfezione, trasparenza e di armonia fra concezioni interpretative moderne associate alla tradizione più pura!

E i cinque dal vivo con Abbado e i Berlner! Altro capolavoro! Zimerman…sì certo, gli ultimi tre con Bernstein..ma i primi due? E le sonate? Michelangeli con Giulini: sublime non meno di Pollini… ma manca il quarto (oltre al secondo, che mi interesserebbe meno, ma il quarto è la vera Rivoluzione beethoveniana..) e delle sonate poi? Una op. 111 molto bella, certo.. e il resto?

Insomma, se poi penso ai concerti di Brahms, Schumann, Chopin… per non citare Schoenberg e Bartòk o Manzoni o Nono…. o la musica di Stravinsky e Boulez…

Ecco, per me è Pollini, sempre e comunque il pianista di riferimento!

Spero adesso sia più chiaro il motivo della mia severità di giudizio dell’ultimo disco: deriva dalla sconfinata ammirazione che ho per l’uomo e il pianista …! Solo amore…

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Ascoltati i primi cinque minuti di HK. Onestamente non mi spiego come i dirigenti DG non abbiano avuto il coraggio di essere franchi con Pollini. 

"Maestro non ci sono le condizioni per pubblicare l'esecuzione, forse deve rimettersi in forma fisica e tecnica, riprogrammiamo tra qualche mese le sessioni di registrazione, che dice?"

È talmente piena di inciampi e pasticci che non ha neanche senso interrogarsi su scelte interpretative e quant'altro, almeno io non ci riesco. 

Peccato. 

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Signori state prendendo un abbaglio.

Ascoltate il disco con calma tutte e due le sonate, senza pregiudizi e senza fare confronti, in modo per cosi’ dire assoluto.

Uno dei dischi piu’ profondamente beethoveniani che abbia mai ascoltato.

Glorioso il lavoro dei tecnici della Dg che si conferma casa di altissima audiofilia

  • Melius 1
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5 ore fa, aldofranci ha scritto:

"Maestro non ci sono le condizioni per pubblicare l'esecuzione, forse deve rimettersi in forma fisica e tecnica, riprogrammiamo tra qualche mese le sessioni di registrazione, che dice?"

se si fosse adottato questo criterio, moltissimi cd di Horowitz degli anni 70 non si sarebbero mai dovuti pubblicare, visto che erano pieni di strafalcioni tali che al confronto gli inciampi di Pollini sono sciocchezze.

E' una testimonianza di un epoca : il confronto con la HK degli anni '70 del maestro milanese era perso in partenza, chissà se mai qualcuno potrà suonarla così anche in futuro, .. ma è una testimonianza, cercata, di una visione di oggi.

Con tutti i limiti che conosciamo tutti: magari a un Kissin cinquantenne non si potrebbe perdonare, ma a Pollini sì.

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