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"I Maneskin sono un insulto alla cultura e all'arte".


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ascoltoebasta
2 ore fa, Berico ha scritto:

per cui c'e' solo una sana invidia per il successo,

Ma proprio per niente,anzi mi fa piacere che una volta tanto ci siano Italiani ad avere successo mondiale,io mi riferisco al fatto che come troppo spesso accade si osanna il nulla o quasi,ma son conscio che il mercato chiede questo e questo al mercato si dà,accade da sempre o quasi.

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Non avevo letto tutto, ma considerando che Sgt Peppers può essere considerato un disco di una boy band per ragazzine, si può dire tutto allora… qualcuno può vomitare sentenze anche sui Velvet Underground? 🤣🤣🤣 non dimenticatevi di Nico.

  • Melius 1
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23 ore fa, coldturkey ha scritto:

i Beatles sono solo un esempio di fenomeno sociale e non certo musicale..

credevo di essere stato piuttosto chiaro, ma evidentemente non è così..

 

 

Non si discute che tu sia stato chiaro. Ma i Beatles furono un realtà musicale, sociale, di costume e di moda. 

Ho scoperto i Bealtles quando arrivarono in Italia nel 1963, nel pieno del loro divenire,  restammo letteralmente travolti dal loro modo innovativo e personale di fare musica trascinante (anche se il loro linguaggio prendeva da diversi generi musicali, dal nero afroamericano, al folk europero celtico, nordico, dalla classica,  perfino dalla musica medievale e rinascimentale (idem i RS) , cosa che ci portò a diventare ammiratori in molti casi sfegatati e da cosa nasce cosa; da cosa musicale diventò anche sociale, di costume moda, ecc.., cosa normale. Infatti andavano a ruba gli stivaletti alla B, il cappelletto alla B, le camice con colletto alla B. (io mi accattai solo scoppola e stivaletti...) ecc, e, cosa più importante, che cominciavano a cescere come i fungi i complessini "beat" in modo imitativo, in genere chitarra ritmica, solista, basso, batteria, canto, sa volte c'era anche una tastiera, i più bravi ci ficcavano pure il sax... La maggior parte si era a livelli modesti, anche scarsi, però intanto si iniziava a fare musica in proprio anche e soprattutto nei ceti sociali più popolari; molti complessini col tempo sono spariti, altri hanno avuto seguito e esiti di diverso tipo ma si trattava di fare musica, anche sociale, tutto è sociale.., ma il fenomeno B. è stato quindi prima di natura autenticamente musicale.

Questo bisognerebbe dire a Uto Ughi .., di uscire fuori dalla "casta" musicale borghese e chiusa, visto che gli sta a cuore la questione, di fare volontariato nelle scuole , all'interno delle scuole incitare, stimolare motivate i ragazzi a tornare a creare complessi musicali e fare musica per diletto, a qualsiasi livello, insieme all' apprendimento teorico, purchè si faccia musica.

Con l'esplosione del rock/pop creativi, in tutte le loro declinazioni, in continuo divenire, non solo Beatles ovviamente ,ci fu per lunghi anni questa cultura della musica fatta in proprio che diede i suoi frutti; quando il genere iniziò a commercializzarsi sempre di più, perdendo originalità, vena creativa, spinta innovativa.., sparirono via via anche i complessini, quella semplice, spontanea cultura popolare del fare musica "insieme" in modo diffuso. Non che si sia fermato tutto.., ma restarono prevalentemente le formazioni professionistiche mentre la base musicale popolare, da sempre stata fonte di ispirazione , alimento di riferimento per musica colta, cosiddetta "alta", borghese e nobiliare, si impoverisce come pure la colta. E siamo quindi di fronte a una crisi creativistica mondiale che riguarda tutte le arti. Credo anche perché si sia creato troppa industria e troppo commercio è troppa disvalorietà del profitto intorno al mondo dell'arte. Discorso lungo e articolato.., queste mie sono considerazioni molto sintetiche e sommarie.

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9 ore fa, analogico_09 ha scritto:

all'interno delle scuole incitare, stimolare i ragazzi a tornare a creare complessi musicali e fare musica per diletto, a qualsiasi livello, purchè si faccia musica.

E' proprio questo il punto, e penso (spero) che Ughi sia d'accordo. Io vedo la musica come vedo il calcio: ci sono i dilettanti, i semi-professionisti, i professionisti e quelli che giocano in spiaggia: l'importante è giocare. Le discussioni su che cosa è arte e che cosa no possono essere interessanti, ma vengono dopo. L'importante è suonare un qualche strumento, anche in modo amatoriale. Io non ho potuto farlo, e me ne sono pentito mille volte.

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@analogico_09 Sono nato musicalmente con i Beatles, che sono stati per tanti anni per me un punto di riferimento, possiedo memorabilia di ogni tipo, ed anche il mio nickname nel forum dovrebbe ricordare qualcosa agli amanti dei Beatles, quindi figurati, sfondi una porta aperta..

la mia osservazione sui Beatles come fenomeno sociale riguardava i ragionamenti che si stanno intrecciando in questo thread, che io , sin dall'inizio, ho percepito più che come una discussione sui Maneskin, come una riflessione sulla difficoltà da parte di noi "matusa" ad accettare il nuovo, ed in questo senso gli anziani di oggi (che non riescono ad accettare l'esistenza dei M.) non sono diversi dagli anziani degli anni 60, che non riuscivano ad accettare i "capelloni" ed i Beatles (credo che siamo più o meno coetenei, ricordiamo quindi i commenti dei nostri genitori alla vista di un "capellone"...).

E voleva essere un invito a tenere occhi ed orecchie aperte, il mondo cambia, né in meglio né in peggio, semplicemente cambia, e finchè si è vivi, penso sia bello continuare a cercare di capire.

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@faber_57 Infatti. Purtroppo le istituzioni accademicocentriche gelose e nepotistiche hanno sempre visto di traverso, se non anche osteggiato, considerandole inferiori,  le forme di spontaneismo musicale popolare e "colto". Perfino all'interno della stessa tradizione musicale cosiddetta classica  le spinte rivoluzionarie dell'istanza filologica che metteva in discussione lunghi decenni di interpretazione musicali omologate e appiattite da una concezione interpretativa romanticizzata, qualunque repertorio si toccasse, vennero rifiutate e ostacolate. La filologia che auspicava e promuoveva anche l'esperienza musicale dilettantistica, sfatando quel concetto antico ottocentesco borghese di una musica come spauracchio che solo i professionisti e gli eletti potevano capire e fare. Oggi le cose vanno naturalmente meglio, c'è sicuramente maggiore apertura in questi ambiti conservatori ma a volte si ha la sensazione che siano state chiuse le porte dopo che i buoi siano scappati e che dunque resti ancora un largo strato di pregiudizio, diffidenza ed emarginazione, specialmente in Italia. Accade anche che l''accademia" "ricatti" la filologia: o ti inserisci e scendi a compromessi con il metodo interpretativo post-ottocentesco, oppure non "lavori" nelle nostre istituzioni concertistiche...  detto papale papale. 

  • Thanks 1
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@coldturkey Su questo ci siamo già soffermati, sono state espresse varie opinioni, le resistenze dei "matusa" ci sono sempre state in qualsiasi momento storico, È naturale e perfino giusto che vi sia nei momenti di cambi generazionali, epocali. Ma si tratterebbe di capire se la resistenza fosse in qualche modo giustificata o meno.  Nel caso dei Beatles (e non solo, prendiamoli come esempio) i baronetti dimostrarono fin da subito  grande personalità e valore musicale, e quindi la diffidenza verso di loro erano ingiustificate, sia col senno del mentre che del dopo.  Sessa cosa non si potrà dire, secondo me, per i Maneskin e altri gruppi creativa tavolino i quali  hanno fino ad ora avuto tempo e modo di dimostrare quale sia la loro qualità musicale e di costume  secondo me mediocre, già vista/sentita, la quale è nuova come un vecchio maglione infeltrito lavato con perlana.

Ma io rispondevo in disaccordo col fatto che secondo te i Beatles siano stati un fenomeno sociale e non già musicale. Ho già motivato le ragioni della mia contrarietà. In ogni caso ora abbiamo chiarito cosa intendessi precisamente dire, certe considerazioni di rivelano utili per approfondire e prospettare in modo più articolato e dettagliato i vari aspetti. 

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