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Paolo Conte alla Scala


London104

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Letto l'appello originale, non sono d'accordo su nulla. Mi sembra sia, anzichè "liberale",  nuna posizione conservatrice tendende alla conservazione della casta, come già scritto sopra.
Una grande, ultrasecolare "istituzione" di sicuro ed affermato prestigio universale non scade per una apertura a quella che è pur sempre ottima musica benchè non operistica o "classica". né si trova scritto da nessuna parte che la cosa potrebbe rappresentare un precedente per altre "corsarate" impenitenti.
Su alcune cose potrei trattare, ma cogliendo tra l'altro delle contraddizioni artefiziose nella disanima preferisco sorvolare e chierire a prescindere la mia personale e modesta opinione.
Il discrimine sembrerebbe non sia la musica suonata, o solo la musica suonata, bensì il suonatore, o anche il suonatore,  che dovrebbe suonarla nel sacro tempio operistico "illuminato" creando scandalo.
Un fatto più di forma che di sostanza. Mi spiego.
Afferma l'appellante:  Keith Jarrett, scelta che si formò su tre pilastri: le numerose incursioni interpretative dell’artista nel repertorio classico, la contemporaneità della sua ideazione musicale, l’assenza di amplificazioni.

Ecco il discrimine, la formula rigida, quello che a me sembra sia il vieto classicocentrismo musicale accademico borghese ottocentesco mentre la musica suonata alla Scala da Jarrett è una summa espressiva di linguaggi musicali tra i più vari, totalmente improvvisata che spazia tra jazz modale e classica, jazz d'avanguardia (mi sembra Cecil Taylor alla fine del secondo set e insieme il numero finale di metafisica "ventosità" della sonata chopiniana Marcia Funebre) e avanguardia  "classica", tra soul, gosple e minimalismo, modalismo iberico, tra reiterazione ritmo-accordale e linee melodiche accennate e costantemente spezzare, ricomposte e di nuovo rielaborate.., un flusso sonoro e musicale dal respiro universale, variegatissimo, che non si presta ad essere ingabbiato in una definizione evidentemente limitativa: escursione nel "repertorio classico" quale aspetto dominate mentre invece non lo è affatto, c'è da farsene una ragione. Jarreth non ha suonato le variazioni goldberg nemmeno il CBT di Bach, ha suonato un mix di musiche  senza confini e limiti di inventiva, di stile di forma e di espressione, ha messo in musica ciò che sedimenta nel suo immaginifico artistico, poetico, musicale sempre stato senza confini.
Quindi, mi chiedo, invitando Jarreth alla Scala, musicista "ibrido" non catalogabile in nessun modo, non "classico",  se non in minimissima parte per quanto riguarda la musica suonata alla scala,  sarebbe dovuto creare il precedente che avrebbe consentito a chiunque di accedere alla Scala, cosa che non è avvenuta, gli "Allevi" in vaghissimo odore di classica non sono stati invitati...
Anche la musica di Conte è un insieme di "stili" e di "modi", di linguaggi, dal jazz, alla canzone popolare, al tema "colto", all'invenzione cabartettistica, salace.., balneare, ecc.
Per di più l'appellante cita Milva quindi e Brecht e Kurt Weill, autori "iconoclastici" di rottura rispetto alla tradizione musicale post-romantica "decadente" che attingevano alla canzonaccia popolare criminale, triviale per le loro musiche teatrali.., degni della Scala. Non che voglia paragonare Conte a Weill, ma insomma un meccanismo musicale minimamente basilare e comune pure dovrebbe esistere.., Conte trasfigura le sue storie apparentemente banali o nonsense, o grottesche....  L'appellante parla inoltre di "contemporaneità" del progetto jarrethiano quale altro lasciapassare per la Scala, come se quello di Conte fosse un progetto del cucco, mentre si riconosce tuttavia l'attualità e la universalità del progetto brecht-weilliano.
 In tutto questo mi sembra di cogliere delle contradizioni. C'è inoltre l'argomento dello strumento acustico degno di essere suopnato alla scala, mentre le vibrazioni degli strumenti amplificati potrebbero far staccare gli stutcchi e far cadere i lampadari della Scala di Mlano? Anche qui mi sembra di ravvisare un fatto di forma e non già di sostanza, visto che la musica amplificata rappresenta la grande scoperta del '9o0 che compie oramai quasi il centario dalla nascita, presso tutti i generi musicali, cosa che fa la sua nobilitate.

Stavo inoltre pensando: perchè se si proiettasse il film muto di Chaplin dentro la scala di Milano mentre l'ochesta della Scala suona dal vivo la colonna sonora pre-composta o improvvisata, la Scala perderebbe il  suo prestigio, la sua "sacralità",  o lo vedrebbe sminuito. Sarà troppo plebeo come spettacolo, da relegare nei cinema pidocchietti delle periferie urbane? Il lo troverei fantastico, alta civiltà culturale, l'incontro tra cinema e musica però suonata da vivo, altro mondo, non è forse vero?

Non è che una se la cava proponendo di farlo nei piazzali di tor bella monaca...

L'appellante inoltre è prodigo nel tessere lodi del suo amato Paolo Conte rendendolo allo stesso tempo non "adatto"  dd accedere nel sacro temio, motivando le sue ragioni che non condivido. Lo paragona ad altri artisti invece degni delle scaligere attenzioni, di fatto sminuendo  il suo beniamino con paragoni a mio avviso inopportuni. Il fatto che il biglietto costri un botto.., ne convengo, ma mi sembra un argomento un po' "mezzuccio".
Non saprei dire come potrebbe sentirsi Paolo Conte raggiunto da questi "consigli", da un tale severo appello, sentendosi cadere addosso una tale responsablità da metterlo in crisi con la propria coscenza stretto nei sensi di colpa e dall'amletico dubbio: rinunciare alla Scala e andare a suonare nella pubblica piazza, luogo non abituale per Conte che predilige i teatri, oppure dare forfait a entrambe le opzioni cosa che mi sentirei di consigliare "malignamente"  al nostro "cantastorie" d'alto bordo il quale penso che nel fondo del suo animo ironico e beffardo forse una pensata in tal senso potrebbe averla fatta... una magnifica provocazione dada-surrealista scandalizzatrice in grado di mettere in crisi gli ultimi babioni sopravvissuti con tanti saluti andando a cercare l'abbraccio del suo pubblico che non glie lo farebbe mancara, altrove. :classic_biggrin:

 

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2 ore fa, garmax1 ha scritto:

Pensa come siamo messi se una botta di vita deve darla Paolo Conte. 

 

 

Prendi le cose troppo alla lettera... e cmq se non Paolo Conte chi glie la potrebbe dare una botta di vita ai bravi abbonati attempati e un po' addormentati, qualche mascherina di corta gonnella e torcia elettrica in mano per condurre lo spettatore al suo posto previo mancia come si usava una volta nei cinema ? Ma tu sei troppo giovane nun te poi ricordà...  :classic_tongue:

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22 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

Jarrethn non ha suonato le variazioni goldberg nemmeno il CBT di Bach, ha suonato un mix di musiche universale

In realtà, Jarret ha registrato per ECM sia Goldberg (al cembalo se non sbaglio) che i due libri CBT al piano queste.

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4 minuti fa, garmax1 ha scritto:

In realtà, Jarret ha registrato per ECM sia Goldberg (al cembalo se non sbaglio) che i due libri CBT al piano queste.

 

Ma quale in realtà..,hai capito cosa ho scritto? hai letto bene? Ho scritto che queste musiche Jarreth non le ha suonate al concerto della Scala. Ma forse volevi dare sfoggio di cultura discografica... :classic_biggrin:

 

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1 minuto fa, analogico_09 ha scritto:

Ma forse volevi dare sfoggio di cultura discografica

No, purtroppo sono stati i primi dischi per musica di tastiera di Bach acquistati! Dopo ho recuperato comunque.

 

Ho capito che tu intendevi al concerto fatto alla Scala, ma l'autore della lettera quando scrive:  numerose incursioni interpretative dell’artista nel repertorio classico secondo me si riferisce al repertorio registrato dal pianista

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1 minuto fa, garmax1 ha scritto:

Massì avevo capito , voleva essere una battuta

 

Non c'è niente di male  nel fare le battute.., magari fanne una ogni tanto non una dietro l'altra, possibilmente cambiando interlocutore. Ci sono argomenti più interessanti e divertenti sui quali soffermarsi.

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6 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

magari fanne una ogni tanto non una dietro l'altra

Questa la devi spiegare? Dove ne avrei fatte una dietro l'altra?

 

8 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

Ci sono argomenti più interessanti e divertenti sui quali soffermarsi

Questo non sta a te decidere.

Scusami Peppe ma mi sembri inutilmente troppo acido

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31 minuti fa, garmax1 ha scritto:

Ho capito che tu intendevi al concerto fatto alla Scala, ma l'autore della lettera quando scrive:  numerose incursioni interpretative dell’artista nel repertorio classico secondo me si riferisce al repertorio registrato dal pianista

 

 

Bene, Max, basta chiarire bene quello che intendevi esattamente dire. Non ha importanza secondo me a cosa si riferisse l'autore della lettera, per me è una argomento prtestuoso: sta di fatto che benchè Jarrett abbia registrato brani di musica barocca, manco "classica", se vogliamo essere precisini, alla Scala il pianista ha suonato altro già scritto cosa. Non ha neppure suonato le variazioni su la ci darem la mano dall'opera di Mozart... :classic_sad: visto che suoinava all'opera... :classic_wink:

Bechè tu sia un affermato violinista classico, mettiamo il caso,  se ti inviano a suonare alla scala, secondo il criterio dell'autore delle lettera non potrai andare a suonare "suona suona per me oh Violino tzigano"

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25 minuti fa, garmax1 ha scritto:
33 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

Ci sono argomenti più interessanti e divertenti sui quali soffermarsi

Questo non sta a te decidere.

Scusami Peppe ma mi sembri inutilmente troppo acido

 

Il mio è un semplice invito non decido io di cosa dovresti parlare, ci mancherebbe, seguiti ancora a fraintendere. In quanto all'acido ti sbagli, rispondo in modo adeguato e scherzoso alla  piega che hai preso di fare le pulci a ciò che scrivo fraintentendendo. Non credo che sia l'unica cosa che ti stia a cuore fare, ti invito quindi a leggere ciò che ho scritto nella sua interezza ed esattezza e se credi di portare anche le tue opinioni.

Quindi possiamo chiudere la polemica e tornare in tema per parlare di quello che vuoi, io idem. .

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E, dopo le polemiche, gli inviti a desistere, le dispute tra conservatori e innovatori, le indignazioni dei sacerdoti del Tempio sacro quale è il Teatro della Scala di Milano, il concerto c’è stato ed è stato un grande successo con relativa ovazione e tutti in piedi ad acclamare il mitico Paolo Conte, l’ottantaseienne chansonnier astigiano. Riporto, per i non abbonati, questo articolo del Corriere della sera che condivido in pieno. Il mio unico rammarico è che non siano previste repliche a beneficio di coloro che sono rimasti esclusi per il troppo rapido sold out. Io l’ho ascoltato in diverse occasioni per lo più nei suoi concerti anche all’aperto. Penso che. alla Scala, quell’atmosfera intima e complice che lui sa creare con tanta semplicità, sarà stata ancora più magica. 

.

Paolo Conte, ovazione alla Scala per il cantautore. Meyer: «Costruiamo ponti, non muri»

di Andrea Laffranchi

Il primo cantautore a esibirsi nel tempio della lirica di Milano è salito sul palco in abito scuro e t-shirt. Nel pubblico anche Giuliano Sangiorgi, Vinicio Capossela, Biagio Antonacci e Madame

 

Se i rapper vincono il premio Tenco, tabernacolo della canzone d’autore, vuoi che un cantautore non possa esibirsi alla Scala, simbolo della classicità? Mai come in quest’epoca la musica è fluida. E se all’estero sale storiche come la Wiener Staatsoper o la Philharmonie a Berlino guardano oltre sinfonica e lirica, l’Italia della musica si è spaccata sul concerto di Paolo Conte alla Scala. La polemica è rimasta fuori dal foyer domenica sera. Chi era qui — circa 2mila spettatori per un sold out arrivato in 24 ore — non aveva dubbi sulla titolarità dello chansonnier astigiano. 

Per un’ora e mezza, spettacolo diviso in due tempi, il teatro milanese si è lasciato avvolgere da atmosfere inusuali per quei velluti e quegli stucchi. La classe, nel foyer e sul palco, però era quella cui il teatro è abituato. Conte, 86 anni, ha messo lì la sua voce graffiata, quel suo modo di cantare dolente e allo stesso tempo ironico di uno che ne ha viste tante nella sua lunga vita. E non solo perché ha fatto anche l’avvocato nello studio di famiglia. Ci sono poi le sue canzoni che hanno spesso un appeal più sottile di quanto ne avesse l’opera quando nacque come divertimento popolare: ritmi vintage, tocchi jazzati, serate fumose.

Abito scuro e t-shirt, il cantautore entra in scena e si protegge gli occhi dalle luci. Applausi. Si siede al piano e via, con un ensemble di undici elementi e tre coriste, a ricamare racconti, a far viaggiare la mente nel tempo e sul mappamondo, a portare storie di una volta ma universali e sentimenti privati ma che toccano tutti, a regalare «quintali di poesia» come dice «Recitando», uno dei brani del primo atto. Che si era aperto con il viaggio di «Aguaplano» e la prima ovazione a «Sotto le stelle del jazz». 

Non c’è scenografia. solo il pianoforte di Conte al centro e le pedane per i musicisti. Le luci giocano su coppie cromatiche. Non difficile prevedere quale su «Alle prese con una verde milonga». Le protagoniste sono le canzoni, ancora più di quanto non lo sia Conte. Si alza per un paio di brani, inforca gli occhiali da sole. E prima dell’intervallo piazza «Dal loggione», storia di sguardi e gelosie dall’interno di un teatro. 

Nel secondo atto «Via con me» è il colpo che non può mancare, la canzone italiana ai suoi massimi livelli espressivi. «Diavolo rosso» è una cavalcata senza confini con i musicisti liberi di andare. Bis vero con «Via con me», cori e battimani del pubblico a tenere il tempo.

Nei giorni scorsi era stato Piero Maranghi, editore del canale Classica HD (Sky), a parlare di «profanazione» e «schiaffo» alla tradizione della Scala con una lettera al Foglio. Fra chi gli aveva risposto Vittorio Sgarbi, sottosegretario alla Cultura, che anche ieri sera sottolineava l’idea di una musica «universale». 

Dominique Meyer, sovrintendente e direttore artistico della Scala, accoglie gli ospiti nel foyer e si toglie qualche sassolino dalle scarpe. È stato lui, su sollecitazione di Caterina Caselli, a trovare un buco nel cartellone e ad accettare la sfida. «Una polemica di piccola gente che vuole tenere tutto per sé. La Scala non è un piccolo club, è un teatro aperto. Preferisco chi costruisce ponti a chi innalza muri». Per il premio Oscar Paolo Sorrentino, «Conte non ha scritto solo canzoni ma ha creato un immaginario». Alleggerisce il clima Giuliano Sangiorgi, frontman dei Negramaro: «Non c’è rischio che questa sera si sia creato un precedente perché nessuno può venire dopo un grande come Paolo Conte: non faremo la corsa noi Negramaro o rapper come Lazza, tranquilli». Anche Vinicio Capossela gioca con l’ironia: «In fondo le opere sono canzoni eseguite con una maggiore estensione vocale». C’è anche Biagio Antonacci: «Che un luogo sacro per la musica apra al cantautorato di qualità assoluta come questo mi sembra un importante segnale inclusivo». Madame, reduce da Sanremo, rappresenta un mondo lontano anche da quello dello chansonnier: «È una sfida aprire al cantautorato e speriamo che questo spettacolo sia soltanto l’inizio di una lunga serie».

https://www.corriere.it/spettacoli/23_febbraio_19/01-spettacoli-apretcorriere-web-sezioni-5c567256-b09e-11ed-bbef-91b6ba0d81d3.shtml

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Segnalo altri due articoli interessanti:

https://www.ansa.it/lombardia/notizie/2023/02/19/ovazione-alla-scala-per-paolo-conte_e0088041-b1e4-4326-98be-71fdf4b51d80.html

.

https://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2023/02/19/news/paolo_conte_concerto_live_teatro_alla_scala_milano-388593697/

 

 

 

  • Melius 1
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4 ore fa, mom ha scritto:

se all’estero sale storiche come la Wiener Staatsoper o la Philharmonie a Berlino guardano oltre sinfonica e lirica,

E quindi non solo a Barcellona; ciò vuole significare che la musica non può essere  sezionata e obbligatoriamente risultare incompatibile  sempre nelle sue diverse accezioni.  Era il sogno di Stravinskij e di tanti suoi contemporanei. Forse, finalmente, oggi ci si sta arrivando.

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