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Paolo Conte alla Scala


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Sono le posizioni di potere finalizzate alla conservazione della casta, o "schiatta" come dicheno al paese mio.., dei privilegi di classse, lo stare in eterno immobili in adorazione della "forma" che fa male alla musica, limitandone la diffusione, e quindi impedendo che la musica possa arrivare ovunque vi sia qualcuno "riunito in mome della stessa"...

La realtà ha dato "ragione" alla musica e torto al criticone!
Amen!

 

 

p.s. (dando anche ragione a chi in primissime battute ha qui criticato il criticone... :classic_cool: )
 

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18 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

Sono le posizioni di potere finalizzate alla conservazione della casta

Questa è una chiave di lettura, ma secondo me non è l'unica. Certe tradizioni nascono e crescono attorno ad un sentimento identitario, e più che una conservazione della casta sono una affermazione dei propri valori, di ciò in cui si crede. Ad un certo punto, quando la difesa dell'identità significa suicidio, si comincia, con gran fatica, ad aprirsi un po'. Però quello, secondo me, è il momento in cui si inizia a morire, semplicemente perché il mondo è cambiato ed i valori nei quali credevi sono sempre meno condivisi.

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40 minuti fa, faber_57 ha scritto:

Però quello, secondo me, è il momento in cui si inizia a morire, semplicemente perché il mondo è cambiato ed i valori nei quali credevi sono sempre meno condivisi.

@faber_57 io però preferisco interpretare questo momento come quello della morte dell’araba fenice dalle cui ceneri nascerà qualcosa di nuovo : un uovo con sorpresa (speriamo bellissima!).  🤗 

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1 ora fa, faber_57 ha scritto:

Questa è una chiave di lettura, ma secondo me non è l'unica.

 

Non ho detto che sia l'unica.
 

1 ora fa, faber_57 ha scritto:

Certe tradizioni nascono e crescono attorno ad un sentimento identitario, e più che una conservazione della casta sono una affermazione dei propri valori, di ciò in cui si crede.

 

Certo, riaffermazione e difesa di valori di casta, quindi del privilegio, di un'identità non solo culturalmente dominate, che tale voglòia essere  Il totale non cmbia...

1 ora fa, faber_57 ha scritto:

Ad un certo punto, quando la difesa dell'identità significa suicidio, si comincia, con gran fatica, ad aprirsi un po'. Però quello, secondo me, è il momento in cui si inizia a morire, semplicemente perché il mondo è cambiato ed i valori nei quali credevi sono sempre meno condivisi.

 

 

Questo non lo capisco, anzi non sono interessato a cosa accade nei  conflitti di classe o di casta. Penso che l'apertura che eviti loro il suicidio sia un affare di chi è costretto a farlo per "convenienza" o costrizione. Come già detto sopra poco fa  - mi scuso se mi autoriferisco - a me sta a cuore che la musica venga "liberata" a prescindere, che raggiunga tutti, ovunque non per gentile concessione di chi ha potere di parte nella divulgazione e promozione musicale, ma attraverso la riappropriazione "naturale", spontanea, da parte dei diversi contesti socio-culturali fortemente legate alle proprie espressioni artistiche, culturali, ovvero musicali.
Certo l'omologazione oramai radicata e si va rinforzando.., ma non in tutti i "luoghi" fisici e mentali, individuali e collettivi della musica, della cultura, dell'arte, ci sia lascia aggreg(gi)are... di spiriti liberi ve ne sono ancora...
Non credo tuttavia che i sistemi delle "prigionie" fortemente consolidate possano essere ridotte tutte in macerie.., quelle rimarranno ancora, credo per molto,  ci vorrà semmai tempo.., per cui non prevedo un'"araba fenice" delle astrattezze risorgenti dalle macerie stesse, bensì un impulso passionale, una presa di coscienza intellettuale e "morale" che funga da alternativa promossa dalle persone di buona volontà, non già un assedio della roccaforte con lo scopo di fare solo morti e feriti... Che siano essi stessi a decretare il proprio decadimento, il crollo della casa usher...

 

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2 ore fa, faber_57 ha scritto:

Giuro che volevo scriverlo io

Del resto, se così non fosse, anche la musica resterebbe confinata tra fili spinati arrugginiti o àmbiti stantii. Le rinascite, infatti, sono indispensabili come la mutazione di pelle dei serpenti che, fino a quando non riescono a compiere questa ecdisi, sono particolarmente aggressivi, pericolosi e soprattutto sterili. :classic_smile:

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Paragonare la rinascita della musica (che non è mai morta nonostante tutto... nonostante le "vaghezze" di cui stiamo parlando) alle mutazioni  rettilarie, con immagini così crude, repulsive ed aspre, potrebbe fare pensare ad un voler assimilare la musica a un mero fatto di zoologia. :classic_rolleyes:

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Conte è patrimonio dell'Unesco (ops, forse ho enfatizzato?? No ci sta dai😁)

Ho cercato i biglietti poche ore dopo l'apertura alla vendita, ma ho trovato poco e a partire da 400 eurozzi, un po' troppo..... questo per dire che proprio popolare lo spettacolo non era. Ha dato una mano alle casse della scala? Sicuramente, ma non c'è nulla di male. E come già detto più su, mica si è aperto il teatro ai rapper/trapper eccc tanto in voga oggi. Si è aperto a un Maestro, che oltretutto non è più tanto giovincello (gli auguro ovviamente altri cento di questi concerti, ma l'anagrafe non fa sconti a nessuno...) e ogni occasione è buona per ascoltarlo dal vivo almeno una volta. Farebbe bene anche ai parrucconi della scala, chiusi nella loro miopia.

W Paolo Conte

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6 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Paragonare la rinascita della musica (che non è mai morta nonostante tutto... nonostante le "vaghezze" di cui stiamo parlando) alle mutazioni  rettilarie, con immagini così crude, repulsive ed aspre, potrebbe fare pensare ad un voler assimilare la musica a un mero fatto di zoologia. :classic_rolleyes:

 A volte l’ignoranza e il desiderio di fare la solita battuta acida nei miei confronti possono risultare maldestri oltre che stucchevoli e penosi.

L’Araba Fenice e l’uovo, la mue della pelle del serpente, le variazioni di colore del camaleonte, il bruco che rinasce farfalla e altro sono le metafore usate a inizio dell’importante e promettente ventesimo secolo dagli artisti,non solo francesi, che cercavano la maniera di rinnovare tutte le Arti a 360 gradi. A Pramousquier, tutti gli anni, in una villa messa a disposizione da Coco Chanel, durante le estati, si ritrovavano quei personaggi divenuti poi protagonisti e capiscuola di molte correnti artistiche del secolo. Jean Cocteau, era rimasto estremamente colpito dai Balletti russi che Serge Diaghiew ,nel 1909, aveva portato a Parigi,  rivoluzionando i canoni della danza , e in un incontro con il grande coreografo, gli aveva domandato consigli.   La risposta era stata semplice ma diretta: « Étonne-moi! » (Stupiscimi!)

E, con questo imperativo categorico, cioè fare qualcosa di veramente nuovo e scioccante, procedere a una «  mue » , insieme a Georges Auric, Raymond Radiguet e poi anche Satie, Picasso e molti altri, aveva creato questa fucina, così la chiamavano loro (meglio precisarlo!) da cui dovevano nascere, sulle ceneri delle vecchie, le nuove correnti in nome della Rinascita delle arti. Le metafore zoologiche erano un’abitudine.
Scusate l’o.t. : non è presunzione ma doverosa precisazione: ho scritto parecchio in proposito e l’ho fatto dopo aver studiato per anni certe fasi e mutazioni della letteratura e delle arti francesi. :classic_smile:

 

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 Questo ripete più o meno quanto scritto nel precedente. . V. Il nota bene in fondo. Grazie.

.

Vorrei precisare che le “ mutazioni” con le citazioni dell’Araba fenice e dei serpenti (e anche dei camaleonti),erano le metafore usate durante i confronti letterari, artistici e musicali intercorsi durante le estati in cui, si ritrovavano alcuni ospiti fissi di Coco Chanel sulla Costa Azzurra. Qui, Georges Auric, Raymond Radiguet e Jean Cocteau ,in aggiunta alle visite di molti altri scrittori, poeti e musicisti e pittori meno residenziali ma importanti, venivano a portare il loro contributo con idee sempre rivolte a “fare qualcosa di nuovo”. Tutti insieme creavano una vera e propria fucina collettiva cercando di trovare nuove vie per la rinascita artistica, a 360 gradi, nel nuovo e promettente XX secolo.
In sostanza la loro idea era che nulla muore ma tutto rinasce: secondo Cocteau, ad esempio, dalle ceneri rinasceva una farfalla leggera che si poteva posare ora qua, ora là, toccando tutte le arti. Partecipò anche un certo Stravinskij che contribuì con il suo Uccello di fuoco. 
Per concludere, e spero di non andare o.t., ma solo di dare il mio contributo, frutto di anni di studio e scritti in merito, vorrei riportarmi brevemente  all’origine di queste aspirazioni e desideri di “ mues”: nel 1909, Serge Diaghilew, portò a Parigi i famosissimi Balletti Russi che rivoluzionarono la danza e non solo. Questo fu l’inizio.

Quando Cocteau affascinato e sedotto da simili interpretazioni, domandò a Diaghilew come anche lui avrebbe potuto fare qualcosa di nuovo e moderno, il coreografo russo rispose semplicemente: “ Étonne -moi!”. 
Fu solo un punto di partenza, una freccia, come la definì Gertrude Stein ma fu proprio a Parigi e in quei momenti che nacquero le future importantissime correnti artistiche del secolo. Ma, a questo punto, il discorso diventerebbe troppo lungo. 
 

N.B. : questo post lo avevo inviato stamattina ma c’è stato uno stop del server per aggiornamento ed è misteriosamente comparso adesso… 🤔

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57 minuti fa, mom ha scritto:

Scusate l’o.t. : non è presunzione ma doverosa precisazione: ho scritto parecchio in proposito e l’ho fatto dopo aver studiato per anni certe fasi e mutazioni della letteratura e delle arti francesi. :classic_smile:

 

 

Al contrario, non serve scusarsi, grazie anzi di renderci partecipi di queste tue interessanti conoscenze che di buon grado personalmente accolgo e da cui anche altri certamente trarranno vantaggio. Un poco di merito andrebbe dato anche al mio intervento ironico, diretto e non malevole, forse in parte  stimolatore della tua colta e interessante disamina, intervento che non voleva essere affatto offensivo come mi sembra sia invece la replica che non si risparmia la sequela di pesanti aggettivi che ravviso con autentico disinteresse.

In quanto a battute acide e trasversali -  da quale pulpito? - mi sono del tutto alieni da persona franca e diretta qual io presumo di essere  :classic_smile:  

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Pero’ non ho capito la questione della casta.

La Scala e’ certo un teatro costoso per la programmazione lirica, ma il concerto di Conte costava molto di piu’ come molto di piu’ ho pagato il biglietto in tribuna laterale nella cavea per il concerto del 6 giugno a Roma piu’ che la seconda fila centrale del Block A della Philarmonie, quindi sono concerti di casta questi di artisti pop e rock a ben vedere.

Puo’ essere un fatto di simboli identitari questo si: vado alla Scala perche’ e’ figo.

Ma chi frequenta assiduamente il mondo musicale italiano e non (sono abbonato anche alla Scala) puo’ constatare come i teatri lirici piu’ che le sale da concerto siano frequentate da giovani e abbiano programmazione tutt’altro che stantia e paludata.

Quest’anno per esempio alla Scala Boris e Salome, poi ci saranno le zite in galera di Vinci, poi l’amore dei tre re di montemezzi, direi che su dieci titoli 4 sono fuori abitudine. A Roma ci saranno il castello di barbablu’ di Bartok, un’opera di Arvo Paart, ci sono stati i dialoghi delle carmelitane inaugurali, in autunno ci sara’ giulio cesare, a Napoli Samson Damnation de Faust, poi ci sara’ Walkiria, Maometto II, a Firenze abbiamo avuto uno splendido Doktor Faust di Busoni, in emilia c’e’ stato il Bajazet di Vivaldi alla Fenice ci sara’ un’opera di Haendel, a Bologna un’opera di Martinu. Poi ci sono anche opere del grande repertorio ovviamente che sono amate da tutti e spesso ravvivate da regie intelligenti ed interessanti da teatro di prosa (quindi attente alla gestualita’ e alla caratura drammatirgica della musica: penso a Robert Carsen, a Michieletto, Barry Kosky Emma Dante, Tcherniakov e altri registi sempre interessanti)

All’estero idem. Poi ci sono anche istituzioni specificamente dedicate a un genere o periodo. A Roma i grandi concerti del Gonfalone ad esempio dove prevale il barocco, a Mantova musica da camera da Monteverdi a Scnittke e via innaltre realta’.

L’offerta e’ ricca e varia e i biglietti costano meno, talvolta notevolemente meno, di quelli d’un concerto pop o rock.

Quindi trovo non fondati i rilievi musicosociologici mossi al far musica classica qui in Italia

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