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L'ascensore sociale di Estiquaatsi


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1 ora fa, Velvet ha scritto:

Ma ripeto, sono io ad essere difettosamente distante da questa visione e ne sono conscio

Credo che alla stessa distanza ci sia pure io, perché che a sostenere la tesi di Briatore ci siano due esimi avvocati che dello studio ne hanno fatto ragione di vita ti spiazza e non poco. Ho ragione o no quando sostengo che si è scaravoltato il mondo? Oppure non è che se a parti invertite la tesi l'avesse sostenuta che so, un Nanni Moretti ad esempio, allora i due avvocati avrebbero scritto tutt'altro nei confronti di chi pensa che lo studio sia solo fare altre cose?  

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il talento se c'è viene fuori anche da tatuati e zizzone al vento. se non c'è nun c'è anche se i genitori sono al top delle loro professioni. Ergo se non sei talentuoso ti ritrovi a diventare buzzurro come i tuoi nel secondo vai a studio dal paparino a fottergli la crana

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Non si possono attribuire dei significati differenti al concetto di ascensore sociale per metterlo in burletta. 

Quello di ascensore sociale è un concetto molto liberista e quasi darwinista perché permette una vera competizione e l'applicazione della tanto decantata meritocrazia, ammesso poi che questa benedetta competizione a tutti i costi sia un concetto da perseguire, quando ormai è evidente che si aspira sempre alla meritocrazia e alla competizione per gli altri ed è dimostrato (e ne sono consapevole) che i migliori risultati si raggiungono lavorando in equipe ed interagendo con gli altri.

Ascensore sociale significa (anche se l'impresa è obiettivamente ardua) mettere in grado chiunque di poter esprimere e valorizzare al meglio le proprie potenzialità ed attitudini, indipendentemente da fattori sociali e di genere, spezzando quella tendenza nepotistica e spesso torbida che impedisce al figlio del falegname di diventare notaio e al figlio del notaio di abbassarsi a fare l'impiegato del catasto.

L'ascensore sociale, per funzionare, presuppone quindi un'ottima e continua attività scolastica di orientamento e riorientamento, è un concetto meritocratico perché, se il figlio del falegname è capace, deve avere, non dico le stesse chance che ha il figlio del notaio ma almeno chance decenti e il figlio del chirurgo, se non è capace, deve essere messo in condizioni di non fare danni perseguendo la professione paterna. Tutto ciò smentisce quel concetto "populistico" secondo il quale tutti hanno diritto a fare tutto, indipendentemente da attitudini, volontà e competenze. 

Poi è evidente che il livello "culturale" in senso esteso e non di censo ha la sua importanza. Una volta l'obiettivo dei genitori, soprattutto della piccola borghesia magari un po' "comunista" era innanzitutto quello di migliorare il livello culturale dei propri figli facendoli studiare. Oggi gli stessi genitori, come ha scritto pittorescamente Moz, pensano al tatuaggio e alla minigonna ma contemporaneamente pretendono di "arrivare" e far arrivare i loro figli per diritto acquisito.  

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3 ore fa, maxnalesso ha scritto:

ps: e comunque, tornando al discorso dell'ascensore, qui dalle mie parti non esiste un farmacista che non abbia un genitore farmacista ... non so da voi :classic_rolleyes:

Era così, ormai è cambiata anche lì e stanno arrivando i grandi gruppi.

Tutto gira. 

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13 ore fa, melos62 ha scritto:

Potrebbe voler dire che il figlio di un falegname ben avviato, potendo imparare un mestiere ricercato e subentrare agevolmente nella conduzione dell'azienda di famiglia farebbe una stupidaggine a non vagliare prioritariamente questa possibilità

Quanti figli di industriali di successo hanno mandato all'aria l'azienda di famiglia? Difficilmente le aziende superano la prima generazione, quando a gestione familiare.
Chi dice che il figlio sia portato all'ebanisteria come il padre? Perchè non un apprendista che magari ha la passione per quel lavoro e che non faccia parte della famiglia?

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3 ore fa, Roberto M ha scritto:

Questo ha detto Briatore, l’ascensore sociale non si prende facendo studiare chi non e’ portato, ma lasciando libere le persone di esprimere il loro talento in qualsiasi campo.

Ma perchè proprio i figli e non qualcuno di esterno alla famiglia?
E poi se mandano i figli a fare altro forse perchè conoscono bene i difetti del lavoro che fanno.
Chiaramente Briatore vede bene il mestiere dell'ereditiero per il figlio, quindi per estensione pensa che tutti i padri vogliano far proseguire l'attività ai figli e questo è un grosso limite italiano, l'azienda cresce e si sviluppa con nuove idee nuove persone. Il successo del falegname è passare a fare il mobiliere, come molte aziende odierne che sono nate come piccole falegnamerie poi cresciute. Ma per fare il mobiliere di successo saper lavorare il legno è forse l'ultima qualità richiesta...

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Mi hanno sempre incuriosito le aziende fondate e fatte crescere e prosperare da persone non istruite,  poi passate a figli studiatissimi che he hanno fatto carne di porco in men che non si dica a causa di scelte imprenditoriali avventate (non parlo quindi dei casi di dissipazione dei patrimoni in automobili & mignotte)   

Nel nordest c'è più di qualche esempio. 

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5 ore fa, appecundria ha scritto:

Però scusa ma continuo a pensare che "il figlio del falegname non deve studiare ma deve fare il falegname" significhi essenzialmente un'altra cosa.

Il figlio del falegname deve essere libero di fare le scuole che più gli piacciono, anche perché la cultura dovrebbe essere un obiettivo comune a tutti, se poi vuole fare il falegname farà il falegname…trovo di principio sbagliato pensare che l’università garantisca ipso facto una promozione sociale economica, sicuramente lo studio garantisce una promozione culturale che fa bene a tutti, indipendentemente dal mestiere scelto…

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