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La riforma costituzionale della magistratura


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extermination

“Questa non è una riforma della giustizia, non tocca nessuno dei nodi cruciali, per stessa ammissione del ministro Nordio. Ha detto che non interverrà sulla lunghezza dei processi, sullo scarso ricorso alle misure alternative, sul sovraffollamento carcerario. Non è una riforma della giustizia”. Lo dice la segretaria del Pd Elly Schlein in conferenza stampa, dopo l’approvazione in Senato della riforma costituzionale che introduce la separazione delle carriere dei magistrati. “Non è nemmeno la separazione delle carriere che inizia già dopo la riforma Cartabia: venti passaggi su novemila magistrati all’anno. Venti persone che passano da Pm a giudici in un anno. L’obiettivo è un altro: indebolire l’indipendenza della magistratura perché sia più assoggettata al potere di chi governa“, aggiunge Schlein” 

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Gaetanoalberto
18 minuti fa, indifd ha scritto:

Te lo devo anche spiegare? :classic_biggrin:

Beh. Sai che rispondere è cortesia...

Comunque, anche per perdere meno tempo nell'attesa della Sua venuta, i membri nominati dal parlamento sono avvocati abilitati alla difesa davanti alle alte magistrature e professori universitari di materie giuridiche con una certa anzianità.

Perchè non sorteggiare anche loro ?

Non vedo alcuna caduta, solo una ingiustificata disuguaglianza.

Insomma, a governare la magistratura partiti si, correnti no.:classic_laugh:

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1 ora fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Ma tu preferiresti parlamentari estratti a sorte ?

Mi fai far il professore che spiega sapendo bene quanto sia antipatica alla maggioranza questa figura/situazione (sei scorretto :classic_biggrin:)

Allora proviamo a fare una sintesi su come è composto l'attuale CSM organo di controllo della Magistratura italiana:

a) a maggioranza da magistrati eletti al loro interno = vedi correnti e conseguenze note spero se non a tutti almeno a molti

b) una minoranza di rappresentanti di chi? El pueblo :classic_biggrin:, come i costituenti hanno deciso di selezionare questa minoranza del pueblo? Elementare in quota tra gli eletti del pueblo nel parlamento, con quale altre criterio? Elementare in proporzione a come il pueblo si è espresso/votato

Se mi rispondi perché allora la differenza tra i meccanismi di selezione tra gli eletti dal pueblo e i magistrati entrati con concorso nell'ordine, getto la spugna e mi torno a dedicare alla valvole, ovvero differenza tra indipendenza (sacra o almeno utile ai più), imparzialità (auspicata ma difficile da garantire) e politicizzazione della magistratura

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39 minuti fa, indifd ha scritto:

Sul sorteggio al posto dell'attuale sistema tu cosa preferisci e perché?

Se è lecito chiedere

Certo che è lecito chiedere, dovresti però specificare a quale CSM fai riferimento.

Quello dei giudici, quello dei pm o all'Alta Corte disciplinare che sottrae al CSM (as-is) il potere disciplinare?

 

Divide et impera.

Ciao

D.

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2 ore fa, LeoCleo ha scritto:

Però sai che il popolo sovrano, a seconda di come vota, può essere intelligente oppure analfabeta-popolusta-ignorante-fascista-putiniano-novax-antieuropeista-decerebrato-ecc.

Ti sei descritto perfettamente, bravo! 

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1 ora fa, Gaetanoalberto ha scritto:

È un sistema frutto di un altro provvidenziale intervento del "popolo" col referendum sulle preferenze.

per forza... usavano le combinazioni di preferenze per far "firmare" le schede e capire chi aveva votato secondo disposizioni e compravendita. 

E ci sarà un motivo se li sfanculiamo a larga maggioranza. Larghissima ormai :classic_love:

Purtroppo con la politicanza non si fa danno ed è facile farlo ... con la magistratura molto ma molto meno facile

 

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La giustizia civile italiana resta la più lenta d’Europa, ma c’è qualche miglioramento

di Matilde Casamonti

28 novembre 2020

Secondo l’ultimo rapporto della Commissione europea per l'efficacia della giustizia (CEPEJ), nel biennio 2017-18 il numero dei procedimenti civili pendenti si è ridotto e la durata media è scesa. Tuttavia, la giustizia civile italiana resta tra le più lente d’Europa: siamo ancora gli ultimi in terzo grado di giudizio e siamo diventati penultimi sia in primo sia in secondo grado, rispettivamente davanti a Malta e Grecia.

* * *

La lentezza della giustizia, in particolare in ambito civile, è uno dei principali problemi strutturali dell’Italia. L’inefficienza del nostro sistema giudiziario scoraggia gli investimenti, aumenta il costo del credito e riduce il tasso di occupazione e di partecipazione al mercato del lavoro.[1] Il rapporto 2020 Doing Business della Banca Mondiale colloca l’Italia al 122esimo posto su 190 per la categoria Tempo e costi delle controversie (Enforcing contracts). Nel 2018 eravamo al 111esimo posto, nel 2017 al 108 e 2016 al 106. Tuttavia, questi dati si riferiscono a un tipo specifico di procedimento giudiziario e al solo Tribunale di Roma.[2] Conviene allora guardare i più completi dati sui procedimenti contenziosi pubblicati dal CEPEJ, che li ha recentemente aggiornati al 2018.[3]
La performance della giustizia civile italiana nel biennio 2017-2018: l’ultimo rapporto CEPEJ

Due sono i principali indicatori tratti dal rapporto su cui vale la pena di soffermarsi: (1) il tasso di smaltimento dei procedimenti e (2) il tempo necessario per portare a compimento i procedimenti.
(1) Il tasso di smaltimento dei procedimenti

Il tasso di smaltimento misura il rapporto tra i procedimenti definiti e quelli iscritti in un anno (moltiplicato per 100) e quindi dà informazioni sulla capacità degli uffici o sistemi giuridici di gestire il proprio carico di lavoro.[4] Secondo l’ultimo rapporto CEPEJ, nel 2018, il tasso di smaltimento complessivo del sistema giudiziario civile è stato superiore al 100 per cento. Il sistema nel complesso è quindi riuscito a portare a conclusione un numero di cause civili superiore a quelle in ingresso, riducendo l’arretrato accumulato negli anni precedenti. I procedimenti pendenti sono infatti calati di circa l’8 per cento dal 2016. Il loro numero rimane però tra i più elevati d’Europa. Solo la Bosnia-Erzegovina ha un numero di procedimenti pendenti più elevato (Fig.1). I dati disaggregati per tipologia d’ufficio, mostrano che l’arretrato è diminuito sia in primo sia in secondo grado di giudizio (rispettivamente del 7 e 11 per cento), mentre resta in crescita presso la Corte di Cassazione. Nonostante l’aumentato del ritmo di lavoro, in questo caso, non si è riusciti a far fronte al forte aumento numero dei ricorsi.[5] Questo trend non è nuovo, già in precedenza il calo dei pendenti è stato rallentato dall’aumento dell’arretrato in Cassazione.

(2) Il tempo necessario per portare a compimento i procedimenti

Per stimare il tempo necessario per portare a termine i procedimenti si calcola il rapporto tra i procedimenti pendenti e quelli definiti alla fine anno e si moltiplica per 365 (i giorni di un anno). Questo indice, chiamato disposition time, misura il tempo medio prevedibile di definizione dei procedimenti pendenti e, sotto certe ipotesi, è una buona stima della durata media dei processi.[6]

Secondo i dati CEPEJ del Consiglio d’Europa, nel 2018, la giustizia italiana è stata la più lenta d’Europa. Il disposition time per i processi che giungono al terzo grado di giurisdizione (Corte di Cassazione), di solito i processi più importanti, si è ridotto nel 2018 da 2.950 a 2.656 giorni (meno 294 giorni). Questo andamento complessivo deriva da un miglioramento del secondo e terzo grado di giudizio (rispettivamente di 130 e 176 giorni), mentre il disposition time del primo grado è aumentato, anche se solo marginalmente (13 giorni) (Fig. 2). I valori della Corte d’Appello e quelli della Cassazione sono comunque al di fuori del parametro “Pinto”, cioè oltrepassano quella che la legge indica come la ragionevole durata del processo, al di là della quale le parti hanno diritto a chiedere un risarcimento allo Stato.[7]

Una durata di 2.656 giorni (527 giorni per il primo grado, 863 giorni per il secondo grado e 1.266 giorni per il terzo grado) equivale a sette anni e tre mesi circa. Si tratta comunque di un miglioramento rispetto al 2016 quando la durata media era stimabile nei mitici “otto anni” cui i commentatori fanno spesso riferimento. Ciononostante, nel 2018 i processi che giungono al terzo grado di giudizio durano circa la metà (1.223 giorni) in Francia e (1.240 giorni) in Spagna, mentre circa un terzo (840 giorni) in Germania (Fig. 3).[8] In Europa, solo la Grecia ha una durata dei processi più elevata che in Italia per il primo grado di giudizio (610 giorni) e solo Malta per il secondo grado (1.120 giorni). Nessun paese, invece, è più lento dell’Italia in terzo grado di giudizio (Fig. 4).

Cosa sappiamo per il 2019?

Il Ministero della Giustizia fornisce i dati sui procedimenti contenziosi e non contenziosi rimasti pendenti al primo semestre del 2020. Secondo questi, nel 2019 il sistema civile ha mantenuto un elevata la capacità di smaltimento e il calo dell’arretrato ha continuato sul sentiero decrescente iniziato già nel 2009. I procedimenti pendenti sono infatti diminuiti del 4 per cento rispetto all’anno precedente, anche se con l’arrivo della pandemia e i conseguenti rallentamenti della giustizia il loro numero è inevitabilmente aumentato. Nel primo semestre del 2020, le pendenze hanno già raggiunto il livello del 2019.[9] Anche l’arretrato patologico, cioè quello che ha superato i parametri della legge Pinto, ha oltrepassato i livelli del 2019 in tutti i gradi di giudizio (Fig.4).

Riguardo la durata dei processi, per il 2019 non sono disponibili confronti internazionali. Tuttavia, il Ministero della Giustizia fornisce dati sui flussi dei procedimenti contenziosi e non contenziosi in quell’anno per i primi due gradi di giudizio. Secondo questi, il disposition time dei processi civili è diminuito nei Tribunali da 390 giorni a 379 (meno 11 giorni) e nelle Corti d’Appello da 679 giorni a 627 (meno 52 giorni).[10] Si tratterebbe di un ulteriore calo di 2 mesi, assumendo che non ci sia stato un peggioramento nella durata in Cassazione.
Un aggiornamento dell’analisi territoriale sulla performance degli uffici giudiziari

Esistono rilevanti differenze nella performance degli uffici giudiziari nelle diverse regioni d’Italia, come già notato in passato.[11] Nel 2019 si conferma che il tasso di smaltimento nel primo grado di giudizio è leggermente superiore al 100 per cento ovunque (105 per cento al Sud, 102 per cento al Nord e 103 per cento al Centro). La durata medie è però molto diversa (al Sud è stata di 518 giorni, al Centro di 370 giorni e al Nord di 305 giorni). Il Tribunale più rapido resta quello di Aosta (160 giorni), seguito da quello di Savona (174) e di Gorizia (175) (Tav. 1). Il Tribunale di Patti è in ultima posizione nel 2019, con 938 giorni, a causa di un aumento della durata media dei procedimenti di 214 giorni dal 2017. In terzultima e in penultima posizione ci sono il Tribunale di Vibo Valentia (912 giorni) e Vallo della Lucania (749 giorni), anche se la durata media dei loro procedimenti si è ridotta rispettivamente di 117 e 35 giorni dal 2017.

A livello d’Appello, si conferma la minor durata dei procedimenti al Nord. Le prime quattro posizioni della classifica sono infatti occupate dalla Corti d’Appello di Trento (254 giorni), Torino (261), Trieste (321) e Milano (326) (Tav. 1). Al quinto posto invece troviamo la Corte d’Appello di Perugia con un aumento di 101 giorni rispetto al 2017, anno in cui si trovava in prima posizione. Tra le ultime cinque posizioni troviamo principalmente Corti del Sud (Taranto, Caltanissetta, Palermo, Napoli) e la Corte d’Appello di Roma, la cui durata media dei procedimenti è peggiorata di 146 giorni dal 2017.

Le differenze nei tassi di smaltimento sono più marcate che in prima istanza: al Nord le Corti d’Appello hanno un tasso di smaltimento del 136 per cento, più elevato rispetto alle Corti al Sud (124) e nel Centro (112). In prima posizione troviamo infatti la Corte d’Appello di Venezia che raggiunge un tasso di smaltimento del 161 per cento. All’ultima posizione troviamo invece Perugia, che ha più che dimezzato il proprio rendimento dal 2017 ed è diventata l’unica Corte ad avere un tasso di smaltimento sotto la soglia del 100 per cento.

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1 ora fa, indifd ha scritto:

Ovvero volete la magistratura politicizzata ?

Perché il sorteggio dovrebbe aumentare la politicizzazione della magistratura rispetto all'attuale sistema con elezioni, correnti ecc,?

 

Qui te lo spiega, se sei in grado di comprenderlo … altrimenti rimangono sempre le valvoline. 😄

https://www.questionegiustizia.it/articolo/come-eleggere-il-csm-analisi-e-proposte-il-sorteggio-e-un-rimedio-peggiore-del-male_26-06-2019.php

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I tempi della giustizia civile si sono ridotti… ma non abbastanza

02 maggio 2025

Dal 2010 al 2024, la durata media dei processi civili conclusi in terzo grado si è ridotta da 8 anni e 2 mesi a 5 anni e 10 mesi. Nonostante il miglioramento, i tempi restano superiori a quelli registrati nei principali Paesi europei. Inoltre, l’obiettivo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) di ridurre del 40% la durata media entro giugno 2026 rispetto al 2019 appare ancora lontano: se il tasso annuo attuale di riduzione dovesse proseguire anche nel 2025 e nella prima metà del 2026, il calo complessivo si fermerebbe intorno al 25%. Il secondo obiettivo del PNRR di ridurre del 90% entro giugno 2026 i procedimenti pendenti è invece in linea con le previsioni.

* * *

Questa nota aggiorna le informazioni sulla durata dei processi civili e sui procedimenti pendenti alla luce della pubblicazione di nuovi dati da parte della Commissione per l'Efficienza della Giustizia del Consiglio d'Europa (CEPEJ) nel settembre scorso e del Ministero della Giustizia a marzo 2025. Il progresso in queste aree viene valutato anche rispetto agli obiettivi fissati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che richiedeva di ridurre entro giugno 2026: (i) la durata media dei processi civili e commerciali giunti al terzo grado di giudizio del 40% rispetto al 2019; (ii) e del 90% il numero dei procedimenti pendenti a fine 2022 (limitatamente ai processi avviati dopo il 2016 per i Tribunali e dopo il 2017 per le Corti d’Appello).[1]

L’analisi del CEPEJ dal 2010 al 2022
Il rapporto del CEPEJ, pubblicato ogni due anni, contiene stime sui tempi della giustizia di 44 Paesi. L’ultimo rapporto (del settembre 2024) arriva al 2022.[2] La durata dei processi è misurata dal Disposition time, il rapporto tra lo stock di processi pendenti a fine anno e il flusso dei processi definiti in quell’anno moltiplicato per 365 (per esprimerlo in giorni). I nuovi dati confermano la tendenza di riduzione in corso dal 2010 quando i processi civili che raggiungevano il terzo grado di giudizio duravano in media 2.992 giorni, ossia 8 anni e 2 mesi (Fig. 1). Fino al 2016 nessun progresso significativo era stato registrato, ma da allora il progresso è stato significativo: nel 2022 la durata è scesa a 2.356 giorni, ossia 6 anni e 5 mesi.
Nonostante ciò, anche nel 2022 la durata dei processi in Italia resta significativamente superiore rispetto agli altri principali Paesi europei: in Francia e in Spagna la durata era di 3 anni e 8 mesi, in Germania di 1 anno e 5 mesi.

I dati del ministero fino al 2024
Il Ministero della Giustizia, nel monitorare il progresso rispetto all’obiettivo del PNRR, riporta dati leggermente diversi da quelli del CEPEJ.[3] Le tendenze però sono simili, come riportato nella Fig. 2, dove i dati CEPEJ per il 2023-24 sono stimati in base all’andamento dei dati del Ministero. Secondo il Ministero, la durata dei processi sarebbe scesa al 31/12/2024 a 2.008 giorni (5 anni e 6 mesi); la stima per i dati CEPEJ sarebbe 2.139 giorni (5 anni e 10 mesi), un dato ancora significativamente superiore a quello di Francia, Spagna e Germania.
Nonostante questo progresso l’obiettivo previsto dal PNRR resta lontano. La riduzione da 2.512 giorni nel 2019 a 2.008 giorni nel 2024 equivale al 20,1%, contro il 40% previsto dal PNRR per giugno 2026.[4] Tuttavia, rispetto allo scorso anno, il tasso annuo di riduzione è leggermente aumentato, passando dal -4,27% nel periodo 2019-2023 al -4,42% nel periodo 2019-2024. Se questo ritmo di decrescita dovesse mantenersi costante anche nel 2025 e nella prima metà del 2026, la riduzione cumulata rispetto al 2019 arriverebbe a circa il 25% (1.873 giorni).
Ci sono invece migliori prospettive per il secondo obiettivo fissato in quest’area dal PNRR. La riduzione dei procedimenti pendenti iscritti in Tribunale tra il 2017 e il 2024 è stata del 73,3%, mentre per quelli iscritti in Corte d'Appello tra il 2018 e il 2022 la riduzione è stata del 70,5%. A titolo di confronto, lo scorso anno i cali registrati erano rispettivamente del 50% e del 43,4%. Sebbene l’obiettivo del 90% sia ancora lontano, il progresso compiuto in soli due anni è significativo, soprattutto considerando che restano ancora altri 18 mesi per raggiungere il traguardo.

Le riforme e i target del PNRR raggiunti
In termini di azioni realizzate nel settore della giustizia rispetto allo scorso anno (Tab. 1), a giugno 2024, sono stati raggiunti tre nuovi target: il completamento delle assunzioni (o la proroga dei contratti esistenti) di almeno 10.000 unità di personale e la quasi eliminazione dell'arretrato nelle cause civili pendenti presso i Tribunali e le Corti d’Appello rispetto alla situazione al 31 dicembre 2019: alla fine del 2024, la riduzione è stata pari al 93,2% nei Tribunali e al 99,4% nelle Corti d’Appello (l’obiettivo era del 95%).[5]

Gli ultimi target da raggiungere entro giugno 2026 riguardano:

  •  la riqualificazione, anche energetica, degli edifici giudiziari per un totale di 289.000 mq: al 28 febbraio 2025 sono già iniziati i lavori per 59 progetti su 61 complessivi relativi alla riqualificazione degli edifici;
  •     la digitalizzazione di 7,75 milioni di fascicoli giudiziari: al 31 gennaio 2025 risultano digitalizzati 5,8 milioni di fascicoli.
  •     la realizzazione, in corso, di sistemi di conoscenza all’interno del Data Lake: (i) anonimizzazione sentenze civili e penali; (ii) sistema monitoraggio lavoro uffici giudiziari; (iii) sistema analisi orientamenti giurisprudenziali per ambito civile; (iv) sistema analisi orientamenti giurisprudenziali per ambito penale; (v) sistema di statistiche avanzate su processi civili e penali; (vi) sistema automatizzato identificazione rapporto vittima-autore.

https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-i-tempi-della-giustizia-civile-si-sono-ridotti-ma-non-abbastanza 

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La giustizia celere richiederebbe decisioni standard da assumere da una sorta di Bimbi giuridico (IA) nel quale si immettano i dati di fatto della querelle e si applichi la legge all’ingrosso ma in modo prevedibile e chiaro.

Un grande giurista tedesco di cui non ricordo purtroppo il nome diceva che il diritto serve al calcolo preventivo delle conseguenze delle proprie azioni. Questo nel penale e’ chiaro. Deve esserlo anche nel civile.

se si persegue la raffinata (ammesso che sia tale) soluzione del singolo caso, vi sara’ una sentenza forse piu’ precisa, ma tardiva, e alla fine meno utile.

il tempo nel diritto e’ trattato come una variabile indipendente e neutra.

invece il tempo della vita e’ fondamentale. Ricevere un risarcimento a 50 anni e’ cosa diversa dal riceverlo a 65 seppur rivalutato.

il “campo di godimento” e’ piu’ ristretto e questa perdita esistenziale non e’ risarcibile

  • Melius 2
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Jack il sistema attuale ovviamente non e’ perfetto ma la toppa “der popolo” sarebbe infinitamente peggiore del buco.

La societa’ perfetta non esiste, esistono modelli perfettibili.

Nel caso dell’azione penale dei pm basterebbe una legge ordinaria che stringesse di piu’ il controllo dei primi filtri della giurisdizione sull’operato dei pm.

Una cosa positiva questa riforma ce l’avrebbe (ma non e’ necessaria la separazione): creare un’Authority disciplinare indipendente perche’ i magistrati si autosanzionano poco, e cercare di eliminare l’orrendo correntismo attraverso il sorteggio delle rappresentanze

 

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