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Domanda per chi lavora ascoltando musica


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analogico_09
50 minuti fa, aldofranci ha scritto:

("un disastro", "come non aver ascoltato nulla). 

 

 

E' una frase non mia che ho solo quotato, da me ripresa per dire che effettivamente se alla fine di un ascolto si ha la senzazione di "non aver ascoltato nulla", è come se... la musica ascoltata ci fosse scivolata addosso. Un vero "disastro" per usare un termine rafforzativo, una piccola iperbole o "licenza poetica" ... :classic_tongue:
Per il resto mi sono soffermato più volte sul fatto che la fruizione musicale avvenga sul doppio piano della coscienza "viglile" e dell'inconscio, dell'"io" (a volte "super-io") e dell'"es", essendo la musica, la più "astratta", onirica ed asemantica delle arti, quindi interpretabile ed ascoltabile  in vari ed infiniti modi e livelli (purchè in una la si ascolti e la si senta, e non che solo la si "consumi"),  fatta di veglia e di sogno, di "razionale" e di "irrazionale".

L'ascolto musicale fatto anche di "sentire" è sempre un'impresa titanica, ad ogni ascolto è come ridiventare "argonauti" o dei Fitzcarraldo alla scoperta e realizzazione dell'impossibile, financo dell'"inutile". E' psiche. E' cultura. Non meccanica casualità benchè possa rivelarsi "utile", una utilità che potremmo cercare altrove senza scomodare la musica, la grande musica dalla quale si finisce per prendere la scorza e non già la sostanza. Un poco poco a mio personale parere.

E' questa la dimensione dell'ascolto che interssa a me e che amo praticare, con tutte le musiche d'arte espressione dell'umano genio intellettuale ed "affettivo", fermo restando il fatto che ciascuno sia libero di intenderla diversamente, pleonastico ricordarlo. 

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Il 14/8/2023 at 10:57, Grancolauro ha scritto:

Se io mi  mettessi ad ascoltare Berio mentre lavoro, per dire, entrerei nel panico.

Mi pare fossi tu ad aver citato la Grossa Fuga, ecco io rischio di impazzire ad ascoltarla senza fare altro che sbattere le ciglia...figuriamoci a svolgere altra attività mentale e/o fisica. 

È anche vero che non ho provato, mentre devo dire che un Razumovski n. 2 fila che è un missile. 

 

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analogico_09
4 minuti fa, aldofranci ha scritto:

Mi pare fossi tu ad aver citato la Grossa Fuga, ecco io rischio di impazzire ad ascoltarla senza fare altro che sbattere le ciglia...figuriamoci a svolgere altra attività mentale e/o fisica. 

 

 

E con questo viene riassunta tutta la questione, la stretta e nuda sostanza, che a me è costata per dirla fiumi di parole inutili... :classic_rolleyes: :classic_biggrin:

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2 ore fa, analogico_09 ha scritto:

 

E con questo viene riassunta tutta la questione

 

Beh non so cosa riassuma per te questa boutade, per me che...dipende.

Dipende da un mucchio di cose. 

Dalla necessità, dallo stato psico-fisico del momento, dalle peculiarità dinamiche e/o ritmiche e/o armoniche di quella data musica in quel dato contesto ecc. 

Alla fine se vogliamo trarne una morale (:classic_biggrin:) l'ascolto come supporto e arricchimento sensoriale di un'attività coesistente (e compatibile) non è cimento meno "nobile" dell'ascolto esclusivo. Non se questo contribuisce al benessere individuale e alla "produttività" mentale, non intesa per forza in senso biecamente economico. 

Mozart non si incazzerebbe. 

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analogico_09
17 minuti fa, aldofranci ha scritto:

Beh non so cosa riassuma per te questa boutade

 

Riassume che anche per me sia un boutade... non ti rispondo ora sul resto, sono in fase di digestione post-prandium ferragostale, per meglio smaltire sto ascoltando le ouverture di Rossini., non posso distrarmi facendo letteratura...  :classic_wink:

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Il 14/8/2023 at 15:34, gorillone ha scritto:

Non riesco ad ascoltare musica in sottofondo: o ascolto o preferisco il silenzio.

Una volta era così anche per me. Poi ho cominciato a viaggiare molto in treno, e per isolarmi dal rumore e riuscire a lavorare ho cominciato ad ascoltare musica in cuffia. Col tempo è diventata un’abitudine, ma la calma e la concentrazione arrivano soltanto con alcuni pezzi di Bach (l’arte delle fuga, un paio di cantate, le variazioni goldberg, la quarta partita). Con altra musica non funziona, ho provato e riprovato ma niente da fare. Il perché è un mistero. Sono pezzi, sempre quelli, che ormai ho ascoltato migliaia di ore in quella situazione. È come se la mia mente fosse ormai addestrata ad entrare automaticamente in modalità “concentrazione massima” quando li sento. E nel sentirli non li ascolto propriamente, proprio perché sono già miei, in ogni più piccolo dettaglio, e questa familiarità crea il bozzolo dove mi rintano per trovare tranquillità 

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giorgiovinyl
Il 12/8/2023 at 14:19, Grancolauro ha scritto:

C’è chi pensa che ascoltare musica a basso volume mentre si lavora non sia propriamente un ascoltare. Non si presta attenzione a quello che si sente e alla fine tutto va bene, si diventa superficiali e poco selettivi. A me non succede così. A volte mi piace lavorare con la musica di sottofondo, ma la cosa funziona solo con certi pezzi, con certi autori, altrimenti farlo diventa un disturbo intollerabile. Ma con quei pochi pezzi e autori, sempre gli stessi da decenni, la musica ha l’effetto di ordinare la mente, diminuire lo stress, aumentare la concentrazione.

Succede lo stesso anche a voi? Che rapporto avete con la musica di sottofondo al lavoro, e cosa ascoltate?

Io ascolto quasi sempre musica quando lavoro al pc a casa, ma non a basso volume, uso la cuffia e lo streaming. Mi aiuta ad isolarmi e a concentrarmi. Posso ascoltare di tutto, anche novità e a volte, anche se non sempre, musica non facile. 

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Facendo un lavoro a tratti arido e a tratti piuttosto intellettuale (ahimè, il dottore commercialista) mi piace moltissimo ascoltare alcune sonate di Schubert e il Bach per tastiera, ma solo quando sono nella parte arida, quasi meramente compilativa. Ecco, in quel caso mi sento un poco elevato.

Nel secondo caso, invece, sento che tutto il cervello deve essere concentrato nel lavoro intellettuale, e l'ascolto musicale, seppure non attento, mi distoglie parte di materia grigia (evidentemente non molta!) che deve essere utilizzata per il lavoro principale.

Circa i livelli e l'utilizzo della musica: una volta andai ad un incontro di Guccini in una scuola di musica milanese: mi rimase abbastanza impresso perchè, abituato io a sentirlo ai concerti, iniziò a discettare in modo approfondito sulle origini della canzona e sull'utilizzo di voce singola e musica.

Infine, dopo molte lettere ricevute dai suoi ascoltatori, disse che per lui la canzone (attenzione, non la musica in senso generale) era come un fazzoletto di carta: il produttore del fazzoletto, una volta che questo era sul mercato, non aveva e non poteva avere più alcun potere su di lui e, pertanto, doveva accettare che esso servisse per pulirsi il naso, o asciugare delle lacrime o.....per pulire parti meno nobili. Ma comprendo che la discussione, qui, ora, non riguardi esattamente questo caso....

Buon proseguimento di estate a tutti

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Per me il "lavoro" può anche essere l'attività per accedere al vero ascolto, profondo, attento, diretto, e senza distrazioni;  anzi puo' essere l'attivita' dove si diventa tutt'uno con la musica, dove gli si concede di comandarci; qui l'ascolto cambia e diventa osservare come la musica  ci sta guidando. Forse l'aspetto piu sensoriale della musica e' meno tangibile, ma se dovesse interrompersi ce ne accorgeremmo subito. Faccio il ballerino, non potrebbe essere diversamente :D
Ma poi, anche negli altri "lavori" non si balla? Fosse anche la sola danza del pensiero o di una emozione, di una coordinazione tra mente corpo, tra corpo e azione, la musica si traduce ed esige una "re-azione" in noi; e questa può essere anche un lavoro.
Inoltre molte musiche sono nate con il lavoro, o da un legame con esso molto stretto. Penso poi anche a molti lavori dove il gesto creativo diventa una sola cosa col moto della musica. Basquiat quando dipingeva (è solo uno dei tanti esempi possibili) era avvezzo ascoltare musica, il bolero di Ravel in particolare e anche in modo continuativo. A volte l'ascolto della musica avviene anche se non la si "sente" in primo piano ma non è detto che non sia meno profondo e attivo in noi. Magari resta in "sottofondo", a basso volume, ma invero siamo noi ad esserle in sottofondo.
A volte  spendere migliaia di euro per impianti sofisticati e poi magari accorgersi che l'ascolto della musica a volte è "silenzioso" alla superficie, dei sensi più superficiali, può essere una rivelazione che va venire voglia di ballare come un Sufi attorno allo stereo ;)

 

  • Melius 1
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9 ore fa, Ombak ha scritto:

A volte l'ascolto della musica avviene anche se non la si "sente" in primo piano ma non è detto che non sia meno profondo e attivo in noi.

Hai ragione, penso anch’io sia possibile un ascolto di questo tipo, subliminale per così dire, che attiva qualcosa di profondo dentro di noi, di cui non siamo consapevoli

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Io ascolto tutti i miei generi quasi esclusivamente mentre lavoro, quando non devo occuparmi di cose che richiedono molta concentrazione. Infatti ascolto quasi esclusivamente in cuffia o da un impiantino da scrivania infimo. L'idea dell'impianto in sala dedicata ecc... l'ho messa da parte, collezionerebbe polvere invece di ascolti. A mali estremi, estremi rimedi... Purtroppo quando non lavoro non ho tempo da dedicare agli ascolti, causa incombenze varie quotidiane. Quel poco che rimane libero lo dedico alla famiglia o, ahimè poco, alla lettura. Ormai funziona così da anni, tanto che in quelle rare occasioni nelle quali posso fare qualche ascolto dedicato mi fa strano, come diciamo noi giovani. Quando sento ascolto dedicato penso a 3 categorie: pensionati, single e persone che non hanno bisogno di lavorare.

Ascolto anche in macchina, tranne la classica o generi che necessitano di condizioni d'ascolto un minimo decenti.

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analogico_09
Il 16/8/2023 at 23:52, Ombak ha scritto:

Ma poi, anche negli altri "lavori" non si balla?

 

 

Si, ma balla il nostro corpo perchè quel ballo è compatibile con il ritmo del "lavoro", si muovono insieme come accade con i work song "negri" dediti ai lavori pesanti, spaccatori di pietre, minatori, posatori di binari, ecc, dove il canto del lavoratore/schiavo,  oppure "affrancato", sicuramente "galeotto", si muove al ritmo cadenzato e condizionato dai movimenti del lavoro, delle mazzate...  Un esempio di wok song
 


L'immagine del video da te postato si riferisce invece ai canti che i "negri" improvvisavano nei campi di cotone, i cosiddetti "plantation song" dove i movimenti del lavoro sono molto meno ritmici, più ampii e liberi favorendo pertanto di più la "melodia". Spiritual ecc. Ad esempio questo canto senza accompagnamento con i "coretti", polifonie... Si potrebbe azzardare e dire che il R.& B., il boogie, il rock and roll "bianco" derivino ai work song, mentre il gospel, in parte la soul che risente di entramebe le influenze come il Blues, dai platation song. Il jazz deriva da tutte queste cose messe insieme.
 

 

Ma, per tornare un po' alla realtà delle cose delle cose di cui stiamo discutendo, questo mi pare non c'entri nulla con la fatidico domanda: è possibile acoltare la musica "importante/impegnativa" (da capire e non da "sottofondare") - e non già fare musica o danza del "lavoro" come nei casi  simbiotici di danza, canto, lavoro dei neri -  mentre si svolge un lavoro intellettuale "importante/impegnativo" benchè "prosaico" senza sbarellare su uno dei due o su entrambi i fronti? 

Io sbarello di brutto.. su ogni fronte, alla caporetto...

 

Potrei semmai ascoltare la musica che nasce spontanea dentro di me mentre lavoro quindi in modo non conflittuale, distraente, ma sarebbe musica "diegetica".., altro scenario.
 

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