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Domanda per chi lavora ascoltando musica


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Gaetanoalberto

Ho ripreso ad ascoltare musica durante la pandemia dopo decenni.
Spiace dirlo ma tra lavoro, studio collegato al lavoro, lettura della posta e messaggistica, necessità familiari, non ho se non molto raramente, direi quasi mai, il tempo per l’ascolto dedicato. L’alternativa sarebbe abbandonare di nuovo.

La musica “di sottofondo” , scelta con attenzione secondo i miei gusti, è l’unica che posso ascoltare: mi reca giovamento dell’animo, mi fa dimenticare durezza del lavoro e lo stress delle troppe responsabilità, e nel mio caso aiuta spesso la concentrazione.

La ascolto cosí per ore, fino a tarda serata.

Tra l’altro la socializzazione degli ascolti con il club è stata, fino ad un certo momento, un piccolo intermezzo divertente tra le cose serie.

La cosa è stata criticata da qualche senatore, quasi fosse una colpa, ma resisto, quantomeno nell’ascolto.

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analogico_09
10 ore fa, Grancolauro ha scritto:

Ma con quei pochi pezzi e autori, sempre gli stessi da decenni, la musica ha l’effetto di ordinare la mente, diminuire lo stress, aumentare la concentrazione. Succede lo stesso anche a voi? Che rapporto avete con la musica di sottofondo al lavoro, e cosa ascoltate?

 

 

Succede anche a me di ascoltare delle musiche per ascolti di sottofondo fatti mentre svolgo qualche attività mentale, o intellettuale come dir si voglia, per lavoro o per diletto, che non richieda concentrazione. Ma lo faccio consapevole del fatto che sto ascoltando, anzi "assumendo"  un rilassante "sonoro" al posto di un infuso di erbe.
Una roba per la fisiologia nervosa, non per soddisfare lo spirito, la necessità di entrare nel mondo dell'arte, della poesia, dove spesso la forza tonica della poesia musicale ti fa sobbalzare dalla sedia creando degli stati di eccitazione vitali, creativi, cosapevoli...
L'ascolto musicale, ascoltare la musica per la musica, la musica fatta di forma e di espressione semplice o complessa, fatta di storia, di stile, di linguaggio, di poesia e di psiche, è un'altra cosa.

Potrei semmai ascoltare e concentrarmi ad esempio con un pianoconcerto di Brahms mentre riparo la spina elettrica od altra cianfrusaglia casalinga, lavoretti, banalissimi che non tengono impegnati il "corpo" né "l'anima", solo la meccanica risaputa delle mani. A volte mi serve come "ricarica" per svolgere meglio un lavoro mentale, finito l'"aggiustaggio"e quando sia tornato il silenzio (che ha suoni musicali "interiori", subcoscienti).

Personalmente se provassi ad ascoltare mettiamo i quartetti di Bartok o i live at Village Vanguard di Coltrane, sempre per fare qualche esempio, mentre svolgo un lavoro mentale di un certo impegno, potrei finire per fare un pessimo ascolto ed un pessimo lavoro. Quindi evito tale combinazione infausta.
Facendo inoltre oltraggio alla Musica con maiuscola che non sia quaella del sax di Fausto Papetti il quale, con tutto il rispetto - anche isso ha un suo perchè -  con la sua gradevole superficialità è fatto apposta per scivolarti addosso in modo rilassante e non distogliente dagli impegnativi compiti mentali che si stiano svolgendo.

Sarò un mio limite, una mia incapacità quella di ascotare dischi di jazz, di classica, di rock, o di altri generi musicali impegnativi, spesso molto impegnativi, snoccialandoli come ciliege che una tira l'altra mentre sono concentrato sul lavoro, un lavoro di "concetto" come si dice convenzionalmente.

Ma vorrei anche permettermi di diffidare di chi sostiene di essere in grado di fare ciò nella convinzione di poter in tal modo ascoltare e "sentire" la musica per la musica, per capire lo spirito, la realtà estetica, psicologica, formale, tecnica, espressiva della musica stessa, per cercare di interiorizzarla al meglio e poterla poi condividerne "riferendone" le intrinseche qualità, le  caratteristiche reali  al netto degli svarioni riportati a seguito delle inevitabili "incomprensioni".

La musica è una forma d'arte sublime non di meno di quanto non lo siano le altre arti, come le altre arti va fruita con rispetto ed "umiltà" e non già "utilizzata" per scopi ad essa alieni.

 

7 ore fa, Grancolauro ha scritto:
7 ore fa, Collegatiper ha scritto:

ascolto jazz h24

ecco, io andrei fuori di testa :)


Ed io come te, nonostante si sia deigli autentici appassionati e conoscitori di jazz. Il troppo... è troppo, l'impossibile.

 

ps - ma devo darti del bentornato dall'Australia" se non avessi capito male? ;)

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@analogico_09  Condivido quanto scrivi, Peppe. Banalmente, penso che la musica possa essere fruita in tanti modi diversi senza che l'uno escluda per forza l'altro. E questi modi variano a seconda delle occasioni, dei contesti, degli umori, delle attitudini e della personalità di chi ascolta. Qui alla fine sta la forza della musica, non ti pare? Che poi un livello di ascolto più attento e approfondito sia preferibile, mi sembra innegabile. Io ero piuttosto interessato a chiacchierare un po' con voi sull'effetto "subliminale" della musica, quelle situazioni in cui apparentemente uno non sta ascoltando con attenzione, ma in realtà la musica agisce sul suo subcoscio senza che lui ne sia consapevole, modificando il suo umore, la sua concentrazione, il modo in cui lavora la sua mente, le sue scelte. Si tratta di un fenomeno da tempo studiato in psicologia (il caso classico è quella della musica nei supermarket, sui cui esiste una letteratura infinita). Ma a me incuriosiscono le esperienze concrete, le vostre, qualunque esse siano.

Grazie comunque della precisazione.

 

ps: sì, sono tornato dall'Australia, purtroppo devo dire... Sono stato troppo bene nel Downunder, anche musicalmente :) Spero di poterci tornare quanto prima, se mi vogliono di nuovo.

 

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analogico_09
1 ora fa, Grancolauro ha scritto:

Condivido quanto scrivi, Peppe. Banalmente, penso che la musica possa essere fruita in tanti modi diversi senza che l'uno escluda per forza l'altro. E questi modi variano a seconda delle occasioni, dei contesti, degli umori, delle attitudini e della personalità di chi ascolta. Qui alla fine sta la forza della musica, non ti pare?

 

 

Mi pare e come, Damiano, e concordo con te. La musica, la più asemantica, astratta ed "onirica" delle arti che non ha "significati" univoci, Nessuna arte invero si fa portatrice di una tale banalità) può agire in modo differente sull'inconscio e sulla coscienza "vigile" dell'ascoltatore, cose direi basilari che ogni appassionato di musica avrà sedimentato in se', sulle quali ci siamo soffermati molte volte nel corso delle diverse e interessanti discussioni che si tenevano una volta.

Ciò che io intendevo in definitiva sostenere nel mio post è che, fatto assolutamente salvo tutto quanto sopra premesso, bisognerebbe tuttavia "prendere la musica come musica e non come "camomilla", parafrasando un po parafdossalmente (ma non troppo) Luis Bunuel che usava spesso ripetere: "bisogna prendere il cinema come cinema e il veleno come veleno" riferendosi a quelli che andavano al cinema unicamente per cercare intrattenimento e svago mentre l'essenza dell'arte cinematografica avrebbe potuto tranquillamente scivolargli addosso. E su questo mi sono già soffermato forse in maniera ancor più aerticolata sull'altro post.

E tale approccio speculativo, utilitaristico,  e "consumistico" (da "supermarket", come dici tu, per usare un termine "moderno") dell'arte filmica, rapportato anche alla musica, trovo sia terribilmente limitante per il fruitore ed irrispettoso della musica stessa e di chi la crea e/o la esegue. Non trovi?
Si parla sempre di musiche catalogabili di fatto come di "sottofondo".

Per le quali vale ovviamente altro discorso. La musica da sottofondo dei supermarket o di altri luoghi pubblici nei quali si va per fare altro, non per ascoltare musica, potrà certamente agire sull'inconscio della "cavia" a cui viene propinata a forza detta musica (forse come strumento di eccitazione che predisponga di più il consumatore all'acquiso?), ma dove non vi sia l'ascolto voluto, attento e "critico" (consapevole: avere coscienza di cosa si ascolta) cosa potrebbe restare in quell'inconscio coartato - qualcosa che potrebbe poi risalire verso la coscienza vigile?

Secondo me nulla (non "il" Nulla - MU - zen...) .

Questo penso, Damiano, frutto della mia personale esperienza, della questrione da te posta in questo interessantissimo thread.

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5 ore fa, Grancolauro ha scritto:

Io ero piuttosto interessato a chiacchierare un po' con voi sull'effetto "subliminale" della musica, quelle situazioni in cui apparentemente uno non sta ascoltando con attenzione, ma in realtà la musica agisce sul suo subconscio senza che lui ne sia consapevole, modificando il suo umore, la sua concentrazione, il modo in cui lavora la sua mente, le sue scelte.

E' buffo come ognuno di noi reagisca in modo diverso :classic_biggrin:. Personalmente, qualsiasi cosa faccia alla scrivania, c'è un disco che mi accompagna; un giorno Bach, un altro Wagner, un altro magari Berio. L'unica musica che non sopporto è quella per me brutta, non certo quella "complessa". Tanto ci pensa il cervello a lasciar passare quello che mi fa stare bene, e senza musica io sto sicuramente peggio che con. E se quello che fa passare reclama attenzione totale, be', basta smettere di fare altro e concentrarsi solo sulla musica :classic_smile:.

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gennyesposito

Io, se non devo interagire con altri,  mentre lavoro ascolto con le cuffie (per non dare fastidio ai colleghi), prevalentemente Hard Rock e Progressive. Devo dire che mi aiuta nella concentrazione, tanto che a volte mi ritrovo alla fine della playlist senza che me ne accorga (in pratica e come se non avessi ascoltato nulla, però il lavoro se ne giova).

 

 

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Il 13/8/2023 at 10:36, analogico_09 ha scritto:

E tale approccio speculativo, utilitaristico,  e "consumistico" (da "supermarket", come dici tu, per usare un termine "moderno") dell'arte filmica, rapportato anche alla musica, trovo sia terribilmente limitante per il fruitore ed irrispettoso della musica stessa e di chi la crea e/o la esegue. Non trovi?

Capisco il tuo punto, Peppe. Non arriverei tuttavia a dire che l'uso della musica al supermarket è irrispettoso. Dipende dal contesto. Lo sarebbe se Beethoven (per dire) lo si potesse ascoltasse soltanto dal salumaio, e fosse vietato farlo in una sala da concerto o a casa propria, con tutta la concentrazione che merita. Ma se l'una cosa non esclude l'altra, non ci trovo nulla di male. Spetta a noi decidere: la responsabilità è solo di chi ascolta.

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20 ore fa, faber_57 ha scritto:

E' buffo come ognuno di noi reagisca in modo diverso

Hai ragione! Ognuno ha un rapporto con la musica diverso, a quanto pare. Se io mi  mettessi ad ascoltare Berio mentre lavoro, per dire, entrerei nel panico. Davvero. L'ansia andrebbe a mille!

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in smart working spesso ho radio paradise mellow mix a tenermi compagnia ...

tendenialmente ascolo musica soft di tutti i tipi.

Ma ad esempio ultimamente si sono sentito quasi tutti gli album di dire straits, supertramp, genesis, steelydan.

Ovviamente se mi rompono i maroni in call varie riunioni stacco :classic_tongue:

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analogico_09
3 ore fa, Grancolauro ha scritto:
Il 13/8/2023 at 10:36, analogico_09 ha scritto:

E tale approccio speculativo, utilitaristico,  e "consumistico" (da "supermarket", come dici tu, per usare un termine "moderno") dell'arte filmica, rapportato anche alla musica, trovo sia terribilmente limitante per il fruitore ed irrispettoso della musica stessa e di chi la crea e/o la esegue. Non trovi?

Capisco il tuo punto, Peppe. Non arriverei tuttavia a dire che l'uso della musica al supermarket è irrispettoso.

 

 

Giusto, Damaniano, però io non ho scritto né ho inteso dire ciò, ho parlato di approccio alla musica da Supermarket (c'è differenza) per dire che se si ascoltasse sempre la musica, ogni genere, di ogni grado di complessità come (non) si ascolta la musica da supermarke sarebbe non solo un oltraggio alla musica, ma la stessa fine della musica come arte e psiche.  E purtroppo in questa nostra levigata, immemore, vanitosa, superficiale e consumistica "modernità" mi pare che in una certa misura fin troppo larga, ci si stia sempre più avviando verso una concenzione mercantile dell''ascolto musicale, dell'arte, della cultura musicale fatto mentre si spinge il carrello della spesa e si pensa a quale potrebbe essere la marca di wustel più economica da cuoceree insieme ai crauti ripassati in padella.

 

Quindi si tratterebbe di distinguere tra musica e musica e le loro più appropriate e consone, naturali destinazioni. La musica di Beethoven non è per l'ascolto fatto nel reparto detersivi della zetalunga... per il quale va invece bene la musica di sottofondo (relegata in fondo, in "basso") che serve tuttavia per rendere gli animi più ottimisti e più propensi agli acquisti... A me personalmente MI fanno scappare via.., ma il mondo è bello perchè vario.

 

Quindi concordo

 

3 ore fa, Grancolauro ha scritto:

Ma se l'una cosa non esclude l'altra, non ci trovo nulla di male. Spetta a noi decidere: la responsabilità è solo di chi ascolta.

 

ma in queste cose non c'entra l'assunzione di responsabilità che nessuno chiama in causa, ciascuno è insindacabilmente responsabile di se stesso.

Serve questo e quello senza discriminare e senza confondere i piani. Ogni persona persona opta per la soluzione preferita libero di scegliere liberamente ora l'ascolto da supermercato, ora l'ascolto da sala concertistica, o da jazzclub, o da stadio rock, oppure da festa de paese ma senza confondere op sovrappore i vari piani.

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Non riesco ad ascoltare musica in sottofondo: o ascolto o preferisco il silenzio.

Sono anche convinto che la musica non vada rigorosamente ascoltata in sottofondo.

In sottofondo ascoltano i giovani ai quali la musica non suscita alcuna emozione … beh, io non sono tra questi.

Poi, certo, siamo tutti diversi

  • Melius 1
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