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Le "evoluzioni" degli strumenti musicali


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analogico_09

Oggi ho deciso di andarmene sperso (sinonimo di sciolto) pe' Roma rigorosamente solo, io, la mia macchina fotografica e la cuffietta. Ora mi trovo nel cortile della Sapienza con di fronte la facciata e la svelta guglia di sant'Ivo del Borromini, uno dei mie posti di "potere' preferiti nel quale vengo spesso, immersi in una luce calda e un po' "languida". Ascolto da tidal le suites inglesi di Bach eseguite da S. Richter al pianoforte. Non dovrebbe essere il massimo dell'accoppiata tra il barocco germanico e quello italico-borromimiano (forse ci vorrebbe un policorale di Orazio Benevolo)  ma solo in teoria, nella pratica dell'ascolto funziona a meraviglia, quasi mi sembra che arrampicandomi a spirale sulla chiesastica guglia stia scalando il cielo di un blu inteso macchiato di batuffoli di nubi bianche. 

Richter è l'unico pianista che mi convince con Bach suonato al pianoforte. Lui lavora per sottrazione, non cade nelle viete  e coatte  romanticate, lascia fluire la musica del compositore, non si attarda nella ricerca del bello stile, della forma virtuosa, egocentrica e teatrale. E' pura energia delle dita e della mente che colgono l'essenziale formale mirando dritto al cuore della musicalità nella quale va ricercata l'espressione, la radice poetica, il fine spirituale dell'opera. 

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1 ora fa, analogico_09 ha scritto:

Richter è l'unico pianista che mi convince con Bach suonato al pianoforte. Lui lavora per sottrazione, non cade nelle viete  e coatte  romanticate, lascia fluire la musica del compositore, non si attarda nella ricerca del bello stile, della forma virtuosa, egocentrica e teatrale. E' pura energia delle dita e della mente che colgono l'essenziale formale mirando dritto al cuore della musicalità nella quale va ricercata l'espressione, la radice poetica, il fine spirituale dell'opera. 

 

Condivido e per lo stesso motivo apprezzo ad es. le Goldberg di Gavrilov, non a caso allievo prediletto di Richter, che dà proprio quel taglio esecutivo al Bach "pianistico".

Me ne hanno dette di crude, contrapponendo (e quando mai) sua maestà (aggiungerei sua eccentricità Gould), quasi come automatismo. 

Continuo ad essere d'accordo con me stesso. 

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Il 29/4/2021 at 20:24, mozarteum ha scritto:

Mentre vedo nel Philological correct (ma piu’ nel teorizzarlo che nella pratica) il pericolo di una certa intransigenza che nuoce alla liberta’ della musica.

Verissimo:  ma dipende molto,  anzi direi quasi esclusivamente,  dall'interprete...: nella Musica non si fa nulla senza passare dalla competenza di chi ti porge il messaggio sonoro... ;  e gli strumenti musicali non sono che il "mezzo" per arrivare ad un determinato risultato.

Bye,

Max

 

 

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analogico_09
6 ore fa, Grancolauro ha scritto:

Che oggi torni ad essere valorizzato il clavicembalo e la sua letteratura è sicuramente un bene per la musica. Ma anche questa riscoperta, se vogliamo, è soltanto un fenomeno storico, frutto di alcune tendenze culturali ed estetiche del nostro tempo. Insomma, una nostra invenzione culturale, per quanto corroborata da ricerche storiche serie ed accurate. Fosse solo perché la storia non si ripete mai. 🙂

 

 

Scusa Damiano, ma non capisco queste osservazioni. Di sicuro fraintedo conoscendo quale sia il tuto approccio sempre aperto in queste faccende più volte dicusse, quindi prendi questa mia domanda come una battuta: vorresti forse dire che il pianoforte è la voce  dominante dell'imperatore e il cembalo il subbuglio passeggero e capriccioso del feudo che si ribella al potere centrale? 😄

 

La riscoperta del cembalo coincide con la riscoperta di tutto un modo di fare musica che definiamo antico e che invece, come il citato strumento, è attualissimo, prova ne sia che assistiamo da ben oltre mezzo secolo agli abbracci delle prassi musicali "antiche" con le istanze novecentesche delle rivoluzioni armonico-tonali, dei minimalismi, serialismi, altri avanguardismi, ecc, del recupero/riscoperta della nobilissima pratica musicale basata anche sull'improvvisazione; la musica antica e la barocca trescano perfino con il jazz, con altre forme di musica popolare e world, con tutti i distinguo del caso. 😉

La svolta filologica iniziata circa 70 anni fa non è una moda passeggera, una tendenze limitata ad alcuni ambiti della musica, bensì una solida, consolidata, coltissima realtà estetica e perfino "industriale" radicata nel mondo dei suoni d'arte occidentale. Meno in Italia, molto meno.., essa è ben più estesa, promossa, accettata, praticata a livelli didattici e concertistici negli altri paesi europei e d'oltremare meno provinciali, più educati e preparati musicalmente del nostro.
E' una realtà non un'invenzione... e se lo fosse sarebbe una di quelle "Invenzioni" di Bach che vanno suonate con il clavicembalo... 

 

E' così giovane il cembalo che lo suonano perfino i bambini...  (👏)

 

😄 

🙂

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Grancolauro
9 ore fa, analogico_09 ha scritto:

vorresti forse dire che il pianoforte è la voce  dominante dell'imperatore e il cembalo il subbuglio passeggero e capriccioso del feudo che si ribella al potere centrale?

No Peppe, non intendevo dire questo, figurati. Come ho scritto, la riscoperta del clavicembalo e della musica barocca ha sicuramente un fondamento solido e un grande valore artistico. Intendevo semplicemente dire che stiamo parlando di processi storico-culturali. Anche il successo del pianoforte e della sua letteratura sono state una nostra "invenzione" sotto questo profilo, vale a dire un fenomeno sociale. Né mi sorprenderebbe se tra 50 anni venisse inventato un nuovo strumento a tastiera da concerto meno pesante, ingombrante, costoso, dal suono meno metallico e con delle nuance timbriche più ricche e raffinate del pianoforte, e che questo strumento trovasse il favore del pubblico e dei musicisti, al punto da arrivare a sostituire quei vecchi pachidermi ottocenteschi, carcasse arrugginite di epoche passate, nelle sale da concerto.  E questo perché secondo il pubblico la musica di Chopin, Schumann e Brahms grazie al nuovo strumento acquista vita nuova, rivela significati e valori inaspettati, si fa interprete di una nuova epoca, accanto alla nuova musica composta appositamente per il nuovo strumento. E poi magari, passati altri 100 anni, accadrà che qualcuno comincerà a pensare che la musica per tastiera di Chopin, Schumann e Brahms era in realtà nata per il pianoforte, quel vecchio catafalco anacronistico di cui si conserva ancora qualche esemplare nei musei, e che solo se suonata con questo strumento rivela la sua essenza intima. E così il pianoforte verra magari riscoperto e valorizzato, in un'epoca tuttavia ancora diversa, facendosi così tramite di significati, aspirazioni sociali e valori estetici ancora nuovi, non riducibili a quelli del passato.

Questo, banalmente, intendevo dire. 🙂

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Era un po’ il mio ragionamento della bellezza delle interpretazioni storicizzate.

La Nona di Furtwangler del 1942 non ha nulla di filologico, ma e’ un mastodonte di potenza, espressione, tragicita’ che non puo’ non destare ammirazione.

O la levigatezza e squisitezza del Mozart di Bohm. Niente di filologico ma si ascoltano 10 sinfonie di seguito. Con Harno dopo due subentra una certa monotonia...
E che dire della bellezza delle variazioni goldberg di Gould Schiff o della Rana.

Certo poi un “trionfo del tempo e del disinganno” sentito da un Dantone (Reggio Emilia sabato prossimo) e’ cosa diversa e piu’ coinvolgente di un Handel fatto alla maniera antefilologica.

Insomma andrei caso per caso, la rigidita’ nuoce sempre

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analogico_09
3 ore fa, Grancolauro ha scritto:

Anche il successo del pianoforte e della sua letteratura sono state una nostra "invenzione" sotto questo profilo, vale a dire un fenomeno sociale. Né mi sorprenderebbe se tra 50 anni venisse inventato un nuovo strumento a tastiera da concerto meno pesante, ingombrante, costoso, dal suono meno metallico e con delle nuance timbriche più ricche e raffinate del pianoforte, e che questo strumento trovasse il favore del pubblico e dei musicisti, al punto da arrivare a sostituire quei vecchi pachidermi

 

 

Si Damiano,la cultura, l'arte, sono un'"invenzione", l'arte è "artifico" e non resta immutabile nel tempo, ma ciò che si è costruito prima non sempre o necessariamente diventa sorpassato o cosa morta da sconfessare.
La stessa filologia che non ha la pretesa di riprodurre pedissequamente quanto sia già stato, di restituire la fotocopia esatta di come si suonasse ai tempi di Bach o di Monteverdi, per restare alla musica antica, si occupa invece in maniera molto articolata e varia, di restituire alla contemporaneità la formidabile attualità delle musiche "antiche" e dei suoi "strumenti" che dormivano sotto le polveri secolari. E con questo vorrei anche rispondere a @mozarteum che si preoccupa troppo delle eventuali rigidità del philology correct, che ci saranno pure così come abbiamo le ben più estese rigidità "egoromaticocentriche" negli ambiti musicali "tradizionali".
La filologia è una delle realtà culturali già fortemente radicata nell'oggi, espressione di ciò che siamo culturalmente e psichicamente oggi.

Tutto cambia nella vita e nell'arte, ma non possiamo sapere cosa, come e quando, sarà domani, pensiero che non mi affascina. Abbiamo già tanta carne estetica a cuocere sul fuoco odierno di cui occuparci "criticamente" e ludicamente, con la quale confrontarci, ciascuno aderendo alle "forme" e percorsi dell'arte che sente più vicini, più congeniali.

Forse è nella riscoperta del clavicembalo e del fortepiano promossa dalla filologia che potremmo già intravedere - oggi, senza rimandare a un vago futuro e a un vago strumento alternativo -  una valida alternativa al pianoforte ingombrante, pesante, metallico, di poche nuance, limitatamente ai  repertori che non gli sono propri e ai quali non rende giustizia.

C'è già molto pubblico, molti musicisti, molta attività musicali, discografiche, concertistiche di grande pregio artistico, con buoni rientri "commerciali", che vanno concretamente e soddisfacentemente verso questa consolidata direzione. 🙂

 

 

 

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analogico_09
5 ore fa, mozarteum ha scritto:

Era un po’ il mio ragionamento della bellezza delle interpretazioni storicizzate.

La Nona di Furtwangler del 1942 non ha nulla di filologico, ma e’ un mastodonte di potenza, espressione, tragicita’ che non puo’ non destare ammirazione.

O la levigatezza e squisitezza del Mozart di Bohm. Niente di filologico ma si ascoltano 10 sinfonie di seguito. Con Harno dopo due subentra una certa monotonia...
E che dire della bellezza delle variazioni goldberg di Gould Schiff o della Rana.

Certo poi un “trionfo del tempo e del disinganno” sentito da un Dantone (Reggio Emilia sabato prossimo) e’ cosa diversa e piu’ coinvolgente di un Handel fatto alla maniera antefilologica.

Insomma andrei caso per caso, la rigidita’ nuoce sempre

 

 

Entro certi limiti Rana non dispiace neppure a me (ascolto di tutto, non mi barrico dentro la torre d'avorio dell'esclusività filologica) e nell'ascoltarla mi rendo conto di come l'esempio e lo sprone filologico abbiano convinto molti interpreti ad evitare di romanticizzare Bach all'impazzata.., non solo con le musiche per cembalo.
Rana, come altri colleghi, cerca "perlomeno" un insieme formale che si avvicini sulle macro linee, molto macro.., alle prassi interpretative ed esecutive del barocco, smorzando gli eccessi di enfasi romantici. Così fa Schiff (ma è troppo levigato ed "forbito", preferisco la maggior asciuttezza di Rana), e ciò va ovviamente ricondotto alla sensibilità e all'intelligenza dell'interprete ma anche alle realtà filologiche che hanno rivoluzionato lo stato delle cose interpretative tradizionali che trattavano la musica antica e barocca come trattavano la romantica o post-romantica. Tutto suonava allo stesso modo, l'"altra" musica veniva letteralmente massacrata, ed è raro oramai trovare chi pur non interpretando filologicamente usi ancora indiscriminatamenete il vecchio criterio...

Gould prima mi piaceva, per la sua originalità per il "coraggio" della "rottura"; ora penso, d'accordo con quanto scrive @aldofranci , che la spinta del suo progetto interpretativo in larga misura fosse quella dell'eccentricità e dell'autoreferenzialismo che non trovo più seduttivi

Le interpretazioni storicizzate che attraversando gli anni dei cambiamenti di stili e di forme, possono mantenere il loro fascino intrinseco all'interno dell' ambito musicale cui appartengono.

Impensabile che ciò possa accedere ad esempio con un'opera settecentesca eseguita secondo i canoni dell'opera lirica dell'ottocento.

Non trovo noiose le sinfonie di Mozart interpretate da Harnoncourt, ma è una mia sensazione.

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