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Ma alla fine, Beatrice Venezi ...


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secondo me stiamo sottovalutando  un problema che secondo me ci sarà...

Gli orchestrali.

Sono loro, bene o male, che suonano, e credo che la resa complessiva dell' esecuzione, qualsiasi essa sia, non possa prescindere dall'empatia e dal coinvolgimento convinto con il direttore.

Non faccio l'orchestrale, .. ma sono più che convinto di questo.

Non mi pare che gli inizi siano stati molto positivi..., la vedo dura.

  • Melius 2
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https://melius.club/topic/18229-ma-alla-fine-beatrice-venezi/page/58/#findComment-1718083
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Ascoltato le prime 5 tracce di Heroines più la Valchiria, visto che c'ero.

In tutta franchezza, cercando di isolare il contributo del direttore rispetto al lavoro dell'orchestra, il disco non mi sta piacendo.

L'impressione è che si tratti di una lettura scolastica, un po' gridata, che non mostra le tensioni interne della partitura né si preoccupa dei chiaroscuri dinamici e timbrici. E' come se la dinamica del suono fosse gestita per blocchi più che per micro-transizioni. Venezi poi imprime un forte impulso ritmico all'orchestra, ma la spinta tende ad essere uniforme e prevedibile.  Questo dà l'impressione di energia ma impoverisce la narrazione orchestrale. Nel repertorio operistico il non-detto e il sussurrato sono tutto, come in ogni racconto. Qui invece ogni cosa è mostrata, enfatizzata. E questo alla fine annoia, stanca. Verdi ad esempio: va bene il piglio teatrale, ma se il gesto della Venzi rimane sempre "in avanti" la frase verdiana perde quel misto di slacio e malinconia che la rende deliziosa. In Shostakovich poi dove sono l'ambiguità, il sarcasmo, l'ironia, i contrasti di "grana" dell'orchestra?? Il grottesco diventa enfasi, e tutto finisce lì. Ma quello che mi è piaciuto di meno, francamente, è Wagner. Una Valchiria tutta in primo piano, senza profondità, senza differenziazione dei piani sonori. Manca la spazialità e quel senso di minaccia che archi e ottoni dovrebbero progressivamente costruire. Perché incidere un brano così temibile per qualsiasi orchestra in un disco del genere?? Non so, ma è una cosa che dice molto.

Insomma, mi sembra un disco a tesi, assertivo, un "concept" al femminile, come si dice oggi. Ma musicalmente povero. Tra i brani che ho ascoltato, mi è piaciuto soltanto l'Intermezzo di Fedora. Qui Venezi sembra ricercare quella profondità che altrove manca e il risultato non è affatto male.

Oltre non penso di proprio di ascoltare.   

 

    

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11 ore fa, Felis ha scritto:
11 ore fa, mozarteum ha scritto:

Allora la Haydn si autogestisce bene. Comunque e’ un disco non da disprezzare se si vuole conservare un minimo di obiettivita’. 

prometto di ascoltarlo con il dovuto oggettivo distacco. 

 

C'è l'integrale in YouTube, certamente in Tidal  ascolterò volentieri anch'io, per quel che servirebbe, senza preconcetti, dove bisognerebbe tuttavia tener presente (questione che ti sta particolarmente a cuore) che certe "verifiche" andrebbero fatte durante il concerto live per capire in maniera più approfondita e realistica quali siano le effettive incidenze nella riuscita o meno dell'interpretazione sia del direttore ovvero dell'insieme, sia della qualità dell'orchestra in grado, o meno, di sopperire alle eventuali e obiettive carenze del direttore salvando capre e cavoli. 

 

Condivido quindi anche l'intervento di Felis.
Ma chi ascoltarà forse saprà, anche se dal "morto" (è possibile cogliere una summa qualitativa anche da disco) cercando di fare la tara alla motivazione politica (e cosa non si farebbe per la politica....)  tutt'altro che trascurabile che è alla base della oramai annosa controversia... 

 

 

12 ore fa, Felis ha scritto:

è sempre difficile giudicare il rapporto tra il contributo della direzione e quello dell'orchestra che in moltissimi casi si autogestisce per "portare a casa il risultato".

 

 

 

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1 ora fa, Grancolauro ha scritto:

Ascoltato le prime 5 tracce di Heroines più la Valchiria, visto che c'ero.

In tutta franchezza, cercando di isolare il contributo del direttore rispetto al lavoro dell'orchestra, il disco non mi sta piacendo.

 

 

Ecco.., inizio ora a leggere il tuo post e mi fermo non vado oltre le frasi quotate, rimando la lettura a dopo l'ascolto avendo già maturato la mie idea; non vorrei restare influenzato da altre opinioni specialente quando stimo per la sua competenza musicale chi le esprime.  

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Sentita a casa con l’impianto, a me pare una registrazione di qualita’ medio-anonima.

Non bassa ne’ disastrosa.

In altrettanta franchezza, di cose cosi’ se ne sentono ogni giorno in tutti i teatri d’italia da parte di direttori medi.

Un errore che a mio avviso si sta commettendo e’ quello di confrontare la Venezi coi primi della classe di oggi e non con i tantissimi direttori medi che dirigono abitualmente nei Teatri d’Opera italiani anche maggiori.

Comunque come avevo detto prima e anche Analogico concorda la vera qualita’ o squalita’ si capisce dal vivo

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Poi e qui torniamo alla questione orchestra o direttore, la Haydn non suona male pero’ ha quel riconoscibile suono delle orchestre diciamo cosi’ di seconda linea dove la forza di gravita’ del suono:classic_biggrin: spinge in basso verso sonorita’ spesse e non sempre funamboliche nei passaggi virtuosistici.

E’ demerito del direttore, dell’orchestra vai a sapere.

La Morte di Isotta e’ lagnosa questo si, la casalinga di Voghera che s’immola al suo Tristan col borsello. La cavalcata e’ stanca, ma se devo dirvi la cavalcata e’ cimento terribile per tutti, ne avro’ sentite live di alto livello meno che le dita d’una mano anche con fior di orchestre. Il problema quasi insormontabile, se non ti chiami Toscanini o Petrenko, e’ il vigore e la compatezza negli archi e l’appiombo di fiati e percussioni. Non basta il ta ta ta ta ta dei tromboni. una frazione di ritardo o di scivolamento ed ecco che diventa una cavalcatella.

Ecco a proposito di Tristano direttori orchestre, un paio di domeniche fa ho sentito uno splendido Tristano a Genova diretto da Renzetti, alla testa della buona orchestra del Carlo Felice. Li’ si e’ sentito il manico: una grande sorpresa per tutti perche’ pensavamo Renzetti un operista italiano (la prima volta che lo vidi lui fresco di premio Cantelli meno che trentenne, io 18enne, fu in una memorabile Italiana in Algeri a Pesaro, col grande Ramey).

Fra 5 giorni vi diro’ del gran Tristano che vedro’, col cast migliore che oggi (ma anche ieri) si possa mettere insieme per quest’opera. Siamo in molti a varcare l’Oceano per questo Wagner, Francesco Colombo gia’ e’ andato, d’altra parte con quel cognome come fa a non andare in America

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1 ora fa, mozarteum ha scritto:

Comunque come avevo detto prima e anche Analogico concorda la vera qualita’ o squalita’ si capisce dal vivo


Certo, ma anche attraverso una registrazione tecnicamente equilibrata è possibile rendersi conto del polso interpretativo dalle scelte estetiche, linguistiche, di stile e di espressione e da altri fattori esecutivi nel loro insieme operate dal direttore.
Col disco si alterano ovviamente i naturali equilibri sonori, dinamico-agogici; i corpi vibrano di meno nel diminuito impatto con le masse sonore orchestrali ove non vi sia la "diretta"; si affievolisce la suspense , lo stupore che si prova assistendo al "battesimo delle cose appena create" (cit). 

Forse la registrazione musicale penalizzia  in misura variamente accentuata, più la musica stessa che l'interprete.  

 

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10 ore fa, mozarteum ha scritto:

In altrettanta franchezza, di cose cosi’ se ne sentono ogni giorno in tutti i teatri d’italia da parte di direttori medi.

Vero, ma qui stiamo parlando della registrazione di un disco che si suppone sia stato progettato e a lungo meditato dalla Venezi, come lei stessa ha dichiarato. Vero anche che la qualità si percepisce fino in fondo dal vivo, su questo non ci piove. Ma se dobbiamo valutare le capacità, lo spessore artistico e le scelte estetiche della Venezi, un progetto come Heroines è forse più significativo dell'ennesima replica dell'Elisir d'amore in un teatro di provincia, con tutto il rispetto per Doninzetti ovviamente.
Ascoltando il disco, l'impressione è che il progetto artistico della Venezi sia genuinamente nazional-popolare o populista che dir si voglia: presentare temi e opere di sicuro impatto, semplificandone al massimo la lettura e la complessità, in modo da stimolare gli istinti più immediati del pubblico e veicolare un messaggio facile, magari politicamente à la page, condendo il tutto con una patina un po' glamour.

Se questo è ciò che vogliamo alla Fenice, il pranzo è già servito.

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12 ore fa, analogico_09 ha scritto:

inizio ora a leggere il tuo post e mi fermo non vado oltre le frasi quotate, rimando la lettura a dopo l'ascolto avendo già maturato la mie idea; non vorrei restare influenzato da altre opinioni

Grazie della fiducia... come ti sembra il disco? Forse sono io fuori strada.

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1 ora fa, Grancolauro ha scritto:

l'impressione è che il progetto artistico della Venezi sia genuinamente nazional-popolare o populista che dir si voglia: presentare temi e opere di sicuro impatto, semplificandone al massimo la lettura e la complessità, in modo da stimolare gli istinti più immediati del pubblico e veicolare un messaggio facile, magari politicamente à la page, condendo il tutto con una patina un po' glamour.

Se questo è ciò che vogliamo alla Fenice, il pranzo è già servito.

credo sia il massimo che si possa ottenere, e che tutti ne siano consci...

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@mozarteum Mie opinioni personali:

del tutto nella media. Cavalcata tira un po' indietro, poco pesante la massa nonostante l'organico non pienissimo ma dipende anche dalla registrazione di stampo analitico (quasi da quartetto) con panning troppo ampio ai lati. Ci sono diversi momenti in cui le famiglie di strumenti non suonano insieme (potrebbe dipendere dal gesto). Senza infamia-senza lode. Non si potrà dire "mi ricordo quell'esecuzione per...".

 

 

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3 ore fa, Grancolauro ha scritto:

Grazie della fiducia... come ti sembra il disco? Forse sono io fuori strada.

 

 

Figurati, Daniele. so che la fiducia sia reciproca. 

Non credo che sia fuoristrada e mi dichiaro sostanzialmente d’accordo con le osservazioni di tutti fin qui pervenute. Evito di ri-sottolineare i dettagli che fanno la grande sostanza e che sono già stati evidenziati. 

A stringere, ho ascoltato l'intero disco dal Tubo, in cuffia blututte  mentre sistemavo le sparpagliatezze che lascio in giro per casa operazione affanto bracciantile per la quale non occorre nessun tipo di concentrazione che ho quindi riservato all'ascolto musicale, accorciando l'accorciabile. 
La sensazione provata dall'scolto dal morto è di tanti brani diversi tra di loro accomunati da un solo “colore” e un solo stile come di collana di perle finte appariscenti ma tutte uguali. 
Mi è sembrato di impattare in un lavoro di macrodinamica prevalentemente uniforme e ripetitiva, diciamo scolasticoa, cosa che porta a manierizzare anche gli slanci espressiva. Con Wagner la faccenda si fa ancor più evidente. Si vive l'imprressione di walkirie  in scampagnata più che in cavalcata. Tanti brani sparsi e diversi tra di loro accomunati da un tono leggermente soporifero. Le note ci stanno, ma la musica è più che una serie di note indovinate; l'insieme non è sempre ben coeso (csono con Felis) cosa non avvertibile da chi abbia poca domestichezza con l'ascoto musicale più attento e concentrato. Ma sono impressioni personali non intendo formulare gioudizi di merito assoluti e definitivi, tu chiamale se vuoi ... sensazioni.
Fatta anche la tara ai naturali limiti della musica registrata che tuttavia non copre né esalta pregi e virtù direttoriali e interpretative, mi piacerebbe ascoltare la Venezi dal vivo alle prese con una sinfonia a piacere dei più grandi sinfonisti della storia, ovvero in repertori musicali molto più complessi ed elaborati, di maggiore durata che richiedono una maturità ed un'esperienza interpretativa molto più "stagionata"... Non credo che quelli della Fenice intendano rinunciare a repertori musicali un po' meno "familiari", meno da "prima serata, per così dire... non che debbano sparare con i tempi che corrono una ottava di Bruckner dopo Carosello... :classic_biggrin:

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2 ore fa, Felis ha scritto:

@mozarteum Mie opinioni personali:

del tutto nella media. Cavalcata tira un po' indietro, poco pesante la massa nonostante l'organico non pienissimo ma dipende anche dalla registrazione di stampo analitico (quasi da quartetto) con panning troppo ampio ai lati. Ci sono diversi momenti in cui le famiglie di strumenti non suonano insieme (potrebbe dipendere dal gesto). Senza infamia-senza lode. Non si potrà dire "mi ricordo quell'esecuzione per...".

Concordo: il confronto con la registrazione della Cavalcata eseguita dalla New York Philharmonic diretta da Leonard Bernstein (2018, Sony Classical) è a dir poco imbarazzante!

 

Front.jpg

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23 ore fa, G.Carlo ha scritto:

eseguita dalla New York Philharmonic diretta da Leonard Bernstein

Ma anche se la paragoniamo a Böhm /Bayreuther Festpiele 1973! 

Ma secondo me non dovrebbe essere confrontata con quelle registrazioni leggendarie. 

Non è un disco che trovo interessante per i vari pezzi sparsi messi così a casaccio, però un giusto paragone andrebbe fatto con cose meno importanti. 

Ad esempio, lo scorso anno a Bologna ho ascoltato una esecuzione della Valchiria con orchestra TCBO diretta da Oksana Lyniv molto bella se paragonata al pezzo della Venezi, ma forse li c'era anche l'ascolto dal vivo dove cambia molto la percezione 

 

 

 

 

 

 

 

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