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RdC


karnak

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Membro_0022
21 minuti fa, Jack ha scritto:

Adesso occorre che quelli che lavorano paghino con i loro contributi la tua pensione.

 

- Generazione 0: paga 100 di contributi, ma per le loro pensioni servirebbe 120.

- Generazione 1: paga 100, 20 va a compensare quel che manca per i contributi di generazione 0, quindi in realtà versa 80 per la propria pensione.

- Generazione 2: paga 100, 40 va a integrare la pensione di generazione 1, 60 va nella propria.

- Generazione 3: 100, 60, 40

- Generazione 4: 100, 80, 20

- Generazione 5: 100, 100, 0

E a questo punto il sistema collassa: chi paga la pensione a generazione 5 ?

 

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1 ora fa, Jack ha scritto:

bianchi autoctoni concedete di stare sul divano ad RdC

Amico Jack ,a parte le scaramucce ti ritengo persona intelligente per dire che (non so quanti)quelli con RdC che stanno sul divano (e sono uno di quelli che, se ti trovo un lavoro qualsiasi e non vai te lo tolgo) sono quelli che inficiano la mia pensione.Quelli che inficiano la mia pensione e quelle a venire IMHO sono per modo di dire compresi in tutto l arco costituzionale,da chi evade non versando i contributi, alla PA da riformare e  con tutto quello che stà in mezzo.@Panurge A parte che ci ha pensato il COVID a dare una mano all INPS,se si è allungata la vita che facciamo li (ci) inforniamo,poi dato che sei uno che fà i conti come faresti a calcolare la cifra e da quale cifra cominciare,per esempio la mia posizione che per un tot di anni ho versato al fondo pensionistico aziendale che poi è stato travasato nell INPS.

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@nixie era per dire che che non basta dire che ci vuole lo stato sociale, ci vogliono le pensioni e la sanità universale. 

È il modo con cui l’organizzi, lo rendi sostenibile, distribuito per merito ed infine correttamente caricato sulle spalle del paese che fa uno stato sociale.

Altrimenti hai solo ciò che c’è in Italia:

prebende pagate con collette coatte estemporanee che dipendono dal politico vincente di turno. 

 

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extermination

 

2020 la gestione finanziaria di competenza di parte corrente dell'Inps presenta un miglioramento di circa 10 miliardi di euro rispetto alle previsioni elaborate nell`ambito della variazione del bilancio preventivo deliberata il primo ottobre 2020 (-15,7 miliardi di euro), riducendo il disavanzo stimato in 6 miliardi di euro. E' quanto emerge dall'analisi dei primi dati del preconsuntivo 2020 dell`Istituto.

I risultati sono "in miglioramento rispetto alle previsioni elaborate dopo l`estate scorsa, pur incorporando attività ed erogazioni straordinarie da prestazioni per emergenza Covid".

Le grandezze macro del preconsuntivo 2020 (ancora soggette a lievi variazioni per effetto delle operazioni contabili di assestamento) sono così stimate: prestazioni complessive pari a 360 miliardi, con una diminuzione di circa 11 miliardi rispetto alle previsioni di ottobre sul 2020 (371,2 miliardi); entrate contributive pari a 225 miliardi, in aumento di 4 miliardi rispetto al preventivo 2020 (221,2 miliardi); entrate a copertura delle prestazioni poste a carico del bilancio dello Stato (invalidità civile, assegni sociali, prestazioni Covid-19, ecc.) nonché dei disavanzi delle gestioni previdenziali (Cassa Pensioni Stato, ecc.) pari a 143 miliardi, in diminuzione di 7 miliardi rispetto al preventivo 2020 (149,6 miliardi).

Il calo delle prestazioni "è dovuto, in particolare, al minore utilizzo delle integrazioni salariali da parte delle aziende rispetto alle stime elaborate dall`Istituto e incorporate nel preventivo 2020 che prende in considerazione gli effetti economico-finanziari della pandemia in atto", ha aggiunto l'Inps.

"Al fine di attenuare gli effetti finanziari che la pandemia in atto ha prodotto sul bilancio dell`Istituto, con particolare riguardo alla flessione delle entrate contributive e all`aumento di prestazioni a sostegno del reddito rispetto al consuntivo 2019, il Governo - ha spiegato l'Istituto - ha introdotto, con il recente decreto Sostegni, misure volte a rafforzare l`equilibrio finanziario dell`Inps. In particolare, è stato previsto un aumento di 4 miliardi di euro dello stanziamento per le anticipazioni al fabbisogno finanziario delle gestioni previdenziali dell`Istituto, che quindi passa da 7,4 a 11,4 miliardi di euro".

Sul piano amministrativo, i costi di gestione del conto economico 2020 sono stimati in 3,6 miliardi, in calo rispetto al 2019. L`incidenza dei costi di gestione dell`Istituto sul totale delle prestazioni istituzionali effettivamente erogate passa da 1,52% nel 2012 a 1,00% nel 2020.

L'Inps ha reso noti anche i dati sulle pensioni. Nel 2020 sono state liquidate 1.182.971 pensioni delle quali il 40,7% di natura assistenziale. Gli importi annualizzati, stanziati per le nuove liquidate del 2020 ammontano a 13,4 miliardi di euro, che rappresentano circa il 6,3% dell'importo complessivo annuo in pagamento al primo gennaio 2021.

Le pensioni vigenti al 1 gennaio 2021 sono 17,79 milioni, di cui 13,82 mln (il 77,6%) di natura previdenziale e 3,98 mln (il 22,4%) di natura assistenziale. L'importo complessivo annuo e' pari a 212,9 miliardi di euro di cui 190 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali e 22,9 miliardi da quelle assistenziali.

Le prestazioni di tipo previdenziale sono costituite per il 67,6% da pensioni della categoria vecchiaia di cui poco piu' della meta' (57,2%) erogate a soggetti di sesso maschile, per il 6% da pensioni della categoria invalidita' previdenziale di cui il 54,7% erogato a maschi e per il 26,4% da pensioni della categoria Superstiti che presentano un tasso di mascolinita' pari al 12,3%. Le prestazioni di tipo assistenziale sono costituite per il 20,2% da pensioni e assegni sociali di cui il 37,1% erogate a soggetti di sesso maschile, il restante 79,8% delle prestazioni e' erogato ad invalidi civili sotto forma di pensione e/o indennita', con un indice di mascolinita' del 41,2%.

L'Inps sottolinea che l'eta' media dei pensionati di 74,1 anni con una differenza tra i due generi di 4,7 anni (71,5 anni per gli uomini e 76,2 anni per le donne). Per quanto riguarda la distribuzione territoriale si osserva che l'area geografica che registra la percentuale piu' alta di prestazioni pensionistiche e' l'Italia settentrionale con il 47,73%; al centro viene erogato il 19,34% delle pensioni mentre in Italia meridionale e nelle isole il 30,8%; il restante 2,13% (378.479 pensioni) viene erogato a soggetti residenti all'estero.

Per quanto riguarda gli importi erogati, il 59,6% delle pensioni ha un importo inferiore a 750 euro. Questa percentuale per le donne raggiunge il 72,6%. Delle 10.608.976 pensioni con importo inferiore a 750 euro, solo il 43% (4.009.862) beneficia di prestazioni legate a requisiti reddituali bassi, quali integrazione al minimo, maggiorazioni sociali, pensioni e assegni sociali e pensioni di invalidita' civile. In questo contesto, il divario tra i due sessi e' accentuato; infatti per gli uomini la percentuale di prestazioni con importo inferiore a 750 euro scende al 36,8% e se si analizza la situazione della categoria vecchiaia, si osserva che questa percentuale scende al 21,2% e di queste solo il 19,9% e' costituito da pensioni in possesso dei requisiti a sostegno del reddito.
Sempre per gli uomini, oltre un terzo delle pensioni di vecchiaia e' di importo compreso fra 1.500 e 3.000 euro.
 

 

 

 

 

  • Thanks 1
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1 ora fa, briandinazareth ha scritto:

ci vorrebbe un patto generazionale a favore dei più giovani. 

Una riflessione: Probabilmente siamo nel primo momento storico e nel primo paese nel quale i "vecchi" si preoccupano dei "giovani", ritenuti tali finché non lasciano la casa di mammà, ovvero attorno ai 40anni.

Nel corso della storia i giovani propriamente detti, quello che volevano se lo sono presi più o meno con la forza o se lo sono costruito.  Siamo sicuri che quello che invochiamo per loro coincida con quello che vogliono realmente ? 

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@briandinazareth

secondo me basterebbe un sistema pensionistico basato su valori attuariali - perfettamente calcolabile - del rapporto tra anni di contribuzione, contributi versati e aspettativa di vita identici per tutti e graduale passaggio (anche se è molto tardi ormai) al sistema di capitalizzazione che corrobora con i rendimenti da investimento il flusso di contributi.

Senza scomodare sempre i massimi sistemi ideologici.

É chiaro che è d’obbligo una bella tosata agli assegni insensati senza contribuzione a supporto. Si salvaguarda la sopravvivenza il resto si taglia.

Ma dopo aver riformato il non sistema attuale... altrimenti è la solita cassa che mette pezze peggiori del buco

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briandinazareth
Adesso, Jack ha scritto:

Senza scomodare sempre i massimi sistemi ideologici.

É chiaro che è d’obbligo una bella tosata agli assegni insensati senza contribuzione a supporto. Si salvaguarda la sopravvivenza il resto si taglia.

 

è esattamente quello che dicevo 😉

 

  • Melius 1
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@briandinazareth si ma devi fare l’altra cosa prima. Sennò é solita ruberia che ricomincia un minuto dopo.

Il sistema pensionistico va messo in mano ai matematici attuari non ai politicanti perché è una mera banalissima questione di matematica attuariale e finanaziaria.

La politica può occuparsi di chi non ha reddito per contribuire se vuole. Lavoro da svolgere per loro ve ne sarebbe a sufficienza 

  • Melius 2
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Il 7/5/2021 at 11:59, penteante ha scritto:

Tutti quelli che non hanno bisogno di aiuto, disprezzano i provvedimenti di sostegno contro le povertà.

Quelli che non hanno bisogno di aiuto ne hanno le p@lle piene di pagare per chi non ha diritto ad alcun sostegno. Che sia RDC o invalidità o accompagnamento.

Quelli che non hanno bosogno di aiuto sono ben felici di aiutare chi è davvero indigente dopo aver almeno tentato di "rialzarsi". Parlo per me ovviamente.

  • Melius 2
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