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Il limite è la stanza


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5 minuti fa, Jack Torrance ha scritto:

Ciao, le Focal Diablo Utopia vanno bene per tutti i generi musicali e a quali volumi d'ascolto?

:classic_smile:

Io ascolto prevalentemente jazz e blues. Con le voci e la chitarra elettrica e acustica sono eccezionali , mai sentito niente di simile a casa mia e ho avuto diffusori  anche molto più  costosi. Idem col jazz strumentale.  Vanno ascoltate almeno a volume medio per "aprirsi" . Piazzano i canini nella giugolare del finale anche a volume medio e  succhiano  watt senza scomporsi minimamente . Non vado oltre perché siamo ot e mi scuso

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Considerato il costo di molti impianti/componenti e l'influenza che l'ambiente ha sul risultato finale, io credo che l'audiofilo avanzato dovrebbe iniziare a prendere seriamente in considerazione la realizzazione di una stanza ad hoc

a prescindere dal tipo di impianto, perché i criteri di progettazione per auditorium, sale da concerto etc. sono ben noti e studiati da molti decenni e sono sempre gli stessi (e non sono gli stessi degli studi di registrazione).

Il costo è tranquillamente paragonabile a un buon componente e il rapporto costo/beneficio probabilmente migliore.

Con 10-15k si possono fare  interventi strutturali tipo controsoffittature e pareti e pavimenti flottanti, che in quanto a resa non sono nemmeno lontanamente paragonabili ai soliti interventi che si limitano a pannelli e bass trap.

Chiaramente questo presuppone la possibilità di disporre di un ambiente dedicato e non sottoposto a problematiche di WAF. In tal senso gli audiofili dovrebbero rivalutare le soffitte, non solo per l'assenza di WAF (e di vicini del piano di sopra) ma anche perché un locale sottotetto (soffitto inclinato) suona in partenza molto meglio di uno con il soffitto piatto.

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Questa e’ una sacrosanta verita’.

Ed e’ a mio avviso anche auspicabile questa attitudine di “conversione” anche per godere di registrazioni storiche, dirette radiofoniche ecc spesso piu’ interessanti di ottime registrazioni inerti o meno interessanti artisticamente.

In fondo il fine e’ sempre la musica che e’ cosa piu’ ampia del suono mero.

Molti si compiacciono del suono ma ad esempio non valutano lo spessore artistico di una esecuzione musicale, il che e’ un modo per me stravagante di interessarsi di musica. A ciascuno il suo ovviamente.

 

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7 minuti fa, iBan69 ha scritto:

Vorrei evidenziare un’altro aspetto, spesso sottovalutato, che è quello dell’abitudine.

Se ci abituiamo ad ascoltare un impianto in un certo ambiente, ci abituiamo a quel suono comprensivo anche delle sue criticità acustiche, magari non facendoci più caso.
Il più potente equalizzatore esistente, è sempre il nostro cervello. 

Questo è vero, però ad esempio mi e capitato, in occasione di un trasloco, di rendermi conto di quanto suonasse meglio lo stesso impianto nella nuova stanza, rispetto alla precedente (peraltro molto più pesantemente trattata).

Quindi vero che il cervello si abitua a trascurare alcuni problemi, però quando lo metti di fronte a una situazione migliorativa la comprende benissimo e si adatta in un attimo.

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Mi stavo domandando se poi fino a che punto sia necessario spingersi.

Grazie (o no) al nostro cervello ci si abitua facilmente al meglio.

Ogni upgrade nel breve periodo è molto significativo, ma poi ci si abitua!

Ed è anche il metodo che uso per testare un nuovo componente... abituarsi un pochino al nuovo (a quello che si sente suppongo meglio) e poi tornare al vecchio. Ci si rende subito conto delle differenze e di quale sia meglio.

 

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6 minuti fa, Bunker ha scritto:

Quindi vero che il cervello si abitua a trascurare alcuni problemi, però quando lo metti di fronte a una situazione migliorativa la comprende benissimo e si adatta in un attimo.

Questo è il motivo, per cui quando ascoltiamo un impianto di qualcun’altro in un ambiente diverso dal nostro, percepiamo con più facilità le eventuali criticità sonore. 
 

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17 minuti fa, Bunker ha scritto:

Questo è vero, però ad esempio mi e capitato, in occasione di un trasloco, di rendermi conto di quanto suonasse meglio lo stesso impianto nella nuova stanza, rispetto alla precedente (peraltro molto più pesantemente trattata).

Quindi vero che il cervello si abitua a trascurare alcuni problemi, però quando lo metti di fronte a una situazione migliorativa la comprende benissimo e si adatta in un attimo.

Ci si abitua anche al peggio 

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20 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Molti si compiacciono del suono ma ad esempio non valutano lo spessore artistico di una esecuzione musicale, il che e’ un modo per me stravagante di interessarsi di musica. A ciascuno il suo ovviamente.

Un bel suono appaga quanto una buona esecuzione. Non sono cose separate, vanno di pari passo. Inpensabile che una esecuzione che piace a te debba per forza piacere a me, ognuno si fa piacere quel che gli pare. Mica vero nemmeno che le incisioni storiche siano migliori delle attuali. Dipende. C'è talmente tanta musica bella e ben incisa che per ascoltare l'impiantone non andrei a cercare roba da radiolone del nonno. Per quella va bene anche l'audio della TV. 

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11 minuti fa, Turandot ha scritto:

Mi stavo domandando se poi fino a che punto sia necessario spingersi.

Grazie (o no) al nostro cervello ci si abitua facilmente al meglio.

Ogni upgrade nel breve periodo è molto significativo, ma poi ci si abitua!

Ed è anche il metodo che uso per testare un nuovo componente... abituarsi un pochino al nuovo (a quello che si sente suppongo meglio) e poi tornare al vecchio. Ci si rende subito conto delle differenze e di quale sia meglio.

Nella mia esperienza il miglioramento e tale da andare ben oltre l'abitudine.

In tutta onestà ritengo che potrebbero essere i soldi spesi meglio in assoluto. Una buona stanza fa suonare bene qualunque cosa, e ciò che suona bene già di suo lo rende emozionante. E con le registrazioni giuste, ti da emozioni forti anche a distanza di anni. Non parlo dei soliti trattamenti (usati in precedenza) che sono pure utili, ma al massimo per "mettere una pezza".

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Chiariamo una questione … Difficilmente, un costruttore di diffusori o elettroniche, ma anche un rivenditore, ammetterebbe che l’ambiente abbia un peso così rilevante sul risultato sonoro finale, non perché non lo abbia, o non lo sappia, ma più semplicemente perché questo sarebbe come ammettere che il suo prodotto ha un peso sonoro sul risultato finale, inferiore a quello che vorrebbe attribuirgli nella vendita. 😏

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2 minuti fa, iBan69 ha scritto:

Chiariamo una questione … Difficilmente, un costruttore di diffusori o elettroniche, ma anche un rivenditore, ammetterebbe che l’ambiente abbia un peso così rilevante sul risultato sonoro finale, non perché non lo abbia, o non lo sappia, ma più semplicemente perché questo sarebbe come ammettere che il suo prodotto ha un peso sonoro sul risultato finale, inferiore a quello che vorrebbe attribuirgli nella vendita. 😏

Chiedete consigli a chi vende immobili allora.

Magari ne sa 

 

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6 ore fa, Elettro ha scritto:

Installare un diffusore adeguato alle dimensioni della sala di ascolto, sarebbe già un passo avanti.

In pratica è quasi irrilevante

Quello che conta è la posizione dei diffusori e ascoltatore e

L'acustica della stanza 

Il resto si ottimizza con i consueti sistemi

Se il diffusore è piccino piccino e la stanza enorme, basta mettersi abbastanza "vicino" ai diffusori 

Se il diffusore è grande e la stanza piccola non ci sono problemi salvo casi estremi comunque da evitare.. basta un minimo di buon senso

  • Melius 2
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9 minuti fa, FabioSabbatini ha scritto:

Quello che conta è la posizione dei diffusori e ascoltatore e

L'acustica della stanza 

Hai detto niente ! ... :classic_biggrin: Cmq nel mio caso , 35mq   diffusori elettrostatici ibridi, dal punto di ascolto di 3 mt circa la resa è ottima, poi se inserisco la correzione posso tirare di volume senza problemi.

  • Melius 1
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A parte le solite sciocchezze che non meritano ne citazione ne risposta, se per fare gli auditorium si spendono milioni, salvo poi rifarli daccapo se non suonano a dovere, un motivo ci sarà. E ci sarà pure un motivo se alcuni musicisti si rifiutano di suonare in certe sale. O se si siedono al piano, suonano quattro note, e poi si alzano e se ne vanno.

Questo non siginifica che uno Stradivari abbia la stessa voce di un violino di eBay, e stesso discorso vale per un impianto.

Mi sembra però assurdo che si spendano 100k e oltre per un impianto senza comprendere quanto potrebbe suonare meglio investendo il 10% del totale non sulla correzione bensì sulla costruzione dell'ambiente.

Perché la parola "correggere" presuppone la presenza di un errore, che se non ci fosse sarebbe infinitamente meglio.

 

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