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Melius Club

Il Requiem mozartiano di Currentzis


Messaggi raccomandati

11 minuti fa, mozarteum ha scritto:

A Roma fece la nona di Bruckner magnifica.

Bisogna vedere se all’orchestra del comunale pur valida je regge la pompa con Bruckner

Bene , questo mi da buone aspettative.

Quindi speriamo nell'orchestra, tra l'altro ho preso il biglietto anche per la settima sempre con l'orchestra del teatro

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17 ore fa, mozarteum ha scritto:

Prometheus ma secondo te e’ credibile che il fortepiano che abbiamo ascoltato sia appartenuto a Mozart? La parte meccanica forse e’ nuova di zecca

Ha parlato di pianoforte storico, dunque dovrebbe essere originale dell’epoca. Pianoforte (marca e modello) utilizzato da Mozart più che appartenuto…

Tuttavia in rete ho trovato questo:

 

She uses a pair of fortepiano copies by the peerless Paul McNulty: a shimmering Stein, 1788-vintage, for K271 and a more vigorous Walter based on an instrument from the early 1790s for K453. 
 

Di più non saprei dire non avendolo visto da vicino…

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50 minuti fa, senek65 ha scritto:

Mah... la sentii anni fa e non mi fece sta gran impressione. 

Con che musiche? perché io l'ho ascoltata poco tempo fa con la seconda sinfonia di Mahler a me non è dispiaciuta Anzi mi è pure piaciuta la sinfonia. C'è da dire che non ho una grande conoscenza di orchestre famose e di conseguenza sono un po' di bocca buona

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Il 19/3/2024 at 07:36, prometheus ha scritto:
Il 18/3/2024 at 14:03, mozarteum ha scritto:

Prometheus ma secondo te e’ credibile che il fortepiano che abbiamo ascoltato sia appartenuto a Mozart? La parte meccanica forse e’ nuova di zecca

Ha parlato di pianoforte storico, dunque dovrebbe essere originale dell’epoca. Pianoforte (marca e modello) utilizzato da Mozart più che appartenuto…

Tuttavia in rete ho trovato questo:

She uses a pair of fortepiano copies by the peerless Paul McNulty: a shimmering Stein, 1788-vintage, for K271 and a more vigorous Walter based on an instrument from the early 1790s for K453. 
 

Confermo, una copia. Ho parlato ieri con il tecnico che l’ha accordato 🙂

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analogico_09
Il 21/3/2024 at 21:23, Memé ha scritto:

 

 

Il 21/3/2024 at 21:23, Memé ha scritto:

Qui il problema è che il (DIO) greco, mi ha proprio tolto la parola. 

:::::

 

Non so che altro dirvi, dovete andarlo a sentire. Non uscirete da li come ci siete entrati.


Normale, Memè, che dopo tutto ciò che hai scritto, tu stessa, chiunque altro farebbe fatica ad andare oltre l'"assoluto" incontestabile da te prospettato, spinta dall'emozionalità, cosa rispettabile ma relativa sulla cui "astrattezza" non è possibile intavolare il confronto delle idee e dei pareri. Ma sta bene anche andare a fiducia ed io credo nell'autenticità della tua "estasi". 😇


Cos'altro si potrebbe dire di più, propsettare altro a fronte di ciò che appartiene al DIO (greco, cattolico o sioux non cambia le cose) Padre onnipotente, imprescrutabile ed onniscente da prima che iniziassero i secoli da egli stesso creato. 🙏

Di fronte a DIO non c'è altro da fare che prostrarsi per non finire dritti dritti tra le braccia di satana cosa che sono certo mi toccherà in sorte a causa del mio essere persona più diagnostica che.. agnostica la quale vive le proprie emozioni "automatiche" in subordine a quelle che sono le realtà più "speculative" del sentimento, dell'intelletto, di qualche "conoscenza" e dello spirito, ammesso e non concesso che un miscredente come il sottoscritto possa essere dotato di tale importante "accessorio" sempre più opzionale e sempre meno di serie tra le persone delle grandi, massive, omologatrici  aggregazioni umane.

 

 

  • Melius 1
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analogico_09

 

Però Damiano, quando si parla di filologia che cerca di ricreare, attraverso l'impiego delle prassi esecutive d'epoca - frutto non di empirismo o di "forzature" apparenti o reali tecnico-formali , linguistiche, stilistiche, o d'altre "fritture miste" più o meno cucinate all'impronta -  sia la musicalità,  sia i modi esecutivi/interpretativi che la esprimono, sia lo stato emotivo, psicologico e psichico, culturale, sentimentale che a ciò si accompagnano (una sorta di filologia delle emozioni, e non [solo] dei testi o delle prassi esecutive, se mi permetti di rubarti le belle parole che usi per le interpretazioni del direttore greco), spesso si fa dell'ironia o dell'incredulità non di rado prevenuta e disinformata nel pensare che lo scopo della filologia sia la pretesa di suonare in fotocopia come suonava Bach, o Stradella.., ossia attraverso una fredda e mentale, meccanica prassi tecnica, quando ad animare e dare forma a tutto è invece il complesso e profondo progetto di ricerca, spesso assai laborioso, difficoltoso,il quale richiede grande impegno e conoscenze appassionate e appassionanti che non si acquisiscono in poco temp. Infatti la folologia ha maturato, proposto e messo a frutto spesso delizioso il suo intendimento nel corso di oramai più di mezzo secolo, 70 anni o giù di durante i quali in grandi musicologi e musicisti filologici hanno per di più riscoperto "antiche" opere  ed autori meravigliosi che erano finiti sotto la coltre dell'oblio rivelandosi in seguito si orprendentemente "attuali".. Ci vuole passione e sentimento, orgoglio senza pregiudizi e arbitrarietà non chiarite, per fare tutto questo nei modi più chiari, puramente istintivi non di meno "documentalmente" misurati , musicalmente e e "scientificamente" avvalorati.

 

Dico questo perchè mi piacerebbe capire su quali basi, a fronte di quali "testi" e criteri musicologici, storico-estetici, a quali ricerche avremmo invece queste interpretazioni currentzisiane "apparentemente forzate" che farebbero rivivere nello spettatore il mondo mozartiano nelle sue complessità sotto ogni aspetto, musicale ed emotico, come da te meglio specificato nei passaggi sotto quotati.

 

Il 19/3/2024 at 15:10, Grancolauro ha scritto:

A me ha colpito il coinvolgimento che Currentzis e la sua orchestra sono riusciti a creare in sala: c'era una emozione intensa, palpabile, molto teatrale. Una specie di sottile tensione nell'aria che faceva nascere nello spettatore l'impressione di partecipare a un rito - nel caso del Requiem, quello del trionfo della morte -, non di assistere a una rappresentazione. Ho trovato questo molto mozartiano, in realtà. Al punto da farmi pensare che le apparenti forzature di Curretzis siano funzionali a ricreare una specie di "evento originario", ovverosia a far rivivere nello spettatore lo stato emotivo che originariamente l'opera era intesa (da Mozart) generare. Una sorta di filologia delle emozioni, e non dei testi o delle prassi esecutive.

 

Insomma.., fare teatralità (che non è fare teatro della tragedia antica o greca) con un Requiem, come già detto in altro post, la vedo poco congrua e apprezzabile a fronte per di più di un'opera così mistica,  profonda e umanamente, religiosamente tragica... lo vedo poco rappresentativo del/per un  "trionfo della morte" inteso come "rito" che non potrà per sua natura trascendente essere teatrale ed autorefereniale, bensì misurato nelle enfasi del facile consenso,  forte anzi "remissiva" nell'espressione.

Fuor di polemica.., mi piacebbe confrontarmi, chiarirci su questi aspetti.

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Grancolauro
Il 23/3/2024 at 19:57, analogico_09 ha scritto:

mi piacebbe confrontarmi, chiarirci su questi aspetti.

Non so ma temo ci sia un fraintendimento. Credo nessuno neghi l’importanza che hanno avuto e hanno tutt’oggi le ricerche filologiche in ambito musicale, come pure nessuno nega l’interesse delle interpretazioni filologicamente orientate. Io no di certo. Credo anche che apprezzare Currentzis non implichi disprezzare altri approcci alle opere che il Nostro porta in concerto. Tutt’altro, direi. Nel post che citi ho abbozzato semplicemente un’ipotesi riguardo ai motivi di fondo dell’approccio di Currentzis al Requiem di Mozart dopo aver ascoltato il

concerto di Torino. Alla luce di quello che ho ascoltato, non mi pare si sia trattato di una frittura mista più o meno cucinata all’impronta, né di una interpretazione creata solo per stupire o celebrare l’ego smisurato del direttore. Credo Currentzis meriti un po’ più di rispetto, come qualsiasi altro artista che fa con impegno il suo lavoro, a prescindere possa piacere o meno quello che fa.

Nel merito delle mie osservazioni, l’ipotesi che facevo riguardava l’equilibrio  tra testo (spartito), co-testo (prassi esecutive) e contesto di ricezione dell’opera. Mi è sembrato che Currentzis desse più peso al terzo elemento rispetto ai primi due, perlomeno rispetto ad altri interpreti. Ma mi posso ovviamente sbagliare, è solo un’ipotesi. Riguardo al Requiem, infine, credo sia stato scritto con intenti fortemente teatrali, come gran parte della musica di Mozart d’altra parte. Non credo si tratti di un lavoro  mosso da una forte componente mistica e religiosa, che richiede misura, raccoglimento, pietas nell’interprete. Quello di Mozart è un requiem laico, giocato sulla tensione espressiva e sulla potenza dei contrasti. È un’opera che non dona pace ma che lacera la carne. Per questo, a mio modo di vedere, il Requiem rappresenta, mette teatralmente in scena, il trionfo della morte: non per celebrare la misericordia di Dio ma per riscattare l’umanità degli uomini. Qui sta la sua grandezza tragica, secondo me ovviamente. E Currentzis, sotto questo profilo, l’ha interpretato in modo magistrale.

Va da sé che scrivo tutto questo senza polemica, nel rispetto, come sempre, del tuo punto di vista.

Buona serata

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analogico_09

@Grancolauro Ieri sera, Damiano, prima che giungesse il tuo ultimo post, avevo scitto quanto segue per precisare meglio alcune cose, visto che non avrei potuto più editare l'altro intervento.
Mi riferisco anche a quanto afferma   @Memé per completezza, e sia chiaro che non intendo entrare in polemica, o in mera contrapposizione con voi, nulla di personale, anzi, non posso che riconfermare i sensi della stima ad entrambi, è solo per il piacere dello scambio spero costruttivo delle idee, suppongo piacevole anche quando le stesse non collimano.

Dopo averlo scritto ho preferito non lanciare il mex, rimandando nel caso intendessi completare un po' meglio il mio punto di vista. Il messaggio era parcheggiato nell'editor, non è andato perso lo riprendo e lo invio visto che in parte si  riallaccia a quanto scrivi nell'ultimo post al quale isponderò anche sugli altri aspetti più specifici, sui fraintendimenti eventualmente occorsi. Ora non posso dilungarmi.

p.s. solo una cosa: con "fritto misto", modo di dire "colorito", non malevole, non mi riferivo a Currentzis (bensì ai detrattori della filologia, in paerticolare mi riferisco ai musicisti e ad altri addetti ali vavori musicali a vario titolo, che mentre criticano tale Wspecialità" interpretativa e musicologica, ovvero estetica,  fanno strame delle musiche ad essi aliene per ignoranza e incultura o per "tornaconto"... ) del quale critico l'arte non certamente la persona privata. L'arte, l'artista sono cosa pubblica che si mettono in discussione e quindi passibili di plauso o di critica, dove criticare, più o meno negativamente, severamente, non significa mancare di rispetto alla persona, né all'artista e  alla sua arte: si è sul legittimo nonchè "ordinario" piano del "sentire" le risonanze delle arti a noi più vicine, del poter esprimere liberamente le proprie impressioni.
Ora, le noste impressioni su Curretzis, nel caso specifico del Requiem mozartiano, non coincidono (ma mi pare che dei punti in comune pure vi siano, sgombrando il campo da qualche fa raintendimento potremmo forse tracciarli) e sta bene così, è possibile ed auspicabile tuttavia il confronto nel reciproco rispetto dei distinti intendimenti al netto di eventuali fraintendimenti.

 

Questo è quanto avevo scritto al "buio" senza nessun cambiamento.

 

Il 19/3/2024 at 15:10, Grancolauro ha scritto:

Al punto da farmi pensare che le apparenti forzature di Curretzis siano funzionali a ricreare una specie di "evento originario", ovverosia a far rivivere nello spettatore lo stato emotivo che originariamente l'opera era intesa (da Mozart) generare. Una sorta di filologia delle emozioni, e non dei testi o delle prassi esecutive.

 

 

Scusa Damiano, ho dimendicato di scriverlo sopra e non posso più editare: mi chiedevo come sia possibile fare filologia delle emozioni se non si fa anche filologia delle forme, dei testi, ovvero delle prassi esecutive d'epoca. Di ogni epoca. Le emozioni (ma direi le espressioni, i sentimenti, gli affetti) nascono dai linguaggi e dalle "forme" musicali di qualisivoglia tipo, di ogni luogo e tempo, non da altro, non per preveggenza. Idem, per poter trasmettere le "espressioni" musicali, etc,  non filogiche si ricorre alle prassi esecutive tradizionali, non filologiche.
Se ascolto un canto monteverdiano da Roberta Invernizzi che esegue il canto nei modi antichi probabilmente mi sembrerà di provare emozioni veneziane o mantovane, chiamiamole così, dei tempi dei Gonzaga e dei Dogi; lo stesso canto lo ascolto da un'ottima cantante d'opera lirica ottocentesca con voce impostata, e potrei supporre che un compositore ottocentesco abbia rubato l'aria a Monteverdi...

 

Il 21/3/2024 at 21:23, Memé ha scritto:

A Bologna è venuto giù il teatro e mi piace raccontare che sia successo, con profonda gratitudine verso il pubblico emiliano, dopo un minuto interminabile di assoluto silenzio dall'ultima nota, talmente spettinati e profondamente esterrefatti dal non riuscire a respirare, quasi, in attesa che il direttore abbassasse le braccia ancora elevate nel gesto finale... 

 

Spentasi l'estrema nota del Requem mozartiano diretto di Claudio Abbado nel 1999 il pubblico salisburghese riservò al grande direttore ben 40 minuti di silenzio prima di "sfogare" in un applauso di viva, misurata, rispettosa graditudine, non già da stadio delle tifoserie, senza far cadere giù il teatro od altro, non dietro "comando" del  direttore che, bontà sua,  abbassa infine le braccia per dare al pubblico il segnale - o forse l'"ordine" ? - di applaudire...
Abbado era rimasto a sua volta in silenzio, "stremato", immobile, visibilmente commosso, col pensiero forse rivolto alla sua grave malattia contro la quale dovette a lungo lottare senza che la sua insigne arte ne risentisse. L'applauso del pubblico musicalmente colto ed educato alla musica, sgorgò spontaneo, vigoroso e "complice" eppur discreto, tante anime che risposero coralmente  al direttore "immaginario" che diede loro l'"attacco" metafisico.
Essì che di quella interpretazione si potrebbe parlare di un "rito" che riguardi la morte "reale", un modo porsi di fronte  al Mistero della morte con terrore (Quantus tremor), con rassegnazione, con religioso ed insieme laico, pietoso, od atterrito sentimento umano, una dimensione "mistica" del sentire metafisico che appartiene alla trascendenza, ben aldilà perfino del "sentimento" estetico, oltre il "teatro". La "tragedia" umana, anti teatrale, anche nel laico, nel non credente, assume sempre anche i toni della religiosità, e questo emerge in ogni opera "religiosa", o "sacra" di Mozart, non solo nel Requiem. Nell'interpretazione di Abbado questo traspare chiaramente.

Il Requiem K626 di Wolfgang Amadeus Mozart, composto nel 1791 a Vienna, fu l'opera che il compositore scrisse, e  l'interprete Claudio Abbado diresse, entrambi per la loro stessa morte. Più "sacrale" di così.., si muore.
 

 

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2 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Spentasi l'estrema nota del Requem mozartiano diretto di Claudio Abbado nel 1999 il pubblico salisburghese riservò al grande direttore ben 40 minuti di silenzio prima di "sfogare" in un applauso di viva, misurata, rispettosa graditudine, non già da stadio delle tifoserie, senza far cadere giù il teatro od altro

eh, si vede che a Bologna siamo più passionali che a Salisburgo 😅

comunque non è venuto giù niente eh, giuro che all’uscita ogni struttura, suppellettile o cosa del teatro è rimasta integra al proprio posto…

tornando seri mi ritrovo completamente nell’emozione (trance?)  di cui hanno parlato @Grancolauro e @Memé - in tanti anni di frequentazione di sale da concerto serate come questa le posso contare sulle dita di una mano e semplicemente, filologia o meno, mi sono semplicemente lasciato andare nella corrente impetuosa che il maestro greco è stato in grado di materializzare..

 

 

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