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Sentire differenze... che non ci sono!


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Il 24/5/2024 at 19:26, gimmetto ha scritto:

Attendiamo trepidanti(?!) dimostrazioni di questa ennesima  teoria...

Non può essere valida perché la scienza delle mie teorie/certezze non sa attualmente nulla, e non essendo quindi possibile che io sappia qualcosa che la scienza non sappia, considera le mie teorie come le ha definite un vero scienziato , una fede che io mi sia creata.

Rivolgiti e confida quindi nella conoscenza/scienza attuale riguardo quanto tu possa con certezza definire vero e reale, e per qualcosa di realmente evolutivo , aspetta trepidante che  la stessa partorisca qualcosa di innovativo, tale da permetterti di arricchire e completare il tuo bagaglio di certezze.

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ilmisuratore
6 minuti fa, leonida ha scritto:

quale  la finalità di un trattamento acustico di un ambiente quando  questo, in realtà, risulta essere oggettivamente  destinato ad un soggetto umano la cui realtà percepita risulta essere altrettanto oggettivamente, soggettiva e non invariante?

Non è un paragone che regge molto 

Nella cosiddetta "non invarianza" esiste un margine interno con cui poter spaziare dentro una finestra ottimale

Se l'uomo è tempo variante non significa che un ottima integrazione acustica non apporti la sua grande efficacia 

Il paragone giusto è che posso godere di un automobile molto confortevole nonostante tutti i giorni non percepisca l'esatto livello di confort, di contro un automobile poco confortevole darebbe mediante più fastidio in quanto percepirei molti difetti in modo macroscopico (scaffe, posizione di guida, silenziosità ect)

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extermination

@leonida In linea di principio convengo sul fatto che l'ascoltatore, nella fase di elaborazione del messaggio sonoro, ordina quantitativamente e qualitativamente gli attributi percettivi secondo una scala "psicologica" personale dominata dal proprio percorso esperenziale; convengo anche sul fatto che l'ascoltatore "filtra" gli stimoli esterni ( vedi pagina addietro in mio intervento sulla gestione delle informazioni) secondo modalità anche in questo caso personali escludendo, accentuando, valorizzando in maniera diverso i singoli attributi percettivi 

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32 minuti fa, ilmisuratore ha scritto:

n è un paragone che regge molto 

Nella cosiddetta "non invarianza" esiste un margine interno con cui poter spaziare dentro una finestra ottimale

Se l'uomo è tempo variante non significa che un ottima integrazione acustica non apporti la sua grande efficacia 

Il paragone giusto è che posso godere di un automobile molto confortevole nonostante tutti i giorni non percepisca l'esatto livello di confort, di contro un automobile poco confortevole darebbe mediante più fastidio in quanto percepirei molti difetti in modo macroscopico (scaffe, posizione di guida, silenziosità ect)

Stai confermando quello che ho scritto, ossia che ciò che possa permettere una reale sensazione di miglioramento su qualsiasi parametro ed, allo stesso tempo,  senza alcun negstivo effetto collaterale,  diversamente da hn semplice  cambiamento  con pro e contro da interpretare soggettivamente,  non può che determinare un tendenza all'oggettività della sensazione. 

 

 

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ilmisuratore
10 minuti fa, leonida ha scritto:

Stai confermando quello che ho scritto, ossia che ciò che possa permettere una reale sensazione di miglioramento su qualsiasi parametro ed, allo stesso tempo,  senza alcun negstivo effetto collaterale,  diversamente da hn semplice  cambiamento  con pro e contro da interpretare soggettivamente,  non può che determinare un tendenza all'oggettività della sensazione. 

Soggettivamente, ma mediamente, si ottengono risultati migliori e condivisi unanimamente

L'acustica disastrata non piace a nessuno

L'acustica ottimale piace a tutti

 

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extermination
9 minuti fa, scroodge ha scritto:

come passare dal dato percepito, alla generalizzazione delo stesso.

I

Percorsi esperienziali comuni agevolano fortemente la condivisione di un " modello percepito" che a mio avviso potremmo definire "standard" o se preferisci omologato ( dunque con scostamenti non rilevanti) per loro.

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48 minuti fa, extermination ha scritto:

I

Percorsi esperienziali comuni agevolano fortemente la condivisione di un " modello percepito" che a mio avviso potremmo definire "standard" o se preferisci omologato ( dunque con scostamenti non rilevanti) per loro.

Perfettamente d'accordo.

 

Ma, sempre che io abbia inteso bene il tuo post, per generalizzare il  "per loro" e  arrivare alla costruzione di un modello, c'è, per quanto ne so io, una sola via: uno studio di popolazione attraverso la composizione di un campione sufficientemente rappresentativo.
Se no, non sarà altro che un gruppetto di persone che chiacchera in un forum

Il che è assolutamente ok, eh!

Lo faccio pure io.


P.S.

tra l'altro, a me piacerebbe assai arrivare alla costruzione di un " modello percepito" sufficientemente condiviso, anche solo in ambito audiofilo/musicofilo.

Sì, mi piacerebbe assai.

Costerebbe qualche migliaio di euro, ma si può fare..

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23 ore fa, SpiritoBono ha scritto:

devi ascoltarci tanta roba in più sedute e poi decidere

è quello che faccio io, cambio un pezzo, lo rodo una giornata senza ascoltarlo, poi sta su giorni con vari generi

poi casomai torno a quello di prima, poi cambio di nuovo e poi decido. altri modi validi non ne ho.

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Proviamo un po a ragionare. Quando ascoltiamo musica dal vivo, o uno strumento dal vivo, tecnicamente non ascoltiamo nulla di perfetto.  Siamo magari in un ambiente o in una posizione sfortunata, lo strumento ha un suo suono, formato da fondamentali, armoniche, distorsioni, non linearità,  tipiche della vita reale. Ad ogni modo, quel suono imperfetto li interpretiamo come naturale nella sua imperfezione.

Forse non abbiamo bisogno della perfezione che è raggiungibile con i nostri impianti e con le registrazioni in studio, ma abbiamo bisogno di qualche imperfezione per approssimare la realtà. 

Ovviamente queste imperfezioni, sono conosciute e misurabili,  e non hanno nulla di mistico. 

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1 ora fa, Ggr ha scritto:

Ovviamente queste imperfezioni, sono conosciute e misurabili,  e non hanno nulla di mistico. 

La stragrande maggioranza di queste che chiami imperfezioni riguardano fenomeni non misurabili, l'elettroacustica e l'acustica classica operano su un residuale 20%30 % ai fini della qualità sonora percepita.

Manca quindi la maggior parte della potenzialità, perfettamente percepita ma erroneamente attribuita a deficit di ordine elettrico ed acustico.

Questa interpretazione  sarebbe eventualmente dimostrabile tramite una simulazione temporanea  attraverso la quale risulta possibile poter  valutare e confrontare quanto possa essere percettivamente  rilevato e risolto rispetto a come e quanto in realtà dovrebbe.

Se tutto ciò  apparisse tanto quanto un ragionamento fantascientifico o il parto di una mente folle, si pensi a qualcuno che in assenza dell'esistenza di occhiali da vista non   riesca ad elaborare correttamente un'informazione visiva.

 Le attuali conoscenze,  nel cento per cento dei casi, ritengono che le imperfezioni riguardino lo scritto, le dimensioni delle lettere, il tipo di carta, il tipo di illuminazione e quant'altro, tutto  tranne l'ipotesi  di una oggettiva  deficienza visiva del soggetto lettore.

Qualora qualcuno ritenesse che in materia visiva sia la realtà fisica ad essere sfocata e non il soggetto ad interpretarla correttamente, questo qualcuno verrebbe considerato, o del tutto fuori di testa, o quantomeni susciterebbe compassione o ilarità.

Applicando lo stesso concetto presupposto e poi dimostrato  dalla riduzione ,allo stato attuale la convinzione è  che l'ascoltatore rappresenti un'entità sostanzialmente fissa se non fissa del tutto come veniva creduto per la terra,  mentre il segnale acustico, come per il sole, un'entità mobile, da cui la valutazione delle variazioni percepite determinate dalla presunzione che fosse  sole a spostarsi ed il soggetto a percepire le variazioni di luminosità. 

Riconosciuto l'errore di interpretazione nessuno ha mai piu dubitato che sia la terra a ruotare ed il sole a rimanere fisso.

La terra, in materia audio, è  l'ascoltatore ritenuto elemento fisso, a fronte della mobilità dell'informazione da elaborare.

Pertanto, il voler considerare inesistente ciò  che in realtà muove fisicamente l'ascoltatore solo perché non si possieda alcuns lontana idea di quale fenomeno possa generare l'origine delle variabili all'ascolto, è  assimilabile a chi durante  diciannovesimo secolo negava l'esistenza di germi e batteri sol perché non poteva vederli, e chiedeva jnsistentemente a chi ne fosse o ne era convinto, di dimostrare tangibilmente la loro esistenza.

 

 

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ilmisuratore
7 minuti fa, leonida ha scritto:

l'elettroacustica e l'acustica classica operano su un residuale 20%30 % ai fini della qualità sonora percepita.

Troppo poco...

A me sembra che apporti un buon 95% della qualità e un "residuale" soggettivo del 5%

Questa è stata la mia esperienza

  • Melius 1
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ilmisuratore
43 minuti fa, Cano ha scritto:

Che essendo un valore statistico ci stanno dentro anche i casi 20/30%

Se fosse anche vero 

Non sono d'accordo

Tra il 20% e il 95% la forbice è troppo ampia

La qualità dell'elettroacustica e acustica per il mio parere non permette tutte queste differenze, come dire: se gli elementi della catena hanno qualità elettriche e il sistema elettroacustico ed acustico è ben messo, il risultato si pone verso livelli abbastanza alti...chessò...sotto l'80% non andrei

Il 20% mi sembra scarso e accomunabile ai contesti problematici e con ampio margine di miglioramento

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