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Yunchan Lim al Verbier Festival 2024


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7 ore fa, SimoTocca ha scritto:

Si era parlato con te della registrazione chopininana degli Etudes… e dicevo anch’io che c’era qualcosa…c’era qualcosa che non mi convinceva a fondo… del resto poi mi era venuta gana di ascoltare dopo il Pollini… e quindi Lim era stato in qualche maniera un po’ “maltrattato”… ma alcuni spunti interessanti e personali c’erano anche nella sua interpretazione degli studi..

Sì hai ragione, ricordo quella discussione. Mi viene tuttavia da pensare che il confronto tra Lim e Pollini con riguardo agli Studi di Chopin sia per certi versi improponibile, "fuori luogo" per così dire. Epoche diverse, mondi musicali diversi. La registrazione di Pollini fece scalpore perché era rivoluzionaria, rompeva con la tradizione interpretativa precedente: leggeva per la prima volta Chopin in chiave razionalista, in sintonia con le avanguardie del tempo. Lim colpisce per la padronanza dello strumento, il virtuosismo trascendentale e la capacità asservirlo a scelte espressive interessanti ma mai di rottura, davvero innovative. Tuttavia il mondo è cambiato: sarebbe oggi probabilmente assurdo aspettarsi da un pianista pur straordinario come Lim quello che allora fece Pollini o hanno fatto altri grandi rivoluzionari della tastiera. Non è più il tempo, non più il luogo. O forse no?

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@Grancolauro ..anche no.. a mio avviso le interpretazioni-capolavoro a mio avviso non hanno tempo e..non temono le ingiurie degli anni!

Lim su Chopin, o almeno sugli Studi, non mi ha “conquistato”. Nel quinto di Beethoven invece sì.

Comunque è davvero molto giovane… staremo a vedere cosa ci/gli riserva il futuro..

 

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1 ora fa, SimoTocca ha scritto:

le interpretazioni-capolavoro a mio avviso non hanno tempo e..non temono le ingiurie degli anni!

Uhmm, non so, io non ne sono tanto sicuro. Restando tra i pianisti, pensa al caso di Sviatoslav Richter. Per decenni è stato considerato uno dei più grandi pianisti di sempre. Oggi non se lo fila più nessuno.È diventato all’improvviso un pianista mediocre? Non credo. Forse, semplicemente, il suo stile e la sua poetica hanno fatto il loro tempo. Temo possa succedere anche col Beethoven e con lo Chopin di Pollini prima o poi…

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@Grancolauro
È la definizione stessa di arte, anzi Arte, quella di “durare” al di là delle mode e al di là del tempo che passa. Ovviamente il tutto “relativo”, nessuno può prevedere quello che sarà fra 10.000 anni, o 100.000 addirittura, e … se ancora esisterà/resisterà il culto di Beethoven…di Michelangelo…di Shakespeare…ma se esisterà ancora l’Umanità così come la conosciamo, con le sue paure, le sue speranze, i suoi amori… ecco sono abbastanza certo che Beethoven, Michelangelo, Shakespeare saranno ancora considerati grandi artisti.

Ci sono ovviamente mode, che cambiano, e anche le grandi interpretazioni della grande arte sono soggette a periodi di grandi successi e altri di grandi oblii…ma ecco.. i pianisti davvero grandi resistono al tempo! Fra questi di sicuro c’è Richter… mani d’acciaio…. A suo “sfavore” ha giocato in questi ultimi anni, il fatto che avesse registrato per tante case discografiche e per tutte in maniera discontinua e con tecnica di registrazione che salvo eccezioni è spesso mediocre…

Ma le sue interpretazioni rimangono grandissima arte… e quindi se non eterne (di eterno non c’è neppure l’Universo! …Forse…) sono di sicuro durature… perché la storia, come si vede, alla fine è fatta di corsi e di ricorsi, checchè ne dicano gli storici annalisti, di mode che passano e che tornano… 

È del tutto ovvio che Lim è l’astro nascente del momento, e quindi oggi vada di moda, magari più di Pollini o di Richter… ma per rimanere “eterno” come loro…ne ha di strada da fare… tanta..tanta…😉

  • Melius 1
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10 ore fa, SimoTocca ha scritto:

ecco sono abbastanza certo che Beethoven, Michelangelo, Shakespeare saranno ancora considerati grandi artisti.

Ne sono convinto anch'io! Nel caso delle interpretazioni di opere musicali, tuttavia, credo che la situazione sia diversa e che la "durata" tenda ad essere generalmente minore. Questo perché le interpretazioni, per quanto grandi, fanno da tramite tra l'opera e il pubblico in carne ed ossa, che vive in un certo tempo e in un certo luogo. Se cambia il pubblico e il momento storico, cambia anche il valore riconosciuto alle interpretazioni senza che cambi il valore (eterno?) dell'opera interpretata. Forse.

Ma sono solo suggestioni di fine agosto... :classic_smile: 

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22 ore fa, Grancolauro ha scritto:

La registrazione di Pollini fece scalpore perché era rivoluzionaria, rompeva con la tradizione interpretativa precedente: leggeva per la prima volta Chopin in chiave razionalista, in sintonia con le avanguardie del tempo.

Tra le prime registrazioni chopiniane di Pollini è sempre stata quella più esaltata, ma che personalmente ho amato meno. Ho preferito i Preludi op. 28 e, soprattutto, le Polacche...ho studiato (male) le polacche op. 40 n. 1, op. 44, op. 53 ascoltando ossessivamente il disco del nostro Maurizio. La mia minore simpatia per gli Studi era forse dovuta a una certa mia iconoclastia verso certe esecuzioni ritenute inarrivabili (i Preludi di Debussy di ABM per esempio...), ma anche a una certa uniformità del suono polliniano. 

In fin dei conti però sono stati proprio gli Studi quelli ad esaltare la l'estetica razionalistica di Pollini, la sua coerenza interna, l'equilibrio di tutto il complesso, le geometrie...e la certa uniformità di suono e timbro era funzionale al disegno. 

Però penso che sia un'interpretazione figlia del tempo, che non può essere trasposta 50 anni dopo. 

Certe grandi interpretazioni le capisco solo storicizzandole, calandole nel loro mondo, sempre più lontano e diverso dal nostro.  

 

  • Melius 1
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20 ore fa, Lolparpit ha scritto:

Certe grandi interpretazioni le capisco solo storicizzandole, calandole nel loro mondo, sempre più lontano e diverso dal nostro. 

Condivido! Poi bisognerebbe fare molti distinguo, temo. Ci sono interpretazioni che sono figlie e incarnano l’estetica del loro tempo: il Chopin di Pollini, il Beethoven di Richter, il Liszt di Arrau, il Mozart di Gulda, ecc. Poi ci sono interpretazioni che sono figlie soltanto del genio dell’interprete e che per questo tendono ad essere astoriche: il Bach di Gould, il Chopin di Pogorelich, lo Scriabin di Sofronickij, ecc. Poi ci sono le interpretazioni filologicamente orientate, che tentano di distanziarci dall’estetica del presente, le interpretazioni che generano un standard perché iterate da altri musicisti per generazioni (il Beethoven di Wilhelm Backhaus, ad esempio), e molte alte categorie potrebbero essere probabilmente individuate. Insomma, il tema non è banale…

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@Lolparpit sai che a me invece Lim colpisce più di Trifonov in questi pezzi? Prendi Mazzeppa. La versione di Trifonov è più “tirata via”, il fraseggio più discontinuo e con qualche eccesso fine a se stesso. Lim, paradossalmente, sembra avere una visione artistica più organica di questi brani. Poi nei passaggi davvero difficili non si nasconde mai e fa davvero paura… La velocità con cui Lim fa Feux Follet è a dir poco strabiliante, ad esempio! 😨

Insomma, in alcune esecuzioni di Lim c’è qualcosa di mai visto e ascoltato prima

  • Melius 1
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@Grancolauro abbiamo detto la stessa cosa: ho scritto male la frase sopra. Preferisco anch’io Lim. Proprio in Mazeppa, forse il più difficile tra i 12, Lim mi sembra avere più controllo, anche della dinamica. Ne esce meglio la narrativa del pezzo, che in Trifonov appare più schematico e a compartimenti stagni.

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