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Debussy & Rameau : un disco davvero speciale ...


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1 ora fa, SimoTocca ha scritto:

Lo ha detto, un paio di giorni fa, Antonini in una bella intervista su Repubblica. Il Barocco un po’ come il Jazz… questo era il concetto..

 Mi inchino davanti ad Antonini ma io 'ste cose le fado dicendo, ahimè, dalla notte dei tempi... :classic_biggrin:

Vado a fare la spesa...

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1 ora fa, Felis ha scritto:

È solo da poco tempo che l'autarchica musicologia tedesca si sta accorgendo dei legami più antichi tra Bach e l'Italia che non si relegano solo a Vivaldi ma anche ai tastieristi polifonisti più antichi.

 Un'autentica spugna nel bel mezzo dell'Europa musicale... Bach piglia anche da canzoni popolari francesi da una di queste, 16mo secolo, Une Juene Fillette  ne fa un corale, l'ultimo della Cantata 73... "Das iost des vater wille" non posto esempi video.., devo andare a fare la spesa... :classic_laugh:

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48 minuti fa, cactus_atomo ha scritto:

in fondo anche bach ha trascritto per tastiera dei concerti per archi di vivaldi, quindi non potrà rivoltarsi nella tomba se quakcuno lo copia:classic_biggrin:

 

 

Ma era dichiarata l'intenzione.., era materiale che Bach trasformava e riutilizzava per costruire  le sue pazzesche creazioni innovative ed originali... Ai tempi ricopriare da altri colleghi e da se stessi era pratica corrente consentita, scoparta, a meno di smaccato plagio.., ma era per gli stessi fini di cui sopra riguardo a Bach. Handel "saccheggiando" gli italiani, specialmente "Stradella" che era un genio, scrive uno dei suoi più belli ed originali Oratori, l'Israele in Egitto.  (vabbè mo' è finito a gaza...) Ma devo andare a fare la spesa!!!

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26 minuti fa, Max440 ha scritto:
3 ore fa, analogico_09 ha scritto:

ei ancora qui in vesta di pontifex Max??  ti piace rivestire il ruolo... :classic_biggrin:

Mi piace chiacchierare, non pontificare... e cercare di scrivere stando entro le 3 righe :classic_smile:

 

Ecco, vedi.., altro che pontifex, tu ti senti uno e trino... 😇

 

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6 ore fa, Felis ha scritto:

Cita le fonti, grazie. Quello dici non corrisponde al vero.

Ho premesso che parlo da appassionato: non sono musicologo. E con i miei post non voglio mettere in dubbio le sicure competenze che ha chi, per mestiere, studia la musica e la esegue.

Pur tuttavia sull’Arte della Fuga ci sono tali e tante (nel senso latino di tantum, molto grandi cioè) incertezze che “appellarsi al vero” mi pare un azzardo, anche per un esperto come te.

Intanto un minimo di cronologia: è il 1953, non proprio ieri insomma, quando Leonhardt espone la tesi che tu sostieni, qui il riferimento bibliografico Gustav Leonhardt, The Art of Fugue Bach's Last Harpsichord Work: An Argument, in The Musical Quarterly, vol. 39, n. 3, Oxford, Oxford University Press, 1953, ISSN 0027-4631.

Nel frattempo molte cose sono cambiate e molte obiezioni, assai più recenti, sono state sollevate in merito alla strumentazione e la tesi per cui il trattato Die Kunst sia in realtà solo teorico e non destinato ad uno strumento in particolare è sia di Basso, in “Alberto Basso, Frau Musika, La vita e le opere di J.S. Bach, vol. 2, Torino, EDT, 1983” e in “Alberto Basso, L'età di Bach e di Haendel, Torino, EDT, 1991”,  che di Condè, in “Roland de Candé, Johann Sebastian Bach, Pordenone, Edizioni Studio Tesi, 1990”.

Come dicevo è abbastanza logico che se Bach non abbia indicato uno strumento in una raccolta iniziata nel 1747 e portata avanti fino a un minuto secondo prima della sua morte nel 1750, pur avendone avuto sicuramente tempo, è logico ipotizzare (logico, non vero o falso) che nessun strumento reale ne sia destinatario.

Che poi Bach, da eccellente organista e clavicembalista, adottasse schemi mentali partendo da organo o clavicembalo può essere benissimo… come rispose Wagner a quella dama civettuola che gli chiese quale strumento suonasse: mi faccio capire al pianoforte, ma mi esprimo compiutamente solo con l’orchestra! 😆😉

Ecco ci può stare… ma non è prova definitiva per ipotizzare una destinazione, tanto meno per il clavicembalo in quanto ci sono note impossibili da eseguire con un solo clavicembalo (bibliografia Ton Koopman. Note di copertina di Bach. Die Kunst der Fuge, Erato 1995). E se lo dice Ton Koopman…ecco io da semplice musicofilo ci credo! 

Insomma ecco… su una questione così complessa mi aspetto, specie dagli esperti, una maggiore cautela…perché non è così netta la “prova provata” a favore di questa o quella tesi.

Tutto qui…

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6 ore fa, Grancolauro ha scritto:

Ora, piaccia o meno, la tradizione esecutiva di Bach al pianoforte, per fare un esempio concreto, è un fatto storico che ha una storia bicentenaria la quale ha influenzato in modo rilevante la prassi esecutiva di questo strumento

Sono perfettamente d’accordo con te, Damiano. È un fatto storico e la cui legittimità è sostenuta, comunque, da musicisti a cui io non sarei degno di legare i lacci delle scarpe, da Richter a Pollini, da Schiff a Sokolov…e compagnia.

Io invece ho detto che, anche solo per capire meglio da dove si parte e dove si arriva, sarebbe sempre bene conoscere la “versione originale”, quella pensata per lo strumento contemporaneo esistente. Che poi Horowitz sia così “folletto” da farci sentire il suo piano che quasi “pizzica” le corde anziché  percuoterle con i martelletti… qui si entra nel campo della “pura magia”…. Ogni tanto andrebbe riascoltato Horowitz… giusto per capire.. 😉

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@SimoTocca Io riesco ad eseguirla tutta senza problemi, ovviamente i contrappunti a specchio necessitano di 2 cembal... puoi trovare notizie a proposito nel libretto dell'edizione di Sergio Vartolo. 

Tieni anche conto che Bach aveva una mano gigantesca e prendeva più di una decima sulle antiche tastiere (più piccole delle nostre). Ribadisco nuovamente che la notazione in partitura a righi separati in quanto tale e come ho già scritto su è per tastiera. L'aura di "musica per gli occhi" con l'ultimo Contrappunto lasciato incompiuto è un'accezione fortemente romantica e no, Bach non è morto cercando di completare l'ultimo Contrappunto o sul letto di morte ha dettato "Vor deinem Thron tret ich" - guardacaso anche questo a 4 voci su righi separati ma già facente parte della raccolta di corali di Lipsia per organo - ma poco prima di trapassare stava sistemando la "Messa in Si minore" (che pure quella in si minore c'ha solo il primo movimento del Kyrie) :classic_biggrin:

L'ADF esiste anche in una prima edizione completa. v. P. Dirksen.

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@Felis Sì… è noto che forse la Fuga incompiuta è romanzata… 

La Fuga a 3 Soggetti si interrompe alla battuta 239 ed è seguita da un commento manoscritto, che, alcuni, attribuirono a Carl Philipp Emanuel Bach: «Über dieser Fuge, wo der Nahme BACH im Contrasubject angebracht worden, ist der Verfasser gestorben» ("Su questa fuga, dove il nome BACH appare nelle note che formano il controsoggetto, l'autore morì").

CPE Bach diceva che il padre gli avrebbe dettato quest’ultima fuga addirittura sul letto di morte..

Probabilmente è stato tutto “romanzato” per vendere di più un’opera incompiuta… che allora vendette assai meno di quello che si sperava.. (ma JS Bach dai contemporanei è stato “compreso” in tutta la sua grandezza solo fino ad un certo punto.. cioè molto poco…).

È pur vero che ci sono però diversi musicisti che ritengono ineseguibile l’opera completa al solo clavicembalo.

Io la apprezzo molto, come dicevo, nella versione di Rousset…

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6 ore fa, SimoTocca ha scritto:

Ogni tanto andrebbe riascoltato Horowitz… giusto per capire..

Senz'altro d'accordo.

AI miei tempi, quando si trattava di capire il valore di un giovane pianista che faceva una audizione, non gli si chiedeva di suonare Beethoven, Chopin, Schumann o Brahms, ma 3 sonate di Scarlatti. Bastava e avanzava per capire tutto quello che c'era da capire. Scarlatti era (ed è ancora) una pietra di paragone universale per i pianisti dal punto di vista tecnico ed interpretativo. Sulla tradizione esecutiva di Scarlatti al pianoforte ci sarebbe da spendere pagine e pagine. Horowitz è stato sicuramente un'eccellenza assoluta. Ma che dire di gente come Lipatti, Haskil, Subdin, Pogorelich, la nostra Maria Tipo, Ts'ong, Demidenko, Schiff, Pletnev, MacGregor, o lo stesso Babayan? Ciascuno di questi pianisti, e molti altri li sto ora dimenticando, ha lasciato un segno nella cultura pianistica grazie a Scarlatti e attraverso Scarlatti.

Per lo Scarlatti al clavicembalo, non va poi dimenticato il grandissimo Pierre Hantaï

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Il 3/9/2024 at 19:55, analogico_09 ha scritto:

Impossibile rifare queste "cose" col pianoforte.., o che forse queste "cose" siano invecchiate.., quella meraviglia di armonici e di suoni aperti e "subcoscine

Peppe,  .. mi vai a citare proprio la sonata in re min che Martha Argerich ha reso celebre come nessun altro clavicembaliasta ha saputo fare in trecento anni di storia....

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9 ore fa, maverick ha scritto:

mi vai a citare proprio la sonata in re min che Martha Argerich ha reso celebre come nessun altro clavicembaliasta ha saputo fare in trecento anni di storia....

Vabbe', anche Waldo de los Rios ha reso famosa la 40 di Mozart come non lo era mai stata nei 200 anni precedenti :classic_biggrin:. Scherzi a parte, nessuno mette in dubbio le capacità dei vari pianisti citati di suonare splendidamente questi brani; semplicemente c'è chi preferisce avvicinarsi per quanto possibile all'originale (con tutti i limiti di questo approccio, conosciutissimi) e chi invece ha un approccio molto libero (pure in questo caso con limiti conosciutissimi). Due visioni difficilmente conciliabili (sono in fondo visioni dell'arte profondamente diverse) ma degne entrambe di stare al mondo.

Fossero questi i problemi...

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