Azoto One Inviato 28 Dicembre 2025 Condividi Inviato 28 Dicembre 2025 48 minuti fa, damiano ha scritto: @Azoto One che personaggio Reikseger, tra le tante cose che ha fatto ci sono anche un paio (mi pare proprio 2) di colonne sonore per Herzog, regista che amo alla follia, dove aveva il supporto canoro di un gruppo sardo. Ciao D. Davvero speciale Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/75/#findComment-1663025 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Gaetanoalberto Inviato 28 Dicembre 2025 Condividi Inviato 28 Dicembre 2025 Ilhan Ersahin In attesa che nel 2026 si completi il suo ultimo lavoro, il rilascio di un paio di brani é una buona occasione per scalare il nostro sassofonista svedigo turco, con lontane influenze musicali caraibiche, poi evolutesi in un genere che definirei sicuramente gdjdhehehansj, e comunque ai confini. Tra le tante, proprietario del Nublu, un bel locale a Manhattan, dove non manco mai di andare quando mi trovo a New York, e di una casa discografica omonima. Seguitivillo, ma non limitatevi a questo e cercate le svariate Istanbul sessions Carino anche qui. https://www.instagram.com/tv/B-UhFcVA_Kc/?igsh=MTZiOGVqNHNoMDJmdA== 1 1 Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/75/#findComment-1663042 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
damiano Inviato 4 Gennaio Autore Condividi Inviato 4 Gennaio Confesso che non riesco a concentrarmi troppo sulle cose che mi piacciono. Sono molto distratto dal riemergere dei vecchi imperialismi che pensavo (illuso!) superati dal tempo e che avevo chiuso nei cassetti della mia memoria di studente. Ieri sera, per consolarmi, ho acceso il giradischi ed ho messo su uno dei dischi del mio artista preferito, Keith Jarrett: "Survivor Suite" registrato nel 76 e pubblicato da ECM nel 1977. È il cosiddetto "American Quartet" la formazione con Redman, Jaden e Motian che tipicamente incideva con Impulse tranne che per la Suite e per un altro disco del 76 intitolato "Eyes of the Heart". A mio giudizio è uno dei dischi migliori di KJ ed anche la critica musicale, mai tenera col pianista, lo ha definito tale. Della valanga di cose che sono state scritte vi invito a leggere qualcosa dal blog "Free Jazz Collective", che trovo sempre molto interessante. In particolare mi ha colpito la frase di uno dei recensori, che dice: "This is not jazz in the traditional sense, this is music, full stop." Il disco contiene 2 brani: "Beginning" e "Conclusion". La mia nota particolare va al solo di Jarrett in "Conclusion", che metto nel podio degli assoli di Jarrett; poi ad una frase anonima nelle note di copertina che dice: 'And those that create out of the holocaust of their own inheritance anything more than a convenient self-made tomb shall be known as 'Survivors'." Buon anno Ciao D. 1 Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/75/#findComment-1667497 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. minollo63 Inviato 4 Gennaio Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 4 Gennaio Un ottimo album di debutto per l’ensemble scandinavo Cosmic Ear, che ruota attorno a Christer Bothén, coadiuvato da altri 4 compagni d’avventura (Mats Gustafsson, Goran Kajfeš, Juan Romero e Kansan Zetterberg). Il disco "Traces" è un viaggio sonoro che invita gli ascoltatori a immergersi nella musica come in un'entità vivente e che respira. È un jazz ricco di musicalità, spirituale alla maniera di Pharoah Sanders, che ricorda Don Cherry e Alice Coltrane, offrendo un riflesso contemporaneo dei loro spiriti pionieristici, aggiungendo un groove fresco e avvincente al panorama del jazz più impegnato, contaminato da una cornice etnico-percussiva capace di esaltare ulteriormente la componente ipnotica del suono. Ciao ☮️ Stefano R. 3 Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/75/#findComment-1667878 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
biox Inviato 4 Gennaio Condividi Inviato 4 Gennaio 1 ora fa, minollo63 ha scritto: Un ottimo album di debutto per l’ensemble scandinavo Cosmic Ear, che ruota attorno a Christer Bothén, coadiuvato da altri 4 compagni d’avventura (Mats Gustafsson, Goran Kajfeš, Juan Romero e Kansan Zetterberg). Il disco "Traces" è un viaggio sonoro che invita gli ascoltatori a immergersi nella musica come in un'entità vivente e che respira. È un jazz ricco di musicalità, spirituale alla maniera di Pharoah Sanders, che ricorda Don Cherry e Alice Coltrane, offrendo un riflesso contemporaneo dei loro spiriti pionieristici, aggiungendo un groove fresco e avvincente al panorama del jazz più impegnato, contaminato da una cornice etnico-percussiva capace di esaltare ulteriormente la componente ipnotica del suono. Ciao ☮️ Stefano R. Segnalato il 23 Dicembre 1 1 Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/75/#findComment-1667933 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. Gaetanoalberto Inviato 4 Gennaio Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 4 Gennaio Bijan Chemirani, discende da una dinastia di percussionisti persiani e padroneggia lo zarb Rami Khalifé, dal Libano, è un pianista classico virtuoso. Redi Hasa, un violoncellist che abbraccia molti mondi. Un fluire di musica allo stesso tempo antica e nuova, meditativa, difficile da contenere in un argine. Che non sia antidoto mentre la tempesta infuria sulla fragile Terra? 4 Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/75/#findComment-1668019 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
minollo63 Inviato 4 Gennaio Condividi Inviato 4 Gennaio 6 ore fa, biox ha scritto: Segnalato il 23 Dicembre …e quindi, non avrei dovuto segnalarlo ? 🤔 E poi, si fa presto a dire… “segnalato” ! 😉 😂😂😂 Ciao ☮️ Stefano R. Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/75/#findComment-1668262 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. ascoltoebasta Inviato Lunedì alle 11:15 Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato Lunedì alle 11:15 @GaetanoalbertoLo stavo segnalando io.....gran bel disco e segnalazione preziosa per la gran qualità,cambio quindi segnalando quest'altro bel disco,è un globalJazz con chiara e marcata presenza di EtioJazz,un viaggio in cui si vien condotti da una colonna sonora d'un film mai prodotto,il sax baritono insieme alle percussioni e al basso disegnano ritmi ora tribali,ora più indolenti e meditativi,davvero bello,logicamente,per me. 2 1 Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/75/#findComment-1668463 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Gaetanoalberto Inviato Martedì alle 16:34 Condividi Inviato Martedì alle 16:34 Lunghetto, ma se lo ascoltate tutto i confini li varcate 2 Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/75/#findComment-1669742 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. one4seven Inviato Venerdì alle 12:38 Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato Venerdì alle 12:38 "On The Corner", Miles Davis (1972), "Party To The Bus Stop", New Jersey Kings, James Taylor (1992) "Hard Groove", RH Factor, Roy Hargrove (2003). Mi piaceva condividere questo post apparso sul gruppo FB Jazz Rock Fusion. Cita Three yellow covers, one question: Can jazz be street music without sacrificing its experimental soul? I've been staring at these three album covers lately, and the visual conversation between them feels almost too deliberate to ignore. Miles Davis 'On The Corner' (1972), James Taylor's New Jersey Kings 'Party To The Bus Stop' (1992), and Roy Hargrove's RH Factor 'Hard Groove' (2003). The same bold yellow palette, the same cartoon-funk aesthetic, and the same unapologetic street energy. These aren't accidental design choices—they're manifestos. When Miles recorded 'On The Corner' in 1972, he was on a mission that made a lot of jazz purists deeply uncomfortable. He'd been listening to Sly and the Family Stone, James Brown, and Stockhausen, and he wanted to create something that would speak to young Black audiences who were buying funk and rock records, not jazz. The cover was designed to look like something you'd find in a street vendor's bin, not a prestigious jazz release. Columbia Records hated it, critics savaged it, and it bombed commercially. But Miles knew exactly what he was doing. The music inside matched that street ambition but went far beyond simple funk. Yes, the bass and drums locked into hypnotic 'on the one' grooves that could anchor any funk record. But Miles and producer Teo Macero were doing something radical—cutting, looping, and reassembling the recordings like early hip-hop producers would do a decade later. Miles put a wah-wah pedal on his trumpet and made himself almost unrecognizable. The band would slip into moments of free improvisation before snapping back to the groove. It was danceable and dangerous, accessible and genuinely experimental. That yellow cover promised funk but delivered controlled chaos. Fast forward twenty years to 1992, and the UK acid jazz scene is in full swing. James Taylor—the Hammond organ player and leader of the James Taylor Quartet—puts out 'Party To The Bus Stop' under the New Jersey Kings moniker, and look at that cover. It's speaking the exact same visual language Miles used. The mod jazz and soul-jazz revival loved this aesthetic because it connected them back to that golden moment when jazz, funk, and soul were all part of the same conversation. But here's where it gets complicated. Listen to the New Jersey Kings record and you get beautifully constructed Hammond-driven grooves, tight horn arrangements, and a rhythm section that knows exactly how to lock into a pocket. It's supremely danceable, perfectly executed mod jazz-funk that would absolutely kill in a club. But it's also safe. The arrangements are structured, the improvisations stay within comfortable boundaries, and there's very little of that destabilizing wildness that made 'On The Corner' feel dangerous. The acid jazz movement recovered the aesthetic and the danceability of seventies jazz-funk, but it largely abandoned the experimental risk-taking. It became loving revival rather than evolution—smoothing out the rough edges that made the original music revolutionary. Which brings us to Roy Hargrove in 2003. Hargrove was a straight-ahead jazz trumpeter who'd come up playing bebop, but by the early 2000s he was deeply immersed in the neo-soul movement around D'Angelo and the Soulquarians. He understood that if jazz was going to stay relevant, it needed to engage seriously with hip-hop and R&B, not just reference them nostalgically. 'Hard Groove' was his attempt to build that bridge, announced with—you guessed it—a yellow cover with bold illustration and literally the words "HARD GROOVE" written across a hand. What makes 'Hard Groove' interesting is that Hargrove was trying to do what Miles did—bring heavy contemporary groove into jazz without sacrificing jazz's complexity. The grooves hit hard, influenced by neo-soul production. But Hargrove doesn't abandon harmonic sophistication or improvisation. There are real jazz solos here, sophisticated arrangements, moments of genuine risk. It's not as radical as 'On The Corner', but it's a serious attempt to prove that you don't have to choose between accessibility and experimentation. These three yellow covers tell a story about a tension that runs through jazz fusion: How do you make jazz that speaks to the street without losing what makes it artistically vital? Miles in '72 found a radical balance—groove heavy enough to anchor a funk record, but freedom and experimentation built into the DNA. The acid jazz generation in the nineties chose accessibility and sacrificed that experimental edge. And Roy Hargrove in the 2000s was trying to find his way back to Miles' balance. The visual continuity isn't just about design trends—it's about different generations wrestling with the same question. What do you think—is that experimental wildness essential to what makes jazz-funk vital, or is tight, well-constructed groove enough? 3 1 Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/75/#findComment-1671803 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
damiano Inviato Venerdì alle 13:10 Autore Condividi Inviato Venerdì alle 13:10 Questo è un bel disco che ho ordinato qualche mese fa e mi è arrivato il 3 gennaio o il 4. Sinsuke Fujieda Group - Fukishima della Superfly records. Ho preso una second stampa ed è interessante sapere che la prima stampa, di Aprile 2025 e numerata, sia andata a ruba, e sull'usato viaggi a quotazioni alte. E, soprattutto, è interessante sapere che è veramente notevole, @OTREBLA direbbe voto tecnico 9, voto artistico 9 lo stesso. Ciao D. 1 Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/75/#findComment-1671825 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
one4seven Inviato Venerdì alle 13:21 Condividi Inviato Venerdì alle 13:21 @damiano bel colpo! Ascoltato in streaming appena uscito e messo subito tra i preferiti di quest'anno! Devo però ancora approfondire... Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/75/#findComment-1671841 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. Gaetanoalberto Inviato Venerdì alle 23:18 Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato Venerdì alle 23:18 https://www.facebook.com/reel/2063584167793109/?fs=e&fs=e 3 Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/75/#findComment-1672291 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
damiano Inviato 15 ore fa Autore Condividi Inviato 15 ore fa 19 ore fa, one4seven ha scritto: piaceva condividere questo post apparso sul gruppo FB Jazz Rock Fusion. Bella lettura! Grazie Ciao D. Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/75/#findComment-1672393 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
damiano Inviato 15 ore fa Autore Condividi Inviato 15 ore fa @Gaetanoalberto non è male, soprattutto che la separazione sia conseguenza del jazz e non viceversa. Zalone è geniale Ciao D. 1 Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/75/#findComment-1672398 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Gaetanoalberto Inviato 15 ore fa Condividi Inviato 15 ore fa 31 minuti fa, damiano ha scritto: la separazione sia conseguenza del jazz A me é piaciuta quella dell'addio durante l'assolo di contrabbasso 1 Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/75/#findComment-1672402 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Gaetanoalberto Inviato 15 ore fa Condividi Inviato 15 ore fa @damiano Comunque la cosa che Zalone sia un ottimo pianista si evince dalle due note che ha suonato... Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/75/#findComment-1672443 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
damiano Inviato 14 ore fa Autore Condividi Inviato 14 ore fa 14 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto: Comunque la cosa che Zalone sia un ottimo pianista si evince dalle due note che ha suonato... È vero, e che sia sopra la media dal commento dissacrante... D. Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/75/#findComment-1672457 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
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