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Ai confini del Jazz


damiano

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ascoltoebasta

Essendomi "impegnato" a postare un disco più conosciuto rispetto alle abitudini,mì è nato il desiderio  di godermi stasera il DVD della Forgas Band Phenomena,in cui il buon Patrick e il suo gruppo si muovono in ambienti sonori disparati che vanno dal Jazz strumentale a influenze latine e est europee,per me è sempre un piacere guardare e ascoltare questo DVD.

 

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Il più bel pezzo di Pat Metheny? Rick Beato (e molti altri) sono d'accordo con me. Io credo anche che

sia il miglior album del nostro.

La canzone è scritta in memoria di Bill Evans.

Dal min. 5.13 (ll'attacco del piano) fa da colonna sonora ad una bellissima scena del film "Fandango" in

cui un piccolo aereo atterra in un viale alberato.

 

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Il 18/12/2024 at 18:52, dariob ha scritto:

credo anche che

sia il miglior album del nostro.

Non sono d'accordo con Rick Beato, naturalmente con tutto il rispetto possibile. Secondo me non è possibile definire "il migliore" in senso assoluto ma se proprio dovessi fare uno sforzo e decidere quale è, a mio giudizio, il periodo migliore di Metheny, io senza dubbio metterei in testa la triade di dischi composta da: Offramp, First Circle, e Still Life (Talking). È il periodo dove Metheny esprime piena maturità e consapevolezza, trova la strada maestra per esprimere la sua vera anima musicale e dal vivo propone spettacoli da lasciare senza fiato. Poi ci sono altri lavori epocali, diciamo collaterali alla sua anima fusion: 80/81 con Brecker, Redman, Haden e DeJohnnette oppure SongX con Ornette dove addirittura sublima il suo stile grazie all'apporto di musicisti eccezionali. Ma anche alcuni lavori "minori" possono diventare "il migliore" come ad esempio Cuong Vu trio meets Pat Metheny dove insieme al suonatore di tromba vietnamita sforna un disco originale e sorprendente. Penso che "As Falls Wichita....." sia naturalmente un buon disco con ottimi brani ma che sia stato sopravvalutato proprio per essere diventato la colonna sonora del film di Reynolds dove nasce il mito di Kostner. E secondo me la miglior traccia è "It's for you" 

Ciao

D.

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Provo a contribuire anch'io con un disco dei Necks, storico trio australiano che seguo da un po'. Davvero musica di confine la loro tra jazz, minimalismo e avanguardia. A me piace farmi ipnotizzare dai loro lavori: chiudo gli occhi, stacco la mente, e provo a lasciarmi andare.

 

 

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10 minuti fa, damiano ha scritto:

Non sono d'accordo con Rick Beato, naturalmente con tutto il rispetto possibile. Secondo me non è possibile definire "il migliore" in senso assoluto ma se proprio dovessi fare uno sforzo e decidere quale è, a mio giudizio, il periodo migliore di Metheny, io senza dubbio metterei in testa la triade di dischi composta da: Offramp, First Circle, e Still Life (Talking). È il periodo dove Metheny esprime piena maturità e consapevolezza, trova la strada maestra per esprimere la sua vera anima musicale e dal vivo propone spettacoli da lasciare senza fiato. Poi ci sono altri lavori epocali, diciamo collaterali alla sua anima fusion: 80/81 con Brecker, Redman, Haden e DeJohnnette oppure SongX con Ornette dove addirittura sublima il suo stile grazie all'apporto di musicisti eccezionali. Ma anche alcuni lavori "minori" possono diventare "il migliore" come ad esempio Cuong Vu trio meets Pat Metheny dove insieme al suonatore di tromba vietnamita sforna un disco originale e sorprendente. Penso che "As Falls Wichita....." sia naturalmente un buon disco con ottimi brani ma che sia stato sopravvalutato proprio per essere diventato la colonna sonora del film di Reynolds dove nasce il mito di Kostner. E secondo me la miglior traccia è "It's for you" 

Ciao

D.

Dissento rispettosamente:classic_smile:, ma fermamente su tutta la linea...:classic_smile::classic_biggrin: 

-

IMHO il le peculiarità uniche di Metheny si rivelano nei primi lavori col 'Group', un suono unico ed originale,

fino a 'Travels' che chiude il ciclo.

Certo: fra Offramp e 'Wichita' è una bella lotta: sono solo gusti personali.

First Circle è bellissimo, ma è già un'altra cosa.

-

Con 'Still Life (Talking)' c'è il passaggio alla Geffen.

Il disco è bello, per carità, ma io lo trovo più comune o 'già sentito';  in altri tempi si sarebbe detto

'è diventato commerciale': una banalità sicuramente, ma rende l'idea.

Il Metheny propriamente jazzistico, a parte 80/81, non lo considero fondamentale.

Poi IMHO  c'è un problema di sovraproduzione.

Moltissimi lavori naturalmante non li conosco, ma ne ho comperati alcuni dai '90 in poi che francamente

toccano l'irrilevanza.

-

Il tutto naturalmente è solo per il piacere di dire il mio parere, per quel che vale:classic_smile:

Il tutto

 

 

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ascoltoebasta

Ieri ho inserito nel lettore il bellissimo doppio CD "Canvas" del grande Luigi Venegoni e m'è tornato subito alla mente il gran bel concerto di presentazione alla "Casa di Alex",serata tra appassionati di buona musica sfociata poi in piacevoli conversazioni varie anche con gli strumentisti,consiglio un ascolto di questo disco passato ahimè in sordina,eccezion fatta per il pubblico più attento,disco che spazia tra diversi sapori e influenze e con un'anima sempre ben mirata alla qualità musicale e al buon gusto.

 

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1 ora fa, damiano ha scritto:

Sono un appassionato  di Pat della prima ora, ho comprato "Bright Size Life" nel 76 sulla spinta di alcuni amici chitarristi che dicevano: vediamo cosa propone questo giovane americano (aveva 22 anni) e, wow ! Trovare altri che conoscono, riflettono, e commentano con cognizione di causa e senza pregiudizi è un immenso piacere 🙂

Ciao

D.

 

Chissà, damiano, cosa penserai della mia opinione su Pat del quale, pur riconoscendone le "virtuose" qualità tecniche e formaliì, stimo assai poco il carattere della sua espressione musicale che trovo appena un poco più "emozionante" di uno stoccafisso appeso ai fili stesi sulle coste norvegesi ad essiccare al vento... :classic_biggrin: Spero non voglia considerare pregiudizievole o privo di giusta cognizione di causa la mia personale opinione, resto aperto all'eventuale confronto pronto a rivedere qualche mia frivolelezza critica da spiaggia estiva... :classic_cool:

Gira che ti rigiri in tondo con gli accordi "vanitosi" però non esce il pezzo.., non sale la saudade, né il feeling, neppure el duende, ancor meno il phatos musicale in questa esibizione di bello stile e ricercatezza tecnica autoreferenziali, circonflessi e fini a se stessi. Detto sempre rigorosamente imho.
 

 

Però, per spiegarmi meglio, se prendessimo ad esempio un John Schofield che sa muoversi sui doppi piani del jazz del "di dentro" e del jazz del "di fuori", ascolteremmo il ca(o)lore musicale di un'animo in blues che fa rientrare il grande chitarrista a pieno titolo nei "sacri confini" delle musica dell'anima che si nutre anche di intelletto... Body and Soul. La prima, inalienabile "regola" del jazz. Dove ciò non sia è surrogato.

 



 

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ascoltoebasta

Nel pomeriggio invece ho pescato dalla mia CDteca questo per me notevole ed elegante disco del 1973 (poi rimasterizzato nel 2011) dell'Hiromasa Suzuki Trio,che qui troviamo in un ipotetico e affascinante viaggio musicale esplorativo nell'Asia continentale,dalle tinte jazz jazz/rock fusion,per chi già non lo conoscesse credo che un breve ma attento ascolto lo meriti.

 

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10 ore fa, damiano ha scritto:

Infine il passaggio a Geffen con "Still Life" dove diventa commerciale. E diventa popolare come una rockstar


I "puristi" tendono ad avere paura della "popolarità". Pensano che in qualche modo, abbassi "il livello". Livello elevato che si ha solo quando si "è in pochi".

Invece io penso sia il contrario, ed il passaggio alla popolarità è lo scoglio più difficile per un artista.
Parlare e farsi capire da tutti, veicolare il proprio messaggio in modo che chiunque possa apprezzare, è immensamente più difficile che farlo per 4 gatti. 

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Oggi in macchina ho ascoltato un disco di Bill Evans (l'altro) il sassofonista, prevalentemente soprano, americano

In particolare, ho ascoltato, "The Alternative Man" edito da Blue Note nel 1985 https://www.discogs.com/it/master/349044-Bill-Evans-The-Alternative-Man

Il nostro è un musicista di estrazione jazz che ha trovato la sua strada nella fusion con millanta collaborazioni che vanno da Miles a Steps Ahead a Mahavishnu Orchestra e smetto di scrivere perché ognuno potrà leggere da tante fonti.

La musica che propone, nel disco in oggetto, nobilitata dalla presenza di tanti bravi musicisti, tra cui Marc Egan, Hiram Bullock, Mitch Forman, Marcus Miller, è molto interessante. In particolare in "Flight of the Falcon", dove suona il super ospite John McLaughlin suona la chitarra acustica, Bill Evans si esprime in un assolo fatto di quella che io chiamo "musica pura", cioè il mix perfetto tra espressività e gusto.

 

 

Ciao

D.

 

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