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Ai confini del Jazz


damiano

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54 minuti fa, dariob ha scritto:

Dopo il suo abbandono, alla fine del '72, un po' alla volta è cambiato tutto.

Secondo me il top della produzione da studio è Welcome del 73, ancora l'anno irripetibile della musica. È un disco di trasformazione assoluta, ci sono citazioni coltraniane e soprattutto c'è "Flame Sky" dove suonano insieme Devadip e Mahavishnu. È il disco che ha avviato il mio percorso verso il jazz, non avevo contezza di John McLaughlin e partendo da un ingenuo "ma come suona bene questo chitarrista" è iniziata la scoperta 🙂

 

 

Ciao

D.

 

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Il 22/12/2024 at 22:15, damiano ha scritto:

Che è un bel territorio dove andare a razzolare per cercare cose di diversamente belle. Una delle fisse che mi era presa qualche tempo fa è stata per il pianista newyorkese Wayne Horvitz. È una specie di miniera senza fondo nella quale scavare e scavare alla ricerca della pepita giusta e tra le mille e una collaborazioni: Zorn, Frisell, Julian Priester (ci tornerò presto), vi propongo una chicca del Wayne Horvitz, Butch Morris, Bobby Previte Trio tratta da Todos Santos del 1988

 

Una musica di un certo interesse che però ci porta più verso "i confini della classica", verso un certo sperimentalismo novecentesco minimalista piuttosto cerebrale e "colto" che non mi pare abbia punti di contatto con il jazz se non in qualche occasionale misura abbastanza larvata. In queste musice scompqre totalmente lo spirito del blues, non mi spetto di certo che si possa suonare in quiesti contesti l'esatta e integrale "scala"del blues.

La mia è solo un'osservazione per scambiare dei pareri, per riflettere anche un poco su ciò che ascoltiamo, nessun intento polmico da parte mia.

Idem per quanto riguarda l'altro brano postato sotto al tuo degli stessi interpreti.

Buon Natale, damiano, ho la casella di posta privata piena, lo rimandiamo a dopo le feste l'incontro che proponevi?

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34 minuti fa, damiano ha scritto:

Secondo me il top della produzione da studio è Welcome del 73, ancora l'anno irripetibile della musica. È un disco di trasformazione assoluta, ci sono citazioni coltraniane e soprattutto c'è "Flame Sky" dove suonano insieme Devadip e Mahavishnu. È il disco che ha avviato il mio percorso verso il jazz, non avevo contezza di John McLaughlin e partendo da un ingenuo "ma come suona bene questo chitarrista" è iniziata la scoperta 🙂

 

 

Pienamente d'accordo sulla grandezza di questo disco e sull'importanza che ha avuto nel traghettare molti ascoltatori di quella generazione verso il jazz. E c'è Leon Thomas, la voce nera, ghetto/gospel... Pensare che ci siano critici che parlasno di Welcome come un passo falso di Santana... :classic_rolleyes:

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1 ora fa, analogico_09 ha scritto:

Penso che indiscussa e preclara sia la tua intolleranza con la quale ti permetti di attibuire malafede e incacapità di capire a chim la pensa diversamente da te.

Qui di intolleranti ce n'è uno solo e non sono io. 

È stato aperta questa discussione proprio per evitare interventi di un certo tipo.

Cosa che pare non essere stata colta.

Quindi io mi ritiro in buon ordine e ti lascio volentieri continuare.

Rinnovo gli auguri a tutti.

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1 ora fa, senek65 ha scritto:

È stato aperta questa discussione proprio per evitare interventi di un certo tipo.

 

 

Interventi di tipo provocatorio e offensivi, al solito, mentre il destinatario era in tutt'altre faccende affaccendato dopo aver argomentato civilmente il suo legittimon parere su un musicista del quale non ha parlato in termini di assoluto, cieco e maligno (malafede) disprezzo, ricordando anzi più volte le sue cose migliori, il fatto che quando suonava con alcuni grandi musicisti del jazz,  con i quali ha inciso alcuni ottimi dischi, anche a suo nome, ho elogiato ad esempio il suo Rejoicing con Haden e Higgins, ECM prima era, la sua musica acquistava maggior riogore espressivo. Sempre secondo me. Sorvolare strumentalmente su queste cose - a meno che non si leggano i post degli altri -  che restano scritte affibiando epiteti inconsulti a chi abbiamo in ugghia, a casa mia si chiama intolleranza. Vorrei ricordare che questa discussione è stata aperta dietro mio suggerimento non certamente in "malafede" ma per i motivi già largamente detti.

Per quanto mi riguarda la polemica finisce qui.

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2 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Buon Natale, damiano, ho la casella di posta privata piena, lo rimandiamo a dopo le feste l'incontro che proponevi

Ciao Peppe, hai ragione..le ultime 2 settimana prima dello stop sono state piene di cose da fare e chiudere prima della pausa.

Appena rientrerò a Roma mi farò vivo per vederci

 

Tanti auguri a tutti 

Ciao

D.

 

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Il 20/12/2024 at 08:47, damiano ha scritto:

Offramp

Scusate se ritorno indietro a Pat Metheny ma l’algoritmo di YouTube mi ha fatto scoprire questa versione pazzesca di Are you going with me? (per me brano da isola deserta) il nostro Pat in stato di grazia, meravigliosa!

Montreal 2005
 

 

 

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12 ore fa, claravox ha scritto:

Montreal 2005

È la tournée di "The Way Up" e come ho scritto in un post precedente è stato, secondo me, una specie di canto del cigno. Album meraviglioso, con altri, rispetto al solito, grandi musicisti e che si intravedono nel filmato: Cuong Vu alla tromba e Gregoire Maret all'armonica. Col trombettista vietnamita produrrà nel 2016 un altro grande disco "Cuong Vu Trio meets Pat Metheny" che è un disco free con molti richiami ad Ornette.

 

 

Del concerto di Montreal 2005 esiste un DVD Bootleg che frugando si può trovare in giro anche a prezzi accessibilissimi.

 

Ciao

D.

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1 ora fa, damiano ha scritto:

alla tromba

A proposito di tromba, e di Santana, c'è un disco strepitoso: Louis Gasca, For Those Who Chant 1971.

La band di Santana 3, Louis Gasca alla tromba, Joe Henderson al sax.

(incredibili i collegamenti che avvenivano quegli anni).

 

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13 ore fa, Plot ha scritto:
15 ore fa, claravox ha scritto:

Scusate se ritorno indietro a Pat Metheny ma l’algoritmo di YouTube mi ha fatto scoprire questa versione pazzesca di Are you going with me?

Ahi ahi ahi, no algoritmo no party ? :classic_ohmy: :classic_cool:

 

Secondo me l'algoritmo propone 14 minuti di bravure tecniche fini a se stesse, un interminabile saggio di vuoto e disorganico esercizio di stile. Tra mantrate e "slow", newagismi e rokkeggiamenti di maniera, "santanate"  svisate d'accatto ad imitazione del grande , defunto aspirito dell'autentico rock che possiamo ritrovare nei dischi. Ai livelli più bassi di un Metheny che sprizza autoreferenzialità da tutti i pori. Una chitarra che sembra ispirata a un quadro astratto di Picasso.., non poteva mancare anche l'aspetto visivo stravagante.  Partners che sembrano capitati lì per caso a fare tappezzeria musicale. Ma va da se che ognuno avrà la propria idea/aspettativa di musica e di musicalità ed io le rispetto tutte. Per quanto mi riguarda ora mi aspettano le lasagne al forno fatte all'abruzzese maniera secondo le antiche ricette familiari le quali sono belle da vedere, buonissime da mangiare e perfino da "sentire".., sicuramente avranno più musica le lasagne che certe lagne sonore industriali.  :classic_smile:

 

p.s. ciò che mi fa più impressione è la beffarda dicitura "Jazz Door" sovraimpressa sul video dell'esibizione che non sta affatto a "confini del jazz", e forse neppure ai confini della musica, della grande musica,  in generale.

 

 

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