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Melius Club

Ancora una volta, grazie Presidente Mattarella


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I russi vanno capiti, durante il covid stavano per entrare come lama calda nel burro con la "missione" medico-militare concordata col governo di diversamente perspicaci di allora, ma fortunatamente (per noi) gli operativi delle FFAA li hanno marcati a uomo non facendoli toccare palla o quasi, successivamente con l infame porca e vigliacca aggressione all'Ucraina, hanno pasturato i nostri "opinion-maker" come in nessun altro paese occidentale, spaziando dalle fragolineottantasei di feisbuk ai professori ordinari e intellettuali col pannolone, immancabili ospiti parassitari di tg e talk-show, senza trascurare ovviamente i contesti social elitari. 

Dopo tutto questi sforzi, vedersi un galantuomo del calibro di Mattarella simbolo istituzionale della Repubblica, che giustamente pone dei paletti non trattabili su colpe responsabilità e scopi, beh tutto questo dev'essere per loro e per la loro mentalità slava pacchiana grezza, prevaricatrice e beluina, semplicemente insopportabile.

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Attacchi hacker di «NoName» a siti di banche e trasporti italiani. La rivendicazione: «Mattarella è russofobo»

Il gruppo responsabile ormai da un paio d'anni di intrusioni nei sistemi informatici anche nel nostro Paese ha preso di mira gli aeroporti di Linate e Malpensa, Banca Intesa San Paolo, i porti di Taranto e Trieste

 

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Riflessi prontissimi
di Marco Travaglio

Delle tre l’una: o il presidente Mattarella s’è reso conto di averla fatta grossa, paragonando al Terzo Reich la Russia che combatté e sconfisse il Terzo Reich mentre l’Italia stava con il Terzo Reich; o ha finalmente saputo che l’Ucraina ha perso la guerra e noi con lei, anche se ora resta da avvertire la cosiddetta Ue; oppure ha cambiato ghostwriter. Fatto sta che ieri ha corretto il tiro, con una giaculatoria più consona al suo stile felpato: “Auspico che la Russia torni a svolgere un ruolo di rilievo nel rispetto della sovranità di ogni Stato, della carta dell’Onu e del diritto internazionale”. Sante parole, se non fosse che nel 1999 un governo da lui vicepresieduto bombardò per 78 giorni Belgrado con la Nato e contro l’Onu, il diritto internazionale e la sovranità di uno Stato: la Serbia alleata di Mosca. Undici settimane di massacri, dai 1.200 ai 2.500 morti quasi tutti civili, fiumi di profughi, distrutta l’ambasciata cinese, polverizzati ospedali, scuole, zone residenziali, treni passeggeri, convogli di fuggiaschi, autobus, mercati, ponti affollati e gli studi della tv RTS (uccisi 16 fra registi, giornalisti e tecnici). Ma la Nato non la chiamò guerra, bensì “ingerenza umanitaria”. Quella brusca rottura della pace europea dopo 44 anni spalancò la strada a un’altra gravissima lesione del diritto: lo smembramento della Serbia col riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo contro la risoluzione dell’Onu n. 1244, che vi confermava la sovranità di Belgrado.
La scena si ripeté con le guerre illegali della Nato in Afghanistan (“lotta al terrorismo”), in Iraq (“esportazione della democrazia”) e in Libia (“sostegno alle primavere arabe”). Condanne internazionali? Mandati di cattura della Cpi? Paragoni col Terzo Reich? Nulla. Putin prese buona nota e al momento opportuno ci imitò: l’annessione della Crimea e il sostegno al Donbass (i Kosovo ucraini), poi l’invasione (pardòn, “operazione militare speciale”). Chi ora sventola il diritto internazionale dovrebbe spiegare a Putin, ma soprattutto ai russi, perché vale solo per loro. E Mattarella dovrebbe precisare esattamente quando ha scoperto che Mosca lo violava, visto che fra il 2014 e il 2022 fu proprio lui a insignire delle massime onorificenze della Repubblica Italiana ben 30 ministri, funzionari e oligarchi putiniani, alcuni già sanzionati per la Crimea. Il tutto anni dopo le guerre russe in Cecenia e in Georgia e i bombardamenti in Siria. Ora è una fortuna che a rispondere al paragone col Terzo Reich sia stata la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova e non quello di Putin, Dmitry Peskov, sul cui petto Mattarella nel 2017 aveva appuntato la stella di Commendatore della Repubblica a Mosca. Sennò sai che imbarazzo, per entrambi.

 

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