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Le nuove uscite di classica e di lirica in HiRes


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analogico_09
3 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Christoph Pregardien..,

 

 

Pensavo fosse il padre e invece è il figlio Julian Pregardien il figlio che ha ereditato le qualità pur senza essere ancora entrato nella "metafisica" interpretativa del padre.

 

Sto ascoltando la Passione Matteo diretta da Pichon, sono a buon punto scegliendo i "numeri" più drammatici e significativi (benchè  in quest'operta, in Bach, la semplice semicroma da sola diventi portante...), uscendone nel complesso fino ad ora abbastanza soddisfatto  E' come la descrive @SimoTocca , venata da dolente e dolce, umana, morbida malinconia, però queste caratteristiche le vedo più consone alla Passione Giovanni opera più "lirica", riflerssiva, intima, meditabonda, dai respiri più larghi".., a confronto con la Matteo che resta un "racconto" più crudo e realistico, una sorta di drammatica, serrata "telecronaca" incalzante che quasi toglie il respiro all'scoltatore...

Nel complesso non male se non si tiene conto di questa qualità espressiva che personalmente non "riconosco" nella Matthaus Passion! Preferisco quelle più drammatiche e "severe", piene di ombre oscure che si oppongonmo alla alluce, in un gioco di bianco e nero (per dirla fotograficamente, pittoricamente, figurativamente) dai forti, tragici, spaventosi" contrasti!

Ovviamente le direzione esprime ottimante ciò che intende esprimere; ottimi l'orchestra e il coro, i solisti di canto, ma non condivido la ragione, non mi piace la scelta di affidare al mezzosoprano Lucille Richardot le arie composte per alto, contraltro femminile  o controtenore che sia, cambiando le connotazioni espressive e timbriche di tali perle canore.

Quelle per alto sono le arie più drammatiche, forse le più intensdamente belle.., ad esempio la nr. 6, Buss und Reu.., presa in modo frettoloso.., non solo il tempo, anche il polso/cadenza ritmico.., la Lucille non riesce ad estrarre l'enigma trascendentale che si annida in tale aria che sembra un po' aria di cantata profana.., dello stesso Bach La Lucille - la cui voce mi lascia un po' sospeso.., non male ma forse dato il contesto interpretativo non fa forse quel che potrebbe fare   fa meglio; Non va molto meglio con l'apoteotica aria Erbarmer Dich, nr. ma anche qui  per esprimere un "pentimento" così grande, non serve il bello stile.., ci vuole un timbro e un'espressioner più desolata che salga dalle profondità del dolore, alla Sara Mingardo o alla Andreas Scholl...

La cose cambiano quando si avvicenda la Hana Blazicova soprano dalla magnifica voce che restituisce il vigolre che gli è proprio al brano nr. 8 Brute Nur...

Brava il soprano Sabine Devieilhe.., molto braba, nonostante il polso ritmico "da corsa" che forse le impedisce di plasmare ancora meglio il suo magnifico numero  Ich Will dir mein herze schenken... per il troppo correre si perde per strada la "metafisica"...

Nel complesso, mi pare che nell'insieme tutto funzioni bene e che nulla funzioni.., in rapporto a quella che dovrebbe essere la fondamentale "passione" tragica che manca a questa interpretazione di bella, corretta e piacevole forma che non lascia tuttavia nessun segno, nessuna "ferita" nell'ascoltatore. Poi, si tratta di gusto personale, da quale ottica si osservano i fenomeni...

Dal mio modesto punto di vista tutto diventa sbrigativo facendo apparire troppo "leggera" un'opera invero severa benchè intrisa di pietas umana, religiosa, sono la stessa coa...  Tempi affrettati che non permettono di cogliere l'articolazione e il respiro della frase musicale, la micro dinamica tutta interna alla frase che si sfalda o che non sia stata proprio concepita. Non si può cogliere in una musica ciò che non c'è, che sia stato  sacrificato all'"ansia"del voler fare una cosa interpretativa nova... Certi fondamenti della musicalità sono inalienznili, universali e atemporali, non possono mancare mai, in nessun tipo di aggiornamento e "rivoluzione" del vigenti criteri costituiti.

Stavo pensando che se la ascoltassi in concerto questa opera così interpretata potrebbero forse ribatltarmisi le prospettive... ch può dirlo.

 

  • Melius 1
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analogico_09
6 ore fa, SimoTocca ha scritto:

Il coro, il Momteverdi, qui splende in tutto il suo fulgore....

 

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Ho dato un'ascoltata anche alla Giovanni. Inizia l'orchestra con suo movimento "marino", ad ondate.., incalza, freme, grandioso e insieme "pacato".., corretta l'idea interpretativa, poi entra il coro che invoca la divinità: Herr! e Garnier la fa letteralmente urlare.., un effetto sgradevole, "schizofrenico", muscoloso, smisurato, quasin isterico!! E dove saranno finite le madreperlacee sonorità, il colore "monastico" del Monteverdi Choir.., di quello che fu?

Peccato.., era partito bene con l'orchestra.., sono cose come queste che mi hanno portato a nutrire un doppio parere su Gardiner: il miglior  "primo" Gardiner che viene dal passato e il "secondo " Gardiner attuale che cerca di macinare e rimacinare di tutto il più possibile spesso tradendo la sua migliore e più coerente vena direttoriale che lo hanno reso celebre, amato e grande. Il nobile segno del "potere" musicale!
Da alcuni lustri Gardiner guarda alla "celebrità", intende restare di moda.., poi nella vita si può cambiare, anche i direttori.., ma senza acettare i compromessi e le scorciatoria che contrastano con l'idea originaria.
Vabbè.., considerazioni a caldo dopo essere stato sotto la doccia fredda di quel numero per coro e orchestra di apertura, che ha il compito di spalancarci l'opera iniziato bene e finito un po' alla "Lola Montez"... L'effetto facile.

Ovviamente ciò che dico non vuole essere una critica all'intera opera, anzi non è proprio una critica.., sono impressioni a caldo fatte ad "alta voce"...  dovrei ascoltare l'intera opera se l'ascolterò date certe premesse, già abbastanza indicative.., al momento sono sono avanti di diversi minuti di ascolto che sto facendo in più che non mi stanno piacendo. Ero al'aria  9.., già superata di più di un numero, quanta inutile "fretta" omologatrice anche qui.., tutto tranchant.., la sublime poesia della Giovanni diventa una esibizione muscolare.., tutto alla grande, senza sfumature, senza cura dei dettagli.. Ho ascoltato il coro finale, il sublime Herr unser herrscher e mi sono un po' rasserenato.., non male l'Es ist vollbracht.., chi è la cantante?...

Nel frattempo sono arriva a ben oltre la metà dell'opera...

 

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Bella la segnalazione di @Taniflex... una pianista eccellente ma quasi sconosciuta in Italia...

E a proposito di pianoforte e di pianisti poco conosciuti... ecco Jacopo Salvatori... un giovane pianista che avevo ascoltato dal vivo nel suggestivo ambiente della chiesa di Santo Stefano, proprio accanto a Ponte Vecchio.

Ne ero rimasto impressionato... poi il CoVid e vicende varie hanno “un po’ combinato” la nostra “agenda” e sopratutto le nostre abitudini quotidiane.

E... beh sì, mi sono dimenticato di segnarvelo..

Il giovane Salvatori mi aveva impressionato con un Debussy lucido e personalissimo....

E conoscendo un po’ la biografia di questo pianista, che è anche compositore, così portato per la musica contemporanea, mi sono un po’ stupito di ascoltarlo in questi lavori di Mendelssohn, le Canzoni senza parole, da sempre etichettati come “un po’ salottieri”...

Eppure sotto le mani del giovane pianista questi brani acquistano un “peso” specifico, un significato intimo, che li fa splendere di una luce nuova..

Bella la registrazione fatta con un pianoforte storico, lo  Steinway D-274, e con una tecnica di ripresa microfonica davvero realistica...

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  • Melius 1
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  • 2 settimane dopo...

Prima del diluvio di novità del 1 Aprile (no, sono certo che non ci saranno “pesci d’Aprile”!) volevo segnalarvi due album del catalogo EMI dei bei vecchi tempi, che non erano ancora comparsi come album rimasterizzati in HiRes.

E lo strano è che.non sembrano rimasterizzazioni Warner (che ha notoriamente comprato in blocco il catalogo EMI) ma... mi paiono molto belle da ascoltare.

Inizio da Requiem Tedesco di Brahms, un capolavoro che è abbastanza raramente eseguito dal vivo. E anche se su “disco” trova un catalogo nutrito, le interpretazioni davvero belle si contano sulle dita di una sola mano: Abbado con i Berliner, Giulini con i Wiener, Karajan degli anni ‘60 con i Berliner e infine Klemperer con la Phillarmonia.

Ed è proprio quest’ultima, uscita per i tipi della EMI quasi in contemporanea a quella di Karajan per la DG, che adesso si trova su Qobuz rimasterizzata in HiRes 24/96.

Klemperer ha il vantaggio, su tutti gli altri, di avere due solisti straordinari e nel fiore delle loro possibilità vocali, la Schwarzkopff e Fischer-Dieskau. Ma è anche il piglio e l’energia della lettura di Klemperer ad essere peculiari: il Requiem di Brahms di solito è letto come “musica dolce e consolatoria”, mentre Klemperer fa emergere la venatura drammatica che, come una polla segreta, scorre dalla prima all’ultima nota di questo Requiem,

A tratti sembra quasi di ascoltare il Requiem di Verdi e non quello di Brahms!

Questa rimasterizzaziome nuova di zecca ci fa apprezzare la bellezza di questa registrazione del 1961.....

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Il secondo album del vecchio catalogo EMI appena rimasterizzato, non dalla Warner, è la Missa Solemnis di Beethoven che Karajan registrò a Londra con la Philharmonia pochi anni prima della sua famosa registrazione  a Berlino (già rimasterizzata in HiRes dalla DG).

Avevamo già fatto una breve rassegna qui sul Thread delle migliori edizioni della Missa beethoveniana e non sto a ripercorrerla adesso. Solo dire che accanto alla lettura “drammatica e demoniaca” di Klemperer (sì, sempre lui), ancora non in HiRes, questa del primo Karajan si staglia con una bellezza diversa da quella berlinese: più energica, ma anche più dolce e sfumata, come lettura, lettura che ricalca in qualche maniera il ciclo beethoveniano di Karajan con la Philharmonia, di poco antecedente a questa registrazione. Una registrazione in Stereo, una delle prime, e tecnicamente neppure malaccio, considerando l’organico della Missa.

E qui, in questa registrazione dico, rispetto a Klemperer è Karajan ad avere un cast vocale da sogno, con la Schwarzkopff, la Ludwig per le voci femminili e Gedda con Zaccaria per quelle maschili.

Una registrazione rimasterizzata da poco in HiRes e da ascoltare proprio perché fra le tre o quattro registrazioni di riferimento assoluto (insieme a quella di Klemperer e l’altra di Karajan per la DG, a quella di Bernstein ad Amsterdam, a quella recentissima di Harnoncourt e quella di Gardiner degli anni ‘80.... e...basta!).

 

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Ci sono dei segreti ben conservati fra alcuni “illuminati” cultori della classica...

Uno di questi segreti sono alcune registrazioni del direttore Ferenc Fricsay, se ne parlava per l’appunto a proposito di Mozart e delle sue ultime Sinfonie in un altro Thread. Un direttore nato a Budapest e noto, al giorno d’oggi, per le sue interpretazioni di Bartòk (che fu suo maestro al conservatorio ungherese intitolato alla memoria di Franz Liszt) e di Kodaly. Noto anche per la sua interpretazione di Dvorak, la sinfonia dal nuovo mondo.

Ma mai abbastanza lodato per il suo Mozart e il suo Beethoven, chissà perché!

E allora approfitto di aver trovato su Qobuz la raccolta delle Sinfonie di Beethoven (la 3, la 5, la 7 e la 9) appena rimasterizzata in formato 24/96 per riparlarne un “attimino”.

Di Fricsay, più più, si cita la nona di Beethoven ... e si fa bene a citarla perché “corre” per essere una delle tre più belle mai registrate! Meno, assai meno, famose la sua terza, quinta e settima... ed appunto questo è un bel mistero... e insieme uno dei segreti meglio conservati nella ristretta cerchia degli “esperti esoterici”! 

Intanto l’orchestra in questione: i Berliner Philharmoniker. Che proprio nel periodo delle registrazioni aveva da poco scelto il suo nuovo direttore, Karajan come è noto, che aveva “soffiato” il posto a Celibidache. Storia complessa, quella dei direttori dell’orchestra berlinese, nel primo dopoguerra... dopo la denazistificazione Furtwrangler (invero meno “compromesso” di Karajan) venne allontanato e per 7 anni Il giovane rumeno Celibidache aveva “retto” i Berliner, salvo che per i 7 mesi di Leo Bochard, nel 1945, un direttore di origine russa invero che (per caso?) fu colpito da un cecchino nella Berlino del 1945, distrutta e già divisa ...

Ma fra i nomi “papabili” si era fatto spesso quello di Fricsay.... che però proprio a metà anni ‘50 aveva avuto i primi sintomi della sua malattia, una leucemia, che lo avrebbe stroncato nel 1961 a 49 anni. 

Sta di fatto che il direttore ungherese era stimatissimo dai suoi orchestrali e le sue registrazioni, seppure in anni ancora in “evoluzione tecnica”, sono anche molto godibili.

Queste Sinfonie, poi, non solo sono registrate in stereofonia, ma il suono che esce dalle mie cuffie (Audeze CRBN) è davvero molto bello e pregevole!

Quindi no, non sono registrazioni “storiche” alla Toscanini, ma sono davvero belle da ascoltare anche su impianti “Top”! E poi, signore e signori miei, sono registrazioni magistrali, che a mio avviso lasciano “al palo” tanti grandi nomi del podio più famosi e gettonati. La terza e la nona sono capolavori, e “rischiano” il primo posto assoluto sul podio delle registrazioni migliori, ma anche la settima e la quinta, seppure “meditative”, rischiano di rubare il podio a Kleiber e Karajan (o a Bernstein e Abbado, se preferite...).

Una gran bella rimasterizzazione anche questa...in 24/96...

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Il 20/1/2022 at 10:10, SimoTocca ha scritto:

album DG dedicato alla più grande compositrice vivente di musica classica, Sofia Gubaidulina.

 Che ansia ....   musica ansiogena   ....    quella che può venire in mente a un prigioniero privo di acqua e provviste  nel bel mezzo del deserto del Gobi 

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  • 2 settimane dopo...

@Paolo.68

Approfitto della tua richiesta per ridire le mie tre edizioni preferite del Requiem di Verdi.

Sono tutte e tre così straordinarie da essere “un primo posto ex aequo” ...

InIzio da quella uscita da pochi mesi, quella del giovane Riccardo Muti registrata live a Monaco nel 1981 e appunto rimasterizzata a 24/48 dalla BR Klassik. 

Proprio quello stesso anno Muti diresse il Requiem a Firenze, e fu allora che mi “innamorai” di Verdi per sempre...

Qui a Monaco il cast vocale è da sogno... con la giovane  Jessye Norman in piena forma vocale...

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Una registrazione alternativa, di livello eccelso anche per il cast vocale, è quella di Karajan con i Berliner di fine anni ‘60.

Esecuzione impeccabile e voci di commovente bellezza, a partire da quella di Mirella Freni...

La qualità della registrazione non è strepitosa, ma in formato 24/96 suona molto bene...

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Last but not least la registrazione di Abbado con i Berliner fatta nell’anno dell’attentato alle Torri Gemelle e portata a New York con i Berliner.

In formato MQA su Tidal, 24/88 (ma a partire da 16/44) suona molto bene...

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Con queste tre registrazioni sei “a posto”, ma corri un rischio...

quello che poi, sentendo il Requiem dal vivo in una edizione “normale”, ecco ... ti paia poca cosa... 😉😃😆

  • Melius 1
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