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Le nuove uscite di classica e di lirica in HiRes


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@gabel

Certo che sì! Nel corso di vari anni, ovviamente...! 😉

Di quelle citate non in HiRes, quelle storiche di riferimento, ho il supporto fisico in CD, e quindi da CD le ho ascoltate...

Quelle più recenti sono uscite su Qobuz a cadenza di alcuni mesi... quindi hai voglia di tempo!

E non ne ho citate alcune ascoltate in HiRes, come quella di Mark Elder, che non mi hanno impressionato particolarmente... 😉

Peraltro dal vivo ho assistito negli anni a tre bellissime messeinscena, di cui una bellissima a Parigi che ricordo con grande piacere... (anche se fra la lingua slava originale del cantato e i sottotitoli sfocati in francese...ho avuto qualche difficoltà col libretto...😃)

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La lingua slava in generale non è di facile ascolto, però la musica di Bartòk è sempre estremamente interessante, a mio parere. Barbablù non l’ho mai sentito per intero, anche per una mia idiosincrasia nei confronti delle rappresentazioni teatrali in musica (che chiamarla lirica non mi pare il caso). Comunque invidio la tua memoria delle varie Interpretazioni: io dopo qualche tempo non le ricordo quasi più! 😄

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@gabel Tutto merito della Mnemotecnica che ho imparato dai tempi del Liceo... mi incuriosii molto quando si studiava a Filosofia un certo Pico della Mkrandola e...approfondii...😉

Da allora... mai più un buco di memoria! 😃😉

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Ecco la seconda uscita dell’atteso ciclo integrale delle sinfonie di Bruckner di Thielemann alla testa dei Wiener Philharmoniker.

Sarebbe il primo ciclo integrale bruckneriano dei Wiener con un unico direttore....

Abbado aveva registrato a Vienna numerose sinfonie, tutte registrazioni memorabili anche se poco apprezzate all’epoca per il taglio “moderno” che il nostro dava a Bruckner: la prima, la quarta, la quinta, la settima e la nona.

Delle più famose mancava all’appello l’ottava e la terza.... e forse non è un caso che Thielemann abbia iniziato proprio dall’ottava e sia passato poi a registrare questa terza.

Della magnifica ottava diretta di Thielemann abbiamo tessuto lodi sul “vecchio Forum” e chi si fosse perso quell’ottava corra ad ascoltarsela.

Il perché lo spiego parlando di questa terza: in buona sostanza Thielemann racchiude in sè tutte le doti che fanno di un grande direttore un grande direttore bruckneriano. E chi si aspettava un Bruckner solenne e ieratico, alla Jochum, è rimasto sorpreso dalla capacità di Thielemann di “alleggerire” certe architetture, in maniera non troppo dissimile da quanto hanno fatto sia Abbado che Karajan.

Sorprende la trasparenza, specie nei dialoghi fra archi e legni.

Insomma chi si aspettava da Thielemann, direttore noto per essere “ultra-conservatore” una lettura alla vecchia e tradizionale maniera, ecco che deve essere rimasto parecchio sorpreso.... e io sono tra questi.

No, non che non ci siano momenti solenni o ieratici, ma ecco che tutto scorre fluido, tutto si unisce in un divenire musicale tutto teso a dissolversi nel momento stesso dell’acme.

Il giovane Lenny ce l’aveva un po’ su con Bruckner, e definiva queste sospensioni, proprio prima del raggiungimento del Climax musicale, una specie di “coitus interruptus”.... !!

Arguto Lenny.....ma anche troppo giovane, allora, troppo bello e amato da tutti per capire Bruckner... come invece ha fatto alla fine della sua avventura terrena, proprio a Vienna registrando una nona memorabile.

Questa terza nasce come omaggio a Wagner, e Thielemann non a caso è anche un grande direttore wagneriano e... ebbene no, non fallisce nel rendere questo senso perenne di riconoscimento all’uomo più ammirato di Germania e da Bruckner medesimo.

La pensosità del secondo movimento è resa con una dolcezza struggente, forse mai sentita fino ad ora, se non da Szell ma con un’orchestra che no, non aveva Bruckner nel sangue come i viennesi!

Eh già! I viennesi che hanno dato numerose prime delle composizioni bruckneriane. I viennesi che hanno un suono vellutato degli archi e ambrato degli ottoni.

Insomma Thielemann guida se non la Ferrari (i Berliner) almeno la Rolls Royce delle orchestre... Szell invece no!

E poi..la Sony ha fatto miracoli nel riprendere (dal vivo?) questo suono magico dei Wiener...

In formato 24/96... ça va sans dire...

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P.S. Il completamento dell’intero ciclo è previsto per il 2024 anno dedicato  Bruckner ... ovviamente CoVid permettendo...🤞

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Probabilmente è un mio problema personale, un mio difetto, quello di non “capire”, di non provare affinità, di non emozionarmi, per la musica dei compositori inglesi di fine ottocento-novecento: Holst, certo, ma anche Elgar.

No, non è che non sia bella musica, solo che non rientra nelle mie corde.

Forse perché è musica “cinematografica ante litteram”, cioè sempre così simile alle colonne sonore che sarebbero venute di moda solo con i grandi film ... e forse proprio per questo fra tutti  i compositori inglesi l’unico che “mi dice qualcosa” è Vaughan-Williams.

Perché almeno lui è in qualche modo “contemporaneo” ai primi grandi film (e la sua settima Sinfonia è in realtà una colonna sonora vera e propria) e quindi la sua musica mi diventa più “affine”, sotto questa luce riesco a capirla ed apprezzarla.

Vi segnalo dunque l’uscita di Pappano con la sua futura nuova orchestra, la London Symphony Orchestra (subentra a Simon Rattle che torna in Germania, dopo che il suo progetto per un nuovo teatro per la LSO è stato bocciato...così dicono i pettegolezzi...).

Non so se sia perché trovo che Antonio Pappano sia un grande direttore e che spesso riesce a farmi piacere tutto quello che interpreta, non so se sia la perfezione tecnica di queste nuove registrazioni, ma ecco queste due sinfonie mi sono piaciute come mai prima di ora!

E quindi... eccovele segnalate....

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P.S. Siamo sempre a ridirci la stessa cosa: ma quanto sono brutte le copertine degli album prodotti dalle etichette proprie delle orchestre!

Perché è vero e rimane fatto incomprensibile .... tanto da farmi venire in mente addirittura Carullo, la chiusa dell’epigramma Odi et Amo: perché sia così non lo so, ma me ne accorgo e mi dispiace....😃😆

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Proprio riallacciandomi alla poesia epigrammatica, da Catullo passo al giovane poeta belga simbolista Albert Giraud e al suo ciclo di 21 brevi poesie dal titolo Pierrot lunaire.

Sul personaggio di Pierrot, una maschera della Commedia dell’arte italiana importato a Parigi da Caterina dei Medici, ci sarebbe molto da scrivere, ma è sopratutto interessante la sua evoluzione in senso tragico, più legata ad un fatto di cronaca di fine ‘800 che a chissà quale corrente culturale sotterranea.

Fatto sta che Schönberg  compone il suo Pierrot lunaire su commissione e crea una serie di brevi melodrammi per voce e cinque strumenti solisti  dove la voce “recita cantando”, strumento al pari degli altri cinque, né più né meno.

Seppure non è ancora Dodecafonia, ci siamo molto vicini e la libertà compositiva è assoluta e rompe con gli schemi classici in maniera drammatica. Insomma come siamo lontani dal suo gigantesco affresco musicale per soli, coro e orchestra, i Gurrelieder! Una specie di abisso separa queste due composizioni, seppure siano passati in realtà solo una manciata di anni!

La voce solista  in realtà non deve né cantare né recitare, ma è usata come 

"Sprechgesang" (speech-song) in ciascuno dei brevi ventuno epigrammi di Giraud nella traduzione tedesca (la prima esecuzione si tenne infatti a Berlin nel 1912).

Fra le diverse edizioni di riferimento (fra cui spicca quella di Boulez) ne mancava una in cui la voce è affidata non ad una soprano, ma...,ad una violinista! Eh sì, perché qui la “nostra” Patricia Kopatchinskaja, non contenta di essere stat più volte da me indicata come “la più grande violinista vivente”, questa volta si cala nel personaggio di Pierrot e usa la sua voce con lo stesso funambolico virtuosismo con cui suona il violino!

Registrazione straordinaria, completata da alcune piccole perle di musica da camera coeve.

Immancabile l’ascolto (se si ha un po’ di confidenza con la musica atonale, beninteso... se no...da prendere a piccole dosi! 😉)

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1 ora fa, SimoTocca ha scritto:

non contenta di essere stat più volte da me indicata come “la più grande violinista vivente”

Non volermene, ma é probabile che non sappia neanche della tua esistenza (tranne che io sia all'oscuro di una vostra "liaison") :classic_biggrin: :classic_biggrin:

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@gabel attento... mi potresti sottovalutare ... 😉😃

Ovviamente ho scritto in un brutto italiano quello che volevo dire: non contenta di essere indicata dalla critica e dal pubblico come la più grande violinista, così come anche da me... ecc.ecc, (anche se a cena con me la Patricia sono certo si troverebbe bene, perché sono più bello della media dei critici musicali...😆😂🤣)

Dai, però si capiva...o no?

Approfitto per dire che la Kopatchinskaja è andata in tournée interpretando Pierrot, in occasione di un problema alla mano e al polso che l’ha costretta a lasciare, momentaneamente, il violino... ma penso si sia già ripresa al 100%... 

Quando mi telefona ve lo confermo semmai... 😆😆😃😃🤣

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non è mediatica, questo nuovo album è passato quasi inosservato, io rispetto alla

Il 18/4/2021 at 11:36, SimoTocca ha scritto:

la più grande violinista vivente

 

la preferisco...la classe n'est pas de l'eau!

 

 

 

         

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@aggelos Guarda... a Firenze si dice: “tu sfondi una porta aperta”.

La Mullova è una musicista straordinaria, dotata di una tecnica immensa ...

Insieme a Kremer, formano il duo “di testa” dei miei violinisti preferiti...

Però.. però il tempo passa per tutti e il violino è uno strumento usurante...

L'ultima volta che ho visto dal vivo Kremer (suonava proprio queste sonate di Beethoven, con Zimerman al piano!) ho “accusato” il colpo: la tecnica adamantina e la perfetta intonazione, suoi marchi di fabbrica, non c’erano più!

La Mullova l’ho vista dal vivo a Londra un paio di anni fa.... e in qualche maniera, rispetto alla Vittoria dei tempi di Abbado e Gardiner, gli anni ‘90:cioè, anche lei ha perso “qualcosina”... 

Ecco perché ho detto che la Kopatchinskaja, secondo me, è la più grande violinista vivente insieme a Kavakos...non ho detto “di sempre”... solo...vivente e in buona forma 😉.

Comunque sia, avevo adocchiato quell’album e mi ero ripromesso di ascoltarlo...poi ti dirò anche la mia, cosi!

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la mullova gia da qualche tempo "vola basso", incide per etichette minori e negli ultimi tempi si è cimentata dal vivo insieme al figlio (di Abbado) in album jazz/pop/brasiliani..gradevoli per carità..ma nulla di piu.

Oramai i concerti da vivo sono una chimera..la ricordo una decina di anni fa al festival di ravello..

quando si parla di lei, suwanai, fischer, batiashlivi, hope, jansen,, mutter, hahn, ma anche accardo e 

sopratutti carmignola...per questi o un vero e proprio debole..la piu bella?? mari samuelsen!! bellissima!

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